La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

Dodici anni fa mi trovai davanti alla prima porta, quella che mi avrebbe portato alla liberta' data dall'indipendenza economica.
Ebbi allora i miei primi attacchi d'ansia, poi oltrepassai la soglia, la mia vita cambio' e l'ansia spari'.
Ora mi trovo davanti a una seconda porta, quella che si dischiude sul mio lato femminile.
E' li', gia' mezza aperta, la mia mano sulla maniglia.
Sto sbirciando dall'altra parte, e l'ansia e' tornata.
Perche' non so se stavolta avro' il coraggio di oltrepassarla, quella soglia.
Davvero, non lo so.

Va bene mi arrendo, avete ragione voi:
Ho le tette.
(...non e' vero...)

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Cinquant'anni dopo non e' rimasto molto.
Un motore, un pezzo del carrello.
La natura qui consuma rapidamente i manufatti dell'uomo: ghiaccio, neve, pioggia, vento e sole spaccano, corrodono, consumano.
Come nell'immenso cimitero di carri ai confini tra il Ciad e la Libia, o nelle sabbie di El Alamein, o nei fondali delle Filippine.
Alla fine di tutte quelle macchine, di quelle armi, di quegli uomini resta poco o nulla.
Polvere, ruggine, scheletri metallici.
Tutto a consumarsi sotto il sole, la neve, la sabbia, l'acqua.
Sotto il soffio del vento, che li portera' via.
Mi chiedono a volte perche' mi fotografo cosi' tanto.
Saro' vanitosa, ma non e' solo per quello.
A una donna per vedersi basta guardarsi allo specchio.
Io non lo posso fare se non in rare occasioni, e quindi fisso nello specchio digitale dei miei file le immagini di quando sono al femminile.
Poi le guardo, mi rifletto in loro, le condivido con gli altri.
E' un modo per provare la sensazione d'esistere.

Ricordi ancora stella, quanto era caldo il novembre scorso: sembrava che la bella stagione non volesse piu' finire.
Guardavi col binocolo i sentieri che avremmo percorso l'estate successiva, che sembrava ancora cosi' lontana.
E intanto io guardavo te.
Poi quell'estate e' arrivata, stella, e ora che e' passata i suoi ricordi sedimentano verso il fondo dell'oceano delle nostre vite.
Riflessi di ghiaccio e albe innevate, brezza di mare e tocco umido di nebbie sui versanti scoscesi: tutto assorbito in quel lento fluire che scandisce il passare dei nostri giorni.
Uno scorrere continuo da un futuro che non verra' a un passato che non torna, in cui prende forma e si evidenzia l'unico istante in cui valga davvero la pena essere felici.
Adesso.

A sinistra un travestito, a destra una transessuale.
Una bella transessuale, lasciate che aggiunga.
Lei ha le tette -e che tette- io invece no, anche se sembra di si.
Fossero tutte qui le differenze si potrebbe dire che siamo simili, e invece no.
Un travestito vive di solito senza problemi al maschile, e ha dei momenti in cui si presenta al femminile.
Una transessuale -il femminile e' d'obbligo in questo caso- vive invece sempre come donna, adattando e modificando via via il suo corpo alla nuova identita'.
Una trans puo' essere stata in passato un travestito, ma di solito il travestimento e' stato solo un passaggio verso una completa riassegnazione della sua identita'.
Viceversa non e' affatto detto che un travestito debba per forza diventare una trans, e infatti quelli che lo diventano sono un'esigua minoranza.
Le trans sono persone che hanno vissuto e spesso vivono un forte disagio nei confronti di se' stesse, disagio che molto spesso sconfina in autentica sofferenza.
Ma sono anche persone che hanno avuto il coraggio di riconoscersi e accettarsi per quel che sono, e la forza di agire di conseguenza.
Per questo le rispetto, e le ammiro.

Stasera si esce: concerto all'Evadamo.
Spero che ci sia molta gente, se lo spettacolo sara' come quello della settimana scorsa ne varra' davvero la pena.
Al solito non ho niente da mettermi, ma qualcosa trovero'.
A stasera, vi aspetto.

(FotodiQuinto)
Mi si chiede a volte se internet non sia una nuova forma di teatro.
In effetti certi personaggi che si trovano nei forum, nelle chat, sui blog sono talmente estremi, caricaturali, inverosimili da sembrare usciti dal repertorio di una commedia dell'arte contemporanea.
Io pero' non credo che le cose stiano davvero cosi'.
Davanti alla tastiera si e' soli, e spesso anonimi.
In queste condizioni piu' che indossare una maschera, la si toglie.
Chi e' aggressivo, provocatorio, maleducato su internet e non nel reale probabilmente e' qualcuno che nella vita di tutti i giorni si reprime.
Io stessa mi mostro per come sono su internet mentre nella vita non oso farlo, o almeno non completamente.
Internet non e' un palcoscenico, ma uno specchio virtuale in cui le persone spesso possono vedere quello che negli specchi veri non si vede.
La propria anima, cosi' com'e'.

Nella foto qui sopra a sinistra c'e' un travestito, a destra una drag queen.
Va detto che la foto non rende giustizia alla drag, che dal vivo e' molto molto meglio, ma dovendo scegliere tra una foto in cui stavo bene io e una in cui stava bene lei ho naturalmente optato per la prima.
Lasciando perdere gli aspetti meramente estetici, le differenze si notano eccome.
Le drag si propongono con un look spiritoso, eccessivo, divertente e per nulla realistico.
I travestiti - o almeno alcuni di loro, che in gergo si chiamano crossdresser- cercano invece la massima verosimiglianza, cercando di apparire il piu' possibile simili alle donne vere.
Le drag queen solitamente amano esibirsi e fare spettacolo, mentre la massima ambizione di un crossdresser e' spesso quella di passare inosservato in mezzo alle donne.
Sono modi di intendere il travestimento che portano a risultati molto diversi tra loro, pur non esistendo alcuna contrapposizione o rivalita' ma anzi in molti casi una sincera simpatia reciproca.
E sono anche due sfaccettature di un universo ampio e variegato, che nella mentalita' comune viene pero' spesso percepito solo per i suoi aspetti deteriori, invece che per quanto di positivo e gioioso riesce a esprimere.

E' successo di nuovo.
Lui commenta una mia foto su un sito, mi fa dei bei complimenti e io gli scrivo per ringraziarlo.
Guardo il profilo col quale si e' registrato: non e' male, sembra simpatico ed e' di Torino.
Visto che gli piaccio cosi' tanto gli domando se vuole venire una sera all'Evadamo, cosi' ci si conosce.
La risposta e' che lui li' non ci puo' venire, perche' e' sposato.
Attenzione: non ha detto che non mi puo' incontrare, ha detto che "li'" non ci puo' venire.
Verosimilmente "li'" vuol dire qualsiasi posto pubblico.
E a me rimane il dubbio che se l'avessi invece invitato a casa "per un caffe'" non si sarebbe certo tirato indietro.
Non ne ho la sicurezza, ma tant'e'.
Poi la gente mi domanda se ho poca stima per gli uomini.
Certo: come potrei averne.

Ho da qualche giorno in casa un libro nel quale sto cercando di trovare ispirazione per fare nuove foto.
Si tratta di una raccolta di immagini di pin-up, dagli anni '30 agli anni '60.
Son tutti disegni, la gran parte dipinti a partire da una modella.
E' una femminilita' edulcorata e potente al tempo stesso quella che erompe gioiosa da quelle tavole.
Vestiti, pose, espressioni, ambientazioni: tutto comunica un modo di essere femminile in modo sensuale, ammiccante, certo un po' retro' ma tanto tanto rassicurante.
Non sorprende che tanti travestiti -come me del resto- ci si vogliano ispirare: quest'idea di femminilita' e' quella cui tendono ancora la maggior parte degli uomini.
Le modelle attuali sono spesso algide, filiformi, severe e pensose: specchio e allo stesso tempo ispirazione dei tempi in cui vivono.
Quelle di allora erano magari piu' ingenue e meno disincantate, ma avevano un tratto che le accumunava e le rendeva profondamente differenti da quelle attuali.
Sorridevano tutte.

Puo' capitare, un venerdi' sera, di non aver voglia di uscire.
Di esser stanca, un po' giu' di morale.
E puo' capitare che si decida di uscire lo stesso, perche' stare a casa da sola sarebbe peggio.
Sentirsi poi come prevedibile meglio, ma come se continuasse a mancar qualcosa.
Quel qualcosa che arriva solo a fine serata, quando una persona che da tempo mi aveva notata si fa coraggio, e mi viene a parlare.
E puo' capitare di parlare a lungo, vedendola a tratti commossa perche' -capisco- le mie parole la emozionano non meno del mio aspetto.
E allora mi domando se quella bellezza che lei mi attribuisce con tanta decisione non sia davvero reale, e nell'ammetterlo sono i miei, di occhi, che tradiscono l'emozione che provo.
Perche' se lei mi vede bella, con quale diritto posso affermare il contrario?
Me ne dovro' fare una ragione, e questo mi preoccupa un po'.
Le foto non mentono.

Si, si: lo so.
Lo so che cosi' non sono verosimile.
Che una donna vera non andrebbe in giro cosi'.
Lo so che alimento gli stereotipi sulla categoria cui appartengo.
Lo so.
Ma per una volta lasciatemelo dire:
chi se ne frega.
Qualcuno pensera' che io abbia chiuso i commenti per timore di riceverne di offensivi o sgraditi.
In parte e' cosi', ma non del tutto.
Quando una persona scrive sapendo che verra' letta da molti, spesso lo fa seguendo le stesse dinamiche di chi si trova a parlare in pubblico: cercando cioe' l'approvazione altrui.
Nel caso dei commenti questa ricerca di consenso puo' essere diretta sia verso chi ha scritto il post - usando toni gentili e manifestando approvazione- sia verso chi si presume leggera' il proprio intervento.
In questo caso si puo' arrivare anche a criticare duramente l'autore, specie se questi e' un soggetto debole o a qualunque titolo "diverso", in quanto si presume che data la sua condizione questi dovrebbe essere disapprovato dai piu'.
In privato non ho mai ricevuto messaggi offensivi, anche perche' chi scriveva sapeva che l'avrei letto soltanto io e quindi non ne valeva la pena.
Pero' non mi va di concedere uno spazio pubblico a chi lo potrebbe usare per divertimento o tornaconto personale, fosse anche solo per mostrarsi simpatico a mie spese.
Quindi chi vuole mi puo' scrivere in privato, cosa che negli anni in molti hanno fatto.
Ottenendo -peraltro- spesso una risposta.

Il travestito piace.
Non e' una mia opinione: e' un dato di fatto.
Certo non piace a tutti -neppure le donne del resto piacciono a tutti- ma a tanti si'.
Lo testimoniano le centinaia di messaggi che ho ricevuto in tre anni di presenza online e tutte le persone che dal vivo, a vario titolo, ci hanno provato.
Ognuno a modo suo, certo, anche se la maggioranza col solito -prevedibile- obiettivo.
Sempre di nascosto, ovviamente, tranne rarissime encomiabili eccezioni.
Si fa presto a parlare di ipocrisia: non e' solo quello.
E' che questi hanno paura di farsi vedere per quel che sono.
Non tanto dagli altri, quanto da se' stessi.
Nel blog non si dovrebbe parlare del blog.
Questo perche' di solito si e' gia' abbastanza autoreferenziali cosi'.
Tuttavia oggi infrango volentieri la regola per parlare di accessi.
Prima delle vacanze la media era sui cento visitatori al giorno, mentre da qualche tempo si e' attestata sui duecento.
Niente male per un blog sul quale non e' possibile lasciare commenti.
Da quando iniziai a scrivere, poi, son quasi settantamila visite.
Mi fa piacere, volevo che lo sapeste.

Centinaia, migliaia di persone.
Si aggrovigliano nelle code, sbavano impotenza a colpi di clacson, di sgasate isteriche per guadagnare un paio di metri.
Nervosi, frustrati, infelici.
Gente che sfoga la propria aggressivita' su un pedale del gas, cosi' come piu' tardi la sfoghera' sui colleghi, in famiglia, o su un forum di internet.
Persone che scontano vite fortemente volute prima, diventate galere ed incubi poi.
Che invocano regole certe e tolleranza zero, purche' le si applichi solo agli altri, che se no si ergono a vittime e benaltristi ,"che son ben altri, i comportamenti da punire!".
Gente che non cambiera' mai, perche' cambiare e' spesso doloroso e fa paura.
Ecco, e' arrivato l'autunno.
Arrivera' l'inverno.

In salita, in discesa.
Saltando da una pietra all'altra, scegliendo le piu' grandi perche' piu' ferme.
Accelerando e rallentando, di momento in momento andando a cercare l'equilibrio migliore.
Non e' una corsa, piuttosto e' una danza.
Sempre in bilico, mai ferma, sempre a cercare l'appoggio successivo.
E' una gioia muoversi cosi'.
Non ricordo d'esser mai caduta su una pietraia in montagna.
Ne' da un paio di tacchi in pianura.

(FotodiQuinto)
Chi non ha testa, abbia gambe.