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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


venerdì, 28 novembre 2008

Punti di vista

C'e' gente che quando nevica va a sciare.

Quelli li chiamano "sportivi".

Ce ne sono che anche quando nevica lavorano all'aperto.

Quelli li chiamano "persone serie".

Ce ne sono addirittura alcuni che quando nevica continuano a fare la guerra.

Quelli li chiamano "duri" o in alternativa "veri uomini", anche se il termine giusto sarebbe "mona" e non certo per via della neve.

Ce ne sono altri che proprio non escono di casa.

Quelli li chiamano "prudenti" (e non sanno cosa si perdono).

E poi ci sono quattro gatti che anche quando nevica vanno lo stesso in bici.

E quelli li chiamano "pazzi".

postato da: Anna73 alle ore 08:59 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 27 novembre 2008

La minoranza nella minoranza

Sono alcuni anni ormai che vado in giro in citta' in bicicletta, e sono alcuni anni che frequento l'ambiente degli uomini-che-si-vestono-da-donna, come curiosa prima e come parte integrante poi.

I cosiddetti "ciclisti urbani" sono una minoranza dei cittadini, cosi' come lo sono gli uomini-che-si-vestono-da-donna: dev'esserci qualcosa che mi attrae, nelle minoranze.

In entrambi i casi pero' mi son sentita -e mi sento tuttora- parte di una minoranza nella minoranza.

Sono infatti una minoranza i ciclisti urbani che rispettano il codice della strada, semafori rossi in primis, cosi' come sono una minoranza gli uomini-vestiti-da-donna che nel farlo non diventano caricature pronte a mostrare quel che le donne -quelle vere- di solito nascondono.

In entrambi i casi credo che l'anonimato giochi un ruolo importante.

E' anonimo il ciclista che "buca" il rosso (e alcuni fanno numeri acrobatici arrivando fino in mezzo all'incrocio per poi fermarsi, pur di non subire l'onta di mettere il piede a terra in corrispondenza della linea d'arresto), cosi' com'e' anonimo il travone che in foto su internet mostra solo il culo e dal vivo un mascherone da circo.

Ognuno se interrogato in merito tirera' fuori le ragioni piu' disparate.

Per esempio chi passa col rosso in bici dira' che tanto "non c'e' nessuno" oppure che fermarsi e' "assurdo" o anche  "tanto faccio attenzione", mentre i piu' tosti affermeranno "guarda che rischio di mio!" (che uomini!) ma i piu' onesti ripiegheranno sul sempreverde "me ne frego", per non parlare di chi la buttera' addirittura in ideologia con discorsi che ricordano quello famoso della discesa in campo di Berlusconi, in cui voleva far passare che lo faceva per il nostro bene invece che per il suo.

Ho meno repertorio di giustificazioni per i casi di travestitismo, ma credo che in fondo il "chi se ne frega tanto non mi riconosce nessuno" -dal culo e' difficile- sia sempre in auge.

Perche' l'anonimato e' uno strumento potente per tirar fuori quel che si ha dentro.

Se nessuno ti puo' prender la targa, se nessuno ti puo' riconoscere allora ti concedi di fare quello che davvero vuoi.

E li' viene fuori la persona per com'e', al di fuori della rete di regole e comportamenti imposti da fuori proprio per cercare di assicurare un minimo di civile convivenza.

E non sempre e' un bello spettacolo.

Con buona pace di chi le regole le rispetta comunque: non perche' deve, ma perche' ci crede.

postato da: Anna73 alle ore 10:04 | link | commenti (7)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 26 novembre 2008

Gli altri

Qual'e' il problema di una coppia gay o lesbo che se ne voglia andare in giro teneramente abbracciata?

Gli altri.

E quello della medesima coppia che voglia adottare un bambino?

Gli altri.

E quello di uno che voglia arrivare puntuale sul lavoro e trova coda?

Gli altri.

E quello di uno che voglia dormire mentre qualcuno fa dei lavori in casa tipo trapanare o spaccare col martello?

Gli altri.

E quello di uno che cerca lavoro e non lo trova?

Gli altri.

E quello di chi trova una coda immensa alla cassa, in banca, dal medico?

Gli altri.

E quello di un uomo che voglia andare in giro vestito da donna?

Gli altri.

Gli altri.

Gli altri.

A me tutti questi altri cominciano a stare un po' sulle balle.

postato da: Anna73 alle ore 08:39 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 25 novembre 2008

Facebook

Mi guardano strano quando dico che non ho un profilo su Facebook.

Se mi chiedono perche' sulle prime non so rispondere, forse  perche' non me ne importa nulla.

Ho un profilo su Netlog solo perche' qualcuno mi ha avvisato che stavano usando delle foto mie e ho dovuto iscrivermi per segnalare la cosa.

Ma Facebook?

Dicono che una delle cose belle di Facebook sia che puoi incontrare i vecchi amici e compagni di scuola: io pagherei per avere la certezza di non incontrarli mai piu', altro che andarli a cercare.

E se poi scoprissi che il bullo adesso siede in qualche consiglio d'amministrazione?
E se il piu' brutto della classe avesse sposato una strafiga?
E se le oche fossero diventate brillanti donne in carriera, professoresse emerite, personalita' politiche?

Niente di piu' facile, visto come va il mondo.

Certo se il bullo fosse finito in galera, il babbione sposato con una peggio di lui e le oche a casa dei genitori dopo essersi separate da uno che le menava e nel frattempo gli ha fatto fare quattro figli, beh penserei che in fondo io queste cose le avevo previste e proprio male non gli sta'.

Ma non e' meglio illudersi che finire disillusi?

E poi, cosa mostrerei della mia vita?

Il lato piu' bello non lo posso mostrare, di mostrare il resto faccio anche a meno.

C'e' voluto un sacco di tempo e di lavoro per superarlo, il passato.

Lasciamolo dove sta', che e' meglio.

postato da: Anna73 alle ore 09:54 | link | commenti (7)
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 24 novembre 2008

Eufemismi

Ci sono almeno due modi di ignorare.

Uno e' quello di chi semplicemente ti ignora, l'altro e' quello di chi lo fa volutamente.

L'effetto e' lo stesso, ma mentre nel primo caso e' possibile che prima o poi ti si noti, nel secondo e' pressoche' impossibile perche' in realta' t'han gia' notata, ma -appunto- t'ignorano di proposito.

Visto che stasera va cosi' allora me ne resto qui seduta e guardo l'unico paio di gambe che -son sicura- nessuno s'offendera' se fisso con insistenza: le mie.

A me il termine travone "me fa mori' ".

E' un po' come "frocio" per i gay: tra di loro se lo possono dire impunemente e anzi a volte ci si divertono pure, a patto che ci sia un buon rapporto, mentre se glielo dice un estraneo diventa immediatamente dispregiativo.

Meglio evitare di dar del frocio a un gay, a meno che non siate amici e possibilmente gay voi stessi.

Ecco per me "travone" e' la stessa cosa: lo trovo divertente perche' finisce in "one" e quindi suggerisce una persona corpulenta, un po' grezza, il classico uomo con una parrucca in testa, le autoreggenti e il tacco 18 con la zeppa.

Pero' se me lo dicesse un estraneo m'offenderei pure io, ma con gli amici (o "amiche", vabbe') lo usiamo spesso.

Non siamo molto "politically correct".

Certo volessimo esserlo potremmo trovare un eufemismo di quelli che van di moda oggi, una cosa tipo "diversamente donne".

Ecco si' questo mi piacerebbe.

"Sei maschio o femmina?"

"Diversamente donna, prego."

(pensiero: "...ah...un travone...")

"Appunto".

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categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 20 novembre 2008

Immaginare il cambiamento

Immaginare il mondo diverso da com'e' e' uno sforzo che non tutti sono in grado di fare.

Certo non e' difficile immaginare un mondo in cui le auto siano tutte elettriche, l'energia tutta rinnovabile e l'aria pulita ovunque come in montagna.

Non e' difficile perche' questa in fondo non e' che una versione migliorata del mondo che c'e' gia'.

Ma se io mi metto a proporre un mondo in cui non ci siano piu' maschi e femmine "per forza" ma ognuno possa assumere il ruolo che piu' gli piace, anche cambiando idea spesso, ecco che il meccanismo s'inceppa e diventa difficile immaginare quello che per molti non sarebbe che la versione globale d'un manicomio.

Il punto e' che i cambiamenti sono una cosa, gli sconvolgimenti un'altra.

Un cambiamento lo puoi assimilare modificando e riadattando una parte relativamente limitata del tuo modo di pensare, uno sconvolgimento e' qualcosa che ti precipita in un mondo alieno nel quale devi imparare tutto daccapo.

Ecco il motivo per cui molte persone come me desiderano ardentemente cambiare sesso per poi scomparire e avere una vita "normale".

Perche' in fondo neppure noi siamo in grado di immaginare, progettare e gestire un cambiamento di mentalita' cosi' radicale, come quello che sarebbe richiesto da un mondo in cui il sesso di appartenenza non fosse piu' importante del colore dei capelli.

E se non lo facciamo noi che siamo parte in causa, non e' che gli altri si preoccupino tanto di farlo.

postato da: Anna73 alle ore 09:19 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 19 novembre 2008

Il viaggio di Natale

 Avanzano affiancati in bicicletta, sotto un cielo plumbeo gonfio di neve.

Trascinano un carretto a due ruote, i cui manici sono legati alla bell'e meglio uno per bici. La strada e' deserta: qualche macchina ogni tanto, altri ciclisti, la campagna innevata tutt'intorno.

Venti chilometri.

Tanto dista da casa l'unica segheria che ancora venda qualche sacco di segatura.

Il bambino guarda il padre e chiede quanto manca: "poc" e' la risposta, anche se e' da piu' d'un'ora che manca "poc".

Da Torino a Vastalla: venti chilometri a andare, venti chilometri a tornare.

E' inverno e fa freddo in casa: al mattino i vetri della stanza sono ricoperti di condensa ghiacciata: la stufa a segatura e' l'unico modo per scaldarsi un po'.

Tra sessant'anni la chiameranno "pellet", ma ora e' semplicemente "resiüra".

L'andata e' in leggera salita, il ritorno col carretto pieno sara' un po' in discesa, ma che fatica: un bambino di dodici anni non ha tanta resistenza e anche se e' abituato alla bicicletta non ce la fa' gia' piu'.

Arrivano, caricano i sacchi e il carretto si fa di piombo: la breve salita per Robassomero la percorrono a piedi, spingendo.

A migliaia di chilometri da qui nei pressi del Don i soldati dell'ARMIR stanno per trascorrere l'ultimo Natale nelle tane prima di cominciare a ritirarsi. A sud invece dall'altro capo del mondo si mangiano vento e sabbia nei dintorni di Tobruk.

Qui si patiscono la fame e il freddo, e si fanno quaranta chilometri per un po' di segatura.

Il cielo lascia cadere qualche fiocco mentre imbrunisce.

Quanto manca? "Poc".

E scorre lento il muro di cinta della Mandria sulla destra, finche' si passa il ponte a Venaria.

Quasi a casa.

Si scarica il carretto, un sacco in casa e gli altri in cantina.

Il bambino stremato -mio padre- entra in casa, si butta sul divano, si raggomitola e comincia a piangere a dirotto.

E' la vigilia di Natale.

1942

postato da: Anna73 alle ore 09:30 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 18 novembre 2008

La favola bella

Non e' questione di voler essere la piu' carina, la piu' simpatica, la piu' femminile, la piu' "qualcosa".

Non e' neppure questione di mettersi in mostra, di voler fare la primadonna, di volersi distinguere dalle altre.

E neanche e' un modo di cercare amicizie, relazioni, amori mettendosi in vetrina.

Quello che mi interessa e' raccontare.

Scrivere mi e' sempre piaciuto, ma per poter scrivere serve una storia.

Anna e' un buon argomento perche' mi emoziona, mi coinvolge, perche' e' viva, ma le cose che scrivo non sono Anna, quanto piuttosto il mio modo di raccontarla.

Non e' un trattato di psicologia, non e' un manuale sulle donne fai-da-te e neppure una scusa per parlar di travestiti e transessuali.

E' un modo per narrare una storia, una fiaba che s'intravede tra la filigrana delle righe, delle parole, delle virgole e dei punti e che sarebbe andata persa tra mille altre, se nessuno l'avesse raccontata.

Un modo per fissare qualcosa che resti, in mezzo a questi anni che fuggono.

postato da: Anna73 alle ore 09:06 | link | commenti (6)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 17 novembre 2008

Gruppo si', gruppo no.

Se volete uscire in un luogo pubblico lo potete fare da sole oppure in gruppo.

"Sole" vuol dire proprio da sole oppure in una compagnia in cui siate l'unico uomo-vestito-da-donna (o come preferite definirvi, fate voi).

Il vantaggio del gruppo e' che da' un senso di protezione e aiuta a superare ansie e timori, pero' se avete la sia pur minima ambizione di passare inosservate evitatelo come la peste.

Muoversi in gruppo attira l'attenzione, e anche se voi vi considerate passabili ci sara' sempre quella che non lo e' che attirera' per prima gli sguardi che poi -effetto domino- prima o poi arriveranno anche da voi.

Con questo non voglio dire che le uscite in gruppo siano male e quelle solitarie siano bene: e' questione di capirsi su quali sono gli obiettivi che vi ponete.

Se volete passare una serata con gli amici allora non importa come sono vestiti, chi vi guarda e chi no: uscite e basta.

Se volete fare un test di vita reale e cercare di capire se date nell'occhio o meno, allora evitate il gruppo e cercate di mimetizzarvi.

Avrei preferito esser sola sabato sera? No non credo.

Meglio essere stata in gruppo? Mah.

Lo rifarei?

Boh.

postato da: Anna73 alle ore 09:23 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 16 novembre 2008

Una sera al ristorante

E anche questa e' fatta.

Bella serata, bel posto, bella compagnia: pero' non chiedetemi di ripeterlo a breve.

Non che non mi sia piaciuto, ma la sensazione di disagio c'e' sempre.

Ci tornero' su', quando avro' riordinato i pensieri sparsi e le emozioni.

Per ora grazie.

A tutti.

postato da: Anna73 alle ore 11:13 | link | commenti (5)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
sabato, 15 novembre 2008

La coperta di Anna

Cosi' come Linus non puo' fare a meno della sua coperta, Anna non puo' -almeno in questo periodo- fare a meno dei pantaloni.

L'accostamento ha motivo d'essere, se si pensa a cosa significa la coperta per il buffo bambino dei Peanuts: sicurezza, essenzialmente.

Senza la sua coperta Linus va nel panico, si agita, si sente a disagio.

I pantaloni sono comodi per piu' motivi, alcuni evidenti altri meno: per esempio tengono caldo, ma mi consentono anche di uscire di casa indossandoli, cosa che con una gonna sarebbe piu' difficile fare.

Poi mi rendono meno appariscente, o almeno questo e' quel che credo.

Mi ci sento piu' a mio agio che con le gambe in mostra, e visto che qualunque cosa che limiti il disagio e' benvenuta non ci penso neppure a farne a meno.

Altro elemento rassicurante: le scarpe basse.

Finalmente ne posseggo due paia e le sto mettendo spesso, anche in questo caso con l'obiettivo di dare meno nell'occhio.

Poi vabe': travestito sono e tale rimango, pero' in questo modo ho l'idea di esserlo un po' meno.

Son piccole cose, ma aiutano.

Un po' come la coperta di Linus, appunto.

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venerdì, 14 novembre 2008

La giostra dei sogni

E' successo di nuovo stanotte.

Mi sogno spesso vestita da donna in questo periodo, ed e' una cosa che raramente mi capita.

Stavolta il sogno era troppo sconnesso, privo di senso per poterlo raccontare e tuttavia permaneva quella sensazione di disagio, di andar si' in giro al femminile ma di volermi nel contempo nascondere perche' provavo vergogna.

Dicono che i sogni abbiano un significato, a volerlo trovare.

Nel mio caso credo portino alla luce un conflitto neanche troppo latente tra due pulsioni opposte: quella di mostrarsi e quella di nascondersi.

E' difficile dire quale delle due potra' averla vinta a lungo termine: il futuro non lo prevede nessuno, tantomeno chi dice di saperlo fare.

Sulla giostra dei sogni non c'e' chi ha ragione e chi ha torto: c'e' solo un'immagine, spesso metaforica, di quel che sta succedendo dentro di noi.

Si puo' decidere d'ignorarla o di tenerne conto, tutto qui.

Comunque stavolta indossavo i pantaloni: qualcosa vorra' ben dire.

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categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 13 novembre 2008

L'amore inaspettato

A volte mi sorprendo per come mi vedono gli altri.

Sono una persona non facile, dalle mille ossessioni, che alterna periodi di entusiasmo ad altri in cui vorrebbe solo sparire.

Spesso rasento l'ipocondria tanto sono preoccupata per il mio aspetto esteriore, ho sempre qualcosa che mi assilla: vuoi una macchietta sul viso che forse ieri non c'era e magari domani non ci sara' piu', vuoi un qualche inspiegabile sintomo che altri si limiterebbero ad ignorare.

E se non ne ho a sufficienza del mio mi preoccupo per gli altri, per le persone che amo.

Eppure ci sono persone che soprattutto grazie a quel che scrivo e al modo in cui appaio mi prendono ad esempio, e alcune finiscono addirittura col volermi bene, col tempo.

Ed io spesso queste persone le tratto male, con indifferenza, con freddezza, quasi ne avessi timore o ne fossi infastidita.

C'e' uno stormo di uccelli che volteggia fuori dalla finestra, in questo momento.

E' un bello spettacolo, proprio perche' sono tanti e si muovono insieme.

Forse e' proprio questo che ho perduto col tempo: la gioia semplice di stare con gli altri.

Ed ho riempito il vuoto con le numerose ossessioni che mi tormentano, appunto.

Volevo essere amata perche' appaio bella, curata, elegante, per le cose che scrivo e per quelle che penso.

Ma ho il sospetto che chi mi ama lo faccia anche per i miei difetti, o nonostante loro.

Non so: mi sento in debito.

Magari domani mi passera'.

Si', speriamo.

postato da: Anna73 alle ore 09:15 | link | commenti (10)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 12 novembre 2008

Rivoglio il mio zaino!

"Alessandria, stazione di Alessandria"

Scendo dal treno portando con me la bici, esco dalla stazione e mi trovo davanti a una piazza.

La gente passeggia, qualcuno mi guarda mentre poso la bicicletta.

Il treno alle mie spalle riparte ed io mi accorgo di aver dimenticato lo zaino in carrozza: ho con me solo la borsetta.

Si' perche' sono vestita da donna ma -orrore!- mi accorgo pure di non indossare la parrucca.

Per fortuna la parrucca ce l'ho nella borsa, e allora cerco un posto un po' discosto per indossarla.

Trovo riparo dietro una fila di confessionali disposti sul marciapiede (tanto e' un sogno, ci possono stare anche i confessionali sul marciapiede) e mi accovaccio armeggiando con la parrucca.

Un prete passa ed entra in uno dei confessionali, non prima d'avermi lanciato un'occhiata di biasimo.

Una donna li' vicino invece mi dimostra simpatia e mi offre uno specchietto per potermi pettinare meglio.

Penso che i miei vestiti da maschio sono nello zaino sul treno, per cui non ho altra scelta che cercare di passare per una donna o -almeno- per una trans.

Abbandono il mio rifugio ed entro in un vicino centro commerciale, salendo una larga scalinata.

Indosso una gonna rossa piuttosto corta, e temo che la balza delle autoreggenti sbuchi da sotto l'orlo.

Provo vergogna, disagio, vorrei non esser li'.

Poco dopo sono a una riunione di lavoro in un'ampia aula, con persone provenienti da tutta Europa.

Sempre vestita da donna, sempre a disagio ma almeno penso che la gente del nord Europa ha una mentalita' piu' aperta, e infatti nessuno sembra guardarmi strano.

Devo telefonare al piu' presto alle ferrovie, magari hanno trovato il mio zaino.

Speriamo.

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categorie: my life, riflessioni, life, sogni
martedì, 11 novembre 2008

Il cassetto dei sogni

Collant neri a rete fine con decorazioni floreali: ma ve li ricordate?

Andavano di moda negli anni '80 se non sbaglio.

Quante volte vedendoli indossati o anche solo in vetrina ho desiderato possederne un paio!

Beh adesso li ho, ma non e' che provi quella soddisfazione da sogno realizzato, da obiettivo raggiunto, da missione compiuta.

Vent'anni fa i miei desideri erano molto piu' semplici: forse credevo ancora che bastassero un paio di calze, un po' di intimo, magari un paio di scarpe col tacco da indossare furtivamente in casa per placare quella "cosa", quel desiderio che ancora non aveva un nome.

Non ero poi molto diversa da quelli che ogni tanto vedo su internet, che a volte mi scrivono e che palesemente non possiedono piu' di un paio di calze da indossare su gambe non ancora depilate.

Magari qualcuno di loro tra un po' di anni si "svegliera'" e diventera' la nuova stella del nostro effimero firmamento, e la gente le scrivera', la vorra' conoscere, la vorra' incontrare.

Chissa'.

Forse lei stessa prendera' a disprezzare quelli che possiedono solo un paio di calze, chiamandoli "feticisti" e lasciando intendere che il loro gioco non e' "serio".

Poi un giorno vedra' in una vetrina qualcosa -magari un collant- che le sembrera' uscito dal suo cassetto dei sogni proibiti, entrera' in negozio, lo comprera' e gli fara' una foto per dire "ecco, finalmente".

E forse facendolo per un attimo si ricordera' da dove arriva, anche se ancora non avra' le idee chiare su dove stia andando.

postato da: Anna73 alle ore 09:01 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 10 novembre 2008

Non si fa

Sulla collina di Chivasso, nel territorio del comune di Castagneto Po, c'e' una bella villa immersa nel verde con un ampio parco alberato e un lungo muretto che lo ripara da sguardi indiscreti.

In questa antica dimora una ragazzina di eccezionale bellezza crebbe in mezzo agli agi e senza preoccupazioni, anche grazie alla fabbrica tessile del nonno -che di cognome faceva Remmert-  sita a poche decine di chilometri da li'.

Quella stessa ragazzina una volta cresciuta avrebbe iniziato a girare il mondo per lavoro, scelta alla quale furono obbligati anche molti suoi coetanei assai meno fortunati di lei.

Certo lei non si recava all'estero in cerca di una borsa di studio da alternare magari all'impiego part-time in un fast-food, lei lo faceva al seguito e come rappresentante delle piu' prestigiose firme della moda.

Non le sara' dispiaciuto quindi dichiararsi italiana quando gli italiani di riferimento si chiamavano Valentino, Versace, Missoni.

Se ne sara' magari fatto un vanto, avra' provato patrio orgoglio: chi lo sa.

Certo anche da noi non nascono solo geni, ma anche personaggi di fronte ai quali dichiararsi compatrioti e' perlomeno imbarazzante.

E pero' non si fa cosi'.

Non sta bene dare un calcio al passato e di fronte all'ennesima gaffe del nostro sciagurato premier sventolare il passaporto francese e dichiararsi sollevata del non essere (piu') italiana.

Chissa' cosa direbbe il nonno, signora Bruni in Sarkozy.

Magari lui piu' che italiano si sentiva sabaudo, eppure son convinta che mai si sarebbe sognato di sputare nel piatto dove fino al giorno prima aveva cosi' ben mangiato.

Cosa che lei sembra fare con una naturalezza, una disinvoltura da farmi sospettare -perdoni la malizia- che in fondo lei italiana sia sempre rimasta.

Se non fuori, almeno dentro.

postato da: Anna73 alle ore 08:51 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 07 novembre 2008

Le scelte estreme

"Se non sei disposto a sostenere le tue idee mettendo a repentaglio la tua vita, i tuoi affetti, il tuo lavoro, se non sei disposto in virtu' di esse a rimetterti completamente in discussione, a sfidare la disapprovazione, la derisione, l'ostracismo degli altri, allora tutto questo per te e' solo un gioco e in definitiva quel che fai non vale nulla."

Non sono le parole di un rivoluzionario estremista e neppure quelle di un fervente predicatore, di quelli che a un certo punto si rifugiano con la loro comunita' nel fondo di una grotta aspettando la fine del mondo.

No: sono parole che ogni tanto mi capita di sentire a proposito della mia condizione, del modo in cui viene vissuta da me e da tanti altri.

Spesso a esprimersi in questi termini sono delle trans, e fin li' sono disposta ad accettare senza replicare il loro punto di vista perche' loro la scelta l'hanno fatta, i rischi se li sono presi e vivono giorno per giorno sulla loro pelle una condizione non facile: sanno di cosa parlano e non si puo' chieder loro di comprendere le ragioni di chi quella scelta non l'ha voluta fare.

Ma quando questo giudizio arriva da persone sostanzialmente estranee al nostro ambiente, che al piu' lo conoscono per averlo frequentato un po', ecco li' son meno disposta a far finta di nulla.

E' straordinario rendersi conto di come in giro ci sia gente che crede di poter entrare nella testa degli altri dopo aver letto poche righe o scambiato qualche battuta, quando in realta' questo non e possibile a volte neppure dopo anni di stretta convivenza.

E dire che basterebbe aver letto i Vangeli per rendersi conto che non e' cosi' facile fare scelte estreme.

Quando alla domanda "cosa posso fare per seguirti" venne risposto "vendi la tua casa, dona i tuoi beni ai poveri, lascia la tua vita e seguimi" non risulta che in molti l'abbiano fatto per davvero.

Certo non tutti allora come ora avevano la stoffa dei santi o dei martiri, ma il messaggio che si voleva far passare non era "andate tutti a farvi mangiare dai leoni" quanto piuttosto "amatevi gli uni con gli altri", evitando per quanto possibile di giudicarvi a vicenda.

Ma nonostante la maggior parte di chi mi legge si professi in qualche modo cristiano, mi rendo conto che nella patria di milioni di allenatori della nazionale puo' non esser facile, astenersi dal fare anche gli psicologi per corrispondenza.

postato da: Anna73 alle ore 09:11 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 06 novembre 2008

X-Dress

Il panorama dei siti per travestiti e transessuali in Italia e' quello che e'.

I siti maggiori, quelli con piu' contatti, sono essenzialmente dedicati all'organizzazione di eventi -anche per autofinanziarsi, diciamolo- e neppure troppo sottobanco alla promozione di incontri tra iscritti e "iscritte".

Non che ci sia nulla di male, ovviamente, ma e' dura uscire dai soliti cliche'.

Alcuni -pochi- gruppi storici non orientati ad eventi e incontri resistono su piattaforme ormai obsolete, il cui appeal e' piu' o meno quello di una mailing list dei primi anni '90: il piu' rappresentativo di questa categoria e' il famoso Tra-Tra, acronimo di travestitismo e transessualita', o qualcosa di simile (credo nessuno l'abbia mai capito).

Una fortunata eccezione in questo contesto e' il forum di X-Dress, ospitato dalla piattaforma Forumfree, che ad un formato abbastanza attuale -oddio, si fa il possibile- unisce ricchezza di contenuti e di interventi, dando spesso origine a interessanti discussioni.

Col tempo nel forum grazie a numerosi nuovi arrivi si e' creata una vera e propria comunita' aperta, in grado di autoregolarsi e condividere esperienze in modo positivo, cosa non del tutto frequente altrove.

Credo che al momento sia il fenomeno piu' originale e degno di nota per quanto riguarda la presenza trav/trans sul web italiano.

Insomma il link e' qui a sinistra: fateci un giro, che ne vale la pena.

postato da: Anna73 alle ore 09:02 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 05 novembre 2008

Si', possiamo


(da Repubblica.it)

Dicono che il nuovo presidente degli Stati Uniti cambiera' il mondo.

E' possibile, ma se lui e' stato eletto e' perche' il mondo e' gia' cambiato.

Il mondo e' fatto di persone: cosi' tante che si potrebbe pensare che i singoli alla fine non contino nulla o quasi.

Ma non e' vero, perche' e' quello che pensano le singole persone che ha determinato il risultato finale.

Forse il presidente Obama non cambiera' il mondo nella misura in cui vorrebbero i suoi sostenitori, ma in questo momento quello che conta e' la volonta' di cambiamento che loro stessi hanno espresso.

E sono milioni, loro.

Tutti pazzi?

Puo' essere.

Da oggi -pero'- mi sento meno sola.

postato da: Anna73 alle ore 09:02 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 04 novembre 2008

Endorsement

Difficile che io parli di politica, ma stavolta faccio un'eccezione.

Dita incrociate, e speriamo bene.

postato da: Anna73 alle ore 08:50 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life