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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


mercoledì, 31 dicembre 2008

Succede a Torino

Quando penso che non sia il caso d'uscire, allora e' il momento in cui ho piu' bisogno di farlo.

Stare a casa a fissare i muri, di mattoni o d'angosce che siano, non e' mai una buona idea.

E cosi' puo' capitare di tirar fuori dall'armadio un vecchio tubino, accompagnarlo con un bolerino nero e un paio di calze velate,  salire su un paio di tacchi alti ma non vertiginosi e ritrovare negli specchi d'un locale una figura nota, la mia, che mi guarda serena esprimendo gratitudine.

E puo' capitare che la medesima figura venga notata da qualcuno che e' in serata giusta per regalarmi un po' di quel meraviglioso tonico per l'anima che si chiama ammirazione, somministrato in forma di complimenti garbati e gentili, che mi fanno sentire apprezzata e a mio agio.

Puo' capitare che grazie a tutto cio' svaniscano angosce e timori, e si torni a casa sorridendo felici.

Lo so e' poca cosa, ma fa bene, perche' se e' vero che la vita non cambia e' pur vero pero' che oggi e' piu' dolce.

Come sto' meglio, e quanto poco e' bastato.

Che specchio infinito il mondo.

Che meraviglia, la vita.

postato da: Anna73 alle ore 11:46 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 30 dicembre 2008

La matassa

Mi sto ancora domandando quando puo' essere iniziato questo periodo.

Forse la sera che andai al ristorante, o forse quando iniziai a frequentare un nuovo pub: e' difficile assegnare delle date a un processo dai contorni sfumati.

Mi dicevano: "prova a uscire un po' di piu', vedrai che poi ti piace!".

Ed io ci ho provato a uscire un pochino di piu', onestamente qualche tentativo l'ho fatto.

Ma quando lo faccio una volta e provo disagio, quando lo faccio una seconda e provo angoscia, quando lo faccio una terza e passo il tempo a domandarmi cosa ci sto a fare qui guarda come sto conciata in mezzo a tutta questa gente, beh il dubbio che forse non faccia per me mi viene.

E poi mi domando come ho potuto arrivare a questo, a far cose che onestamente non avevo in animo di fare: stavo tanto bene io coi miei posti sicuri, le mie abitudini, la mia routine, e l'unica risposta che trovo e' che l'ho fatto perche' mi ci son lasciata in qualche modo tirare, trascinare dal dai-prova-a-uscire-vedrai-che-poi-ti-piace.

Che e' poi lo stesso processo che in altri tempi mi portava su pareti che non sapevo scalare, a giurare a me stessa mai-piu'-mai-piu' mentre cercavo di togliermi da situazioni che andavano oltre le mie possibilita'.

Mai, mai dare ascolto agli altri: mai cercare di emularli.

Se una cosa fa per te, se e' nel tuo dna allora stai pur tranquillo che prima o poi la farai, con o senza l'aiuto altrui.

Ma se non fa per te non ci sara' verso di fartela piacere neanche se te la faranno fare mille volte.

Gli altri anni a quest'epoca ero tutta occupata a pensare a cosa mi sarei messa la sera di capodanno.

Ad oggi non so neanche se usciro', la sera di capodanno.

Ed e' domani.

Ci vorra' del tempo per sbrogliare la matassa, senza dover tagliare troppi fili.

postato da: Anna73 alle ore 09:19 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 29 dicembre 2008

Pulizie


(FotoChrome)

Ecco, l'ho fatto.

Ho aspettato questi giorni di vacanza per avere il tempo ed essere sicura di decidermi.

Lo dovevo fare da tanto tempo, almeno da quando nacque Anna quattro anni fa.

Ogni tanto ci pensavo, ma poi lasciavo perdere perche' in fondo era una di quelle cose che si preferisce rimandare.

Ma ora l'ho fatto, e sto meglio.

Basta con tutti quei fantasmi del passato, basta con la loro ingombrante presenza: ne ho fatto su' tre borse, e li ho buttati.

Tutti.

Non c'e' voluto neanche tanto: poco piu' di un'ora per far pulizia.

Non credevo che ce l'avrei fatta, ma ora che ci sono riuscita sono contenta.

Aria nuova, nuovi spazi: non ne potevo piu'.

Finalmente.

Ho aspettato che la mia compagna se ne andasse, e poi via tutto.

Cosi'.

C'era di tutto in quelle borse.

Pezzi rotti della macchina, della bici, scatole, lattine d'olio vuote, ferro, plastica, cartone.

Tutto suddiviso e poi buttato via.

Ho il garage pulito, finalmente.

Ora posso passare il pomeriggio a vestirmi da donna.

C'eravate cascati, eh?

postato da: Anna73 alle ore 15:04 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
domenica, 28 dicembre 2008

Da zero

Zero20081228_01s

Ci sono cose che si possono fare e cose che non si possono fare.

Non e' questione di avere o meno il permesso, l'autorizzazione, la liberta': e' che fino a un certo punto si fa', poi di colpo ci si rende conto che oltre non si riesce a procedere.

Ci sbatti contro, ai tuoi limiti, come a un muro.

E cosi' per un po' ti illudi di riuscire a far cose che prima non facevi, frequentare luoghi, mostrarti a persone, e poi basta un nulla per farti capire che sei al limite, che basta niente per toccarlo.

Il giorno prima pensi di poter uscire, andare, fare, poi col passare delle ore lo stomaco si chiude, il disagio sale, diventa tensione, angoscia, timore.

Hai paura, ed e' inutile nasconderselo.

Paura di andare in giro vestita cosi', di fare quelle poche centinaia di metri dal parcheggio al locale, paura che ti vedano, che ti commentino, che ti importunino.

Non ti senti a tuo agio, non sai chi o cosa te lo faccia fare, la motivazione si spegne, la delusione -si', delusione- cresce, provi un sentimento di frustrazione, vorresti e non vorresti, e cosi' smetti.

Smetti di pensare che certe cose le puoi fare, che sei autosufficiente, che non hai bisogno d'aiuto e ti domandi, d'un tratto, perche'.

Perche' lo fai, che giustificazioni ti dai, che motivazioni trovi, che senso puo' avere una cosa che non ti lascia nulla, che non ti cambia la vita, che e' in ultima, lucida analisi, fine a se' stessa.

Ma poi ricordi.

Ricordi quanto ti ha dato negli ultimi anni questa "cosa", quanto ti ha aiutato, quanto bene ti ha fatto ancor prima che male, le persone che ti ha fatto conoscere, i rapporti che ha creato, le emozioni, la felicita', il senso di appartenenza, la gioia per poter finalmente esprimere, mostrare, condividere.

E allora capisci che i limiti esistono, ma al loro interno si puo' continuare a vivere, magari ripartendo da zero e muovendosi in un'altra direzione, giocando a reinventarsi, a sperimentare ancora.

Perche' la vita non finisce quando ti trovi davanti un muro che non sai scalare.

Finisce quando ti siedi a fissarlo, e non ti accorgi che tutto intorno ci sono mille altre strade.

Inclusa la tua.

postato da: Anna73 alle ore 11:56 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
sabato, 27 dicembre 2008

L'ombra sulla neve

Capita a volte di vedere l'ombra e non l'albero che la proietta, il sintomo e non la causa, il difetto invece del pregio.

Ogni cosa ha piu' facce al punto che sembrerebbe che in fondo tutto sia relativo e torto e ragione, bene e male, morale e immorale si confondano e si mostrino diversi a seconda del punto di vista.

Non e' bello non aver certezze ma e' sempre meglio che averne troppe, perche' fanno veder le cose sempre allo stesso modo come chi, abituato a guardare sempre in basso, vede solo l'ombra e se invece per una volta alzasse gli occhi vedrebbe non solo l'albero, ma addirittura il sole.

Ma le certezze pesano e lo sguardo resta basso, fisso sulla neve, sul fango, sul suolo.

Beato chi per vivere puo' farne a meno.

postato da: Anna73 alle ore 13:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 25 dicembre 2008

Che fine ha fatto la magia

Che ne e' stato della magia, quella che una volta c'era e adesso non c'e' piu'?

Dove sono finiti lo stupore, la meraviglia, l'incanto e la poesia?

In quale mattina nebbiosa e trafficata li abbiamo persi, in quale andito polveroso li abbiamo appoggiati per poi dimenticarcene?

Quale moto dell'animo disilluso ce ne ha allontanati per sempre, quale ennesimo fastidio ha chiuso a chiave le porte che ce ne separano?

Ecco non abbiamo perso nulla: ce ne siamo solo allontanati.

I palazzoni grigi rivelano un cielo azzurro se ti ci accompagna intorno una bella signora.

La nevicata improvvisa ti riempie di gioia se il tuo cuore s'e' appena intenerito al cospetto di due occhi luminosi e intensi.

La pioggia battente non da' tristezza se puoi accarezzare una cascata di capelli biondi e sussurrarle parole d'amore, magari mentre allontani un cagnetto dolce ma un po' inopportuno.

La magia non e' mai sparita: siamo noi che a volte la vediamo e piu' spesso no.

E' una condizione dell'anima: qualcosa di molto simile alla felicita'.

E' nei nostri occhi, come la bellezza.

postato da: Anna73 alle ore 11:19 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 24 dicembre 2008

Immagini di un anno



(Citazione necessaria)

Una corsa di camosci sul limitare dei ghiacci di Sea.

L'acqua calda che sprizza dalla doccia sulla spiaggia in agosto.

Una citta' vista quasi a volo d'uccello, attraverso una selva di lucchetti appesi alla catena del parapetto.

Le luci rosse delle auto che precedono la mia in una sera d'autunno in tangenziale, sfocate dal parabrezza bagnato di pioggia.

L'ultimo ritocco al trucco prima di scendere dalla macchina in una tiepida sera d'aprile.

Gli occhi sbarrati di un cliente del pub quando mi vede entrare.

Il cuore che batte forte durante una lunga salita sui pedali.

Una strada innevata percorsa in bici.

Lo sguardo intenso di una persona amata, il sorriso aperto di un amico.

L'abbraccio caldo di una pashmina amaranto che mi fu regalata tanti anni fa.

Il tempo odioso tiranno, amorevole galantuomo, ottuso contabile di una vita scandita dal suo passare.

Le immagini di un anno nei suoi titoli di coda.

Come siamo cinematografici quando pensiamo al passato.

E quante emozioni, nei nostri flashback.

postato da: Anna73 alle ore 16:29 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 23 dicembre 2008

Alieni

Stai a vedere che qui l'unica vera terrestre sono io.

postato da: Anna73 alle ore 08:50 | link | commenti (1)
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lunedì, 22 dicembre 2008

Incroci sentimentali

Troppi colori, troppi momenti, troppe sensazioni, troppa intensita', troppa fretta.

Quando sono con quelle poche, pochissime persone, quelle giuste, quelle a cui voglio bene, il tempo e' sempre troppo poco.

A volte mi dolgo di questa eccessiva, estenuante transitorieta', eppure se non fosse per questi momenti che cosa misera sarebbe la vita.

E quanto mi fa riflettere e m'intenerisce il sapere che qualcuno prova per me, magari non corrisposto o non abbastanza, quelle stesse sensazioni che io provo per altri, che qualcuno considera i momenti passati con me preziosi, unici, indimenticabili cosi' come io nei confronti di altri.

In un incrocio di sentimenti, di emozioni, di speranze che rende la vita qualcosa di unico e dolce, degno d'esser vissuto.

A volte.

Sì.

postato da: Anna73 alle ore 16:40 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 18 dicembre 2008

La sindrome degli ultimi giorni

L'aereo cadra': sto vivendo i miei ultimi giorni, le mie ultime ore e quindi devo fare un sacco di cose per l'ultima volta, incluso vederti.

Tutte le volte che devi prendere l'aereo va cosi'.

Non importa se hai maggiori probabilita' di vincere qualcosa alla lotteria piuttosto che di morire in volo: l'aereo cadra', il tuo inconscio ma anche tutto il resto della psiche te lo ripetono in modo ossessivo.

Beh certo non fai scenate, non ti metti a urlare in preda al panico, ma vivi questi giorni, queste ore pensando che forse, chissa', potrebbero esser gli ultimi.

Fino a quando, salendo la scaletta, darai mentalmente l'addio alla terra perche' l'aereo cadra' sicuramente durante il volo d'andata.

Poi arriverai a destinazione, farai quel che devi fare, ti imbarcherai e tornerai sana e salva -quando tornano gli aerei fan meno paura- e dimenticherai tutto fino alla prossima volta.

Povera stella.

Succede anche a me, uguale uguale.

Ma col tempo ci si fa l'abitudine, e a forza di ultimi giorni si finisce col non prendersi piu' tanto sul serio.

Tanto l'ultimo giorno, quello vero, raramente ti avvisa in anticipo che sta per arrivare.

postato da: Anna73 alle ore 20:18 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 17 dicembre 2008

La montagna giusta

Mi piaci, uh quanto mi piaci!

Ti ammiro: quanto vorrei essere come te, assomigliarti almeno un po'.

Certo se smussassi un po' gli spigoli, se spuntassi un po' gli aculei.

Se ammainassi un po' quelle bandiere, se la smettessi con quegli atteggiamenti scostanti.

Se potessi buttar via o almeno filtrare tutte quelle cose di te che non mi piacciono, quanto di piu' mi potresti piacere.

Ma a che pro, domando io: perche' mai dovrei cambiare per piacere a te?

Che guadagno ne avrei, che miglioramento mi dovrei aspettare, quale aumento di benessere interiore potrei esigere?

Forse che piacendo di piu' a te piacerei di piu' a tutti?

E anche se fosse?

Forse che il piacere agli altri in quest'epoca di consenso a ogni costo e di angoscia da audience e' diventato necessario quando non vitale?

Ascolta.

Se io smussassi gli spigoli, se spuntassi gli aculei.

Se ammainassi le bandiere, se smettessi gli atteggiamenti scostanti.

Se buttassi via tutto quel che di me non ti piace, allora non sarei piu' io, e alla lunga non ti piacerei piu'.

Se non sono capace di salire una montagna non perdo tempo a costruirci una strada: mi accontento di guardarla da lontano finche' mi stufo, e quando succede volgo lo sguardo altrove.

Perche', per quanto mi potesse piacere, non era la montagna che faceva per me: quella che avrei potuto salire ad occhi chiusi, quella perfetta per le mie capacita', per la gioia che mi avrebbe dato l'arrivare in cima.

Quella giusta.

Le persone non cambiano: molto meglio, e anche piu' saggio, cambiar persone.

postato da: Anna73 alle ore 08:53 | link | commenti (3)
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martedì, 16 dicembre 2008

Il miracolo di Natale

Ieri ho fatto una cosa per me assolutamente inusuale.

Sono andata al centro commerciale e sono entrata in un negozio di abbigliamento.

Ho girato a lungo tra gli articoli esposti, osservandoli con cura.

Capito il genere che mi piaceva ne ho provati molti nei camerini, finche' ho trovato quello giusto anche come misura.

Poi sono andata alla cassa, ho pagato -"Vuole che le facciamo la tessera fedelta'?" "No, grazie"- e sono uscita ma l'antitaccheggio ha suonato perche' la commessa non aveva tolto tutte le sicurezze.

Tornata indietro ha risolto il problema e me ne sono andata.

Con un bellissimo giubbotto di pelle, da maschio.

E' il miracolo di Natale: sono andata a comprarmi una cosa da uomo di cui non avevo urgente, assoluta, indifferibile necessita'.

Che bello, son guarita.

Evviva.

postato da: Anna73 alle ore 08:35 | link | commenti (6)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 15 dicembre 2008

Frustrazioni

Piove, non sono a casa mia e non ho niente da fare.

In queste condizioni dopo aver giochicchiato un po' col cane -senza troppa convinzione da parte di entrambi- il problema di cosa fare per arrivare all'ora di pranzo si fa serio.

Metto mano a un po' di riviste sparse sul tavolo e do' un'occhiata, anche se piu' che leggere sfoglio.

Ah, che meraviglia.

Vestiti, borse, calze, accessori.

Scarpe.

Consigli di moda e bellezza, attualita', glamour.

Modelle perlopiu' anonime, ma non manca qualche volto noto.

Ricette di cucina e consigli per la casa, ma quelli li salto: noi uomini-che-si-vestono-da-donna raramente siamo interessati a queste cose.

Pero' c'e' una cosa che abbiamo in comune con le donne, credo.

Si insinua pagina dopo pagina e lentamente prende il posto dell'ammirazione e dell'interesse nel vedere tanta bellezza, e ti porta a sfogliare in modo sempre piu' distratto, a volte nervoso.

Perche' capisci -e nel mio caso lo capisco ancor prima e ancor di piu'- quale sia l'effettiva distanza che separa il modello proposto dalla tua realta' fatta di carne non troppo perfetta, di misure non proprio ideali, di curve troppo morbide o troppo secche.

E ti prende, inevitabile, come un sentimento di sconforto, di emulazione impossibile, di cosa-ci-provo-a-fare-tanto-e'-inutile.

Di inadeguatezza.

Ci rido sopra: e' ovvio che non sono una modella, sono un uomo.

Ma credo che per molte donne questa cosa non sia liquidabile con una risata e un'alzata di spalle, e che alla lunga finisca con lo scavare dentro.

Non so, ma ho questa sensazione.

Forse proporre modelli irraggiungibili serve solo a generare frustrazione.

E a far comprare un sacco di cose inutili nel tentativo di emularli, nel frattempo.

postato da: Anna73 alle ore 08:55 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 12 dicembre 2008

Compagnie

Io non son fatta per queste cose.

Periodicamente ci ricasco, e periodicamente mi ripeto "mai piu'".

Non sono fatta per mediare, concordare, metter d'accordo, dipendere.

Mi muovo bene se mi muovo sola, al massimo in due, in tre solo se il terzo ha quattro zampe e non rompe l'anima dicendo che andrebbe piu' volentieri altrove.

E' una lezione che avevo gia' imparato ai tempi delle gite in montagna, poi vai a sapere com'e' l'avevo dimenticata perche' credevo che il mondo di Anna fosse immune da questo tipo di problematiche, e invece no.

Metter d'accordo le persone e dover dipendere da loro per andare su una parete o anche solo a bere una birra vestita da donna e' faticoso, a volte estenuante, e soprattutto e' un'operazione dall'esito incerto proprio a causa del numero di persone coinvolte.

Ma il punto non e' solo quello che costa fatica, ma che indipendentemente dall'esito positivo o meno dei miei sforzi poi mi sento vincolata, dipendente, legata-a.

Stessi sentimenti che prova la mia compagna, e infatti non e' un caso che si vada cosi' d'accordo.

Io sto bene anche sotto un albero a far niente, a patto che sotto quell'albero ci sia solo io.

Peccato che ogni tanto me ne dimentichi.

Peccato che ogni tanto me ne debba ricordare.

postato da: Anna73 alle ore 12:15 | link | commenti (3)
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Maschere

Ma non sara' che il vestirsi da donna -per me- e' anche una comoda scorciatoia per migliorare qualita' e numero delle relazioni sociali?

Puo' sembrar strano, ma se ci rifletto un attimo non posso non pensare che la maggior parte delle persone che frequento non mi avrebbero degnato di grande attenzione ne' m'avrebbero "fatto amica" se mi fossi presentata come vesto di solito, cioe' da uomo.

E' curioso: non c'e' in me volonta' di mentire -in fondo se mi vesto da donna e' perche' mi piace- ma devo ammettere che questa "maschera", mi si passi il termine, e' straordinariamente efficace nel procurarmi contatti e nuove conoscenze, al punto che spesso mi trovo a dover sforbiciare e cernire perche' umanamente m'e' impossibile dar retta a tutti.

Questa cosa potrebbe far inorridire alcuni sostenitori della supremazia della sostanza sull'apparenza: non vorrei entrare in fumose, lunghe ed estenuanti discussioni con loro ma io mi limito a riportare un dato di fatto, e cioe' che il numero di nuovi amici trovati da quando mi vesto da donna e' largamente superiore a quello totalizzato in tutti gli anni precedenti, che son tanti, nevvero.

E quindi?

Meglio il pacchetto del regalo, la copertina del libro, la pubblicita' del prodotto?

Si e no, perche' se una volta agganciati -e aver capito che oltre ad esser noiosa, indisponente e piena di dubbi e incertezze sono anche assai poco disponibile- gli amici rimangono vuol dire che in fondo qualcosa han trovato.

Cosa sinceramente non saprei ma, contenti loro, contenti tutti.

postato da: Anna73 alle ore 09:19 | link | commenti (6)
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giovedì, 11 dicembre 2008

Medicina-fai-da-te


(Da internet)

Una macchietta della pelle che diventa vitiligine.

Un dolorino all'inguine che diventa un'ernia.

Un po' d'infiammazione alla spalla -destra? Sinistra? Fa lo stesso- che e' subito infarto.

Un valore un po' sballato dei linfociti assunto a indicatore di probabile leucemia.

E' la medicina-fai-da-te dei tempi di internet.

Ormai si va dal medico non per sapere cosa si ha, ma per cercar conferma della diagnosi che ci si e' fatti sul web.

Ed e' proprio li', durante le ore solitarie di navigazione, che i fantasmi prendono consistenza, le paure crescono, le ansie proliferano.

Senza alcuna competenza clinica si mettono assieme i sintomi piu' disparati a formare quadri devastanti: malattie rarissime, sindromi sconosciute, casi da uno su un milione dei quali saremmo vittime.

E si prendono fischi per fiaschi praticamente sempre.

Come chi pensasse che la crema della foto serve a render piu' femminili i travestiti, e invece e' un banale antimicotico.

Certo il nome potevano sceglierlo meglio, ma che ne sanno, loro.

postato da: Anna73 alle ore 09:19 | link | commenti (5)
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mercoledì, 10 dicembre 2008

Che bella la neve

Che palle la neve!

C'e' chi deve perder tempo a toglierla dai vetri e dal lunotto, chi per poco non si rifa' la fiancata sulla salita del garage ancora intonsa.

Chi trova lo spazzaneve davanti e fa la strada a passo d'uomo, chi arriva lungo in frenata e tampona quello davanti.

Chi si deve alzare prima perche' abita in collina e deve metter le catene, chi aspetta mezz'ora al freddo l'autobus incolonnato nel traffico.

Che palle 'sta neve!

Solo bambini e cani son contenti, solo loro si divertono.

Gli altri no, son persone serie, anche un po' tristi a volte.

"Ah la neve va bene in montagna ma no in citta': guarda che casino!"

E invece e' bella, perche' per una volta inceppa il meccanismo, apre uno spiraglio, una porta per chi vuole affacciarsi e scoprire che la' fuori c'e' ancora un mondo che se ne frega dei suoi orari, dei suoi obblighi, delle sue nevrosi.

Un mondo al rallentatore come le auto in coda, come i fiocchi che cadono, come certe sere di vigilia in cui il tempo non passava mai e toccava andare a letto anche se non si aveva sonno.

Un mondo piu' lento e percio' piu' umano.

Che bella, la neve.

postato da: Anna73 alle ore 09:02 | link | commenti (4)
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martedì, 09 dicembre 2008

Condivisione

"Ma che fa l'Anna, non scrive oggi?"

"E' in ritardo, di solito pubblica entro le nove."

"Ci riprovo tra un po', magari avra' scritto."

Ci sono anni in cui i regali di natale arrivano in anticipo.

Come quando scopri che ci sono persone che ogni giorno ti aspettano, e se non scrivi un po' s'incazzano come faccio io quando cliccando il sito della Stampa non trovo il pezzo nuovo del Gramellini, che sara' magari un po' qualunquista, ma come scrive lui...

O come quando da fonte certa e irriferibile apprendi che una di queste persone, vedendoti a una serata in cui eri per forza di cose al maschile -e sapendo tuttavia chi eri- avrebbe tanto voluto parlarti, dirti guarda io so, ti leggo, mi piace quel che scrivi, e non ne ha avuto il coraggio manco fosse davanti a una qualche personalita' che potesse risentirsene, o risponder male, con sufficienza quando non con sprezzo.

E pensare che invece ne sarei stata felice, essendo la mia vanita' cosi' smisurata da poter competere solo con la mia testardaggine e -a volte- con la mia paura nel mostrarmi in giro.

Eppure.

Sapere che nonostante cio' anche oggi c'e' chi aspetta queste righe e' bello, fa sentir bene, no importante, questo no, solo bene.

Come quando apri un po' i pacchetti e sbirci, scoprendo che quel dono che aspettavi e' li' sotto la carta, e in quel momento hai la certezza che prima o poi potrai aprirlo, stringerlo tra le mani e sentirti un po' felice, perche' sai che tutto quel che hai scritto, fatto, vissuto non andra' perso per sempre ma ci sara' qualcuno che se lo ricordera' per te e a volte con te.

Credo si chiami "condividere".

Che e' sempre di gran lunga meglio che tener solo per se'.

postato da: Anna73 alle ore 08:50 | link | commenti (3)
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lunedì, 08 dicembre 2008

Si pone il problema

Si pone il problema d'una cena con successivo spettacolo teatrale, in un posto in cui non sono mai stata e in cui non so che gente ci sara'.

Pare pero' che a parte la collocazione prestigiosa in pieno centro -ma io vestita da donna in pieno centro? No aspetta fatemi capire...- la cena sara' non dico di gala, ma neppure di quelle malamente servite da camerieri frettolosi che si barcamenano tra le dodici pizze del tavolo quindici e la coca cola per il bambino frignone del tavolo sette.

Insomma una cosina elegante a lume di candela, dicono.

Il problema, problema principe di ogni donna ma anche di ogni uomo-vestito-da-donna, e' "oddio cosa mi metto".

L'"oddio" e' rafforzativo che non cambia di troppo i termini della questione, ma serve a dare carattere d'urgenza e ineluttabilita' alla decisione che va comunque presa.

Siccome non possiedo abiti lunghi -che data l'altezza mi starebbero inevitabilmente corti- ripiegherei sul mai desueto tubino nero con bolerino a coprire le spalle (si noti il curioso ricorrere delle desinenze in "ino") il tutto abbinato a un paio di chanel non vertiginose e con un filo di perle -finte- a guarnire il tutto.

In pratica si tratta di tirar fuori dall'armadio un po' di roba dell'anno scorso, quel tipo di roba che non passa mai di moda perche' e' semplice e di sicuro effetto.

Speriamo che basti perche' non ho ne' quelle grandi idee, ne' quella gran voglia di andare a fare acquisti.

E poi non ho ben capito questa cosa dell' "io vestita da donna in centro a Torino": mi dev'essere sfuggita, e un po' m'inquieta.

Parecchio, m'inquieta.

Il problema si pone.

postato da: Anna73 alle ore 18:33 | link | commenti (4)
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sabato, 06 dicembre 2008

Lucchetti

C'e' gente che per prendersi e farsi prendere sul serio ha bisogno di un rito, di un gesto simbolico.

Si promette, si giura, si firma il contratto: si chiude il lucchetto e si butta via la chiave.

Chi vuol far le cose in grande -e puo'- si sposa.

Chi non puo' o non se la sente magari si limita a chiudere un lucchetto.

In entrambi i casi ci si illude che il gesto sia definitivo, ma non e' vero.

Perche' non esiste contratto che non si possa sciogliere, o acciaio che non si possa tagliare.

Nulla e' per sempre: non lo e' la vita ne' tantomeno le promesse che lungo il suo corso facciamo.

Non basta serrare un lucchetto e poi buttare la chiave: bisogna alzarsi ogni mattina con la volonta' di tenerlo chiuso, altrimenti prima o poi qualcuno lo aprira'.

Solo cosi' le promesse durano per sempre.

Solo cosi' si ama per tutta una vita.

postato da: Anna73 alle ore 14:43 | link | commenti (2)
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