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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


domenica, 29 luglio 2007

Countdown

Rifugio: prenotato.

Zaino: pronto.

Meteo Val d'Aosta, Meteo Arpa Piemonte, Nimbus, Meteo Chamonix, Meteo Svizzera: luce verde.

Salita di acclimatazione a 3500m: fatta ieri.

Condizione fisica: ok.

Condizione psichica: eh?!

Motivazione: alta.

Morale: alle stelle.

Voglia di andare a lavorare domani: zero.

Quindi si va alla Capanna Margherita: deciso.

Pensatemi, domani e dopodomani.

postato da: Anna73 alle ore 21:11 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 27 luglio 2007

Passioni

Ci si potrebbe chiedere cosa spinga la signorina della foto a consultare previsioni meteo, compilare liste di materiali e studiare manovre di corda per il recupero dai crepacci, invece di andare a divertirsi.

In effetti me lo chiedo anch'io.

Potrei avere -parliamoci chiaro- abbondanza di sesso, divertimenti e avventure fino a stordirmi.

Tanti vorrebbero essere come me,  proprio per poter fare queste cose.

Ed invece io sto qui a studiarmi bollettini, materiali e manovre di corda.

Per andare -gia' lo so- a mettermi in un posto dell'ostrega con tempo schifido.

E francamente non so neanche perche'.

Forse perche' facendo queste cose mi sento superiore a chi invece si abbandona alle altre.

O magari perche' da piccola sognavo di fare l'esploratore, invece della puttana.

Ricordarsi ogni tanto dei sogni d'infanzia fa bene all'anima, a patto che si sia fatto almeno un tentativo di realizzarli.

E visto che quello di vestirmi da donna l'ho realizzato, adesso vado avanti col resto.

postato da: Anna73 alle ore 09:01 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 26 luglio 2007

Pensieri postumi

Stamane ho accompagnato mio padre a un funerale.

Fortunatamente non il suo.

Sara' il caldo o sara' che siamo tanti, la gente si sta' dando da fare a morire.

Cosi' fuori del cimitero c'era la coda di carri funebri che aspettavano il loro turno per la benedizione: ne ho contati cinque in fila sotto il sole, che non e' poco.

Tra i presenti, una ragazzina vestita piu' per compiacere i vivi che per piangere i morti m'ha allietato l'attesa, col suo vestitino nero semitrasparente e l'orlo della gonna -rigorosamente a palloncino- piu' spostato verso l'inguine che non verso il ginocchio.

Vicino a lei la madre, piu' o meno della stessa forza ma con gonna un po' piu' castigata, gran bella donna neppure troppo affranta dalla perdita del prozio o del biscugino laterale di fantozziana memoria.

E cosi' tra incensi sacri e pensieri profani alla fine la coda s'e' sbloccata.

I morti un tempo venivano seppelliti coi loro oggetti d'uso quotidiano, perche' si pensava che ne avrebbero avuto bisogno nell'aldila'.

Oggi si fa fare loro l'ultima coda in macchina, forse per non fargli patire troppo il distacco dal mondo terreno.

E si conclude smistandoli in loculi e cellette, a mo' di postumi condomini.

In cui finalmente -si spera- i vicini di casa non faran mai casino.

Amen.

postato da: Anna73 alle ore 14:51 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life

Taglia 42

Lei e' bellissima, giovane, con un viso e un corpo perfetti.

Il vestito esalta le forme del suo fisico, la posa e' studiata per comunicare sensualita' e disponibilita' sessuale.

Il richiamo fetish dei sandaletti col cinturino completa il quadro, mostrando quel che l'inquadratura della foto di lei ha tagliato.

Questo e' quanto utilizza l'inserzionista per pubblicizzare il suo prodotto.

Quante delle sue potenziali clienti si avvicinino al modello proposto non e' dato sapere, ma uno sguardo alla realta' che mi circonda basta a farmi capire che sono piu' le donne che immaginano di poter essere cosi', che quelle che lo sono per davvero.

Quanto a me, una pubblicita' del genere non fa che farmi incazzare e provare un senso di frustrazione.

Perche' come uomo una donna cosi' non l'avro' mai, e come donna non saro' mai neanche lontanamente simile a quella modella.

Sarebbe ora che la smettessero di prenderci per il culo.

E poi io porto la 44, e non ho alcun bisogno di dimagrire.

postato da: Anna73 alle ore 08:27 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 25 luglio 2007

Se Dio vuole

Nel cielo plumbeo di ieri mattina l'arcobaleno splendeva solo in pianura.

Piu' in alto, la' dove dovrei andare, si stava consumando una delle tante tragedie della montagna.

Un uomo e' morto assiderato a poche centinaia di metri dalla Capanna Margherita, una donna e' ricoverata in gravi condizioni.

Non entro nel merito di cosa possono aver fatto o non fatto per arrivare a tanto: non ero li' e non so come siano andate le cose.

Pero' so come ci si sente nella tormenta a piu' di 4000 metri: non si vede nulla, nella neve non c'e' piu' alcuna traccia e fa freddo, tanto freddo.

Non ci sono modi intelligenti o modi stupidi per morire: si muore quando capita, spesso senza preavviso.

Ma la paura di morire non deve diventare un alibi per non vivere.

Percio' se le condizioni lo permetteranno tra una settimana saro' la'.

Con prudenza, attenzione, rispetto: pronta a tornare indietro quanto ad andare avanti.

Andremo e torneremo, inshallah.

Se Dio vuole.

postato da: Anna73 alle ore 11:00 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 24 luglio 2007

Presagi

Puo' capitare d'andare a letto presto perche' si ha sonno, e tuttavia non riuscire a dormire.

Puo' succedere di ritrovarsi insonni non tanto per il caldo, quanto perche' la mente e' impegnata a ripassare liste di materiali, itinerari, manovre di corda.

Imbraghi, cordini, ramponi, piccozze.

Ma anche pile frontali, sali minerali, acqua, cibo, giacche a vento e occhiali da sole.

E mentre si pensa a tutto questo in sottofondo dapprima un brusio, poi un soffio, un sibilo e infine un vento rabbioso, quello della tempesta che mi sorprese l'ultima volta che mi avventurai su quell'itinerario.

Punta Gnifetti, monte Rosa, 4559 metri.

Capanna Margherita.

Ho prenotato il rifugio ieri sera, se il meteo sara' buono tra una settimana esatta saro' la'.

A ritrovare vecchi fantasmi e a chiudere un conto.

L'arcobaleno stamane si stagliava contro il cielo plumbeo.

E' di buon augurio.

postato da: Anna73 alle ore 08:33 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 23 luglio 2007

Un anno

E' passato un anno dall'ultima volta,

e nonostante cio' ritrovo precisi, fedeli,

i gesti di allora.

I ramponi ben allacciati, la picca che morde la neve dura.

la pendenza che cresce, l'appoggio sulle punte.

L'aria che si fa piu' rarefatta.

E' bello tornare qui, ritrovando tutto come l'avevo lasciato.

Accorgendomi, poi, che neanche io sono cambiata tanto.

postato da: Anna73 alle ore 08:46 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
sabato, 21 luglio 2007

Braccine corte

La mia psicologa -da questa settimana ne ho una pure io- mi faceva notare che e' curioso che una persona come me, cioe' uomo-che-si-veste-da-donna, abbia sviluppato un disturbo di sospetta origine psicosomatica che comporta la caduta della barba.

In effetti e' una ben strana coincidenza.

La' dove le altre spendono migliaia di euro per complessi trattamenti atti ad eliminare i peli del viso, io mi faccio venire l'alopecia e la barba se ne va da se'.

Un bel risparmio non c'e' che dire, se non fosse che come soluzione lascia un po' a desiderare perche' la barba cade a chiazze e difficilmente sparira' tutta.

Insomma volevo risparmiare e ho fatto casino.

Ora sto pensando alle tette, magari se mi impegno un po' mi viene la ginecomastia e risparmio qualche migliaio di euro.

Pero' se faccio come per la barba finira' che me ne crescera' soltanto una.

Forse e' meglio lasciar perdere il fai-da-te, in certi casi.

postato da: Anna73 alle ore 13:29 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 20 luglio 2007

Cose buffe

Da quando ha aperto il locale ho risolto un grosso problema, e cioe' quello di come rispondere a quelli che mi scrivono dicendo che vorrebbero conoscermi.

Poiche' lo frequento regolarmente il venerdi' sera, la risposta ovvia e' che se vogliono conoscermi possono venire li'.

E' un invito che faccio in tutta tranquillita' in quanto non si tratta di un prive', non si paga per entrare e se si possiede una qualsiasi tessera ARCI -anche quella della bocciofila- non bisogna neppure far la tessera all'ingresso.

Insomma sarebbe la soluzione ideale, non fosse che...

Che nella maggioranza dei casi dopo la mia proposta salta fuori che loro l'incontro lo vorrebbero "in privato".

Si: "in privato".

E per questo accampano le giustificazioni piu' varie, dal non volersi far vedere in un locale di tendenza GLBT perche' sono sposati, al timore di mostrarsi in pubblico se si tratta di persone che si vestono da donna.

A parte il fatto che l'esser sposati non sembrerebbe essere quel gran problema qualora gli si desse la possibilita' di un tete-a-tete tra quattro mura, queste scuse mi permettono di operare una una selezione molto efficace tra gli aspiranti "amici".

Questo perche' se uno non ha il coraggio e la maturita' per frequentare senza patemi un locale "diverso" dai soliti, se vive nell'incubo della moglie che lo controlla, se non ha motivazioni sufficienti a volermi conoscere pubblicamente, allora della sua amicizia non me ne puo' fregar di meno.

Di "tengo famiglia" ne ho conosciuti un certo numero in passato, e salvo rarissime eccezioni non erano persone granche' interessanti.

Quindi ben venga il locale, che mi permette di distinguere chi mi vuol conoscere da chi mi vorrebbe -solo e banalmente- scopare.

Chiaro, no?

postato da: Anna73 alle ore 09:03 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 19 luglio 2007

Pausa

E cosi' vi ho raccontato una storia, che ogni tanto ci vuole.

Magari avro' deluso un po' chi viene qui essenzialmente in cerca di nuove foto, ma pazienza.

C'e'  un momento per le foto e uno per le storie.

E c'e' anche il momento, come oggi, di prendersi una pausa senza dire niente.

Comunque rispetto a una settimana fa le cose vanno meglio, ma l'equilibrio e' ancora fragile.

Ci si lavora su', ma sara' cosa lunga.

L'importante e' cominciare, pero'.

postato da: Anna73 alle ore 09:09 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 18 luglio 2007

La cima e il ritorno

L'aria ha preso a ronzare intorno a me, e non e' buon segno: una tempesta si sta avvicinando. Quella che credevo essere la vetta era in realta' un'anticima, che una volta superata ha rivelato un'altra elevazione leggermente piu' alta verso la quale mi sto dirigendo. Sono stanca, terribilmente stanca e i passi si succedono lenti anche se vorrei poter correre. Mi trovo a venti, trenta metri dalla meta quando proprio nel punto piu' alto riappare il guardiano, e l'attimo successivo un lampo azzurro lacera l'aria mentre le scariche elettriche prendono a correre sul terreno.

***


"Chi sei, cosa cerchi." - e' la voce del guardiano, che mi parla senza parlare.

"Cosa cerco e' chi sono." - rispondo.

"Perche' lo cerchi qui."

"Perche' qui mi fu detto di cercare, sulla punta del monte ai confini delle terre nebbiose."

"Se e' la punta che cercavi, l'hai passata da un pezzo."

Sono confusa, dunque non e' questa la cima? Esprimo il mio dubbio.

"La cima la calcasti quando sulla pietraia i gracchi t'indicarono la via del colle."

Non capisco, taccio mentre lui prosegue.

"Un tempo questo monte aveva una cima aguzza e slanciata, cosi' aguzza che solo i gracchi vi potevano accedere, e non piu' d'uno alla volta. Ma col passare del tempo il sole arrovento' la roccia, le piogge la bagnarono e scavarono fessure che il ghiaccio allargo', i terremoti ne minarono le fondamenta finche' il vento non ne ebbe ragione e la punta si stacco' precipitando nella conca sottostante. Con un rombo di mille tuoni si conficco' tra le rocce della pietraia, e li' rimase e ancora oggi giace. Li' ti sedesti per riposare, li' i gracchi t'indicarono la via del colle."

"Quel che cercavi non esiste piu', e anche questo moncone di cima sul quale mi trovo precipitera' un giorno, perche' tutto passa. Nulla resiste immutato al passare del tempo, neanche le montagne piu' alte: non esiste potere che non possa finire, non esiste bellezza che non possa sfiorire, non esiste figlio che non possa morire. Hai fatto un lungo viaggio per cercare una risposta credendo che questa si trovasse in un luogo, non hai trovato il luogo e se non apri gli occhi non troverai nemmeno la risposta. La vetta che si specchiava nelle acque del lago quando ancora le nebbie non esistevano ora si trova sulle sue rive, e il lago e' sepolto sotto i resti della frana che la trascino' a valle. Apri gli occhi e cerca le cose dove stanno, non dove ti dicono che sono."

"Tu sei venuta fin qui a cercare un segno del tuo destino, e nel farlo eri accecata dalla tua meta e non vedevi altro: mille volte sei passata accanto alla risposta e ogni volta guardavi altrove. Smetti di cercare e troverai, smetti di osservare e vedrai, smetti di parlare e dirai piu' di quanto tu non abbia detto finora. Ti domandi se essere uomo o donna, e non ti accorgi che non puoi esser l'uno senza essere anche l'altra, non capisci che il tempo portera' via con se' le tue domande e la tua vita cosi' come porto' via la cima del monte prima che tu la potessi raggiungere. Smetti di domandare, e comincia a vivere."

Questo mi disse il guardiano sulla vetta, e quando smise di parlare il fulmine riprese a correre sul terreno, passo' a poca distanza dai miei piedi e si scarico' lungo le pendici del monte. Poi si alzo' il vento che squarcio' le nubi, e finalmente apparve il sole.

Guardai la cima nuovamente deserta, e senza raggiungerla volsi i miei passi verso valle, per tornare indietro.

Ripercorsi le terre alte e nebbiose, le lande pietrose e spoglie, i deserti ostili, i fiumi gonfi d'acque fangose e le fertili contrade, e sempre era come se li vedessi per la prima volta. Con lo spirito finalmente libero ne apprezzai la maestosita', la bellezza, la vastita' e l'armonia con la quale si fondevano l'uno nell'altro per dar vita a un tutto che era il mio mondo.

E giunsi infine la' da dove ero partita, ritrovando la mia casa, le mie persone care, i miei oggetti.

Tra questi lo specchio che ora riflette la mia immagine, diversa da quella di quando partii ma non per questo peggiore, e la sua cornice cesellata sulla quale solo adesso scorgo, distinguo e finalmente leggo il nome che da tempo cercavo per definire l'essenza di quel che sono.

Il nome che nella lingua dei miei avi significa raggio di luna, ma anche luce che appare nel buio.

Ardajik.

postato da: Anna73 alle ore 09:27 | link | commenti
categorie: storie fantastiche
martedì, 17 luglio 2007

Il passo chiave e il suo guardiano

Siedo, riposo, mangio qualcosa. Finalmente vedo la vetta del monte, che pare vicina ma sara' almeno due, trecento metri piu' in alto del colle. Nessuna traccia di sentiero sembra condurre lungo la cresta.

Qui sul margine dell'abisso mi sento sola. Sola sulla lama di una spada che dovro' percorrere fino al punto piu' alto, facendo bene attenzione a non cadere. La meta e' li', e mi guarda.

Temo di non avere ancora molte ore di luce, per cui estraggo dal sacco la giacca pesante, la indosso e mi incammino lasciando il colle alle mie spalle. Mi distacco con rimpianto da quello che prima d'arrivarci mi sembrava un luogo ostile, ma che non e' nulla in confronto a quello che mi aspetta ora.

La luce che filtra tra i vapori diminuisce, le nebbie si addensano. Una tempesta che mi cogliesse in questo tratto potrebbe esser fatale, ma non ho altra scelta se non proseguire.

***

Il cammino procede senza apparenti difficolta' finche' non arrivo a uno stretto intaglio tra due torrioni in cui e' obbligatorio passare, non esistendo alternative ne' a destra ne' a sinistra. Per poter procedere e' necessario arrampicarsi per un breve tratto sulle rocce, cosa che in altra situazione avrei fatto senza pensarci troppo su' e che invece ora mi riesce difficile, tanta e' la cautela con cui affronto il passaggio.

La consapevolezza di non poter sbagliare, l'apprensione per il modo in cui potro' discendere mi fanno provare piu' alternative di salita, finche' non trovo quella giusta. Nessuno potrebbe soccorrermi se scivolassi qui, e anche solo una banale ferita potrebbe voler dire la fine.

Salgo sotto gli occhi attenti del guardiano del passo e non me ne accorgo. Ci troviamo faccia a faccia d'improvviso, ma lui mi stava osservando gia' da tempo. Silenzioso, immobile, quasi mimetizzato con lo sfondo di roccia. Mi osserva attento coi suoi occhi rossi e pensa, valuta, decide se sia il caso di lasciarmi passare oppure no.

Mi accorgo di lui e mi fermo immobile. So di essere in suo potere, e che se volesse potrebbe ricacciarmi in basso. Non dico nulla, perche' non comprenderebbe le mie parole: mi limito a riprendere a salire molto, molto lentamente. Lui deve aver deciso di lasciarmi procedere, segue con lo sguardo i miei movimenti ma non si muove a sua volta. Lo ringrazio col pensiero, mi volto verso la cima e faccio qualche passo, poi mi giro ancora a cercarlo ed ecco, la roccia e' deserta, e' sparito senza un rumore.

La cima e' a portata di mano, e la paura di quel che accadra' mi fa sentire in bocca un sapore strano, intenso, metallico.

postato da: Anna73 alle ore 11:05 | link | commenti
categorie: storie fantastiche

Lo sguardo sull'abisso

I gracchi sono spariti, volati via chissa' dove, forse a cercare il sole sopra le onnipresenti nebbie. Mi circondano le pareti di questo budello di roccia e ghiaia all'interno del quale salgo lentamente, con grande fatica.

A tratti sento il rumore di una scarica di sassi, e allora d'istinto mi riparo contro la parete piu' vicina mentre aspetto che la frana si esaurisca. Salgo e non ho in mente altro che salire, coi battiti del cuore sempre piu' veloci, piu' pesanti. L'eco dell'ultimo sasso che cade si spegne, e resto sola coi miei pensieri, con la mia volonta' d'arrivare.

Il saggio dalla voce sommessa e gentile mi disse che sulla cima dello Zolman avrei trovato la risposta alla mia domanda, oppure non avrei avuto piu' domande da porre. Le sue parole ora assumono il significato di una fosca profezia, mentre sembra che questo cammino non finisca mai.

Avrei potuto continuare a vivere negli agi, assaporare i molti piaceri che un corpo desiderabile e femminile mi avrebbe permesso di cogliere. Avrei potuto continuare a indossare gioielli raffinati, vesti leggere, intensi colori che avrebbero donato fascino al mio sguardo.

Avrei potuto avere uomini e donne, esercitare su di loro il sottile potere della seduzione, piacevole come la seta e forte come l'acciaio. Avrei potuto avere fama, onore, ammirazione.

Ma le parole del saggio dalla voce sommessa e gentile risvegliarono in me un desiderio piu' profondo che mi spinse a mettermi in viaggio, ad attraversare fertili contrade e ostili deserti, fiumi gonfi d'acque fangose e lande pietrose e spoglie, fino ad arrivare qui a un passo dalla meta.

Quella meta sempre piu' vicina ora che intuisco nelle nebbie la fine della gola, che sento il vento piu' forte che spira dal colle, che il sentiero smette d'esser ripido e si fa prima piu' dolce, poi finalmente in piano.

Ed eccomi al colle.

Dal lato opposto a quello dal quale sono arrivata l'abisso sprofonda apparentemente senza fine, e il vento ne sprigiona colonne di nebbie miste a un'aria fredda che sa di muffa, di umido, di morte.

Non c'e' modo di proseguire, se non piegando verso la cima.

Ma sono stanca adesso, e mi fermo a riposare.

E' quasi mezzogiorno, ma pare gia' sera.

postato da: Anna73 alle ore 08:43 | link | commenti
categorie: storie fantastiche
lunedì, 16 luglio 2007

Il colle ai confini del mondo

Mi aggiro da ore su una lunga, interminabile pietraia. Massi enormi staccatisi dai fianchi dei monti giacciono in questa conca, testimoni muti di schianti giganteschi che risalgono alla notte dei tempi. Il cammino e' difficile, ogni tanto mi pare di riconoscere qualche mucchietto di sassi messo li' a mo' d'indicazione, ma spesso non sono che opera del caso.

Mi siedo e osservo in silenzio i movimenti e le volute delle nebbie pigramente trascinate dalla brezza, e cerco d'individuare tra i profili delle creste la stretta depressione che so essere la mia meta.

Niente.

Ogni luogo da qui sembra inaccessibile, circondata come sono da una cerchia di altissime pareti che non presentano punti deboli, varchi o passaggi di sorta. Un muro invalicabile che pare voler chiudere il mondo e allo stesso tempo contenerlo, come se se ne fosse arrivati agli estremi confini.

Il monte Zolman, il cui unico accesso passa dal colle omonimo, non puo' che essere qui. Se non fosse per le nebbie sono certa che lo vedrei di fronte a me, con la sua immensa parete annerita dallo scolo delle acque, frantumata dalle rovinose frane, solcata dalle striature di innumerevoli ere geologiche.

E' qui, lo sento anche se non lo vedo.

Il volo dei gracchi neri dal becco giallo, unici compagni in questa conca silenziosa, attira la mia attenzione e seguendone le evoluzioni prima come un'ombra, una sfumatura nei vapori e poi sempre piu' netta comincio a immaginare, anzi a scorgere, a vedere dapprima la stretta imboccatura e poi il vertiginoso canale che su' su', erto e verticale porta a quella tonda depressione. E mentre le nebbie per un attimo si diradano posso apprezzare l'inclinazione, la ripidita', la strettezza di quell'unico passaggio che porta a quell'unico colle dal quale potro' raggiungere la mia definitiva meta .

Senza indugio mi alzo e mi avvio in direzione del ripidissimo e repulsivo imbuto, che con fatica e sudore mi condurra' dritta sul confine di queste lande, di queste nebbie, di questo mondo.

Nel luogo in cui trovero' la risposta alla mia domanda.

postato da: Anna73 alle ore 11:45 | link | commenti
categorie: storie fantastiche

Le lande desolate

Da tre giorni percorro queste lande desolate del regno delle nebbie, in cui il sole riesce a stento a filtrare. Non ho incontrato nessuno lungo il mio cammino, e so che presto dovro' tornare indietro perche' le scorte di viveri stanno per finire.

Il luogo che sto cercando non dovrebbe essere lontano ma e' difficile orientarsi, e la traccia di sentiero che seguo spesso si biforca o si perde, costringendomi a lunghe ricerche di qualche segno di passaggio o di qualche indicazione.

Stanotte ho dormito nei pressi di una grande roccia vicino al torrente, il clima e' umido e solo al mattino all'alba si riesce a vedere il sole, prima che le nebbie implacabili tornino a salire su queste terre alte. A volte nel pomeriggio piove, e questo rende penoso trovare legna non troppo bagnata con cui accendere il fuoco la sera.

Non fa veramente freddo, anche se sulle pendici dei monti piu' alti sono vaste e numerose le chiazze di neve. La solitudine pesa sempre di piu', mentre il sacco sulle spalle e' sempre piu' leggero.

Sul colle di Zolman non ho che vaghe indicazioni, ma so che lo riconoscero' quando ci saro' arrivata. Grosse marmotte fischiano allarmate al mio passaggio, appena vedono la mia sagoma emergere dalla nebbia. A volte riesco ad avvicinarmi un po' a qualcuna che guarda dall'altra parte, ma capita di rado.

Tutto e' avvolto da un'atmosfera irreale e silenziosa, mi mancano il sole, il vento e il cielo azzurro.

Presto dovro' tornare indietro, sia che arrivi al colle sia che non ci arrivi.

postato da: Anna73 alle ore 09:31 | link | commenti
categorie: storie fantastiche
venerdì, 13 luglio 2007

Ordinaria follia

L'acqua scorre dal rubinetto aperto. Mi sto lavando il viso dopo la corsa in bici, le mani saponate sfregano sulla pelle. Nella penombra del bagno con le tapparelle ancora abbassate raccolgo un po' d'acqua con le mani giunte e mi sciacquo.

Da qualche settimana la mia barba se ne sta andando, lasciando al suo posto delle lucide chiazze di pelle rosea come quella di un bambino. Non e' grave, e non si nota nemmeno tanto. Il dermatologo mi ha detto che si tratta di alopecia, un disturbo piuttosto comune.

Il mio sistema immunitario attacca i follicoli piliferi bloccandoli temporaneamente, per un periodo che puo' oscillare da qualche settimana a qualche mese. La pelle diventa liscia e glabra, leggermente piu' chiara perche' i follicoli non producono piu' melanina. In teoria potrebbe succedere anche ai capelli, in pratica e' difficile che si estenda. Dicono che lo stress e l'ansia siano fattori predisponenti.

Mi butto l'acqua sul viso e riempio nuovamente le mani, con gli occhi chiusi. Il sapone non viene via al primo risciacquo.

Ho imparato molto sui disturbi autoimmunitari in questo periodo, ho letto un gran numero di pagine su internet. Fanno parte della medesima famiglia l'alopecia, la psoriasi, la vitiligine. Da tempo scruto la mia pelle con attenzione maniacale alla ricerca di macchie di colore diverso, di nuove imperfezioni. Troppa attenzione, troppo maniacale.

L'acqua scorre nuovamente sul viso, un po' di sapone e' rimasto vicino all'angolo interno dell'occhio sinistro. Passo il dito per rimuoverlo.

Ma non e' sapone.

Sfrego ancora una, due, tre volte: non viene via.

In bocca sale quel sapore metallico che ho imparato a conoscere bene, il cuore accelera.

Sta' li', ferma. Un'ombra bianca, dai contorni sfuggenti nella penombra.

Accendo la luce: c'e' ancora.

Oddio oddio oddio.

Il mondo intorno a me implode mentre una sensazione di caldo formicolio m'invade assieme all'impulso di fuggire. Esco dal bagno, qualche passo, entro in cucina. Torno davanti allo specchio: e' ancora li'.

Un'ombra bianca, all'angolo dell'occhio.

No non e' proprio bianca, e' piu' un riflesso, ma ieri non c'era non c'era non c'era.

Mi sale il nodo alla gola, vorrei piangere ma non ci riesco.

Ansia: ecco cosa sto provando. Ecco il nuovo sbocco che la bestia ha trovato per salire in superficie. Pensavo di averla sotto controllo e invece lei era li', che aspettava solo un momento di debolezza, uno spiraglio.

Vitiligine: non c'e' cura, non puo' che peggiorare. Il mio volto devastato, il futuro che mi crolla addosso.

Il nodo alla gola sempre piu' stretto.

Fuggire, ma dove?

***

E' passata una notte, e' passato un giorno.

Siedo davanti al PC, apro una foto e la ingrandisco.

E' una foto in primo piano, senza trucco, al maschile. L'ombra chiara e' li', ben evidente.

Ingrandisco ancora, ritaglio l'immagine: non c'e' dubbio, e' lei.

L'ho sempre avuta.

Ieri avrei giurato che il giorno prima non c'era, ma l'ho sempre avuta. E non e' una macchia ma un riflesso della pelle che in quella zona e' piu' sottile, piu' liscia.

Guardo la data della foto: luglio 2005.

Per quanto mi sembri impossibile lei due anni fa era li' esattamente come adesso. C'e' qualcosa in me che ancora non ci vuole credere, ma l'immagine non mente.

Il nodo e' sciolto, il panico e' passato.

La bestia non e' ancora sconfitta ma e' tornata nel profondo della sua tana.

Per ora.

postato da: Anna73 alle ore 09:01 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 12 luglio 2007

Sotto il vulcano

Non e' un bel periodo.

A dispetto delle foto, delle uscite, di una vita che vista da fuori sembra ideale, non e' un bel periodo.

La lava che da dieci anni covava sotto il vulcano scavando silenziosa nuovi camini ha trovato un altro sbocco.

Nuovo, imprevisto, devastante come sanno essere le eruzioni improvvise dopo anni di quiete.

Ed ora non e' piu' silenziosa, ma e' un rombo continuo di mille cascate, un tremore di mille bombe che stanno facendo a pezzi la mia vita.

Ansia.

Una forma nuova, alla quale non ero preparata.

Non si e' mai veramente pronti, si puo' solo cercare di correre ai ripari.

Parlandone.

Sto cercando il modo per farlo, ma non e' facile.

postato da: Anna73 alle ore 08:52 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 11 luglio 2007

Quattro persone

In ognuno di noi ci sono quattro persone.

Quella che vedono gli altri.

Quella che noi pensiamo che gli altri vedano.

Quella che pensiamo di essere.

Quella che siamo.

A chi vede in me una regina, una strega, una danzatrice sensuale o un raggio di luna,

non posso dire che sbaglia, che e' un pazzo, che la realta' e' diversa.

Perche' non ho alcun diritto sui sogni che io stessa ho ispirato.

Perche' neppure io in realta' so chi sono per davvero.

Perche' non conosco che alcune, delle quattro persone che sono.

postato da: Anna73 alle ore 08:58 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 10 luglio 2007

Meteoanima

All'alba e' un cielo limpido, radioso, di un azzurro intenso che a ovest ancora sfuma nel blu scuro della notte.

Un alito di vento leggero appena muove i rami, mentre la luce arancione tinge le cime dei monti.

Ma a poco a poco mentre il sole s'innalza loro arrivano.

Cirri sfilacciati e alti dapprima, che pian piano chiazzano di bianco l'azzurro ceruleo.

E poi bave di nebbia dal fondo delle valli, trascinate dalle termiche che esalano dai fianchi dei monti.

A volte cumuli pesanti e congesti oscurano il sole, mentre l'aria si fa fredda e prende a odorare di pioggia, ma non sempre.

Altre volte le nebbie s'impossessano del cielo e della terra avvolgendo tutto in un grigio indistinto e ovattato.

Raramente la pioggia cade sul suolo arido e crepato dal calore, e quando capita sempre il vento scuote le cime degli alberi, muove gli arbusti, spazza le prime foglie ingiallite.

A sera non rimane che un ricordo d'azzurro, mentre il sole tramontando consegna il paesaggio alle brume della notte, che col passar delle ore saranno assorbite dal terreno e spazzate dalla brezza, finche' il cielo stellato non tornera' a incombere sul paesaggio.

Per portare nel mondo della mia anima un'altra alba radiosa, un altro cielo limpido, un altro giorno.

Ancora uno.

E cosi' sia.

postato da: Anna73 alle ore 09:12 | link | commenti
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lunedì, 09 luglio 2007

Pregiudizi

Si dice che quelle come me prima o poi finiscano sul marciapiede.

Bene, eccomi qua.

Non ad esercitare ma a prendere un po' d'aria davanti all'ingresso del locale.

Pochi metri, intendiamoci.

Non sia mai detto che io esca in pubblico.

postato da: Anna73 alle ore 09:04 | link | commenti
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