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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


venerdì, 30 ottobre 2009

Vita sana

Gli anni scorsi nell'imminenza di halloween mi ponevo il problema di dove andare a trascorrere la serata.

Quest'anno no, non ci sto proprio pensando.

Sara' che mi sembra di vivere piu' che l'autunno un prolungamento dell'estate con queste temperature miti, le piogge rare, i cieli spesso azzurri.

Neanche il ritorno all'ora solare e' servito a farmi capire che si va verso l'inverno.

In realta' pero' m'importa poco di uscire la sera ed ho ancora una gran voglia di luce, di sole, di giornate all'aria aperta e in questo il clima mi favorisce.

Ma poi se voglio uscire una sera vestita da donna mica devo aspettare per forza halloween.

No no quest'anno niente feste, niente zucche ne' vestiti neri.

Lascio ad altre il piacere di uscire vestite da streghe.

postato da: Anna73 alle ore 11:02 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 29 ottobre 2009

Due passioni

Anna e la bici.

Due passioni in qualche modo contrastanti: difficile trovare tempo per l'una senza sottrarlo all'altra.

Anna esce di sera e va a dormire tardi, mentre per la bici bisogna alzarsi presto dopo aver dormito a sufficienza.

E cosi' bisogna scegliere, e in questo periodo la bici ha spesso la meglio ma come dicevo son periodi, le parti prima o poi s'invertiranno.

E' bello quand'e' cosi', quando la vita e' piena di cose gradite, quando l'unico imbarazzo e' scegliere tra alternative ugualmente piacevoli.

E' bello quando la domanda che ci si pone non e' cosa fare ma come riuscire a fare tutto.

Due passioni, un cuore solo.

Si vive bene, cosi'.

postato da: Anna73 alle ore 15:13 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 28 ottobre 2009

Sogni preziosi

Ci sono mattine che mi alzo e vorrei vivere la giornata cosi', magari con un bel tailleur e un paio di scarpe col tacco.

Non so da cosa dipenda: forse dai sogni fatti durante la notte, che pero' spesso non ricordo.

Forse dipende da qualche piccolo, impercettibile squilibrio di un bilancio ormonale che oscilla col passare del tempo seguendo un suo preciso -ma segreto- andamento.

E' uno di quei tanti, innumerevoli fenomeni casuali che creano quella sequenza di eventi, sensazioni, pensieri che e' la vita.

Ma non importa: oggi non indossero' alcun tailleur, ne' scarpa col tacco.

Le cose che non si possono fare sono preziose, perche' danno un senso a tutto il resto.

Chi puo' fare tutto non ha piu' scopo, e prima o poi s'annoia o impazzisce.

Un sogno che si realizza una volta ogni tanto rimane tale.

Uno che s'avvera per sempre, no.

postato da: Anna73 alle ore 09:38 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 27 ottobre 2009

Due euro

Mi sveglio, apro gli occhi e le vedo li' al fondo del letto.

La prima cosa che mi ricordo e' quanto ti son costate.

Due euro.

Proprio cosi': due euro a patto di prenderne cinque paia, tutte diverse ovviamente.

Vabe' son cinesi, le metterai una volta o due, ma due euro.

Io se trovassi le scarpe del mio numero a due euro il paio ne avrei la casa piena.

Com'e' possibile vendere un paio di scarpe a due euro?

Dai qualche centesimo a chi le fabbrica, compri le materie prime in quantita' e qualita' tali da pagarle pochissimo, carichi tutto su una nave portacontainer che viaggia a prezzo di costo ed eccole qua, le scarpe a due euro.

Fatte in Cina, ma col marchio italiano.

Finche' i cinesi trattavano solo con le aziende italiane e offrivano loro manufatti e manodopera a prezzi irrisori garantendo margini di guardagno elevatissimi andava tutto bene.

Adesso che i cinesi vendono direttamente alla gente le stesse cose, magari a meno, le aziende italiane gridano alla concorrenza sleale, chiedono sussidi, minacciano chiusure.

Prima andava tutto bene, ora non piu'.

C'e' qualcosa di profondamente sbagliato, iniquo, disumano in questo modo di fare economia.

Eppure le scarpe a due euro le vorrei anch'io, se solo ci fosse il numero.

postato da: Anna73 alle ore 09:56 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 26 ottobre 2009

Un mondo d'asfalto

"Vedi laggiu', dove la strada ora curva a sinistra, ecco tanti anni fa tirava dritto e passava su questo ponte sul quale ci troviamo ora."

"Quanti anni fa?"

"Mah, saranno una trentina credo."

E' una piccola variante che ha tagliato fuori tre, quattrocento metri di strada e un ponte troppo stretto per il traffico dell'epoca,a maggior ragione per quello attuale.

Qui si puo' vedere cosa succederebbe se di colpo le auto sparissero dalle strade, e con esse la manutenzione costante che l'usura di milioni di passaggi richiede.

L'asfalto si crepa, l'erba nasce negli interstizi e li allarga.

Le radici delle piante alzano la superficie della strada da sotto, mentre arbusti sempre piu' grandi approfittano delle spaccature nel manto stradale.

Le chiome degli alberi si allargano e tendono a chiudere lo spazio tra i bordi.

Trent'anni non sono bastati a cancellare tutto, ma sono stati sufficienti a mostrare che la vegetazione e' tranquillamente in grado di riprendersi gli spazi che le sono stati sottratti, a meno di una costante opera di manutenzione da parte degli uomini.

Le strade degli antichi romani duravano molto piu' delle nostre: e' vero che non ci passavano i TIR e le costruivano migliaia di schiavi invece di dieci operai con un po' di macchinari, ma i materiali erano piu' adatti a resistere al passare degli anni.

Le nostre strade invece sono tutto sommato temporanee, e questo in fondo e' un bene.

Si puo' tramandare di meglio alle future generazioni, che un mondo d'asfalto e cemento.

postato da: Anna73 alle ore 11:43 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
venerdì, 23 ottobre 2009

Scusate il disturbo

Se per un uomo vestirsi da donna fosse "figo", se invece che essere deriso e insultato quando lo fa venisse apprezzato e incoraggiato, avremmo le strade piene di uomini vestiti da donna.

Probabilmente molte donne incoraggerebbero mariti, compagni, fratelli e amici a farlo.

Poiche' invece le cose vanno altrimenti, e un uomo che si vesta da donna viene generalmente disprezzato assai piu' che un drogato o un assassino, ecco che chi lo fa si vergogna a farsi scoprire.

Le riviste di gossip ogni tanto pubblicano servizi di personaggi che confessano di essere dediti all'alcool o alla droga, come se sotto sotto fosse un punto d'onore.

Ce ne fosse uno -i gay no, quelli non valgono- che ammettesse mai di vestirsi da donna con soddisfazione.

Il tabu' intorno a questo tipo di comportamenti e' cosi' forte che e' piu' facile solidarizzare con un tossicodipendente o un assassino -quante lettere ricevono in carcere quelli piu' famosi?- che con un travestito.

Solo che il travestito, a differenza di tossici e assassini, non ha fatto male a nessuno.

E allora cos'e', nel suo comportamento, che disturba tanto?

Gli uomini spesso delle donne hanno paura, e per questo cercano di metterle in condizione di non nuocere segregandole socialmente e facendole vivere in una condizione d'inferiorita'.

Ma non possono segregare quella che ognuno di loro volente o nolente si porta dentro.

Forse e' per questo che s'arrabbiano tanto con chi gli ricorda che c'e'.

postato da: Anna73 alle ore 14:09 | link | commenti (8)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 22 ottobre 2009

L'auto obesa

Provate a mettere un'auto di recente produzione in un garage di quarant'anni fa.

Difficile, eh?

Entrare entra, ma dov'e' finito tutto quello spazio che permetteva scendere comodamente, girare intorno alla vettura, magari fare qualche lavoretto sul motore?

La risposta e' semplice: e' finito nell'auto.

Le auto di oggi non sono solo piu' sicure e -relativamente- meno inquinanti: sono anche piu' grandi a parita' di segmento.

E piu' pesanti.

Nessuno si chiede perche' a fronte di motori sempre piu' efficienti i consumi in km/litro siano rimasti pressoche' gli stessi, quando non siano addirittura peggiorati?

Di nuovo la risposta e' ovvia: per spostare piu' ferro serve piu' benzina.

Ho detto ferro perche' la media delle persone trasportate per auto si aggira intorno a uno virgola qualcosa, quindi per spostare un omino - o una donnina - di sessanta/settanta chili si muovono allegramente qualcosa come mille - millecinquecento chili di ferro, plastica, gomma, vetro e via dicendo, e per farlo servono benzina o gasolio in quantita'.

Non e' un modo molto efficiente per spostarsi: sara' comodo, ma non e' efficiente.

Si occupano spazi urbani (pubblici, tra l'altro) con veicoli privati sempre piu' grandi, si avvelena l'aria, si produce rumore e ogni tanto si uccidono delle persone in quelle occasioni che leggi un po' troppo permissive chiamano "incidenti", ma che spesso assumono i connotati di veri e propri omicidi, al punto che se volessi liberarmi di qualcuno non mi comprerei una pistola ma mi limiterei a investirlo con l'auto: riisultato garantito e rischi penali minimi (basta non aver bevuto prima, per dire).

E quindi?

Continueremo a guidare auto sempre piu' grandi?

Torneremo alla bianchina del ragionier Fantozzi?

Fa piu' male essere investiti dalla bianchina a quaranta all'ora o dalla punto a ottanta perche' tanto e' silenziosa e non ti rendi conto che stai andando veloce?

Bisognerebbe chiederlo a chi c'e' passato.

Peccato pero' che siano morti tutti.

postato da: Anna73 alle ore 11:39 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
mercoledì, 21 ottobre 2009

Il valore dei soldi

"Quando ero piccola solo pochi contadini avevano il trattore, e chi l'aveva dopo aver lavorato i suoi campi andava a fare quelli degli altri, che per questo lo pagavano o coi soldi o con una parte del raccolto."

Mi racconti di come andavano le cose una volta, ma anche io ho ricordi abbastanza precisi.

"Era cosi' anche per le automobili: le avevano in pochi e si usavano solo in caso di effettiva necessita', soprattutto la domenica."

L'espressione ormai dimenticata "guidatore della domenica" dovrebbe dirla lunga in proposito.

"La televisione idem, si andava a vederla da chi l'aveva perche' era una rarita'."

No come oggi, eh?

Poi le cose son cambiate, ed e' arrivato il benessere.

Un trattore per ogni contadino, una vettura in ogni garage, un televisore per stanza e insieme a tutti questi oggetti la sensazione di essere diventati indipendenti dagli altri.

Ma e' poi vero che siamo diventati indipendenti dagli altri? No: si e' solo disgregato il senso di comunita' che una volta c'era anche grazie a questa rete di interdipendenze, e che ora non c'e' piu'.

Abbiamo l'illusione che bastino i soldi a renderci indipendenti e autonomi, ma i soldi servono solo ad acquistare beni e servizi prodotti dagli altri, con la significativa differenza che ormai questi "altri" non li conosciamo piu' e quindi niente soldi significa niente beni, niente servizi, in una parola niente solidarieta'.

Pensiamo di essere autonomi ma in realta' dipendiamo piu' di prima e non da una comunita' ma da un oggetto sempre piu' astratto: senza il tramite del denaro siamo infatti del tutto insufficienti a noi stessi.

Possiamo comprare un sacco di cose coi soldi: beni di consumo, servizi ed ovviamente cibo, ma non possiamo rimediare al loro piu' ovvio difetto.

Quello di non poterli mangiare, il giorno in cui non valessero piu' nulla.

postato da: Anna73 alle ore 08:53 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
martedì, 20 ottobre 2009

Le cose impossibili

"Ci sono cose ritenute da tutti impossibili, finche' non arriva qualcuno che non sa che lo sono e le fa."

Nel 1931 si pensava che salire la parete nord del Cervino fosse una di quelle imprese impossibili, finche' dalla svizzera non arrivarono -in bicicletta, guarda caso- i fratelli Franz e Toni Schmid che la salirono per la prima volta.

Tornando nel piccolo, in un contesto quotidiano, sono tante le cose che si pensa non siano possibili finche' qualcuno non ci dimostra che lo sono.

Ad esempio prendere la bici per andare a fare la spesa al mercato e' possibile, basta avere dei cestini capienti e una buona catena -meglio due- per legarla al palo.

E' possibile farlo anche se e' autunno e fa freddo, purche' ci si copra bene.

In tutti i casi in cui si fa qualcosa che gli altri reputano impossibile o poco assennato gioca un ruolo importante la motivazione.

Io non ho nessuna intenzione di andare a salire la nord del Cervino: me ne manca la motivazione ma se in passato -ora no, non piu'- l'avessi avuta ci avrei provato, cominciando magari con qualcosa di piu' facile.

Ho invece la motivazione per andare in giro in bici anche d'inverno, anche quando nevica, e infatti lo faccio.

Sono tante le cose apparentemente impossibili che si fanno se c'e' la motivazione per farle.

Chi ha buone motivazioni non si ferma davanti a nulla, e trova sempre un modo per fare quel che vuole.

Chi non le ha se e' onesto -innanzitutto con se' stesso- ammettera' di non averle, di non esser capace.

Se non lo e' trovera' un sacco di scuse e dira' che quella cosa li' e' "impossibile": che nessuno puo' farla.

Impossibile solo perche' non la puo' fare lui.

postato da: Anna73 alle ore 09:05 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 19 ottobre 2009

L'indifferenza negata

"Guarda, guarda quella li' secondo me e' un uomo..."

E' una radiosa giornata d'ottobre, col cielo limpido e l'aria fredda.

Stiamo passeggiando tra banchetti che espongono tutte le possibili varieta' di zucca, e tu la noti.

Bionda, altezza media, minigonna, stivale nero al ginocchio col tacco a spillo.

Un giaccone stretto in vita, aggrappata al braccio del suo accompagnatore.

Non l'avevo notata, giuro, ma anche ora non mi da' tanto l'idea d'essere un uomo.

Certo il viso sembra un po' un mascherone, ma potrebbe semplicemente aver esagerato col trucco.

Anche il modo di camminare...mah...bisognerebbe sentirla parlare per capire, ma resta muta.

"Nessuna donna si vestirebbe cosi', in questa stagione" incalzi tu.

Sara': in effetti e' l'unica.

Tu sei una persona tollerante, dalla mentalita' aperta.

Non puoi non esserlo, se no mi avresti mollato quando ti dissi che anch'io, a volte, mi vestivo da donna.

Pero' comunque ci fai caso, te ne accorgi se per strada noti una donna un po' "sospetta".

Non lo fai con cattiveria, ne' ti scandalizzi: semplicemente te ne accorgi e me lo fai notare.

E' il destino di gran parte delle trans.

A parte un'esigua minoranza, che effettivamente non desta sospetti, le altre verranno sempre notate.

Magari non disprezzate, magari guardate con simpatia, ma notate.

L'indifferenza altrui, la completa indistinguibilita' dalle altre donne restera' per molte un miraggio.

"Passare", come si dice in gergo, resta privilegio di poche.

Per tutte le altre non rimane che sperare in una silenziosa tolleranza.

Quando va bene.

postato da: Anna73 alle ore 09:11 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 16 ottobre 2009

Innocuo gasatore

Nessuno e' perfetto, tantomeno io.

Ho sempre avuto un debole per l'acqua gasata, e questo negli anni ha significato un discreto numero di bottiglie acquistate, trasportate, svuotate e infine buttate via.

Avevo la coscienza un po' piu' leggera da quando hanno iniziato a fare la raccolta differenziata della plastica, ma insomma ancora mi spiaceva buttarla anche se l'alternativa di tenermela in casa non era cosi' attraente.

Inoltre, come se non bastasse, era una scocciatura dover muovere la macchina per andare a prendere l'acqua al supermercato, e prenderne una confezione per volta ad ogni spesa non era una gran soluzione.

Credo pero' di aver risolto il problema, finalmente.

Viviamo tempi di intolleranze etniche e rigurgiti razzisti, per cui qualcuno potrebbe pensar male se dicessi di aver comprato un gasatore, ma il mio gasatore e' innocuo e serve a fare l'acqua frizzante a partire da quella del rubinetto.

Prendi la bottiglia piena, magari tenuta in frigo, la avviti alla macchinetta, premi un po' di volte il tasto di erogazione e l'acqua diventa frizzante esattamente come quella comprata.

Niente tubi da attaccare al lavello, niente inutili filtri -l'acqua del rubinetto e' buona cosi'- niente spese folli: con ottanta euro si fa tutto.

La bombola di anidride carbonica permette di fare circa sessanta-ottanta litri, poi si va al negozio e se ne prende una carica.

I costi sono equivalenti a quelli di un'acqua gasata economica, circa quindici-venti centesimi al litro.

Pero' niente plastica da buttare, niente acqua da trasportare dal supermercato a casa.

Mi sembra una buona soluzione: mi domando perche' non abbiano cominciato a venderli prima, questi innocui gasatori.

postato da: Anna73 alle ore 09:40 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
giovedì, 15 ottobre 2009

Una cosa rivoluzionaria

C'e' gente che non e' mai entrata in una biblioteca pubblica.

C'e' gente che non sa neppure che esistano, le biblioteche pubbliche.

L'ottanta per cento della popolazione in Italia s'informa quasi esclusivamente a mezzo televisione.

Verosimilmente queste persone non leggono i giornali, ne' cartacei ne' online, e forse non sono nemmeno tanto entusiasti di leggere un libro.

Tutto questo mi ricorda la trama di un romanzo che lessi -vizio antico il mio- molto tempo fa.

Si parlava di un mondo in cui i libri erano proibiti, era reato leggerli e quando ne venivano trovati li si bruciava sul posto.

Un mondo in cui tutta l'informazione passava attraverso gli schermi televisivi e il solo possesso di carta stampata era punibile con l'arresto o la pena di morte, a seconda dell'entita' del reato.

Un mondo in cui venivano guardate con estremo sospetto le poche case che non inalberassero sui tetti le antenne della televisione.

Ci sono scrittori che sanno vedere lontano: l'autore di questo libro lo pubblico' nel 1953.

Lui era Ray Bradbury, uno scrittore americano di fantascienza, e il titolo del libro era Fahrenheit 451.

No, non Fahrenheit 9/11: quello e' il titolo di un documentario di Michael Moore.

Fahrenheit 451: per molti aspetti un romanzo profetico.

Certo oggi non siamo ancora arrivati a bruciare i libri, ma non fa differenza se tanto sono rimasti in pochi a leggerli.

Allora voi provate a fare una cosa rivoluzionaria, spegnete la tv e leggetene uno: male non vi fara'.

A voi, almeno.

postato da: Anna73 alle ore 14:01 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 14 ottobre 2009

Intolleranze climatiche

C'era da aspettarselo.

Ieri le temperature sono scese un po', niente di drammatico, e oggi tutti a lamentarsi del freddo.

ChI invoca l'accensione dei termosifoni, chi lamenta il freddo pungente nel percorso porta di casa - porta dell'auto, chi si propone di tirar fuori dall'armadio pile e cappotti.

Tutto questo mentre in cielo splende il piu' bel sole e l'aria e' appena un po' piu' fredda dei giorni scorsi.

E' che non ci siamo piu' abituati.

L'ambiente, quello in cui sono vissuti i nostri nonni e in parte i nostri genitori, e' ormai semplice sfondo di vite che si svolgono altrove.

Case, automobili e luoghi di lavoro riscaldati o raffreddati spesso in modo eccessivo han fatto si' che le persone perdessero la capacita' di adattarsi a sbalzi termici anche minimi senza ammalarsi o, comunque, lamentarsi.

Siamo diventati in un certo senso artificiali, incapaci cioe' di vivere senza disagio in quello che e' stato l'ambiente delle generazioni che ci hanno preceduto.

Non e' buon segno, per chi non l'avesse ancora capito.

Non lo e' per nulla.

postato da: Anna73 alle ore 09:14 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
martedì, 13 ottobre 2009

Stagioni

Finalmente le temperature si abbassano, al mattino fa freddo.
Moriranno un po' di zanzare, che quest'anno han resistito fino a meta' ottobre.
Dovro' vestirmi di piu', non necessariamente da donna visto che non e' tanto periodo.
Faro' spazio negli armadi, ecco questo si'. Il mio guardaroba femminile e' cresciuto troppo, ci sono cose che non ho mai messo e che difficilmente mettero'.

Di tutti questi vestiti faro' un sacco e li portero' da qualche parte dove saranno recuperati.
Ci sono anche molti altri oggetti di cui mi devo disfare, nei cambi di stagione mi capita spesso di dedicare un po' di tempo alle pulizie. Non amo tenere le cose che mi ricordano il passato, se non poche e selezionate: tutto il resto e' bene che sparisca quando non serve piu' perche' non e' ricordo, ma semplice ingombro.

Nei campi di mais in questi giorni si raccoglie, poi si gira la terra e tutto quel che e' rimasto finisce sotto, a far concime per la prossima semina: si prende il buono, e il resto si ricicla. Il passato sparisce e nel farlo diventa il punto di partenza per costruire il futuro.

Ecco: a pensarci provo un senso di benessere.
E poi tra due mesi sara' quasi natale.
Sto cominciando ad amare tutte le stagioni.

Quanto mi piace.

postato da: Anna73 alle ore 09:48 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 12 ottobre 2009

Domenica ecologica

La citta' e' un ecosistema complesso, dove a fianco di molte cose che non vanno si trovano anche dei piccoli segnali di speranza.

Ci sono delle specie in natura che servono da marcatori per habitat ancora relativamente incontaminati.

Il crescione ad esempio e' una pianta che si trova solo dove le acque sono limpide, non inquinate.

Anche la citta' ha i suoi marcatori, e alcuni stanno tornando.

Gli organetti a manovella erano spariti da tempo: io non ricordo di averne visto uno durante la mia infanzia.

Erano spariti perche' sovrastati dal rumore del traffico, ignorati dalla fretta isterica e triste della gente in auto, persi nei fumi degli scarichi e nel clamore arrogante dei clacson.

Ma l'esperienza insegna che dove viene tolto spazio alle auto, alle moto, ai motorini li' tornano le persone.

Persone che passeggiano finalmente tranquille, senza dover respirare veleni ne' dover fare attenzione a non essere investite.

L'hanno capito perfino i commercianti, che conviene chiudere al traffico parti sempre piu' ampie dei centri storici.

E' in ambienti come questi, puliti e silenziosi, che stanno tornando gli organetti a manovella e i loro suonatori.

Ed e' bello, se non fosse stucchevole direi addirittura commovente, fermarsi ad ascoltare.

Perche' questa gente fa qualcosa di cosi' rivoluzionario che ci eravamo addirittura dimenticati si potesse fare.

Girando la manovella, cantando le loro canzoni rendono piu' ricco il mondo non creando ricchezza secondo le logiche di cui siamo stati e restiamo schiavi, le logiche del PIL e della produzione.

Con quelle note sommesse, meccaniche, a volte malinconiche eppure mai tristi tirano fuori la ricchezza che hanno dentro, e la condividono con chi li ascolta.

Felici con poco, perche' poco e' quel che basta.

Purche' quel poco sia, appunto, condiviso.

postato da: Anna73 alle ore 09:24 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
venerdì, 09 ottobre 2009

Inconsapevoli ubriachi

Un tempo la sera si andava all'osteria, che dalle mie parti si chiamava "piola".

A dire il vero erano soprattutto gli uomini ad andarci, le donne non so bene cosa facessero ma di sicuro non passavano la serata a guardare la tv, che non c'era ancora.

Poi pian piano le abitudini si sono modificate, e il numero di schermi accesi nelle case e' aumentato.

Le "piole" divennero via via "bar" o "pub", e il tipo di frequentazione cambio'.

Non piu' gioco delle carte, non piu' discussioni piu' o meno animate ma sempre piu' spesso schermi accesi -anche li'- o musica ad alto volume.

Le voci generate artificialmente, quelle che uscivano dagli altoparlanti, via via cancellavano, scacciavano, riducevano al silenzio quelle delle persone.

Trovare un ristorante, un pub, un bar in cui si potesse parlare senza dover alzare la voce divenne via via piu' difficile.

Molti poi sceglievano di restare a casa, davanti agli schermi.

Un patrimonio di socialita', di abitudini, di umanita' andava perso, forse per sempre.

In questi giorni di passaggio dalla modalita' analogica a quella digitale molte persone sono rimaste temporaneamente senza televisione.

A sentirli sembrano drogati in crisi d'astinenza, e manco se ne rendono conto.

Vien da rimpiangere le vecchie piole: almeno li' chi beveva un bicchiere in piu' lo sapeva, di essere ubriaco.

postato da: Anna73 alle ore 09:19 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 08 ottobre 2009

La nave dei folli

Non siamo un paese di cittadini, ma di tifosi.

Da noi le regole sono tali finche' non ci danno fastidio, dopodiche' diventano opinabili, ingiuste e percio' lecitamente trascurabili.

Non esiste un ambito della vita civile in cui non ci sia chi cerca il modo di aggirare le regole, costruendosi giustificazioni ad arte per rendere moralmente accettabile il proprio comportamento.

Nessuno.

Il concetto di uguaglianza, sul quale pure si basa la nostra costituzione, vale solo finche' rimane sulla carta.

No: la nostra non e' una nazione, quanto piuttosto una nave dei folli.

Una nave che sugli alberi invece delle vele ha milioni di antenne della televisione: l'unica vera fonte di potere, in un'epoca disastrata come la nostra.

In un panorama del genere chi si oppone, chi alza la testa, chi tiene dritta la schiena rischia ogni momento di avere la peggio.

Ma a questa gente va la mia riconoscenza, e la mia ammirazione.

Grazie.

postato da: Anna73 alle ore 09:19 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 07 ottobre 2009

Energie locali

Se qualcuno dopo i recenti disastri da dissesto idrogeologico in Sicilia tuona "mai piu' abusivismo!" la prima cosa che mi viene da pensare e' "si, vabe'".

Dire "basta abusivismo" in Sicilia e' un po' come dire "basta politici disonesti" in Italia, e via generalizzando di qualunquismo in qualunquismo.

Pero' se un per me sconosciuto Wolfgang Sachs nel corso di altrettanto ignoti "Colloqui di Dobbiaco" sostiene, senza tanto clamore mediatico, che dal 2020 la provincia autonoma di Bolzano potra' contare sull'indipendenza energetica beh, non so come ma sono portata a prenderlo un po' piu' sul serio.

Sara' che la provincia autonoma di Bolzano con l'Italia ha poco da spartire, a cominciare dalla lingua, ma tant'e'.

Poi pero' scopro una di quelle notizie che bisogna un po' andarsele a cercare, perche' non sono mai state sulle prime pagine dei giornali, nemmeno di quelli locali.

Scopro, dicevo, che il comune di Torino sta costruendo un impianto di captazione delle acque del Po per usarle per generare energia elettrica.

In pratica stanno costruendo una centrale idroelettrica vicino a Piazza Vittorio, senza far tanta pubblicita'.

E allora mi viene il dubbio che il trend della produzione energetica stia andando in una direzione opposta a quella che ha sempre tenuto qui da noi.

Non piu' grandi impianti -vogliamo metterci anche le centrali nucleari, per dire?- di capacita' nazionale, ma una miriade di piccoli generatori a livello locale.

Sarebbe una bella rivoluzione, non c'e' che dire.

Chissa' che non si finisca per mettere pure i pannelli solari sui tetti senza dover per forza essere sudtirolesi, che di sole rispetto ai siciliani non e' che ne vedano tanto.

Fantascienza?

No: solo la solita Italia spaccata in due.

Come sempre.

postato da: Anna73 alle ore 09:41 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, ecologia
martedì, 06 ottobre 2009

Speriamo che duri

Il sito del comune di Torino, nella sezione viabilita' e trasporti, registra una media di cento passaggi orari in meno all'ora nei punti di rilevamento del traffico: da ottocento che erano negli orari di punta sono passati a settecento, ma la diminuzione riguarda tutto l'arco della giornata.

La qualita' dell'aria in conseguenza di questo migliora, ed e' un bene.

La discarica di Torino, che avrebbe dovuto chiudere a fine 2009, probabilmente restera' aperta ancora un po' perche' sono stati prodotti meno rifiuti del previsto e quindi ci sono ancora ben 250.000 metri cubi da riempire.

Sono stati prodotti meno rifiuti: anche questo e' un bene.

Molti cantieri di edilizia residenziale sono fermi, altri non partiranno affatto perche' la quantita' di case e alloggi invenduti non e' mai stata cosi' alta.

L'aggressione al territorio rallenta: e' un'ottima notizia.

Si registrano i primi casi di immigrati che decidono di ritornare sui propri passi, perche' pensano che in fondo stavano meglio a casa loro.

Qui i giudizi si dividono, per alcuni e' un bene per alcuni e' un male: limitiamoci a prenderne atto.

La gente sta riscoprendo stili di vita piu' frugali, meno dispendiosi, piu' simili a quelli dei nonni che a quelli che avrebbero voluto per i propri figli.

La buona notizia e' che sembrano campare tutti piu' o meno come prima, e ancora non si riportano casi di morte per fame.

Dicono che tutto questo sia causa della crisi economica.

Dicono.

In effetti nulla cambia le abitudini della gente come il peso del portafoglio.

Pero', se gli effetti sono questi, speriamo che duri ancora un po'.

Ce n'era bisogno.

postato da: Anna73 alle ore 09:23 | link | commenti
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lunedì, 05 ottobre 2009

Sicurezza intrinseca

Ho sognato che ero per strada ed indossavo le stesse scarpe che ho nella foto.

Avevo anche un paio di pantaloni e sopra un cappotto: le scarpe erano l'unica cosa un po' appariscente.

Stavo andando a trovare un'amica, ma mi ero persa in un lungo corso che non conoscevo.

Provavo a telefonare all'amica per chiederle indicazioni ma il cellulare non funzionava e cosi' provavo ad aggiustarlo li' per li'.

Il tutto provando un imbarazzo estremo per come ero vestita.

Alla fine riuscivo a mettermi in contatto con lei, piuttosto arrabbiata per il mio ritardo.

Poi niente, mi son svegliata: dei pantaloni e del cappotto nessuna traccia, le scarpe invece erano al loro posto nella scarpiera.

L'imbarazzo sfumato, ma pronto a tornare.

Meno male, se no chissa' cosa finirei per combinare senza il mio prezioso imbarazzo.

postato da: Anna73 alle ore 13:53 | link | commenti
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