La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

(Foto Chrome)
"Sono freschi...!"
Curvo, vecchissimo, col "bonet" in testa e una giacca grigia, lisa.
Avro' avuto cinque, sei anni e al mercato con la mamma mi capito' d'incrociarlo: reggeva nella mano destra un'unica, solitaria retina di limoni e cercava di venderli ripetendo che erano buoni, che erano freschi.
Forse si vergognava a chiedere la carita' come il non lontano suonatore di fisarmonica, nel cui cappello lasciavo spesso cadere la monetina della mamma, e cercava in questo modo di tirar su' qualche soldo.
Tre o quattro limoni in una retina, freschi.
Sono passati tanti anni da allora.
La poverta' ha assunto nuovi volti, parla nuove lingue, e spesso ormai piu' che commuovere fa paura.
Ma soprattutto sono cambiati gli occhi con cui la guardo e le corazze, i muri, le paratie interiori che me ne fanno rimuovere la presenza, che la fanno sembrar lontana.
Eppure capita ancora una mattina in cui il vento freddo e carico di neve spira dalle montagne, una mattina soleggiata ma che sa' d'inverno, di svegliarmi con in testa quell'eco lontana, e in quel breve periodo che separa il sonno dal resto del giorno commuovermi ancora.
Perche' il tempo non ha cancellato nulla ma solo sovrapposto strato su strato, chiuso a doppia mandata dietro porte polverose e oscure quei momenti di commozione, di intenerimento, di pena, che provavo allora alla vista d'un suonatore di fisarmonica, o d'una retina con tre o quattro poveri limoni, sorretta da una mano che ormai non c'e' piu'.
Erano buoni quei limoni: lo so.
Agri, come il sapore del loro ricordo.
Freschi.

C'e', in questo continuo riferirsi ad Anna, nel voler parlare di lei, nel volerla spingere sempre un po' oltre i suoi limiti un che di ossessivo, di masochistico, di autodistruttivo.
L'intrico di pulsioni, motivazioni, emozioni e sentimenti che e' alla base di questo comportamento e' difficile da districare, da separare nelle singole componenti, ma e' la risultante che conta.
Conosco i rischi correlati ai miei comportamenti, eppure questi non cambiano.
Forse perche' penso che in fondo non succedera' nulla di male -e potrei sbagliare, parecchio- o forse perche' credo che ne valga comunque la pena.
A sporgersi in continuazione su certi baratri si rischia prima o poi di finirci dentro.
Ma non posso rinunciare ad Anna piu' di quanto potrei tagliarmi un braccio perche' mi e' venuta la tendinite.
E' necessaria, nel senso che non potrebbe essere altrimenti.
Insomma, speriamo bene.

Quando decisi di parlare di Anna alla mia compagna avevo in mente un'idea abbastanza chiara di come sarebbero andate le cose dopo se fosse andata bene.
Immaginavo una vita in cui avrei avuto una presenza importante al mio fianco, in grado di darmi sicurezza e alla quale non avrei avuto piu' nulla da nascondere.
Ovviamente immaginavo anche sessioni di shopping selvaggio ed emozionanti uscite serali.
Le cose andarono anche meglio delle mie previsioni, e non ebbi mai a pentirmi di aver fatto quel passo.
Quando circa due anni dopo mi lasciai scoprire dalla figlia di lei -ormai grande, non certo una bambina- trovai una nuova amica e finalmente affrancai sua madre dall'obbligo di raccontarle bugie sulle nostre numerose uscite.
Anche in questo caso le cose andarono meglio del previsto: ora lei e' una delle piu' affezionate fan di Anna e ci vogliamo molto bene, anche il suo ragazzo non ha avuto difficolta' ad accettare la situazione e questo ha reso il tutto ancora piu' bello.
Ma quando provo ad immaginare come sarebbe la mia vita se i colleghi sapessero, ecco che le cose cambiano.
Se io avessi in mente di iniziare la transizione -cioe' il cambio permanente di sesso- allora questo sarebbe un passo importante da fare prima possibile, ma visto che da sempre sostengo di non avere quest'intenzione non vedo quale vantaggio potrei trarre da un'eventuale rivelazione.
Certo non andrei in ufficio vestita da donna, ne' in alcun modo cambierebbe il mio comportamento sul lavoro.
Non credo che la carriera ne risentirebbe, anche perche' da anni ho abbandonato ogni ambizione in tal senso.
Temo pero' che l'ambiente, le relazioni umane peggiorerebbero perche' sebbene lavori tra persone di scolarita' medio alta -non in una caserma ne' in una catena di montaggio, per capirci- queste persone non sono certo esenti dal pregiudizio, dal chiacchiericcio, dalle battute infamanti.
E allora cosa avrei da guadagnare?
Sostanzialmente nulla.
E da perdere?
Parecchio, a cominciare dalla serenita' sul posto di lavoro.
Ecco perche' mi preoccupo.

Li trovi dove arriva meno luce, dove l'aria e' piu' fresca, dove il vento diventa brezza, dove l'acqua si ferma e la rugiada intride le foglie.
Stretti tra i fusti degli alberi, in mezzo alle felci e ai cespugli spinosi, forme aggraziate che riempiono l'aria di profumi e colori.
Regalano un po' di bellezza a un mondo che finge di non aver bisogno di loro.
E quanto sbaglia, il mondo.

Le lucertoline di Ines portano sempre fortuna e allegria.
Ce n'e' bisogno, specie ora.
Eh si'.

Era un buon periodo.
Tante piccole cose si andavano assommando, cambiamenti in se' piccoli ma significativi se visti nel loro insieme: ti stavi un po' sciogliendo, rilassando, avevi messo da parte almeno alcune delle tue perniciose ossessioni. A casa non avevi piu' paura d'uscire sul balcone quando eri vestita da donna, e la sera al locale ti piaceva arrivare gia' pronta, cambiata. Il camerino interno lo usavi solo piu' per posare le tue cose e dare un ultimo ritocco al trucco. Certo non uscivi di casa gia' completa, ma per strada finivi di prepararti: la parrucca a un semaforo, la matita al successivo: arrivavi al parcheggio che dovevi solo piu' cambiarti le scarpe.
Era un bel periodo, e stavi bene.
Gli amici ti vedevano piu' tranquilla, disponibile, morbida. Non avevi piu' paura di mostrare quel che provavi, ti lasciavi trasportare dal quel tranquillo flusso di emozioni che il vederti donna allo specchio ora piu' che mai ti regalava. Ti stavi aprendo, non eri piu' sempre sulla difensiva, sempre pronta a percepire il rumore dello sparo che prima o poi temevi ti avrebbe colpito, la pallottola che il destino aveva in serbo per te e che prima o poi ti avrebbe raggiunto, almeno cosi' temevi.
Si' era un bel periodo e facevi progetti per il futuro, un futuro rosa come il fiocco che avresti voluto sulla culla, invece di quello azzurro che ti era toccato in sorte. Una sorte che ora pareva un po' migliore, meno ineluttabile, meno definitiva, perche' era un buon periodo.
Una serata perfetta, finalmente rilassata. Un amico che ti viene a prendere cosi' eviti di guidare, sentirti a tuo agio mentre al suo fianco finisci di prepararti, non far piu' caso a quelli nelle altre macchine come se non avessero altri da guardare che te. La parrucca, la matita, le scarpe la giacca di pelle che sostituisce il k-way che usi per coprire la maglia scollata. Dieci minuti mentre la macchina scorre nel traffico del venerdi' sera e sei pronta, guarda, guarda, sembrate una coppia come tante altre che va a divertirsi in qualche locale, una donna con un carre' biondo e una maglietta scollata, un paio di jeans, le ballerine ai piedi, finalmente sorridente, non piu' tesa. I semafori che passano uno dopo l'altro, la conversazione piacevole, la fiducia che t'ispira il tuo amico, uno dei pochi, pochissimi di cui ti fidi davvero, il locale che appare, le macchine parcheggiate fuori. Ecco un'ultima occhiata allo specchietto di cortesia e poi scendi leggera, giri dietro l'auto, sali sul marciapiede. Due ragazzi fuori dall'ingresso lanciano un'occhiata distratta, le serrature dell'auto scattano chiudendosi, sei a casa, sei tra amici, sei dove vorresti essere e come vorresti essere, una tra le tante, vestita normalmente con jeans e maglietta, le scarpe basse per non svettare, il trucco leggero leggero.
Saluti, ti salutano, il buttafuori sbaglia e ti dice buongiorno invece di buonasera, poi sorride, tu che entri e ti metti in coda per fare il biglietto, l'amico al tuo fianco, la musica ancora bassa che arriva da dentro, che bello guarda stasera sono piu' bassa di te non ho i tacchi, scosti i capelli mentre il profumo che ti sei messa sale dal decolte', l'elastico delle parigine che indossi sotto i jeans stringe un po' sopra il ginocchio, la borsetta pende distratta dalle mani giunte sul pube. Ascolti, guardi, vivi. Ecco si', vivi finalmente e lo fai con una naturalezza, una semplicita' che non credevi: tutto questo e' bello senza essere speciale, anzi e' bello nella misura in cui e' normale, vivaddio, finalmente.
Lo sparo non arriva mai atteso: e' qualcosa che lacera i timpani un attimo prima della carne, qualcosa di inaspettato e violento, che non hai neppure il tempo di capire che e' gia' passato, ha gia' fatto il danno. Lo sparo e' la porta interna del locale che si apre, una figura che ne esce, che si avvicina. Non sta guardando te, ti passera' accanto e non ti vedra' neppure perche' stavolta il destino non ha mirato bene, ma ti ha solo sfiorato. Ma tu senti il colpo dentro, il cuore che per un attimo si ferma, il sangue che resta sospeso tra un battito e l'altro, la vampata che ti avvolge e in un attimo appicca un fuoco che ti consumera' nei giorni a venire. Non ti guarda, ti passa accanto ma tu lo vedi e in un attimo lo riconosci. Non hai neppure il tempo di pensare "mioddio", il suo nome ti esplode in testa e tu sai che e' vero, che sta accadendo e che solo per pochi centimetri il proiettile non ti ha colpito. Perche' la persona che ti e' appena passata accanto e che ora e' uscita dal locale -ma tornera', e' solo andato fuori un attimo- e' una di quelle che vedi tutti i giorni, con le quali hai a che fare da anni, con cui collabori, t'incazzi e ogni tanto scambi battute.
E' un tuo collega.
Non sai come hai fatto, i ricordi sono confusi. Sai solo che ti sei infilata nella coda passando davati alla gente -tu che guai a pensare di tagliare una coda, di passare con un rosso- e hai raggiunto l'interruttore che comanda la serratura del camerino, l'hai premuto e poi ti sei fiondata dentro senza dire nulla a nessuno, nemmeno al tuo amico che ora e' da solo in coda e pensera' che vuoi farti pagare l'ingresso. Chiudi la porta, accendi la luce -impietosa- dei neon, ti siedi, no, sistemi le poche cose che hai con te, no, pensi che devi passarti il lucidalabbra, no, no, ti siedi e basta e ritrovi nello specchio un volto pallido, un simulacro di donna che si guarda spaventata e s'interroga, che pensa che si' con un po' di gloss starebbe meglio ma mioddio -finalmente pensi "mioddio"- che faccio ora, che combino, ma che sfiga, ma proprio qui doveva capitare. Seduta ti guardi a lungo, metti il gloss, ti pettini un po'. Non m'ha riconosciuta, non m'ha neppure vista, ma se esco mi vedra' e forse mi riconoscera'. Immagini le possibili conseguenze, i colleghi che vengono a sapere, e tu, tu come ti giustificheresti, cosa diresti a tua discolpa, come potresti spiegare per quale motivo ti trovavi li' vestita da donna, una sera d'ottobre, in compagnia d'un uomo, a far la fila per i biglietti in un locale? Come spiegare anni di evoluzione, di compromessi sempre meno ferrei, di accettazione di se', di storia personale, di travagli, di scommesse vinte e partite perse, di vita mioddio, di vita che non potevi piu' permetterti d'ignorare ma che dovevi in qualche modo vivere per non morire prima del tempo, come giustificare una cosa tanto naturale che solo pensare di giustificarla e' una bestemmia perche' in fondo quella che vedi allo specchio sei tu, e non devi spiegarlo a nessuno perche' sei cosi', sei e basta, eppure, eppure.
Eppure capisci che la tua sicurezza, il tuo orgoglio, la tua serenita' se ne sono andati, si sono sciolti, sono svaniti e tu stai cercando nient'altro che una giustificazione, una qualunque frase che possa seguire la piu' falsa, la piu' pavida, la piu' vigliacca delle dichiarazioni: "non e' come pensate...posso spiegare tutto..."
E ti guardi.
Non piu' negli occhi, no, guardi in basso ora.
Perche' ti rendi conto che sola in quel camerino, sotto la luce impietosa dei neon, mentre fuori la gente fa la fila per un biglietto tu stai facendo quel che solo mezz'ora fa non avresti mai pensato di poter fare, quello che dopo anni di sicurezze acquisite, di crescita personale, di ottimismo sempre meno cauto pensavi impossibile e invece e' qui, lo stai facendo ora davanti alla tua immagine riflessa, pur con tutte le attenuanti, le scuse, le giustificazioni del caso. Ecco: stai rinnegando Anna, stai rinnegando te stessa.
Il proiettile in fondo non ti ha sfiorato: ti ha colpito.
Solo che te ne accorgi solamente ora.
Oh te la caverai per stavolta, andrai via furtiva da quel locale che consideravi zona franca e che invece scopri essere luogo ne' piu' ne meno che pubblico, salirete in macchina facendo attenzione che nessuno vi veda e passerete la serata altrove, facendo finta di niente e dicendovi che in fondo sono cose che succedono, che prima o poi statisticamente doveva capitare. Farete l'una, poi le due, poi lui ti riaccompagnera' a casa e tu andrai a dormire stanca ma in fondo contenta perche' t'e' andata bene, stavolta.
Ma intanto lo sai che non e' finita qui.
Lo sai che quel che e' successo una volta potra' succedere ancora, che le cose non smettono d'esistere solo perche' decidi d'ignorarle, che prima o poi il destino sparera' un altro colpo, magari mirato meglio. Tutte queste cose le sai, e ci penserai a lungo nei prossimi giorni.
Non sara' un periodo facile: bisognera' rimettere assieme i cocci, ricostruire, ritrovare la fiducia, dimenticare, forse.
Ma ora dormi Anna: sei stanca, ne hai bisogno, dormi, non ci pensare.
Tira su' la coperta e lascia che il pianto ti lavi gli ultimi residui di trucco dagli occhi.
Dormi Anna, dormi.

Per un uomo fingersi donna su internet non e' poi cosi' difficile: basta rubacchiare un po' di foto qua e la' e metter su' un profilo su un qualunque sito di social networking.
Di solito gli uomini che si fingono donne lo fanno per abbordare altre donne, che quindi si presume debbano avere tendenze omo o quantomeno bisex, mentre gli uomini che cercano uomini sono generalmente piu' onesti: sara' perche' magari sono gay anche nella vita reale, va' a sapere.
Comunque di solito l'inganno funziona, i contatti fioccano e prima o poi il furbacchione entra in contatto diretto con la preda.
Da quel momento le cose cambiano e il castello di carte crolla.
Perche'?
Perche' una donna di solito non ha fretta di "concludere", non ti domanda continuamente se hai cam rifiutando nel contempo qualsiasi contatto vocale (la voce tradisce) e ha un modo di interloquire decisamente diverso da quello dell'uomo medio.
Tutte queste cose chi si finge donna su internet non le sa o volutamente le ignora, e l'unica cosa che spera di ottenere e' qualche immagine un po' ose'.
Le donne di queste cose se ne accorgono, come un'amica che recentemente ha avuto modo di parlare su msn col mio fake ed ha capito subito che si trattava di un uomo.
Quelli che non se ne accorgono sono gli altri uomini che si fingono donne, ai quali anzi non par vero d'aver trovato una che finalmente acconsente a scambiar foto e messaggi piccanti.
E cosi' accade sempre piu' spesso che squallide coppie di voyeur virtuali si scambino foto altrui ed effusioni in rete, convinti entrambi di aver a che fare con una donna, mentre moglie e figli inconsapevoli dormono nella stanza accanto.
Le donne quasi mai partecipano a questi giochi: quelle vere -di solito- han di meglio da fare.

Riparare una ruota bucata non e' difficile ne' lungo da fare.
Per prima cosa si mette la bici sottosopra e si ispeziona attentamente il copertone.
Non mi e' mai capitato di trovare il classico chiodo piantato nella ruota, quasi sempre la foratura e' causata da piccoli frammenti metallici appuntiti.
Individuato il corpo estraneo lo si rimuove e si segna in qualche modo la posizione del foro, ad esempio con un pezzo di filo di ferro attorcigliato al raggio corrispondente.
Con le levette si alza il copertone e si estrae la camera d'aria, solo il pezzetto che basta per accedere alla parte bucata.
Si applica la colla e poi dopo un minuto il rattoppo, si preme bene per un minuto circa e si rimonta il tutto.
Si gonfia la ruota, si rimuove il fil di ferro dal raggio e il danno e' riparato, il tutto in circa dieci, quindici minuti.
Funziona a meraviglia, purche' ci si ricordi di controllare che il foro fosse uno solo.
Gia': capita anche che i fori siano due.
Eh si'.

Nella maggior parte dei casi di cui sono venuta a conoscenza, il travestimento e' accompagnato dal senso di colpa.
E' una cosa che si fa di nascosto, in modo furtivo, pronti a rinnegarla con forza davanti al mondo se mai si venisse a sapere.
E' comprensibile che molti siano preoccupati per le conseguenze che potrebbe avere la scoperta della loro passione, e che quindi cerchino di non divulgarne troppo l'esistenza, mentre meno comprensibile e' che si sentano in colpa per quello che fanno.
Vestirsi da donna -se fatto con un minimo di buongusto e non come a carnevale- non e' ridicolo, non e' umiliante e non e' neppure sintomo di perversione.
Non e' come molti credono un modo per manifestare disponibilita' sessuale.
E' un modo di essere, di esprimersi, di uscire da schemi troppo rigidi che stanno stretti.
Un modo per esercitare gusto, fantasia, senso estetico.
E' un gesto di liberta'.
E' bello.
Tanto piu' bello nella misura in cui lo si condivide con gli altri.
Altro che nascondersi e provare vergogna.
***
Lo so sto comprando un sacco di scarpe, non me ne parlate.

"Vorrei tanto potermi vestire da donna, parlare con delle amiche, passare una serata "en femme" chiacchierando e bevendo qualcosa, avere magari qualcuna che mi aiuti col trucco, provare tutte quelle sensazioni: camminare sui tacchi, sentire il fruscio delle calze, la gonna che svolazza...ah quanto mi mancano queste cose/quanto vorrei provare/magari ci fosse la possibilita' di farlo..."
Dichiarazioni di questo tipo ne ho lette e ne leggo tuttora in quantita' sui vari forum, siti, luoghi virtuali frequentati dagli uomini-che-si-vestono-da-donna.
E' tutto un "vorrei ma non posso", in poche parole.
Strano perche' almeno per chi abita in Torino e dintorni queste cose sono perfettamente accessibili, e il sogno e' facile da realizzare.
Basta venire all'Evadamo il giovedi' sera: c'e' il camerino per truccarsi, ci siamo io e altre che possono dare una mano, c'e' un ambiente riservato e tranquillo.
Fin troppo tranquillo, perche' la serata va regolarmente deserta.
Strano, perche' in fondo anche quelli che sono sposati con una moglie che non sa nulla della loro passione segreta -situazione questa che non ho mai capito fino in fondo, ma tant'e'- possono benissimo trovare la scusa della pizza coi colleghi o di un qualsiasi altro impegno serale.
Certo il giovedi' e' scomodo, ma altri locali che fanno serate in settimana registrano sempre un numero dignitoso di presenze.
Be' certo son locali dove oltre a consumare al banco e' possibile "consumare" anche in senso un po' piu' stretto sui lettini del prive'.
Opps...
Ma vuoi vedere che mi son risposta da sola?
Che ingenua a non averci pensato prima.

Gran parte dei miei comportamenti da maschio non sono innati, ma appresi.
Questo non fa di me un'eccezione, perche' ciascuno impara a comportarsi a seconda del contesto in cui si trova a vivere.
Avendo io trascorso l'infanzia, l'adolescenza e infine l'eta' matura come maschio e' ovvio che abbia dovuto apprendere tutta una serie di comportamenti atti a farmi riconoscere come tale.
Il modo di camminare, leggermente incurvato in avanti.
Il modo di star seduto, quasi sempre a ginocchia ben lontane.
Il modo in cui parlo, la cadenza, il tono.
Le stesse traiettorie che seguo quando mi muovo in mezzo alla folla -tipicamente "non cedere il passo se proprio non e' indispensabile"- fanno parte di un comportamento acquisito.
Chi mi vede al femminile a volte rimane sorpreso.
Mi chiede dove ho imparato a camminare, a star seduta, a parlare.
Mi domanda come faccio ad essere femminile senza tutti quegli eccessi che spesso sono tipici della categoria cui appartengo.
Se e' una persona come me puo' capitare che mi chieda di spiegarle come faccio, dove ho imparato.
Ma come posso spiegarle che non si e' trattato di leggere libri, guardare film, prendere lezioni.
Che non ho dovuto far le prove di camminata col libro in testa, ne' star seduta col foglio di carta stretto tra le ginocchia.
Che in fondo non ho fatto nulla di speciale, se non l'unica cosa che potesse funzionare davvero.
Mettere da parte, dimenticare tutto quel che avevo imparato, e finalmente comportarmi per come mi sentivo.
***
Belle le paperine, eh, eh, eh?

Ecco non so voi ma io quando mi vedo cosi' mi sento quasi normale.
Certo non mi devo alzare che se no qualche dubbio viene.
Mi si dice sempre "Eh ma sapessi quante donne alte ci sono in giro!"
Grazie.
Loro pero' le guardi e son donne, mica ti viene il dubbio: mica hanno il trucco pesante e la voce da uomo, loro.
Chi guarda me invece il dubbio piu' che toglierselo se lo fa venire.
Comunque ho proprio bisogno di un paio di ballerine, vedremo se domattina riusciro' a trovarle, cosi' sembrero' piu' bassa e nessuno mi notera'.
Be' sempre se non parlo e se non mi guardano troppo da vicino.
Ma va bene lo stesso, dai.

Ogni giorno da qualche parte su internet spunta un uomo che si veste da donna.
Periodicamente ci sono nuovi arrivi di uomini-vestiti-da-donna in Evadamo o in altri locali.
Vado a ordinare un paio di scarpe 43 (quelle della foto) da Bata e mi dicono che forse le han finite.
No loro eh: il magazzino centrale.
Ma quante ne avran fatte? Ammettiamo pure che ne abbian fatte poche, ma quante donne ci sono in giro che portano il 43?
Secondo me se le son comprate tutte gli uomini.
Strano perche' di solito un certo tipo di clientela preferisce le scarpe altissime, e queste son poco piu' che ballerine.
Comunque ho il sospetto che in giro ci siano tanti uomini che si vestono da donna.
Magari solo in casa, indossando solo qualche capo: niente trucco, niente parrucca... cose che non si possono vedere, per capirci.
Che mondo.
Che stato.

I miei investimenti sono esclusivamente su fondi che trattano obbligazioni e liquidita' a breve e brevissimo termine, forse e' per questo che non ho grandi preoccupazioni riguardo la crisi finanziaria in atto.
Pero' ricordo ancora bene l'impiegata di banca che mi diceva che si', i fondi azionari o misti sono un po' piu' rischiosi, ma si puo' guadagnare un po' di piu'.
Ecco: tutto sta a capire che significato viene dato a quei due "un po'".
Il promotore sa che sta dicendo che sono "parecchio" piu' rischiosi a fronte di un possibile guadagno "un pochino" maggiore, al netto delle commissioni e delle tasse, ovvio.
Il cliente invece capisce che sono "un pochino" piu' rischiosi, ma che possono far guadagnare "parecchio" di piu'.
A causa di questo fraintendimento, che la maggior parte dei promotori si e' guardata bene dal chiarire, oggi c'e' gente che si trova migliaia di euro di ammanco nel portafoglio titoli e casca dal pero, non sapendo chi ringraziare.
Credo che le banche in questo abbiano delle responsabilita' abbastanza precise, per aver promosso dei prodotti a rischio senza essersi accertate che i clienti capissero davvero cosa stavano comprando.
Se in Italia fosse possibile avviare una class action modello americano per rivalersi nei confronti delle banche sarebbe ora di pensarci.
Ma chissa' perche' da noi non si puo'.
Strano, eh?

Il lunedi' arrivo a casa dall'ufficio e faccio il mio solito giro di pulizie.
A ogni tornata oltre alle solite cose mi dedico anche a un posto nuovo, di quelli che non pulisco quasi mai: ieri toccava a un'anta dell'armadio.
Tolgo la polvere dai ripiani e giu' in fondo vedo alcune scatole di cartone.
Un paio appartengono a dei vecchi binocoli, sono semivuote e buona parte del loro contenuto si puo' buttare.
Poi una scatola di CD scrivibili, vuota, e infine un'altra bassa e rettangolare, senza scritte.
La apro, ed ecco apparire un astuccio in velluto rosso.
Al suo interno un sottile girocollo, con un pendente che sorregge una perla.
La scatola contiene anche il certificato dell'orafo: perla coltivata (sic), oro bianco, brillanti.
Apparteneva di sicuro a mia madre, venne acquistata nel 1997 ma non ricordo di avergliela mai vista addosso.
La provo, mi sta bene.
Credo che la terro'.
Giusto ieri parlavo di perle:
"C'e' chi lo seppellisce sotto il peso degli anni che lo fanno sembrar lontano.
C'e' chi come l'ostrica ne fa il germe di una perla."
Coincidenze, sicuro.
Coincidenze.

"Sono una donna felicemente sposata e con due figli abbastanza grandi (femmina di 19 maschietto di 14). Da un anno ho scoperto la mia bisessualità e ho scoperto un mondo fantastico dove solo noi donne possiamo stare, per cui non cerco maschietti, anzi sono fedelissima a mio marito, ma solo amicizie femminili, per chattare conoscerci scambiare esperienze e....coccole se il feeling c'è.
Grazie e per favore maschietti non rompete."
Eccomi qua.
Stavolta non sono piu' una zoccola in cerca di maschi, sono diventata una madre di famiglia felicemente sposata, in cerca di donne e con nientemeno che due figli grandi.
Proprio io che i bambini non li ho mai sopportati.
Chissa' chi e' l'autore dell'ennesimo furto delle mie foto, il secondo di cui sono a conoscenza, ma chissa' quanti altri in giro.
Magari e' un uomo -probabile- e magari e' lo stesso della volta scorsa che sta tentando nuove strade -possibile-.
Magari il tizio c'ha messo del vero, e sul serio ha due figli di cui pero' e' il padre e non la madre: non mi sorprenderebbe.
Almeno stavolta m'ha affibbiato un'eta' compatibile con la mia, anche se onestamente le mie non sembrano le foto di una mamma, ma tant'e': internet e' piena di gonzi che abboccano.
Be', godetevela seguendo il link qui sotto, finche' sara' attivo:

C'e' chi lo seppellisce sotto il peso degli anni che lo fanno sembrar lontano.
C'e' chi come l'ostrica ne fa il germe di una perla.
Ma se vai a scavare nel tempo, se sciogli la perla lo ritrovi li', spesso tal quale.
Il dolore.
Quel senso di angoscia col quale ti svegli nel cuore della notte, dopo aver parlato a lungo con qualcuno che non c'e' piu', e tu lo sapevi mentre gli parlavi che non c'era piu' e la sensazione di disagio saliva fino a diventare insopportabile.
Fino a svegliarti.
E ti ritrovi li', senza piu' diaframmi tra te e quella sensazione che sembrava sparita e invece era solo nascosta.
Guardi l'ora e manca ancora molto all'alba: sai che sara' difficile riprender sonno mentre aspetti la luce del giorno che ti riporti alla vita di sempre.
Piangi un po', a volte.
A volte ti riaddormenti, sperando in sogni migliori.

Non sono il tipo che scatta fotografie di nascosto alle ragazzine, credetemi.
In questo caso ho fatto un'eccezione non perche' la ragazza fosse particolarmente bella -lo era, lo era- ma per l'articolo che stava leggendo sotto l'ombrellone.
Gia': la spiaggia, il mare... qualcuno se li ricorda ancora?
Nostalgie a parte mi e' parsa una bella cosa che la ragazzina fosse in qualche modo interessata al mondo della transessualita', anche se il modo in cui ne parla un giornale "da spiaggia" magari non e' proprio ineccepibile.
E' che le donne sono portate a manifestare in modo piu' aperto i propri interessi: magari un ragazzo di pari eta' avrebbe letto l'articolo con interesse anche maggiore, ma di nascosto.
Comunque bene o male l'importante e' che se ne parli, che ci si informi, che sparisca quell'alone morboso, da fenomeni che avvolge tutto il contesto.
Parlarne oggi per poterle ignorare domani, quando -si spera- saranno finalmente viste come persone come tutte le altre.
Normali.

C'e' gente che passa la vita in prigione pur senza essere mai stata in carcere.
Gente che la cella se l'e' costruita deliberatamente con pareti fatte di affetti, impegni presi, debiti contratti, obblighi assunti.
Muri immateriali il cui unico scopo e' quello di mantenere un accettabile livello di normalita' nelle loro vite.
Muri che sono piu' solidi di quelli di pietra, piu' inattaccabili del cemento armato.
Muri senza porte, tanto perche' non venga la tentazione di uscire.
Qualcuno la vita la passa cosi', c'e' chi non si lamenta nemmeno e chi invece rivolge alti lai al destino crudele, che spesso non c'entra nulla perche' nella maggior parte dei casi han fatto tutto da soli.
Chi si lamenta spesso lo fa perche' e' stato cosi' incauto da lasciare almeno una finestra nei muri, con tre ordini di grate a sbarrarla, s'intende.
Cosi' le volte che guarda fuori viene preso dalla malinconia e dal rimpianto e piange, si lamenta, si dispera.
Poi, passata la crisi, torna nel suo angolo come se nulla fosse, con la schiena appoggiata a quei muri che non c'e' trapano che possa forare, ne' scalpello che possa sbrecciare, ne' piccone che possa abbattere.
Perche' l'unico strumento per fuggire e' impalpabile e sfuggente, eppure piu' forte dello scalpello, piu' resisitente dell'acciaio, piu' tagliente di una lama.
La volonta'.
Ma a loro, purtroppo, manca.

Frugando negli armadi a volte saltano fuori cose inaspettate, come quel borsone giallo e blu dimenticato da anni, chiuso e lucchettato.
Cercare la chiave aiutandosi con la marca del lucchetto, trovarla, aprirlo ed ecco: il mondo di Anna quando ancora Anna non aveva un nome.
Qualche paio di calze, un reggiseno, una maglietta rosa.
Un paio di decolte' argentate, tutte rotte, un barattolo con un po' di fondotinta ormai secco.
Un paio di orrende parrucche di carnevale, unghie finte sparse un po' ovunque, uno scontrino.
Tutte cose di cui mi ricordo benissimo.
Calze indossate in casa di nascosto, su gambe piene di peli.
Un fondotinta rubacchiato alla mia compagna che appena appena attenuava l'alone della barba.
Una parrucca che mi stava male, e l'altra peggio.
E' ancora tutto li', come in uno scavo archeologico, alcuni di quegli oggetti avranno vent'anni o piu'.
Penso al mio armadio di oggi, alle scarpe, ai trucchi.
A quanto sia cambiata -e in meglio- la mia vita negli ultimi quattro anni.
Tante cose che ora do' per scontate non lo erano affatto, allora.
Non ho rimpianti, ho agito bene e ne sono convinta, non si puo' nascondere la propria vita in un borsone: bisogna viverla.
Anche se puo' sembrare difficile, a volte impossibile.