La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

(FotoChrome)
Semaforo rosso.
Un ciclista davanti a me lo ignora, e lentamente cerca di passare lo stesso.
Arrivano delle macchine e lui si deve fermare in mezzo all'incrocio finche' non viene verde.
Che coglione.
Riprendo a pedalare e lo supero: non ha capito che se vuole arrivare prima aiuta di piu' spingere sui pedali che passare col rosso.
Autobus: sembra che lo facciano apposta.
Mi superano e poi frenano per la fermata, obbligandomi ad aspettare o a passarli di nuovo.
Auto che girano a destra: quello che non mette la freccia c'e' sempre.
Auto che arrivano da destra: quello che buca lo stop non manca mai.
Auto in coda.
Auto che occupano ogni spazio possibile, piene di gente frettolosa, nervosa, arrogante.
Per loro non sono che un ingombro, ora.
Poi magari stasera la stessa gente mi guardera' con ammirazione, con desiderio.
Alcuni potrebbero addirittura tentare un approccio.
Ma adesso no, adesso do' solo fastidio.
Come loro infastidiscono me, del resto.
Pero' almeno in mezzo a tanta reciproca intolleranza una piccola soddisfazione me la prendo.
Ci metto sempre venti minuti per arrivare al lavoro, in ogni condizione di traffico.
Non sono mai in ritardo, e non spendo nulla.
Tanto basta.

Si scoprono cose curiose vestendosi da donna.
Io per esempio ho dovuto aspettare che gli altri lo notassero, per capire di avere delle belle gambe.
Oddio niente di eccezionale, no, ma dritte, ben fatte.
E ho dovuto provare decine di pose per capire che in foto potevo anche venir bene.
Ho dovuto farmi vedere dagli altri dal vivo per realizzare che non stavo male neanche a portamento, e che sui tacchi riuscivo a muovermi meglio di molte donne.
Ma il punto non e' tanto questo.
Il punto e' che ognuno di noi ha delle doti, e puo' passare una vita senza accorgersene, finche' non si creano le condizioni adatte per esprimerle.
Si dice che in questi casi troviamo noi stessi: e' un po' esagerato magari, ma rende l'idea.
Tuttavia e' meglio non esagerare a convincersi: il rischio di confondere una parte con il tutto e' sempre in agguato.
Cosi' come il rischio di vedere allo specchio solo i pregi, trascurando i difetti.

Non ho mai partecipato a una festa di Halloween, finora.
Quest'anno pero' voglio andarci.
Sto provando un po' di look diversi dal solito, specialmente per quanto riguarda capelli e trucco.
Niente di esagerato, non voglio sembrare una strega.
Semmai una dark lady, ecco, si'.
Nero su nero su nero.
E il visino pallido.
Sara' divertente.

Tornare sui luoghi della propria infanzia e vederli diversi.
Quel che era lontano trovarlo vicino e quel che era grande, piccolo.
Fermarsi a contemplare una radura dalla quale partiva il sentiero verso un bosco fatato, e scoprire che in fondo porta solo a una borgata.
Riconoscere un masso che era una montagna da scalare, e vedere in lui solo una grossa pietra.
Percorrere a piedi la discesa sulla quale imparai a andare in bici, e pensare che e' corta e neanche ripida.
Pensare a quanti anni sono passati, a quante cose sono successe, e se il tempo sia stato ben speso oppure no.
Nessuno lo sa, tantomeno io.
Ma se ripenso ai vestiti della mamma che gia' allora indossavo sui miei panni da bambino, e a quel sogno che coltivavo di poter un giorno apparire -se non essere- come una donna, allora e' piu' facile darmi una risposta.
Che non puo' che essere si'.
Il tempo non e' passato invano.

Quando sono triste e non ho voglia d'uscire c'e' solo una cosa da fare per star meglio:
uscire lo stesso.
Grazie, amici miei.

(FotoChrome)
Due giorni e' piovuto poco, e sono andata lo stesso al lavoro in bici.
Il terzo giorno la pioggia s'e' fatta battente, e allora ho pensato "fanculo".
In tutte le cose c'e' un punto oltre il quale e' inutile insistere.
Non e' ragionevole, non e' sensato: soprattutto non giova a nessuno.
Nel momento in cui le cose si fanno solo piu' per abitudine, per noia, perche' non c'e' alternativa, allora forse quello e' momento per interrogarsi sulle proprie motivazioni.
E questo vale per tutto: per la bici, per il mio lato femminile, per la vita.
Prima o poi smettera' di piovere fuori, e riprendero' la bici.
Smettera' anche di piovere dentro, e riprendero' Anna.

Sulla parete nord del Lyskamm, nel gruppo del Rosa, cade molta neve.
A causa del freddo, del vento e della pressione gli strati piu' vecchi vengono compattati e diventano ghiaccio.
Su questo ghiaccio la neve nuova si accumula.
Finche' a un certo punto, a causa del suo stesso peso, si stacca e precipita fragorosamente verso il basso lasciando intravedere lo strato di ghiaccio sottostante.
La parete appare devastata, repulsiva, coi seracchi pericolosamente in bilico.
Ma presto nuova neve cade, e ricopre le ferite e la devastazione.
Quanto somiglio, a questa parete.

Non ho amici, perche' potrebbero diventare importuni.
Non ho figli, perche' potrebbero farmi soffrire.
Ho una storia d'amore con una donna rassicurante, quasi materna, perche' temo che un'altra potrebbe ferirmi.
Non mi impegno sul lavoro per fare carriera, perche' temo delusioni.
Nella pratica dei miei passatempi considero tutti i rischi possibili, cercando di minimizzarli perche' potrei farmi male.
In altre parole rinuncio.
Rinuncio al buono per paura del cattivo, al bello per paura del brutto, al bene per timore del male.
E' la serenita' dell'asceta, dell'eremita, del monaco quella che ottengo.
Ma la pago cara, perche' il conflitto interiore non si placa.
Sto tenendo bianca la mia tela per timore che il quadro possa non piacermi.
Ma i colori fremono, il tempo stringe.

Il prezzo del petrolio e' triplicato rispetto a qualche anno fa.
Il prezzo dei carburanti non e' cresciuto di conseguenza perche' in Europa sono le tasse a formare gran parte del prezzo al consumatore, e loro non sono aumentate.
Inoltre il petrolio si contratta in dollari, e il cambio favorevole con l'euro concorre a mitigare gli effetti dell'aumento.
Pero' il prezzo della materia prima e' triplicato, e questo vorra' pur dire qualcosa.
Da piu' fonti si afferma che il picco mondiale della produzione petrolifera e' stato raggiunto nel 2006.
Questo non vuol dire soltanto "tutti a piedi".
Col petrolio si producono fertilizzanti, energia elettrica, farmaci, fibre sintetiche, cosmetici, plastiche, prodotti chimici, materie prime per l'industria e solo in parte carburanti per motori automobilistici, aerei e navali.
Le conclusioni sono fin troppo ovvie.
Inoltre -come se non bastasse- non avro' piu' a disposizione trucchi, calze, vestiti a basso costo, parrucche e forse manco internet.
Di conseguenza faro' meno foto.
Quindi guardatemi, finche' potete.

Ci svegliavamo la mattina con la condensa gelata sull'interno dei vetri delle finestre.
Nella stufa si bruciava la segatura dopo averla compressa seguendo un complicato procedimento.
Chi non aveva la segatura metteva i giornali a bagno nell'acqua e ne faceva delle pallette, che una volta essiccate avrebbero bruciato un po' piu' a lungo della semplice carta.
I geloni erano un problema di carattere nazionale.
C'era la guerra, e passare l'inverno voleva dire qualcosa di piu' che decidere la meta del viaggio di capodanno.
Si dimentica in fretta, nel giro di una o due generazioni.
Adesso se appena si sente un po' d'aria gelida nel percorso dall'uscio di casa al garage ci si lamenta del freddo.
Nell'inverno del '42 i russi ci obbligarono a un brusco risveglio.
Chissa' che non capiti ancora.

I travestiti son tutti dei fenomeni da baraccone.
Si travestono solo per fare sesso facile in locali ignobili.
Sono delle caricature ambulanti.
E, inoltre, chi fra loro non fa scelte radicali e non fa outing con tutto il mondo non vale una cicca.
No tranquilli non sono parole mie.
Non sono neanche parole di un alto prelato in vena di anatemi, e neppure dell'onorevole Storace.
L'ha detto una trans su una community internet.
Ma per fortuna non sono in molte a pensarla cosi'.
La maggior parte son persone normali.

E' inquietante rendersi conto di come si possa diventare schiavi del proprio personaggio.
Si comincia un po' per gioco e un po' per sfida, e poi -miracolo- la cosa funziona.
Man mano che passa il tempo ci si rende conto di come il personaggio - Anna nel mio caso - se la cavi meglio nella vita della sua matrice originale - Marco, sempre nel mio caso -.
Amici, relazioni sociali, ammirazione sembrano piovermi addosso senza che debba sforzarmi piu' di tanto.
Certo molto di tutto cio' e' finalizzato ai soliti scopi, ma in mezzo al mucchio c'e' del buono, e parecchio anche.
Pero' una mattina mi alzo, mi guardo allo specchio e mi domando per quanto tempo ancora saro' in grado di vivere in questo modo.
Perche' se e' vero che il personaggio in fondo sono io, e' anche vero che io sto diventando il personaggio.
E non mi e' chiaro dove mi portera' tutto questo.
Quand'e' cosi' mi prendo un attimo di pausa, e mi guardo intorno.
Cercando di convincermi, prima ancora di convincere gli altri, che io sono sempre io.
Con o senza trucco.

Sole basso, fari accesi.
Alogeno bianco davanti, lampeggiante rosso dietro.
Aria sporca come sempre, fila di macchine.
Sorpasso la colonna sulla destra, velocita' ridotta e mani sui freni della bici, il coglione che scende senza guardare e' sempre in agguato.
Ma guarda 'sto cretino, poteva stare ancora un po' piu' a destra.
Scalino, marciapiede, quattro metri, torno in strada.
Ci sono periodi che uscirei tutte le sere, e altri in cui non uscirei mai.
Cazzo-ci-vado-chi-me-lo-fa-fare.
Che poi mi cambiasse almeno la vita, ma l'anestetizza solo un po': poche ore e tutto torna come prima.
Ma guarda 'sto cazzo di semaforo, ma quanto sta' rosso.
Tocco lo zainetto sul portapacchi, c'e' ancora e non balla.
E poi mi tocca iniziare a prepararmi ore prima, potessi almeno uscire vestita di casa ma no, non si puo': maledetti vicini.
E fatti i peli, la doccia, la barba, riempi lo zaino con scarpe, vestiti, trucchi, parrucca, borsetta, argenteria, struccanti, metto-non-metto-le-calze.
Cazzo-ci-vado-chi-me-lo-fa-fare.
Stronzo d'un camion proprio qui doveva girare.
Spingo ancora sui pedali, rettilineo, cerco di attraversare dall'altra parte.
Guarda 'sti imbecilli tutti adesso devono arrivare.
Aspetto, aspetto, aspetto.
Che poi il giorno dopo ho sonno, mi fotto piu' di mezza giornata a dormire e il resto non ho voglia di far nulla.
Mi cambiasse almeno qualcosa.
Cazzo-ci-vado-chi-me-lo-fa-fare.
Entro nel cancello, freno, lego la bici, smonto le luci, alogena bianca davanti rossa lampeggiante dietro.
Tolgo il casco, mi avvio, entro.
Cazzo-ci-vado-chi-me-lo-fa-fare.

Ci sono momenti in cui vorrei isolarmi da tutto.
In cui vorrei perdermi nel nulla di una distesa bianca, di un mare senza fine, di un deserto.
Non e' un rifiuto di Anna, e' un rifiuto degli altri.
E' quella voglia che a un certo punto mi prende di tirare i remi in barca e lasciarmi trasportare.
Credo che se avro' fortuna la mia vita la finiro' cosi': un monastero, un eremo, un deserto.
E sara' bello chiudere a uno a uno tutti i cassetti, e tornare al silenzio da cui sono venuta.
Solo io, e il soffio del vento.

Gli uomini sono spesso versati nel fai-da-te.
Ci sono quelli che si fanno i mobiletti e le mensole della cucina, per non dover dipendere troppo dal mobiliere.
Quelli che si fanno la manutenzione della macchina o della motocicletta, per non esser sempre dal meccanico.
O quelli che hanno imparato a cambiarsi da loro le guarnizioni dei rubinetti, perche' gli idraulici costano e trovarli e' un problema.
Ci sono addirittura quelli che si coltivano la marijuana nella vasca da bagno, per non dover frequentare gli spacciatori.
E poi ci sono quelli -pochi ma ci sono- che per indole, timidezza innata o semplice pessimismo pensano di non aver speranza di ottenere un giorno quello che desiderano, e decidono di diventarlo essi stessi.
Incidentalmente, quello che desiderano in molti casi e' una donna.

Essere liberi e' spesso il frutto di una scelta.
Ci possono essere svariati motivi per fuggire da una liberta' che in fondo spaventa i piu'.
Ad esempio la voglia di sicurezza, di quieto vivere.
Oppure il desiderio di conformarsi alle aspettative degli altri, in modo da venirne accettati ed evitare conflitti.
O anche il desiderio di scaricare la responsabilita' del proprio modo di vivere sugli altri, cosi' da potersene lamentare riscuotendo un minimo di solidarieta'.
La liberta' non puo' prescindere da una profonda conoscenza di se' stessi e dei propri bisogni, associata a un comportamento coerente con quel che si e'.
Chi nelle mie condizioni optasse per una vita al femminile si limiterebbe a uscire da una cella per entrare subito dopo in un'altra.
Questo e' quello che mi disse una persona tempo fa, durante una conversazione su una community internet.
E questo e' quello che fermamente credo.

Lui: "Ah queste donne...se ci provi sei un porco, se non ci provi sei un finocchio..."
Io: "Eh, si..."
Lo guardo, sorrido.
"Pensa che se ci provi con me sei tutt'e due..."
Ridiamo.

L'uomo vestito da donna puo' anche piacere, e nel caso piace tanto di piu' quanto piu' somiglia a una donna.
Esiste una sorta di tabu' per il quale l'uomo che indossi vestiti femminili senza assumere un aspetto altrettanto femminile -senza trucco e parrucca, per intenderci- nella stragrande maggioranza dei casi risulta imbarazzante.
Anche per se stesso, a volte.
Viviamo in un mondo nel quale sono ammessi due poli: il maschile e il femminile.
Ci si puo' spostare da un polo all'altro in modo temporaneo o permanente, e si puo' anche venire accettati purche' il risultato della trasformazione sia convincente.
Altrimenti no, e l'imbarazzo che si genera finisce equamente distribuito tra persone di mentalita' chiusa e persone tolleranti.
Per le donne e' diverso: la battaglia per la liberazione del loro costume l'hanno gia' combattuta e spesso vinta.
Ma loro non dovevano -se non in parte- combattere contro il nemico piu' temibile.
Gli altri uomini.

Visto che ieri ho speso ben sette euro e mezzo in fodere per cuscini e dieci euro per un lenzuolo rosso, questa settimana vi beccate un po' di foto su sfondo rosso e coi cuscini colorati.
Sono investimenti importanti, e bisogna rientrare.
Di cose serie parleremo magari domani.

E' capitato anche questo.
C'e' gente che leggendomi su internet ha pensato che io non fossi -come dico- un uomo che si veste da donna, ma una donna che interpreta la parte dell'uomo che si veste da donna, per prendere in giro la gente.
O comunque se non per prendere in giro quantomeno per divertirsi un po'.
Ecco riuscissi a suscitare di questi dubbi anche nella vita reale sarei una donna felice.
Cioe' no, un uomo felice.
Vabbe': fate voi.