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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


venerdì, 27 febbraio 2009

Il vestito e l'occasione

Una gonna al ginocchio non proprio aderente ma abbastanza stretta, un sottogiacca con spalline sottili, una giacchina oppure un tubino nero con un bolero a coprire le spalle, e poi un paio di decolte', sempre nere col tacco alto, i capelli ben sistemati, la cura nel trucco e una certa femminilita' nell'insieme, ecco.

Cosi' non si va al pub o in giro per strada: cosi' si va a una qualche serata, almeno nella concezione che ho io di come si abbina il vestito all'occasione.

E a quanto pare la cosa piace, perche' mi fanno i complimenti pure gli sconosciuti, e son complimenti e basta nel senso che poi non si fermano a raccontarmi la loro vita nella speranza che mi decida a dischiudergli la mia.

Ma la cosa piu' importante e' che cosi' mi piace, perche' quest'immagine sobria ma elegante, sensuale ma non sexy, femminile si' ma senza eccedere e' quella che meglio mi rispecchia e in cui mi sento piu' a mio agio.

Quella che mi fa star bene, insomma, e si vede.

Quindi d'ora innanzi non saro' piu' io che mi adatto alle occasioni, ma saranno le occasioni che verranno scelte in base a come mi piace essere.

Non ci voleva molto ad arrivarci, pensandoci bene.

postato da: Anna73 alle ore 08:53 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 26 febbraio 2009

Punto di svolta

C'e' un momento che segna un punto di svolta nella storia di gran parte degli uomini-che-si-vestono da-donna. Per molti avviene guardando una foto che li ritrae, o piu' spesso davanti a uno specchio, e spesso l'evento viene descritto come una folgorazione.

Agli inizi molti uomini vestiti da donna vedono allo specchio o in foto esattamente quello che sono: uomini con un po' di trucco -pesante- in faccia e una parrucca in testa.

C'e' pero' un momento descritto da molti come "magico" a partire dal quale affermano di vedere allo specchio "una donna": da quel punto in poi cominciano a vedersi meglio di quello che sono in realta'.

Parlo per esperienza diretta e per aver raccolto negli anni piu' d'una descrizione di questi momenti: il 99% se non di piu' degli uomini-che-si-vestono-da-donna si capisce benissimo che sono degli uomini, non importa quanto bene si possano vestire, truccare, atteggiare.

Possono farsi il seno, possono farsi ritoccare viso, labbra, fianchi, possono anche farsi operare: al piu' diventeranno delle trans ma porteranno sempre con se' traccia del loro passato.

Questo e' un dato di fatto: gli uomini che effettivamente possono arrivare a essere indistinguibili dalle donne sono un'esigua minoranza, che quasi sempre ha iniziato la transizione in giovane eta'.

E tutti gli altri?

Tutti gli altri si convincono che in fondo c'e' di peggio in giro, e pensano di essere tutto sommato passabili.

Tanto maggiore e' il grado di autoconvincimento, tanto piu' ampia sara' l'esposizione che di se' faranno in pubblico, convinti che passare o meno per delle donne non sia cosi' importante e che alla fine sia sufficiente dare di se' un'immagine dignitosa.

Ieri m'e' capitata per caso davanti questa citazione dai Pensieri di Leopardi:

"Quasi tutti gli uomini grandi sono modesti: perche' si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell'idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente piu' chiara e maggiore di quella che ha il volgo."

A parte la questione della grandezza e del volgo -discutibile parlare di grandezza e di volgo in questo contesto- mi pare che il concetto sia apprezzabile, e adeguato a sintetizzare il mio pensiero.

postato da: Anna73 alle ore 08:51 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 25 febbraio 2009

Pensieri sparsi

Pensiero numero 1:
Ho sognato che ero in ufficio vestita da donna e mi vergognavo tantissimo.
Stavo seduta alla scrivania con lo sguardo basso, e andavo ripetendo cose tipo "e' solo un periodo, mi passera' vedrete."
L'ho sognato qualche notte fa, me ne son ricordata solo stamane: son cose.

Pensiero numero 2:
Andare a una festa di carnevale vestita da donna e' curioso, perche' lo vedi che la gente non riesce a capire se sei in maschera o stai facendo sul serio.
Ti guardano, specie le donne, e ti osservano per bene; vedono la cura nel trucco, nella scelta del vestito, le gambe depilate, la postura, il portamento, i modi, e dopo un po' negli occhi gli leggi il responso: travone abituale, no maschera, teniamo le distanze che e' meglio.
Poi nel dubbio allontanano anche il fidanzato (che a volte sbava, pero').

Pensiero numero 3:
Quando avevo vent'anni giravo con una compagnia in cui tutti fumavano (canne, n.d.a.). Io ci provai una volta o due e non mi piacque, quindi ero l'unico a non fumare.
Non ricordo neanche piu' quante volte mi dissero ma-dai-prova-vedrai-che-ti-piacera': non ci riprovai e ora son contenta di non averlo fatto.
Chissa' se un giorno saro' altrettanto contenta di non essere andata alla cena o in giro a spasso per Torino vestita da donna (di nuovo: ma-dai-prova-vedrai-che-ti-piacera'...)
Certo che la gente non cambia mai, e continua a pensare che se piace a loro allora piace a tutti...

Pensiero numero 4:
Oggi sono tredici anni che siamo insieme, io e la mia compagna.
Decisamente, come dice la canzone, i migliori anni della nostra vita.
Serve altro?

Forse, ma anche no.

postato da: Anna73 alle ore 11:48 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 23 febbraio 2009

Femminilita'

Ma io starei anche bene, starei, se solo la smettessi di guardarmi.

Ti affacci dai cartelloni, dalle pagine dei giornali.

Mi osservi dal video del pc, dalle pagine di internet.

Incrocio il tuo sguardo ogni volta che una donna per strada attira la mia attenzione.

Ammicchi dalle vetrine dei negozi di intimo, di vestiti, di scarpe.

Non passa giorno senza che io ti debba vedere, e nel vederti non debba pensare a tutto quello che avrei voluto, potuto, desiderato essere e non sono mai stata.

Ecco io vivrei anche bene, se non dovessi vederti di continuo.

Se solo potessi volgere lo sguardo altrove, e per una volta non trovarti.

Femminilita'.

postato da: Anna73 alle ore 20:44 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Standard

"Alzi un po' il volume per favore?"

"Si', ecco."

"Grazie...da che parte hai girato il pomello per alzare?"

"Beh, verso destra no? Ovvio..."

"Ovvio, insomma...non e' poi cosi' ovvio."

"Ma come non e' ovvio: tutti i pomelli del volume se li giri a destra alzi, se li giri a sinistra abbassi!"

"Beh tutti...ma secondo te e' sempre stato cosi'?"

"Si che e' sempre stato cosi', non ho mai visto un pomello che girandolo a destra abbassi."

"Non l'hai mai visto, ma come fai a dire che non e' mai esistito?"

"Ma che ne so, io non l'ho mai visto, quante storie per un pomello..."

"E se quando si cominciarono a fabbricare pomelli del volume qualcuno avesse proposto di farli girare al contrario?"

"Beh si saran messi d'accordo dopo un po', se no la gente finiva col non capirci piu' nulla."

"Infatti si son messi d'accordo, come si sono messi d'accordo quelli che fanno le bici...lo sai da che parte e' la leva del freno anteriore su una bici?"

"No, io freno con tutte e due."

"Beh te lo dico io:e' a sinistra. E il rubinetto dell'acqua calda dov'e'?"

"Questa e' facile: e' a sinistra pure lui."

"Gia'...son tutte cose che a un certo punto qualcuno ha deciso dovessero esser cosi', per non complicare troppo la vita alla gente...se ci pensi anche i pedali di una macchina sono messi in un certo modo no?"

"Si': sono delle regole che valgono per tutti, delle leggi tipo quelle della natura."

"No, leggi no...sono degli standard."

"E che differenza c'e' scusa?"

"Una legge della natura e' qualcosa che e' cosi' ed e' sempre stata cosi': prendi la legge di gravita', in qualunque posto e in qualunque epoca un sasso lasciato cadere e' caduto, cade e continuera' a cadere, anche al tempo dei dinosauri, anche tra un miliardo di anni."

"Embe'?"

"Uno standard e' qualcosa su cui la gente s'e' messa d'accordo, una regola fatta dagli uomini ad uso e consumo di altri uomini."

"Be' e' piu' o meno la stessa cosa no?"

"No: e' molto diverso. Uno standard non e' una legge, e non cambia molto se invece che standard lo chiami consuetudine, tradizione o cosa-che-si-e'-sempre-fatta-cosi'."

"Mi pare di capire dove vuoi arrivare."

"E' cosi' difficile?"

"No, a pensarci bene no."

"Qualunque cosa decisa dagli uomini chiamala tradizione, consuetudine, regola, abitudine, ma non chiamarla legge di natura, perche' non lo e' ne' potra' mai esserlo."

"Dove hai detto che e' la leva del freno anteriore?"

"A sinistra, perche'?"

"Ma allora anche la leva del cambio davanti e' a sinistra?"

"Si'"

"Cosi' me lo ricordero' meglio e non sbagliero' piu' a cambiare: comodi gli standard."

"Si comodi...fin troppo a volte."

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categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 19 febbraio 2009

Che bei tempi

Che bei tempi.

Quando il problema maggiore riguardo il fine settimana era se uscire vestita da donna o andare in bici, o in montagna, o in piscina, o in gita chissa' dove.

Quando la maggior preoccupazione riguardo ai soldi era ricordarsi il pin del bancomat nuovo.

Quando il maggior disagio sul lavoro era doversi fermare di piu' per finirlo tutto, e fare una trasferta un paio di volte l'anno.

Quando il maggior problema di salute era un raffreddore ogni tanto, o un brufolo inopportuno.

Quando l'unico problema riguardo al tempo era che a volte pioveva.

Quando appoggiavo la testa sul cuscino e dopo cinque minuti gia' dormivo.

Quando le donne erano loro a cercarmi, e qualcuna dovevo pure mandarla via.

Quando bastava pubblicare una foto di Anna perche' in un giorno la vedessero cinquemila persone.

Quando non sapevo piu' dove mettere i vestiti, le scarpe, i trucchi.

Quando potevo contare su una compagna che era anche complice, amica e ammiratrice oltre che amante.

Quando potevo pensare di aver trovato una famiglia su misura per me.

Quando c'era un cane ad aspettarmi e a farmi le feste ogni volta che andavo a trovarla.

Che bei tempi.

Speriamo che durino a lungo.

Speriamo.

postato da: Anna73 alle ore 08:43 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 18 febbraio 2009

Segnali

Acqua.

Placida, verdognola, fonda, con gli scalini che scendono dalla riva fino a toccarla.

Un rio, essendo a Venezia.

"Ecco ci siamo persi, di qui non si passa!"

"Ma no che non ci siamo persi, basta tornare indietro un po', prendere la via parallela..."

"Calle, si chiama calle!"

"Si va bene prendiamo la calle parallela e c'e' il ponte"

"Ma tu seguire i cartelli come tutti no eh?"

"Ma dai stiamo andando bene siamo nella direzione giusta."

"Adesso chiediamo indicazioni."

"Vabe' chiedi indicazioni (io no, figurati se chiedo)."

Perche' a Venezia il tuffo nel passato non e' limitato solo al fatto che non ci sono automobili in giro -meraviglia, ci abiterei solo per questo- ma anche all'impossibilita' di usare i navigatori satellitari.

Perche'?

Semplice...perche' le vie (calli, pardon) sono strette, i palazzi relativamente alti e quindi non c'e' segnale.

Mancasse anche quello dei telefonini sarebbe il paradiso terrestre, sarebbe.

Ma non si puo' aver tutto, neanche a Venezia.

Seguiamo i cartelli, va'.

postato da: Anna73 alle ore 08:26 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 17 febbraio 2009

Certezze

"E cosi' sei andata a Venezia a vedere il carnevale."

"Eh si."

"Eri vestita?" (da donna, n.d.a.)

"No, no."

"Ah (tono deluso)...eh beh, si, conoscendoti..."

"Ma infatti."

"Poteva essere un'occasione pero'."

"Ma un'occasione de che."

"Ma per andare in giro di giorno vestita da donna no?"

"E perche' dovrei andare in giro di giorno vestita da donna?"

"Mah cosi', visto che ti ci vesti in casa e nei locali almeno provavi di giorno in mezzo alla folla."

"Tu dici visto che di solito non lo fai approfitta del carnevale per andare a fare un po' il travone in giro?"

"Be' non lo direi proprio cosi', ma insomma."

"Ma io mica voglio andare a fare il travone in giro."

"Si si dici cosi' ma secondo me hai solo paura."

"Sara' per quello."

"Tanto prima o poi lo farai."

"Contaci."

"Fidati."

"Mi fido."

"Lo farai."

"Lo faro'."

Bello avere delle certezze.

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categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 16 febbraio 2009

Con te

Vorrei un giorno partire con te e fare tutti quei viaggi che avremmo voluto fare ma che per pigrizia, impossibilita', inerzia e incapacita' di staccare dal quotidiano non abbiamo mai fatto.

Vorrei spuntare con te uno dopo l'altro i nomi da quella lista ideale scritta negli anni e vedere tutti quei luoghi, vivere quelle situazioni, realizzare quei piccoli, indispensabili sogni fatti di giornate, settimane e mesi che si ricordano a lungo, a volte tutta la vita.

Vorrei, si'.

Ma dire vorrei non basta, perche' quando e' il momento le cose vanno fatte.

Quando il momento arriva lo sai, e quindi parti: che si tratti di cambiar vita, continente, nazione o anche solo citta'.

Anche solo per un giro a Venezia in febbraio, in una giornata splendida, limpida, tersa e neppure fredda.

Con te.

postato da: Anna73 alle ore 10:54 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, sogni
venerdì, 13 febbraio 2009

Ancora in viaggio

Pare che presto saro' di nuovo in viaggio.

Non ne sono sicura, le cose possono ancora cambiare, ma e' probabile.

Un viaggio breve, anzi brevissimo, ma con un certo valore simbolico.

Come al solito Anna restera' a casa, intendendo con questo che non mi portero' nulla di femminile appresso.

Non che non ci abbia pensato, e dato il periodo e la destinazione qualcuno piu' coraggioso, motivato e avventuroso di me magari si sarebbe anche portato dietro il cambio.

Ma sara' bello lo stesso, ne sono certa.

postato da: Anna73 alle ore 11:51 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, sogni
giovedì, 12 febbraio 2009

Le cose inaspettate

Ci sono decisioni che, prese all'improvviso, si rivelano giuste.

Altre nelle medesime condizioni si risolvono con dei mezzi disastri.

La capacita' di uscire dagli schemi, di superare le inerzie, di vedere le cose da una diversa angolazione e' patrimonio permanente di pochi: gli altri devono arrangiarsi e sperare in un guizzo, in un barlume ogni tanto.

Perche' la vita senza qualche acuto, qualche sorpresa, qualche piccola follia diventa prevedibile e noiosa.

Lo sanno bene le donne, che a un rapporto che duri nel tempo chiedono si' stabilita', ma ogni tanto anche qualche sorpresa, qualche novita', qualche piccolo escamotage per evitare che venga soffocato dalla routine e dalla noia.

Cosa che gli uomini spesso si guardano bene dal concedere, convinti come sono che solo perche' una non si lamenta in fondo le cose vadano bene cosi'.

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mercoledì, 11 febbraio 2009

Primavera

C'e' un'aria che sa di primavera stamane.

Il vento dai monti porta ancora l'odore della neve ma l'aria e' piu' calda, tersa, luminosa.

Le nuvole sembrano piu' bianche, la luce del cielo piu' azzurra e nell'oscurita' dell'alba si sentono cinguettare i passeri.

Il mondo si risveglia indifferente a quel che noi facciamo e segue il suo corso, i suoi ritmi, ed io sono felice di adattarmici perche' amo la luce, il sole, le giornate calde, i prati verdi, le nuvole bianchissime e i fiori colorati.

Il sonno invernale sta finendo anche per me, e per un anno ancora voglio risvegliarmi e vivere la brezza, la calura, la luce di una primavera e di un'estate.

Amo la bella stagione e sono felice quando arriva.

Che bello vederne ancora una: non potrei chiedere un regalo migliore.

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categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 10 febbraio 2009

Liberta'

Ci sono notti d'inverno in cui sembra impossibile che sia esistita l'estate, e giorni di nebbia in cui e' difficile credere che il cielo sia mai stato azzurro.

Ci sono pomeriggi assolati d'agosto in cui si puo' pensare che non sia mai esistita la neve, e mattine in cui alzandoci soli dal letto pare incredibile che un giorno ci sia stato qualcuno a fianco a noi.

Ci sono notti di febbre in cui ricordiamo a stento quando stavamo bene, e pomeriggi al mare in cui la malattia e' solo un lontano, sbiadito ricordo.

Le cose cambiano, la vita stessa cambia e nulla di quel che vediamo, sperimentiamo,viviamo oggi e' garantito che proseguira' anche domani.

Anche la liberta' non e' qualcosa che ci viene dall'alto e dura per sempre.

La liberta' va conquistata e una volta ottenuta va difesa, sempre, giorno dopo giorno.

Non possiamo fermare il corso delle stagioni, non possiamo evitare d'invecchiare, non possiamo esser sicuri che non ci ammaleremo mai, ma possiamo fare il possibile per rimanere nonostante tutto liberi.

Perche' il ricordo piu' amaro non sia quello di quando lo eravamo, nel momento in cui non lo siamo piu'.

postato da: Anna73 alle ore 10:54 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 09 febbraio 2009

Dalle parole ai fatti

Io credo che piu' che delle parole i veri cambiamenti siano frutto di un modo diverso di comportarsi.

Le parole lasciano spesso il tempo che trovano, ma se tu ti alzi una mattina e cominci a fare le cose in modo diverso da come le hai fatte ieri, e continui nei giorni successivi, e poi nei mesi e negli anni, be' giusta o sbagliata che sia questa cosa si chiama "cambiamento".

Io ad esempio tre anni fa ho investito trecento euro per comprare una bici, ed ho cominciato a usarla per andare al lavoro.

A oggi, mal contati, grazie a quei trecento ne ho risparmiati circa millecinquecento.

Non solo: fino a tre anni fa dedicavo una mezza giornata -di solito il sabato mattina- a fare sport per allenarmi un po'.

Prendevo la macchina e andavo a correre o a salire una montagna vicino a casa.

Ora quella mezza giornata la dedico ad altro, perche' facendo quaranta minuti di bici al giorno non e' piu' necessaria, e in montagna ci vado quando ne ho voglia, non perche' devo.

Ho guadagnato soldi, ho guadagnato tempo.

Ma questo non l'ho fatto andando a dire in giro che l'avrei fatto: l'ho fatto facendolo.

E' inutile riempirsi la bocca di parole se poi non si e' disposti a cambiare il proprio modo di comportarsi.

E allo stesso tempo non c'e' forza piu' dirompente, inarrestabile, travolgente di quella espressa da chi, senza tanto parlare, le cose le fa.

Se volete cambiar qualcosa non limitatevi a parlarne: fatelo.

postato da: Anna73 alle ore 08:49 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life
sabato, 07 febbraio 2009

Dovevamo essere in tre

Dovevamo essere in tre stasera, e invece una non e' venuta perche' aveva fretta di tornare a casa, l'altra a casa c'e' rimasta perche' non stava bene.

Siamo quindi rimasti in uno, o una a seconda dei punti di vista.

Cose che capitano, di rado per fortuna.

Ieri che avrei potuto -e magari dovuto- uscire ero a letto alle nove e mezza perche' non ce la facevo piu'.

Stasera che vorrei mi tocchera' uscir da sola, sempre che non decida di restare a casa.

Pazienza.

Uno s'immagina la vita notturna di un uomo-che-si-veste-da-donna come qualcosa di esuberante e fantasioso, e invece guarda che noia.

Non voglio buttarla in filosofia o peggio in autocommiserazione, ma la condizione piu' frequente per un uomo vestito da donna e' la solitudine.

Graziaddio finora l'ho scampata, ma quando per un insieme di circostanze mi capita di gettare uno sguardo su un'occasionale serata solitaria beh, mi domando che ne sarebbe di me se dovesse diventare la regola.

Uno pensa "beh ma ti troveresti qualcuno".

Si, per una notte non ci sarebbero problemi.

E' per il resto della vita che la vedo grigia.

postato da: Anna73 alle ore 19:58 | link | commenti (2)
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venerdì, 06 febbraio 2009

Travoni

Seduta al bancone del bar, tra un'occhiata allo specchio e un sorso di gin and tonic mi guardo intorno curiosa.

Le ho viste arrivare una dopo l'altra: prima l'immagine in bianco e nero nel monitor della telecamera a circuito chiuso -e gia' li' ho pensato: eccone un altro- poi mentre varcavano la porta d'ingresso, mi salutavano -qualcuna, almeno- e chi si fermava al bar, chi proseguiva verso la pista.

Le ho squadrate una ad una, con quel fare indifferente ma attento che credo anche le donne riservino alle loro simili quando si trovano a condividere lo stesso spazio.

Quella che presenta improbabili abbinamenti di calze bianche e vestito nero, quella che da quando la conosco e' vestita sempre allo stesso modo con camicetta nera, minigonna bianca e stivaloni, quella che in modo piu' creativo si veste si' da zoccola, ma con maggior fantasia e ogni tanto si cambia.

Quella che entra sculettando e capisci subito che continuera' a farlo per tutta la sera, quella che sembrerebbe anche una donna se si limitasse a tacere, perche' quando apre bocca pensi che piu' che come travone avrebbe avuto un futuro come tenore, e comunque attacca subito a parlar di maschi con la sua amica lanciando sguardi allupati nei dintorni.

Sorvolo sulle altre, quelle che arrivano tardi e subito si fiondano nella mischia con un unico obiettivo che per carita' sara' pur lecito e condivisibile, ma in questo contesto intristisce proprio per la sua unicita', per il non esserci altro.

Sorseggio ancora un po', mi guardo ancora allo specchio.

Faccio parte del gioco, dello spettacolo, del carrozzone anch'io: e' ovvio.

Poi pero' mi guardo il sottogiacca coi brillantini, la gonna al ginocchio, la giacchina nuova, discreta fattura, ben rifinita.

Penso alle calze, autoreggenti si' ma non in vista, alle scarpe, col tacco alto ma semplici, essenziali.

Mi alzo, cammino, mi guardo ancora.

Un travone, si', ma diverso.

Mi sento diversa, mi vedo diversa.

Chissa', forse se n'e' accorto anche qualcun altro.

Un tizio s'avvicina, mi chiede se puo' offrirmi qualcosa da bere.

"No, grazie" e intanto sorrido.

Forse, chissa', se n'e' accorto anche lui.

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giovedì, 05 febbraio 2009

Volevo la bambola

Da piccola volevo la bambola.

Non che non mi piacessero i giochi da maschietto, ma volevo pure la bambola.

Mi sfuggiva il motivo per cui potevo avere aeroplanini, macchinine, costruzioni, orsacchiotti e pupazzetti ma lei, la bambola, no.

Insistetti, e alla fine arrivo'.

Non dai miei genitori, no, ma dalla nonna paterna.

M'immagino lo sgomento, i dubbi, le ansie.

Vuole una bambola, ma sara' normale, cosa facciamo cosa facciamo.

Avuta la bambola ci giocai per un po', e infine me ne stancai.

Ricordo che era di quelle col filo nella schiena, che lo tiravi e lei parlava.

Fece una brutta fine, nell'ultimo periodo non dico che la odiassi ma certo la trattavo male.

Strano: mentre ci penso mi commuovo.

Forse con quella spontaneita' che solo i bambini sanno avere trattavo male lei per dimenticare, nascondere, seppellire una parte di me.

Ora, una vita dopo, non tratto piu' male le bambole e nemmeno me stessa, eppure ogni tanto il ricordo di quel giocattolo torna.

Povera piccola bambola.

Povera piccola Anna.

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mercoledì, 04 febbraio 2009

Limiti

I limiti sono come un muro.

Se ci sbatti contro mentre vai piano ti ammacchi solo un po'.

Se ci arrivi lanciato a gran velocita' invece rischi di farti malissimo.

Anche perche' ne abbiamo tutti, di limiti.

postato da: Anna73 alle ore 11:30 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 03 febbraio 2009

Contraddizioni

Li vedi e hanno macchine potenti, sportive, da uomini.

Gli parli e ti raccontano che hanno praticato o praticano attivita' rischiose: arti marziali, discipline da combattimento, sport estremi, tutte cose a cui raramente le donne si dedicano.

Gli chiedi se gli piacciono le donne o gli uomini e la risposta arriva puntuale: "le donne!". Domandi perche': "perche' sono lesbica!".

Ah.

 Guardi le loro foto e spesso sembrano uscite dalle pagine di una rivista erotica, di quelle comprate in maggioranza da maschi, e poi le scopri appassionate di cose da uomini: fantascienza, tecnologia, sport, pornografia.

Leggi le cose che scrivono e pensi "ma questa e' un uomo: scrive da uomo, pensa da uomo, non puo' che essere un uomo". Si perche' c'e' un modo di scrivere da donna e un modo di scrivere da uomo, ed io non so spiegare com'e' l'uno e com'e' l'altro ma me ne accorgo, la vedo la differenza.

E nonostante tutto questi qui a un certo punto si dicono donne, specialmente dentro.

Da sempre poi.

Le prime volte le prendevo sul serio, adesso mi limito a sorridere.

Donne si nasce, si cresce, si vive: tutte e tre le cose, nell'ordine.

Sono pochissimi gli uomini che possono dire a pieno titolo di essere delle donne.

E non guardate me: io non ho mai detto di esserlo.

postato da: Anna73 alle ore 08:50 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 02 febbraio 2009

Un mondo perfetto

E' vero: il mio mondo e' ovattato, sicuro, perfetto.

L'ho voluto cosi', ci ho messo del tempo a costruirlo e alla fine eccolo.

Ne tengo fuori gran parte delle rogne e dei fastidi che una vita "vera" inevitabilmente comporterebbe, e non mi sento in colpa per questo: per la vita "vera", per le rogne c'e' il maschietto, la femminuccia teniamola al calduccio, al sicuro.

I pazzi cambiano il mondo, ma solo quando hanno la fortuna di arrivare al momento giusto: quelli che arrivano al momento sbagliato fanno una brutta fine.

So che molta gente mi prende a esempio per il solo fatto che da qualche tempo tengo traccia del mio vissuto pubblicando delle riflessioni su internet.

Questo non deve fare di me un simbolo, un personaggio, un modello.

Io non sono, non voglio essere un simbolo, un personaggio, un modello.

Qualcuno il mondo lo cambiera' prima o poi, ma non saro' io.

A me le cose stan bene cosi' come sono, e infatti raramente me ne lamento.

La rivoluzione, se ci sara', la leggero' sui giornali.

postato da: Anna73 alle ore 09:13 | link | commenti (1)
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