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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


venerdì, 30 gennaio 2009

Boiate

Nella categoria degli uomini-che-si-vestono-da-donna e' ben rappresentata un'altra categoria non meno peculiare: quella di coloro che furono, e in alcuni casi ancora sono, dei nerd.

Ragazzi impacciati, timidi, spesso goffi, troppo magri o troppo grassi, con rapporti spesso inesistenti con l'altro sesso, versati nelle discipline tecniche e sovente futuri ingegneri, appassionati non di rado di fantascienza o di racconti fantasy.

Persone che trovo con sorprendente frequenza vestite da donne su internet o dal vivo, anche se va detto che rappresentano solo parte della categoria e non certo tutta.

Nel tempo alcuni di loro si sono sposati e han messo su' famiglia, spesso con la prima donna che han trovato, chiamando amore quello che in fondo forse era solo paura di non trovarne un'altra.

Molti son cambiati, son diventati un po' meno nerd pur restando ingegneri o appassionati di tecnologie piu' o meno inutili, altri son rimasti tal quali solo con un po' meno capelli e magari un po' piu' di pancia.

Non conosco i motivi per cui questa categoria ricorre cosi' spesso nel contesto degli uomini vestiti da donna, ma immagino che se sei pieno di donne che ti ronzano intorno forse l'idea di emularle non ti viene, mentre se scarseggiano magari l'idea del fai-da-te diventa piu' attraente.

Comunque sia, pure io mi fregio d'essere appartenuta alla gloriosa compagine degli sfigati (forse lo sono ancora adesso, ma non ditemelo vi prego) e anch'io ero appassionata dei telefilm di Spazio 1999, Star Trek e menate varie.

L'altra sera sul sito Rai ho trovato proprio quei telefilm di Spazio 1999 per  i quali letteralmente sbavavo trent'anni fa, ne ho rivisti un paio e il giudizio e' stato...che boiata!

Sul serio: come facevo a guardare della robaccia simile proprio non lo capisco.

I film sono sempre gli stessi, ma allora forse questo e' un segno che io son cambiata.

Certo in trent'anni ne sono successe di cose, grazie a Dio.

Si, forse non sono piu' un nerd.

Ma ci credo poco.

postato da: Anna73 alle ore 08:48 | link | commenti (5)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 29 gennaio 2009

Stasera esco

"Stasera esco, deciso!"

E in effetti appena arrivo a casa comincio la lunga trafila preparatoria: depilazione, barba, doccia, scelta del vestito...

Poi ceno, lavo i piatti, rassetto e mi siedo sul divano.

E li' il dubbio s'insinua, gli occhi mi si chiudono, penso "che ci vado a fare".

Si perche' assumere la parvenza d'una donna richiede parecchio lavoro: bisogna spalmarsi un sacco di porcherie in faccia che poi non puoi neppure appoggiarti a un cuscino senza sporcarlo, bisogna indossare le calze facendo attenzione a non smagliarle, e poi il vestito, la parrucca, e ancora uscire facendo attenzione, raggiungere l'auto, rifinire il trucco.

E a serata finita tocca disfare tutto, ripulire la pelle del viso, andare a dormire alle tre, alzarsi la mattina dopo.

Ecco tutte queste cose non mi danno piu' alcun brivido, e quindi penso "no, vado a dormire".

Andare a dormire e' un modo per staccare, per chiudere, per dire basta-io-non -ci-sono-fate-voi, per assentarsi un attimo dal mondo e prender fiato, per negarsi, per ritrovarsi, per sparire, per non pensarci piu', almeno per un po'.

E infatti vado a dormire, e capita spesso, sempre piu' spesso in questo periodo.

Vado a dormire e mi sveglio subito, al suono della sveglia.

E li' ricomincia come ogni mattina la preparazione -quella vera- per la recita quotidiana, quella in cui non importa tanto il ruolo quanto l'esserci.

La barba, la doccia, la corsa in bici nell'aria fredda e ancora buia.

Vita regolare, senza emozioni, noiosa magari ma vera, no finta, no simulacro, no sogno che svanisce con l'ultimo residuo di fondotinta, l'ultimo tratto di matita.

Vita quotidiana, consolidata, senza sorprese.

Costruita negli anni, rifinita nel tempo: mia.

Benedetta.

postato da: Anna73 alle ore 08:24 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 28 gennaio 2009

Ascolta l'oracolo


(FotoChrome)

Conoscere se' stessi, come suggeriva l'oracolo, e' davvero la chiave per la felicita'?

Difficile a dirsi, ma una buona conoscenza di se' aiuta quantomeno a evitare situazioni in cui saremmo sicuramente infelici.

Non essere infelici non significa esser felici, ma e' gia' un passo nella giusta direzione quindi ben venga la conoscenza di se'.

Una delle cose che ho capito -finalmente- e' che non sono un travone da uscite pubbliche.

C'e' voluto un po' di tempo e qualche tentativo andato a male per capirlo, ma adesso che ci sono arrivata non ho dubbi.

Mi esprimo al meglio in ambienti controllati e amichevoli o a casa in presenza di amici, ma appena vengo a confronto col mondo esterno mi sento come una che ha paura dell'aereo nel momento in cui l'aereo decolla.

Non so perche' questo accada, ne' sinceramente m'interessa piu' capirlo: mi limito a prenderne atto e mi comporto di conseguenza.

Evitero' tutta una serie di situazioni, compagnie, contesti che mi mettono a disagio e faro' solo le cose che mi fanno star bene.

Le salite mi piacciono, specialmente quelle in bicicletta, ma non se ne puo' fare stile di vita perche' s'arriva a un punto che non se ne puo' piu' di faticare e basta.

Io sono stanca di arrancare in salita e rivendico il diritto di godermi finalmente un po' di discesa, o di pianura in mancanza di meglio.

Da qui il cambio di abitudini, di contesti, di situazioni.

Chi vuole proseguire fa bene ad andare avanti, io no.

Io mi fermo qui.

Magari non conoscero' a fondo me stessa, ma conosco bene i miei limiti.

E non mi sento rinuciataria, pavida o vigliacca solo perche' ho deciso di conviverci.

postato da: Anna73 alle ore 08:49 | link | commenti (6)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 27 gennaio 2009

Bon voyage


(FotoChrome)

Quando ti viene a mancare qualcosa puo' capitare di metterci del tempo prima di rendertene conto.

Sono alcune settimane che l'Evadamo e' chiuso, e solo ora comincio a mettere a fuoco le implicazioni di questo evento.

L'apertura del locale ha fatto si' che la mia strada ne incrociasse altre, e la chiusura le ha fatte nuovamente dividere.

C'e' voluto un po' per rendersene conto, come i binari quando divergono e per un tratto ti sembra che i due treni procedano insieme, ma poi s'allontanano inesorabilmente.

E' normale amministrazione nella contabilita' d'una vita ed e' inutile strapparsi le vesti: per un po' e' andata cosi', d'ora in avanti andra' cosa'.

Seguiro' il mio binario: per un po' viaggero' da sola ma prima o poi ne incrocero' altri, come e' sempre stato finora.

A tutti, bon voyage.

postato da: Anna73 alle ore 09:09 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 26 gennaio 2009

La chiave che non gira

Puo' arrivare ovunque, in qualunque momento, sulla cima deserta di una montagna in agosto cosi' come in mezzo a una mattinata di lavoro.

L'ultima volta e' capitato durante una serata in birreria con gli amici: s'insinua appena sotto la soglia della coscienza e si fa via via interrogativo pressante, fino a emergere nella domanda che d'un tratto mi pongo mentalmente: cosa ci faccio qui?

E' un senso d'estraneita', di distacco: non e' la ricerca d'un senso per la vita -quella l'ho abbandonata da tempo- ma un cercar di capire che attinenza ho io con la situazione che sto vivendo, con quello che mi circonda.

Ho fatto molte cose negli anni passati, ho cambiato molti contesti.

Essere Anna e' solo l'ultimo di una serie di tentativi volti a trovare qualcosa che mi faccia sentir davvero a mio agio, davvero "a casa".

Purtroppo nessuno di questi tentativi e' andato davvero a buon fine, e passato l'entusiasmo iniziale mi son sempre trovata a domandarmi cosa sto facendo, cosa ci faccio qui.

Ho perso, si direbbe, la capacita' d'illudermi di aver trovato un senso alle cose che faccio.

Peccato, perche' e' frustrante ogni volta che pensi d'aver trovato la chiave che aprira' la porta delle tue domande vedere che entra si' nella serratura, ma non gira.

Dovro' provare altre chiavi, ma il tempo stringe e le porte che son chiuse rischiano di restarlo, per sempre.

postato da: Anna73 alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
sabato, 24 gennaio 2009

Dov'e' casa mia?

Non e' tra le stelle che un tempo osservavo
non e' tra quei boschi in cui bimbo correvo
Non e' in mezzo ai fogli sui quali scrivevo
Non e' tra quei libri che attento studiavo

Neppure si trova sui candidi manti
sui ripidi fianchi di monti lontani
non e' in mezzo ai ceri alle lampade ai santi
non e' in mezzo agli altri a stringer le mani

Non e' sul tappeto su cui m'allenavo
non e' nei locali a fare bisbocce
nei letti deserti dei fiumi speravo
ma li' non trovai che le sabbie, le rocce

Non e' tra pareti non e' nelle forre
non e' sui sentieri di monti scoscesi
neanche intruppata tra gente che corre
non e' nei villaggi non e' nei paesi

Non e' tra i rossetti non e' tra i capelli
che biondi indossavo sui miei ormai grigi
non e' fra i vestiti, neppure i piu' belli
non e' sulla Senna, non e' sul Tamigi.

Dov'e' casa mia domando ogni volta
che trovo qualcosa che casa non e'?
Per quanto la cerchi nessuno m'ascolta
Nessuno che incontri sa dire dov'e'.

Ma forse la lunga ricerca e' finita
non credo che possa far piu' di cosi'
Ovunque mi trovi, per tutta la vita
ti guardo negli occhi, e sento che e' quì.

postato da: Anna73 alle ore 10:58 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 23 gennaio 2009

Sorellina sto aspettando

Sorellina sto aspettando,
per cambiarsi a casa mia
non per far le cose zozze,
ma condurla in birreria.

Sorellina sto aspettando
e dovrei cambiarmi anch'io,
ma son pigra e non ho voglia,
e non basta il sol desìo.

Di veder prima allo specchio
poi riflessa in sguardi amici
quella donna lieve e bionda
che ama i monti e anche la bici

Sorellina sto aspettando
Anna viene? Mah, non so,
non la voglio e gia' mi manca
ma son pigra, e non lo fò.

postato da: Anna73 alle ore 20:11 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

A ciascuno il suo

Ci sono persone che mi affascinano perche' hanno quel che io non ho, o possiedo in misura tanto piu' ridotta rispetto a loro.

Sto parlando della creativita': di quella capacita' di abbinare colori, forme, motivi, suoni, musica fino a produrre immagini, disegni, filmati, oggetti.

Quella creativita' che ti stupisce, stretta come sei nei confini di un pensiero perlopiu' tecnico e razionale che non si concede se non raramente qualche slancio, qualche esplorazione di un terreno sconosciuto ma attraente. Quella dote che tu a malapena riesci a esprimere in qualche scritto particolarmente ispirato, e neanche sempre, la vedi mostrata ogni giorno da chi ne ha fatto un mestiere ma ancor prima una passione.

E insomma si rimane, come dicevo, affascinati.

Anche perche' si capisce col tempo che non e' una cosa che si impara, ma una cosa che si ha. La tecnica che serve a esprimerla, quella s'impara, ma se manca la materia prima serve a poco.

Un po' come il trucco e i vestiti: puoi truccarti e vestirti da donna finche' vuoi, puoi anche viverci ventiquattr'ore al giorno sette giorni a settimana, ma se dentro non hai quel qualcosa in piu' resterai sempre un uomo.

E allora mi vien da pensare: a ciascuno il suo.

postato da: Anna73 alle ore 09:06 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 22 gennaio 2009

Scriver bene

Chi scrive bene pensa bene.

Pensar bene non ha nulla a che fare con "cosa" si pensa, ma con "come" lo si pensa.

Se mi piace come scrive una persona non e' detto che ne debba condividere le idee, ma di sicuro trovo tra me e lei qualcosa in comune.

Raramente una persona che mi aveva affascinato per il suo modo di scrivere mi ha poi deluso una volta conosciuta dal vivo, e altrettanto raramente una persona della quale non apprezzavo gli scritti m'e' diventata simpatica una volta conosciuta.

Nella scrittura, nel modo di articolare i pensieri, le frasi, anche solo nell'uso della punteggiatura c'e' molto di noi e spesso non ce ne rendiamo neanche conto.

Salvo poi scoprire che quella persona di cui leggevamo cosi' volentieri i pensieri ci piace, anche se magari fisicamente non e' granche'.

O se la credevamo donna, e s'e' rivelata uomo.

postato da: Anna73 alle ore 09:13 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 21 gennaio 2009

Il folletto del mulino

Un bambino che in classe si agita e tormenta i compagni.

Un ragazzo che parla a voce alta e fuma sull'autobus.

Un adulto che polemizza inutilmente in una riunione di lavoro.

Una persona che su un forum da' l'avvio a discussioni provocatorie nel tentativo di mettere zizzania.

Hanno qualcosa in comune tutte queste persone?

A volte si', perche' spesso quel che cercano e' solo un po' d'attenzione e di conferme.

Attenzione e conferme si possono avere in tanti modi: c'e' chi le ottiene dedicandosi ad ascoltare gli altri e a condividerne gioie e dolori e chi, andando per le spicce, preferisce scegliersi una o piu' vittime e mettersi a urlare.

Le reazioni nei due casi son diverse: chi si dedica agli altri in modo sincero otterra' spesso gratitudine e avra' la forza di lasciar perdere quei pochi che gliela negheranno o peggio lo attaccheranno proprio per questo.

Chi si agita, provoca, urla e da' di matto a volte sara' considerato divertente, ma nella maggior parte dei casi verra' visto per quel che e': un rompiballe di cui si farebbe volentieri a meno.

E quindi addio attenzioni, addio conferme.

In questo caso chi proprio e' irrecuperabile e non conosce altra via non avra' che un'unica opzione: aumentare la dose, urlare di piu', agitarsi e prendersela con tutti.

Sempre peggio.

Alla fine se proprio non gli si dara' ascolto potrebbe anche scegliere di cambiar compagnia, per andar la' dove sicuramente l'apprezzeranno di piu'.

Poverino.

Una leggenda racconta d'un mugnaio che aveva un folletto ospite nel mulino, e questi era solito fargli i dispetti ogni volta che s'allontanava facendogli trovare la sabbia nella farina o le foglie nei sacchi di grano.

Se il mugnaio s'arrabbiava il folletto si divertiva e faceva sempre peggio, se non se la prendeva e faceva finta di nulla questi dopo un po' rimetteva tutto a posto.

Il mugnaio aveva scoperto che il modo migliore per convivere col folletto era ignorarlo.

E ancora non c'era internet.

Pensa un po'.

postato da: Anna73 alle ore 08:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 20 gennaio 2009

Calendario 2009

Non ci troverete foto di me sul divano, ne' sul letto e neppure -capita anche questo- in bagno.

Non ci troverete proprio foto mie, ma solo foto fatte da me.

Quelle come me di solito a inizio anno sfornano improbabili calendari che nessuno avrebbe mai il coraggio di tenere non dico sulla scrivania, ma neanche appesi al muro dell'officina: io ho cercato di fare una cosa che si potesse tenere in mostra senza vergognarsi.

Lo trovate, con un po' di ritardo, scaricabile dal link nella colonna qui a destra.

E se il link non dovesse funzionare (Altervista a volte fa cosi') bastera' copiarlo col tasto destro e incollarlo nella barra degli indirizzi, oppure salvarlo direttamente sul proprio disco, sempre col tasto destro.

E no, non ci sono io nelle foto ve l'ho gia' detto.

Ma poi dai: un calendario con un travone, suvvia...

postato da: Anna73 alle ore 09:28 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 19 gennaio 2009

Equilibrio stabile

A volte qualcuno che non mi conosce bene mi domanda perche' non intraprendo il percorso di transizione.

La risposta e' sempre la stessa: non ne ho motivo.

Finche' non mi alzero' al mattino pensando "Oh no un'altra giornata da uomo!" non avro' alcun bisogno di farlo.

Se mai dovesse capitare non starei a guardare cose come l'altezza eccessiva, la barba, il pomo d'adamo, non mi farei spaventare dalla prospettiva di diventare una donna piuttosto improbabile: lo farei e basta, come tutte le altre.

Ma per ora va bene cosi', e non ce n'e' bisogno.

postato da: Anna73 alle ore 08:44 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 18 gennaio 2009

Para cadute

Puoi metterci un po' di terriccio e piantarci i gerani.

Puoi appenderlo a un chiodo per decorare il muro del garage.

Puoi tenerlo su una mensola tutto lucido per far vedere che sei uno sportivo.

Puoi farci la culla della bambola se non sai dove farla dormire.

Ma se vai in bici la cosa migliore che puoi fare e' mettertelo in testa.

E allacciarlo.

Sempre.

postato da: Anna73 alle ore 21:17 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 16 gennaio 2009

La prova del nove

Stasera l'Evadamo sara' aperto per l'ultima volta, e ci sara' il concerto degli Arhea54.

Un gran finale per un'avventura sfortunata, che si conclude in modo mesto lasciando in bocca un po' d'amaro.

L'occasione richiederebbe che gli uomini-vestiti-da-donna che l'hanno frequentato in modo assiduo fossero tutti li' a salutare, a stringer mani, ad abbracciar persone e ad asciugar qualche lacrimuccia che -noblesse oblige- rischierebbe d'impastare il mascara.

Ma il destino a volte fa lo spiritoso, e da qualche giorno sul forum e via mail girano voci incontrollate, preoccupanti.

Pare infatti che la serata sia stata organizzata a scopo benefico, e che proprio per questo motivo siano state invitate a partecipare numerose famiglie facenti parte di una non meglio specificata associazione.

Famiglie con bambini al seguito.

E qui succede una cosa curiosa, perche' piu' si avvicina il momento e piu' si levano voci che dicono in modo diverso un'unica cosa: che forse e' meglio evitare di andarci vestiti da donna.

Evitare di andarci vestiti da donna.

Ora io posso capire che per pudore, imbarazzo, disagio si possa anche decidere di andarci vestite in modo anonimo lasciando per una volta nell'armadio il mignottone, per chi e' uso vestirne i panni.

E' una forma di rispetto, una gentilezza, un gesto educato.

Ma evitare di andare vestite da donna...perche'?

Forse perche' i bambini s'imbarazzerebbero?

Bambini che la televisione, internet e la pubblicita' bombardano ogni giorno con scene di sesso e violenza gratuita s'imbarazzerebbero a vedere qualche innocuo travone, oltretutto vestito in modo piu' accollato di certe mamme?

Il punto e' s'imbarazzerebbero loro, o s'imbarazzerebbero i genitori?

Eh no perche' i bambini son curiosi, quando cominciano a domandare non s'accontentano di risposte evasive, ti martellano e ti sfiniscono perche' saran si' piccoli ma non sono mica scemi, lo capiscono quando t'imbarazzi, quando non sai che dire.

E allora forse s'imbarazzerebbero i genitori, quelli che gli uomini-vestiti-da-donna li han sempre visti sul marciapiede (soprattutto i papa', eh?) e non saprebbero spiegare perche' si trovano pure in un locale, stavolta vestiti piu' o meno come la mamma.

E noi?

Noi che ce la siamo raccontata per anni dicendo che non facevamo nulla di male, che avevamo una dignita', che avevamo il diritto di stare all'onore del mondo, di andare a testa alta, di vivere come piu' ci piace, a noi basta la prospettiva d'incrociare lo sguardo d'un bambino per farci cambiare idea, per farci riconsiderare tutto, per farci vergognare come se fossimo una cosa impresentabile, morbosa, oscena, perversa.

Eh no, cosi' non va: cosi' non ci siamo.

Perche' se i genitori non sanno spiegare ai bambini cosa fanno e chi sono gli uomini-vestiti-da-donna e' anche perche' loro li han sempre visti su un marciapiede, ma forse e' ora che comincino a vederli anche altrove, e a capire che tanti pregiudizi non hanno ragione d'essere.

Certo pero' che se siamo noi le prime a vergognarci di noi stesse, allora questo non accadra' mai e continueremo a vivere nell'ombra.

Perche' il punto e' anche questo: e' soprattutto questo.

Ci vergognamo di quel che siamo? Ci vergognamo di noi stesse?

Diciamocelo una buona volta.

Che curioso il destino: proprio l'ultima sera ci sottopone alla prova del nove.

Meno male che son malata, meno male che ho la febbre.

Ma che voglia d'andarci che ho, adesso.

postato da: Anna73 alle ore 08:48 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 15 gennaio 2009

Malanni di stagione

Domenica sera i primi sintomi, lunedi' l'esordio e fino ad oggi il decorso: sono raffreddata.

Non so agli altri ma a me in media il raffreddore dura una settimana, qualunque cosa faccia.

Che io stia al caldo sotto le coperte o che vada in bici la mattina con meno otto gradi, dall'esordio alla guarigione completa passano sette giorni.

Cosi' mi rassegno: faccio il minimo indispensabile e tra le altre cose lascio che i peli crescano allegri e vigorosi, in modo che anche la pelle si prenda un po' di riposo.

Una delle cose che mi sono sempre ripromessa di mantenere e' la reversibilita' delle cose che faccio per vestire i panni di Anna.

Mi depilo e mi rado, ma non lo vorrei fare in modo definitivo.

Non mi farei neppure i buchi alle orecchie per portare gli orecchini, figurarsi assumere ormoni per farmi crescere le tette (e dove le metterei, poi?).

Le cose definitive non mi sono mai piaciute: preferisco tenermi una possibilita' di cambiare idea anche se poi non lo faccio.

Purtroppo c'e' comunque un processo irreversibile nei confronti del quale non posso far nulla: invecchio.

Ma cerco di non pensarci, cosi' come non penso al raffreddore che la sera di domenica prossima, intorno alle venti, sara' passato del tutto.

Preciso preciso.

postato da: Anna73 alle ore 08:30 | link | commenti (1)
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mercoledì, 14 gennaio 2009

Uomini-che-si-vestono-da-donna

Che cosa accumuna travestiti e genderbender, transessuali e crossdresser, transgender e drag queen?

Sono tutti uomini che a un certo punto della loro vita hanno iniziato a vestirsi da donna.

Poi le strade si sono separate e ognuno e' andato per la sua, magari cambiando idea piu' volte, e c'e' chi da donna ha deciso di vivere sempre, chi part-time, chi ovunque-ma-non-sul-lavoro, chi solo in qualche locale che gli ispira fiducia e via dicendo.

Una definizione omnicomprensiva del fenomeno e' impossibile, perche' il contesto e' in larga parte costituito da individualisti che rifuggono spesso ogni tipo di classificazione.

Qualcuno in vena d'esser spiritoso li chiamerebbe "primedonne", e probabilmente susciterebbe un vespaio.

Io preferisco chiamarli uomini-che-si-vestono-da-donna, cosi' non faccio torto a nessuno.

postato da: Anna73 alle ore 08:46 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 13 gennaio 2009

Ciao Evadamo

Se ne parlava gia' da qualche tempo ed infine e' arrivata la conferma: l'Evadamo chiude, definitivamente.

Cos'era l'Evadamo?

Era un locale, uno dei pochi, forse il primo in Italia e sicuramente a Torino, che aveva un occhio di riguardo per gli uomini-vestiti-da-donna, ne incoraggiava la presenza e metteva a loro disposizione tutta una serie di attenzioni rivolte specialmente a chi voleva presentarsi in pubblico per la prima volta.

Non era un lupanare, un luogo in cui si potesse andare per adescare, prostituirsi, trovare sesso facile: era un posto in cui anzi venivano richiesti a chi si presentasse vestito da donna un minimo di decoro e un comportamento lontano dagli eccessi che la fantasia popolare attribuisce indiscriminatamente a tutta la categoria.

Ovviamente con queste premesse la strada era tutta in salita, e infatti in meno di due anni e' andato fallito.

Inutile stare a cercare errori, responsabilita', colpevoli: doveva andare cosi' e cosi' e' andata.

Forse i tempi non erano maturi, forse a non esser maturi eravamo noi che lo frequentavamo: ormai ha poca importanza.

Il piccolo ma affiatato gruppo che si e' formato in questo breve periodo trovera', auspicabilmente, un altro locale che con ogni probabilita' non sara' all'altezza del precedente, ma bisogna anche sapersi accontentare, a volte.

L'eredita' che ci lascia l'Evadamo e' proprio questa rete di relazioni, prima abbozzate su internet e poi concretizzate tra le mura del locale: che si chiamino amicizia o mutuo supporto questi rapporti erano la cosa davvero importante, ed e' l'unica che per ora si e' salvata.

Troveremo altri luoghi, specialmente per tutte quelle persone che ancora non hanno avuto il coraggio di uscire e che per farlo necessitano di un ambiente in qualche modo controllato e amichevole, ma anche per chi come me oltre questi ambienti non si vuole spingere.

Certo dispiace, ma la vita deve continuare.

Ciao Evadamo, e grazie.

Di tutto.

postato da: Anna73 alle ore 09:00 | link | commenti (8)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 12 gennaio 2009

Frutti d'inverno

Ci sono alberi che danno frutti in pieno inverno.

Tu sei li' che cammini nella neve sotto un cielo limpido-azzurrissimo-gelido, giri dietro l'angolo di una casa di campagna e lo vedi.

Una nuvola di frutti arancioni stagliata contro il blu del cielo che pare irreale tanto e' colorata, e ti domandi come fa.

Tutto intorno e' ghiaccio, gli alberi non han piu' una foglia e questo qui ha messo su' addirittura i frutti.

Stai un po' li', guardi, rifletti.

E ricordi.

Ti ricordi che molte delle persone che hai conosciuto hanno agito al meglio proprio quando erano in difficolta'.

Quando tutto sembrava avverso, compromesso, perduto.

Quando tutti dicevano lascia stare, non val la pena.

Quando una pacca sulle spalle era tutto quel che i pochi amici potevano offrire, e a volte nemmeno quella.

E capisci.

Capisci che le difficolta', il ghiaccio, il gelo e la disperazione a volte il miracolo lo fanno davvero, e quando accade i frutti si vedono, si toccano.

Si raccolgono.

postato da: Anna73 alle ore 20:24 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life

Lieto ritorno

Oggi torno al lavoro dopo un lungo periodo di vacanza, e a differenza di altri sono felice.

Intanto perche' c'e' ancora un lavoro a cui tornare (che non e' poco) e poi perche' un po' mi stavo annoiando.

Non che fosse grave, ma tornare a una vita un po' piu' regolare son sicura che mi giovera'.

Mi stavo impigrendo, e l'alba di stamane vista dal sellino della bici mi ha fatto capire che mi stavo perdendo qualcosa, anche se a volte mi tocca far cose che non mi piacciono tanto.

Ma credo che sia proprio facendo anche un po' di cose che non piacciono che in qualche modo si continua a crescere.

Insomma son felice, credo si capisca dalla foto.

postato da: Anna73 alle ore 09:27 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life
domenica, 11 gennaio 2009

Consigli di moda

Quando uscite vestitevi come volete,

ma non dimenticate una bella cintura.

postato da: Anna73 alle ore 14:11 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life