La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

Ci sono serate che lasciano nell'anima dei solchi difficili da colmare.
Tanto piu' sono belle, tanto piu' accade.

Tra le tante cose che non si possono comprare di sicuro c'e' una notte in tenda in montagna in un luogo remoto, a qualche ora di cammino dalla strada piu' vicina.
E' una fortuna che esistano ancora posti cosi', che in qualche modo danno la misura di quanto sia necessario sforzarsi e faticare per raggiungere un obiettivo che ai piu' puo' sembrare inutile, ma che una volta raggiunto si rivela in tutta la sua bellezza.
Abbiamo dimenticato cosa sia la notte, soffocata dalle luci artificiali delle citta'.
Abbiamo dimenticato cosa sia il silenzio, violentato dal rumore dei motori e dal vociare delle persone.
Abbiamo cosi' scarsa dimestichezza con la solitudine che una notte in un luogo deserto invece di ispirare pace ai piu' mette angoscia.
Siamo cosi' condizionati a vivere in mezzo al gregge umano che qualsiasi iniziativa volta a tirarcene fuori finisce col venir giudicata folle o superflua.
Eppure non c'e' nulla di piu' bello di un tramonto non guastato dalla fretta di dover andar via, e di un'alba che arriva dopo una lunga notte di stelle.
Consapevoli di aver faticato, sudato, guadagnato tutto questo.
Decisamente non son cose che si comprano, no.
Forse per questo interessano poco.

Una collega si lamenta: "E' gia' passato maggio!"
Ci penso un attimo, ed ha ragione: maggio e' praticamente finito ed e' passato in un attimo.
Uno dei mesi piu' belli dell'anno mi e' passato davanti come un treno in corsa ed io piu' che dare una sbirciata a qualche finestrino, a qualche scompartimento, non ho potuto fare.
Eppure i giorni non sono diventati piu' corti, ne' il loro numero si e' ridotto.
Mi restano un po' di fotografie di montagne, di campi di papaveri -pochi quest'anno, chissa poi perche'- e di gite in bicicletta.
Sempre meglio che niente, ma quando aspetti una stagione per un anno intero poi a vedertela sfilare davanti cosi' ci rimani male.
L'estate sta per iniziare e vorrei riuscire a viverla intensamente, almeno quella.
Ma per poterlo fare bisogna che la testa non faccia come certi orologi, che vanno avanti e segnano non l'ora giusta, ma quella che verra'.
Fermare un attimo le lancette, riportarle indietro e concentrarsi sul presente nel tentativo non tanto di fermarlo, ma di viverlo meglio.
Non sarebbe male.

Sara' che quando fa caldo viene spontaneo pensare a qualcosa di fresco.
Sara' che comincio a sentirne timidamente parlare qua e la' da chi gia' fa programmi per l'estate.
Sara' che manco da due anni.
A me sta venendo voglia di tornarci, sul Rosa, magari stavolta a vedere qualcosa di nuovo.
Ma e' un cammino lungo quello che ti porta in cima.
Ho iniziato dal basso, nelle prossime settimane vedro' di andare un po' piu' su'.
Chissa' che presto non torni a guardare la pianura da quattromila metri.
Chissa'.

Questa donna somiglia in modo impressionante a una mia amica.
Si chiama pure allo stesso modo.
Pero' non e' lei.
La mia amica e' meglio.

A volte i brutti sogni non finiscono nel momento del risveglio, ma lasciano dietro di se' stati d'animo e sensazioni che continuano per buona parte della mattinata.
Non sono tipo da incubi violenti, con risvegli agitati in mezzo alle lenzuola sudate e se sudo in questo periodo e' solo perche' fa caldo, ma gli strascichi di qualche sogno a volte perdurano durante la giornata.
Avrei dovuto arrabbiarmi stamane quando ho bucato la ruota della bici -in tre punti, mica solo in uno- e ho dovuto perdere mezz'ora a ripararla e invece no, non me n'e' importato piu' di tanto perche' in cuor mio sapevo che era una stupidaggine e che avevo appena vissuto di peggio, in sogno.
Aver visto il tuo volto devastato, deturpato da un male ignoto e aggressivo -il mio no, il mio volto era perfetto- mi ha messo dentro una tristezza profonda e un senso di rassegnazione tali che anche il piccolo contrattempo m'e' sembrato trascurabile, una cosa da nulla.
Ora pian piano riprendo contatto con la realta', leggo un tuo messaggio in cui mi auguri una buona giornata e mi lascio dietro le ombre, le ansie e le paure.
Lo stato d'animo no, quello segue regole sue e solo tra un po' potra' cambiare.
Ma va meglio, il cassetto e' chiuso.
Per ora.

Ci sono tante cose che si possono fare, in una calda domenica di maggio.
Si puo' andare all'agriturismo, si puo' fare il barbecue in un'area attrezzata.
Si puo' fare una passeggiata in bici, o andare a vedere una mostra.
Ma si puo' anche cercare una valle solitaria in cui non arrivi il rumore fastidioso delle auto e delle moto, una valle secondaria profonda e incassata sul fondo della quale scorre un fiume gonfiato dal disgelo.
Li' giunti si puo' passare la giornata tra le rocce e i sentieri, tra la brezza fresca che tira a pochi metri dall'acqua e il caldo soffocante che riverbera dalle placche rocciose esposte a sud.
E, come clou della giornata, si puo' attraversare il fiume su un ponte tibetano a pochi metri dal pelo dell'acqua.
Non e' una cosa estrema, da incoscienti, da pazzi.
Le cose da incoscienti, da pazzi sono quelle che si fanno tutti i giorni, senza pensarci.
Questo e' divertimento puro, ricerca di un contatto stretto con gli elementi piu' importanti.
L'acqua, la vegetazione, la roccia, il sole, l'aria.
Se' stessi.

Da domani tre giorni di sole, acqua, roccia, bici, corsa, gite.
Tre giorni con te.
Ad accarezzare i papaveri nei campi, a sfiorare la roccia levigata dall'acqua, a sentire il vento della corsa fra i capelli.
Tre giorni con tutto quel che serve per essere felici.
E niente, niente, niente web.

Si dice che, in cambio di niente, neppure il cane scodinzoli.
Magari non sara' vero, ma e' raro trovare qualcuno che faccia qualcosa in cambio di nulla, specie se non e' una persona amica ma un emerito sconosciuto.
Eppure ogni tanto mi capita il fotografo di turno che -mai visto ne' sentito prima- vorrebbe farmi il book fotografico.
A parte l'implicita lusinga di queste offerte, che fanno sempre piacere, la risposta e' sempre la stessa: no grazie.
Anche se e' facile immaginare cosa si nasconde dietro a proposte simili -i professionisti, quelli veri, si fanno pagare e non lavorano gratis-il punto non e' evitare di finire nella rete dell'ennesimo marpione che ci prova col travone visto su internet, quanto piuttosto una questione di interpretazione.
La fotografia e' infatti un modo per interpretare la realta' e proporla alla visione altrui attraverso il filtro della nostra sensibilita', artistica o meno che sia.
L'immagine che voglio dare di Anna, la mia immagine, e' qualcosa che mi appartiene e che non posso delegare ad altri, come non potrei delegare la scrittura dei miei pensieri.
Tutto quello che mi serve per fotografarmi e' un cavalletto e una compatta con l'autoscatto, o qualcuno che prema il bottone.
Ma per far questo non serve un fotografo, al massimo serve un'amica.
E pazienza se le foto sono sempre tutte uguali: anche il pubblico, alla fine, e' sempre lo stesso.

Piu' che per meramente tirare a campare, la vita dovrebbe essere occasione per realizzare dei sogni.
Non ci sono sogni piu' degni degli altri di essere realizzati: non e' questione di far soldi, diventar popolari, essere i migliori in qualche campo piuttosto che fare i pompieri o imbarcarsi su una nave.
I sogni non obbediscono alle regole del mercato, non sono una merce che si puo' comprare e soprattutto sono -o dovrebbero essere- quanto di piu' personale ed intimo una persona possa esprimere.
Chi fa suoi i sogni preconfezionati della pubblicita' e dei media e' solo perche' si e' dimenticato di quelli che nutriva da bambino, dei quali magari si vergogna persino un po', pensando che fossero stupidi e puerili.
Dimenticare i propri sogni o metterli intenzionalmente da parte significa condannarsi a una vita grigia, triste, che l'eventuale denaro e l'eventuale successo potranno si' lenire, ma mai risolvere del tutto.
Vivere rincorrendo un sogno e' destino di pochi, realizzarlo di pochissimi, ma dimenticarsene e' assai comune, ed e' il modo migliore per trasformarlo in un incubo.
Perche' prima o poi tornera', e allora forse sara' troppo tardi, non ci sara' piu' tempo.

Ti interessa qualcuno?
Bene!
Hai deciso che in virtu' di questo tuo interesse vuoi essere gentile con lui/lei?
Benino.
Hai deciso di manifestare apertamente il tuo interesse, il tuo attaccamento, i tuoi sentimenti a una persona che conosci e frequenti da poco?
Ahi.
Se la controparte non e' una persona piu' che corretta e responsabile, rischi di diventare il suo zerbino.
Come si fa a sapere se lo sei? E' molto semplice.
Sei sempre tu che lo cerchi?
Sei tra i due quello che manifesta maggiore entusiasmo per la relazione?
Sei sempre disponibile, a qualsiasi ora, in qualsiasi giorno?
Passi le ore sperando che ti chiami, e se non chiama prima o poi chiami tu?
Sei pronto a giustificare ogni suo comportamento scorretto trovando scuse per lo piu' complicate e inverosimili?
Ma, soprattutto, i tuoi amici ti dicono che ti stai comportando da zerbino?
Se sono in parecchi a dirtelo, forse sarebbe il caso di cominciare a crederci.
Se ti interessa davvero qualcuno, e te lo vuoi tenere, fai uno sforzo.
Non esagerare, a far vedere che ci tieni.

"Soiuz nerushimyj respublik svobodnykh
Splotila naveki Velikaia Rus."
Le note dell'inno sovietico che escono dalle cuffie del lettore mp3 faticano a sovrastare lo sferragliare del treno.
Che bell'inno pero': solenne.
Reggo la bici nei pressi della porta e mi guardo riflessa nel vetro.
E' di ieri l'articolo sul giornale che descrive come si vestiranno i rondaroli torinesi, se mai inizieranno davvero a far le ronde e, sorpresa, piu' o meno si vestiranno come me: camicia kaki, pantaloni scuri.
Come dire: son pronta per andar di ronda.
Non credo che sarei un caso isolato: gran parte dei travoni che ho conosciuto si compiacevano di praticare attivita' rischiose o prettamente maschili, come dire "si-si-tu-mi-vedi-cosi'-ma-sapessi-che-uomo-sono" .
Capirai che uomo vuoi essere: sei un uomo che si veste da donna e che come altre migliaia di uomini che si vestono da donna nel tempo che rimane fanno cose da uomini un po' per controbilanciare, un po' per dissimulare.
Comunque la divisa dei rondaroli somiglia in modo impressionante a quella delle SA, le camicie brune di Hitler.
Pare che uno dei motivi addotti a pretesto per lo sterminio dei capi delle SA (la notte dei lunghi coltelli, dice qualcosa?) fu che erano in gran parte omosessuali e dediti a imbarazzanti rapporti colle giovani reclute.
Be' un motivo bisognava pur trovarlo, comunque pare che in non pochi casi fosse davvero cosi'.
Mh, quasi quasi ci vado davvero a far le ronde.
Potrei dar la caccia ai travoni una sera, e quella successiva confondermi in mezzo a loro.
Sarebbe divertente.
Il massimo della compensazione, della dualita', della schizofrenia.
Dell'idiozia, volendo.

Credo che non ci sia nessun capo d'abbigliamento che esprima femminilita' e semplice eleganza come un tubino nero indossato con un paio di decolte' dal tacco alto.
E' un capo selettivo pero', che non a tutte sta bene.
Se sei un po' oversize meglio evitare modelli troppo attillati, se il portamento lascia a desiderare meglio ripiegare su qualcosa di piu' sportivo, se non sopporti il tacco alto puoi provare un difficile abbinamento con le ballerine.
Se pero' non hai di questi problemi un tubino portato come si deve e' in grado, con la sua essenziale eleganza, di rendere piu' femminile qualsiasi donna.
Anche un uomo, volendo.
Per questo mi piace cosi' tanto.

Il punto non e' vivere da uomo o da donna, ma vivere bene.
Chi ritiene squallida la propria vita da uomo e pensa che migliorerebbe se solo potesse vivere da donna il piu' delle volte si illude e rischia di peggiorare la situazione.
Certo se fin dalla primissima infanzia si e' vissuto fortemente il disagio di un corpo sbagliato allora la transizione, specie se in giovane eta', puo' essere la soluzione ideale, ma arrivare a quarant'anni e decidere di diventare una donna solo per avere l'illusione di ricominciare daccapo espone al rischio di grosse delusioni.
Essere uomini non e' tanto peggio che essere donne, a patto che si faccia il possibile per rendere la propria vita interessante, varia o almeno sopportabile.
Quasi mai questo risultato si ottiene facendo quel che vogliono gli altri, mentre spesso lo si raggiunge identificando le proprie necessita' e facendo il possibile per soddisfarle.
Lamentarsi non ha quasi mai senso, se una cosa non va bene l'unica cosa da fare per migliorare la situazione e' cercare di cambiarla.
Queste che sto scrivendo sono considerazioni assolutamente banali, cosi' ovvie che ci si dovrebbe quasi vergognare a scriverle, eppure chiunque abbia un minimo di interazione con gli altri sa che la maggior parte dei problemi delle persone deriva da scelte sbagliate.
Scelte di vita sulle quali il piu' delle volte si potrebbe ritornare, ma che si preferisce ritenere immutabili per non dover affrontare la piu' grande di tutte le paure.
Quella del cambiamento.

Sarebbe quasi ora di fare un giro di shopping, ma non riesco a decidermi.
Certo le ultime settimane, passate tra preoccupazioni ansiose per il mio aspetto, non hanno incoraggiato questa pur necessaria attivita', ma ora che sembra che le cose si vadano risolvendo mi rendo conto che un po' di acquisti non sarebbero male.
Non mi dispiacerebbe ad esempio un paio di scarpe di quelle coll'apertura davanti (peep toe) e per questo basterebbe telefonare al negozio per sapere se le hanno.
Mi piacerebbero pure qualche top nuovo, una giacchina leggera, un vestito.
Il problema e' che ho cosi' tante cose da fare tra bici, montagna e Anna che non so decidere a quale di queste dedicarmi prima.
Credo sia indifferente pero', perche' son tutte cose che allontanano i pensieri ansiosi e quindi una vale l'altra.
Devo anche cominciare a prender sole, tanto per evitare l'abbronzatura da ciclista che col tubino senza maniche non sta granche' bene.
E insomma si torna a vivere, pare.
Vedremo se sara' vero.

La maggior parte dei ciclisti che vedo in giro passano col rosso ("tanto non c'e' nessuno", "tanto faccio attenzione", "tanto rischio di mio").
Lo fanno in modo sistematico, ed io me ne accorgo perche' poi tra un semaforo e l'altro spesso pedalano cosi' piano che li raggiungo facilmente, e al successivo semaforo rosso si ripetono.
La maggior parte dei ciclisti che vedo in giro non si fanno problemi a circolare sul marciapiede, anche quando la strada e' libera e percorribile senza rischi particolari: lo so perche' se ci pedalo io potrebbero farlo pure loro.
La maggior parte dei ciclisti che vedo in giro di notte sono invisibili: non solo non indossano alcun tipo di catarifrangente ma nemmeno hanno le luci sulla bici, e se le hanno spesso sono spente.
La maggior parte dei ciclisti che vedo in giro si comportano come degli idioti, che trascurano ogni piu' elementare norma di sicurezza nella convinzione di essere anonimi, invulnerabili e immortali.
Purtroppo a quanto pare non e' cosi': sono solo anonimi, come i numeri di certe statistiche.

Sulla sponda del fiume, a pochi metri dall'acqua.
Esposta alle piene, con le radici aggrappate alla sabbia.
Sola.
Non ha grandi probabilita' di rimanere a lungo li', del resto sembra gia' quasi un miracolo che sia spuntata.
L'acqua che s'innalza, un passante che la calpesta, un cane che scava una buca, sono molti i motivi per cui la prossima volta potrei non trovarla piu'.
Ma lei sembra non farsene un gran problema, forse anche perche' non lo sa.
Per lei e' naturale che sia cosi', e ci prova comunque a crescere.
Un po' di sole, un po' d'acqua, la sabbia, la sua forza.
Tanto basta.

Ci sono momenti, luoghi, situazioni in cui ti rendi conto di verita' ovvie, alle quali non avevi mai voluto pensare.
Ci sono momenti, come un tramonto sul mare, in cui capisci che ci sono battaglie che si possono anche vincere, ma che c'e' una guerra che e' comunque persa.
Quando l'ultimo spicchio di sole viene inghiottito metaforicamente dalle acque, ti pervade la consapevolezza che il tempo non torna indietro, e che le cose cambiano.
Non solo le cose: anche tu cambi, e quasi mai in meglio.
Ma capisci che disperarsi, intristirsi, lamentarsi non ha piu' senso di quanto ne avrebbe opporsi alla corrente di un fiume che prima o poi ti condurra' proprio al mare che hai davanti.
Capisci che questo cammino, questo percorso, questo divenire va accettato e vissuto, se non con gioia, almeno con un minimo di serenita'.
E per un attimo lasci che le preoccupazioni, le ansie, i timori sfumino, si dissolvano, scivolino via, dilavati dal movimento infinito delle onde.
Un effimero attimo di pace, prima che tutto ricominci uguale.

E arriva un momento, poco dopo aver passato Asti, in cui all'orizzonte appare la catena delle Alpi.
A sinistra la punta del Rocciamelone e poi via via la Ciamarella, le Levanne, il Gran Paradiso, tutto e' sotto una spessa coltre di neve che ricopre ogni rilievo.
Davanti alle Alpi la collina di Torino, il colle della Maddalena, l'Eremo.
I prati verdi ancora umidi per le piogge, il cielo azzurro con poche nuvole, e le montagne laggiu' a delimitare il tutto.
Terra mia, terra che conosco, luogo che amo.
Ovunque mi trovassi nel mondo a questo posto penserei, se dovessi pensare a tornare la' da dove provengo.
Il treno corre veloce sui binari, la vista si copre.
Da un filare di pioppi il vento solleva una nuvola di spore, candida neve di maggio che ondeggia sospesa, lenta nell'aria.
Rieccomi.
Sono a casa.

E' incredibile, assolutamente incredibile.
Oggi mi sento bene: sono di buon umore, non mi preoccupo piu' per la pelle, le sue macchie chiare, quelle scure, quelle che ci sono e quelle che invece no, m'era solo parso.
Di piu': mi sento ottimista, e credo che una buona crema solare fara' miracoli nel giro di poche settimane per uniformare il colorito, per ridurre i contrasti -che del resto vedo solo io-.
Cos'ha compiuto il miracolo?
Oh, semplice.
Ieri sera mi sono preparata, mi sono vestita, sono uscita e ho fatto un giro al locale, passando una bella serata al femminile.
Basta questo?
Altroche' se basta: molto meglio di ansiolitici e farmaci vari.
Certo bisognerebbe farlo piu' spesso, ma gia' cosi' non c'e' male.