La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

La velocita' media di uno spostamento in auto a Torino oscilla intorno ai 20-25 Km/h, ma puo' andare assai peggio (8 Km/h) in condizioni di traffico intenso o se ci si sposta in citta' piu' trafficate.
Pero' la bici non la si usa perche' sarebbe lenta.
Lascio all'immagine ogni commento.

E' passato piu' di un mese dall'ultima volta che mi sono vestita da donna, e ad esser sincera un po' di nostalgia ce l'ho.
Pero' non abbastanza.
Depilarsi, truccarsi, scegliere i vestiti, a volte comprarne di nuovi.
E poi magari ogni tanto uscire.
E' una faticaccia, e ci vuol tempo.
Non ho sufficienti motivazioni, per adesso.
Aspetto ancora un po'.

Stava in solaio, sepolta sotto la catasta della legna da ardere.
"Che facciamo, la buttiamo?" "Mah, in effetti e' ridotta male".
"Massi' dai, portala via".
Poi pero' mi racconti che e' la bici che avevi a vent'anni.
Hai le foto, ci portavi tua figlia piccola.
Le vuoi bene, non me lo dici ma si capisce.
E allora faccio finta.
"L'hai poi buttata?" "Si, si'" "Ah...ok...si, era proprio un rottame".
Ma non l'ho buttata.
L'ho smontata pezzo per pezzo, pulita, lucidata, riparata.
Mi sono procurata i pezzi che mancavano.
Copertoni nuovi, fili dei freni, fanali, campanello.
Ora la sto rimontando, presto te la ridaro'.
Io l'ho fatta rinascere, tu la farai rivivere.

Dopo un lungo periodo di siccita' la pioggia e' la benvenuta.
Il primo giorno e' una piacevole novita'.
Il secondo giorno si prende atto che piove.
Il terzo giorno e' una rottura di coglioni.
Almeno smettesse.

Saranno contenti i fiori, io un po' meno perche' devo prendere l'autobus.
Dentro abbondano le pubblicita' delle finanziarie, fuori abbondano le auto.
Il messaggio e' abbastanza chiaro: ti-prestiamo-i-soldi-cosi'-ti-fai-la-macchina.
E invece di stare tra gli sfigati dentro starai tra gli sfigati fuori.
Che brutto mondo, devo assolutamente ricordarmi di fare qualcosa per cambiarlo.
Comunque piove, ed e' gia' qualcosa.

Trec: clean power from deserts
Guardate bene quest'immagine.
Il quadrato piu' piccolo segna l'area di deserto che, se ricoperta di impianti solari, produrrebbe energia elettrica per l'intera Germania.
Il quadrato intermedio indica il deserto necessario per generare energia per l'intera Europa.
Il terzo quadrato e' la superficie che servirebbe per il mondo.
I calcoli sono fatti considerando lo stato attuale della tecnologia.
Ora:
E' vero che gli impianti solari costano, ma neanche estrarre petrolio e' gratuito.
E vero che il deserto e' inospitale, ma stiamo trivellando luoghi ben piu' inospitali del deserto, tra Alaska e Asia centrale.
E' vero che questo scenario delineerebbe una dipendenza dai paesi del Nordafrica, come se adesso non fosse piu' o meno la stessa cosa.
E' vero che trasportare l'energia elettrica costa, ma deserti ce ne sono in tutto il mondo.
Ma a noi queste cose non interessano e andiamo avanti cosi'.
Se questo sembra un progetto folle, pensate che uno dei motivi per cui stiamo cercando di far entrare la Turchia nell'Unione nonostante tutto e' poterci far passare gli oleodotti che ci collegherebbero direttamente ai giacimenti iracheni.
Queste cose le dovrebbero ripetere ogni giorno al telegiornale, e invece ve le devo dire io.
Quando la smetteremo di farci prendere per il culo?
Quando?

Torino: passerella ciclopedonale del Lingotto.
Molto "pedonale" e poco "ciclo".
Magari pensavano davvero che la gente avrebbe caricato le bici sull'ascensore.
Ma nel dubbio fare una rampa invece dei gradini no eh?
Uh chissa' quali insuperabili problemi di progettazione e di costi, per fare una rampa.
E dall'altro lato idem.
Complimenti: bella cazzata.

Ogni tanto qualcuno mi scrive che assomiglio alla Ventura.
Cosa volete che vi dica.
Speriamo di no.

Da quando ho scattato questa foto e' passato circa un mese, e da allora non mi sono piu' vestita da donna.
Non mi sento "guarita" ne' "in crisi".
E' solo che in questo periodo non mi va piu', quando cambiero' idea allora riprendero'.
Intanto mi godo la primavera.
E con lei la liberta' di poter essere quel che voglio.

Le nostre generazioni sono nate in un mondo in cui l'acqua sgorga dai rubinetti.
Solo un'esigua percentuale della popolazione delle nostre citta' puo' dire di aver mai visto una sorgente: una vera sorgente e non qualcosa con attaccato un tubo.
Non abbiamo piu' la minima nozione di quali siano le cose importanti.
L'aria che respiriamo in citta' avrebbe fatto vomitare i nostri nonni, eppure non ci facciamo caso.
Il rumore del traffico non cessa mai, al punto che il continuo sottofondo fatto di motori accesi e gomme che rotolano lo chiamiamo "silenzio".
Sabato passeggiavo a Torino con la mia donna che -beata lei- vive in campagna: "hanno tutti l'aria triste qui".
Lo credo bene: hanno poco da ridere.
Il problema e' che oramai non sanno neanche piu' perche'.

Se un sabato mattina prendo la bici e vado a farmi sessanta chilometri per sport nessuno ci trova nulla da ridire, anzi magari pensano "che brava".
Se lo stesso sabato prendo la stessa bici e la uso per spostarmi di trenta chilometri e andare a trovare la mia compagna la reazione piu' comune e' stupore misto a incredulita'.
Magari qualcuno pensera' anche che abbia voluto risparmiare i soldi del gasolio, e quindi che sono tirchia.
Questo perche' la bici non viene percepita come mezzo di trasporto, ma come attrezzo sportivo.
Ne abbiamo ancora di strada da fare, in tutti i sensi.
Anche l'idea di caricare la bici in treno per andare a Torino insieme alla mia compagna e' stata accolta con una certa rassegnazione.
Ma gia', sono strana, io.

La liberta' e' qualcosa che almeno in origine abbiamo tutti.
Poi a molti capita di perderla per strada, barattata in cambio della sicurezza.
Non che sia un male: sono scelte di vita.
Ma quando ve ne rendete conto -e vi dispiace- fatemi un favore:
non lamentatevi con me.

Ho scoperto leggendo le statistiche di accesso che c'e' gente che mi legge a notte fonda, dalle due alle cinque del mattino.
Forse qualche insonne cronico, o magari qualcuno residente all'estero -Australia, Giappone, Nuova Zelanda?- : mi riesce difficile immaginare chi si prenda il disturbo di consultare le mie pagine ad ore cosi' inconsuete.
Pero' mi fa piacere, perche' chiunque siano queste persone non si limitano a leggere una pagina, ma ne leggono decine.
Forse sono solo alla ricerca di qualche foto o forse no: chissa' cosa cercano.
Nel dubbio mi piace pensar bene e sentirmi lieta di far loro compagnia, e magari di aiutarli a curare qualche piccola ferita dell'anima, forse la stessa che non li lascia dormire.
Un po' infermiera di notte, un po' amica.
Per loro, sempre Anna.

Sembrava impossibile che tra tante cose dovesse venire a mancare proprio l'acqua, vero? A vedere il laghetto della foto si direbbe proprio di si', e sebbene immagini come questa non siano ancora un ricordo del passato il rischio di veder sparire queste meraviglie esiste.
A Pechino invece a quanto pare manca l'aria, quella pulita almeno. A giudicare dalle foto pubblicate dal Corriere, quella che una volta era la citta' delle biciclette e' diventata una camera a gas, grazie al dissennato modello di sviluppo importato dall'occidente.
E il petrolio?
Manchera' anche quello, e pure abbastanza presto, se e' vero che nel 2006 e' stato raggiunto -e sorpassato- il picco della produzione petrolifera dell'Arabia Saudita. Questo significa che i sauditi non saranno piu' in grado di fare fronte a una richiesta in continua crescita, e se non ci riescono loro che hanno i giacimenti piu' grandi del mondo figuriamoci gli altri.
Ci attendono tempi interessanti.
Ma non preoccupatevi: per preoccuparvi aspettate che ve lo dica la televisione, come al solito.

Quando la gente mi vede per la prima volta, di solito pensa che io voglia diventare una donna nella vita di tutti i giorni.
E' un po' come vedere un pescatore la domenica e pensare che questo voglia fare il pescatore sempre, e immaginarlo soffrire disperato quando per necessita' gli tocca fare il bancario o il pizzicagnolo.
Ma l'essere umano e' composto da mille sfaccettature, e io sto bene cosi': non ho alcuna intenzione di devastare la mia vita per raggiungere un obiettivo che non mi sono mai posta.
Tuttavia questo per alcuni sembra difficile da capire.
Chissa' poi perche'.

L'eventualita' che tu mi potessi lasciare l'ho messa in conto fin dal primo giorno, e in tutti questi anni non me ne sono dimenticato.
Accetterei di vederti con un altro uomo, o anche sola: saprei che saresti stata tu a volerlo, e mi consolerebbe la tua felicita'.
Me ne farei una ragione: comunque ci saresti sempre, da qualche parte.
Ma quando un malanno tutto sommato banale e risolvibile mi mette per un attimo davanti alla possibilita' di dover vivere in un mondo senza di te allora no, non c'e' ragione che tenga.
Sono passati undici anni da quando ci siamo conosciuti, e sono stati i piu' belli della mia vita, forse anche della tua. Sei diventata parte di me, del mio vivere, delle mie abitudini.
Il futuro lo immagino con te, e se un giorno tu non mi volessi piu' non importerebbe: non sei una mia proprieta', se lasciarmi ti rendesse felice allora lo accetterei.
Ma un mondo senza di te no: non lo voglio.
Non si puo' razionalizzare l'istinto.
Non accetterei di vedere che pian piano ti allontani fino a sparire.
Non ti lascerei andare avanti da sola.
Verrei con te.

Voler essere coerente a tutti i costi e' un brutto affare, che pero' a volte regala qualche soddisfazione.
C'e' un che di contraddittorio nell'andare in montagna usando l'automobile per avvicinarsi.
Sara' che oggi mi sento un po' integralista, ma la macchina non la voglio usare: quindi prendo la bici.
Venti chilometri su strada, sei in salita su sterrato ed eccomi qua: non e' una montagna alta -e va bene- ma e' quel che con le mie forze potevo fare.
Ed ora mi godo il sole stesa sul praticello in cima, mentre osservo la cappa di smog che visibilissima e inconfondibile grava su Torino.
E penso che in un mondo di folli, sono i savi a passare per matti.

Ecco, sono questi quelli che mi fanno paura.
La folla che non e' capace di porsi domande, di guardare oltre il contingente, il quotidiano, l'immediato.
Quelli che vivono vite sempre uguali dall'inizio alla fine, con poche varianti.
Famiglia-lavoro-figli, magari un po' di trasgressione a buon mercato ogni tanto, un po' di divertimento preconfezionato giusto per avere qualcosa da raccontare.
Disagi, malesseri, vuoto esistenziale che non si sa da dove arrivi, ma che prima o poi presenta il conto.
Tutti in fila a fare le stesse cose, a desiderare le stesse cose, senza mai domandarsi se e' giusto, se e' umano, o anche solo perche'.
Senza mai fare nulla per inventarsi una vita diversa.
Sono tanti, sono la maggioranza, e si sentono nel giusto perche' glie l'hanno fatto credere.
Per questo mi fanno paura.
Anche se, in fondo, sono solo dei miserabili.

Non bastano il vestito rosso scollato
le calze nere velate
le scarpe col tacco
i capelli sciolti
il viso truccato
la posa studiata
lo sguardo languido
a fare di me una donna.
Le donne vere sono un'altra cosa:
per favore ricordiamocelo.
Gli auguri fateli a loro.
E trattatele meglio, ogni tanto.

Se e' vero che sono gli ormoni a influenzare il comportamento, i miei si risvegliano non appena l'aria si intiepidisce e le giornate si allungano.
Mi dimentico vestiti e rossetti, calze e parrucche, ombretti e matite e desidero una cosa sola: andare la' fuori, dove "la' fuori" e' qualsiasi posto lontano da tutto, in cui possa svegliarmi la notte e vedere il cielo trapuntato di stelle, o sentire la pioggia sul viso e il vento nei capelli.
E visto che di vicino ho solo i monti, spesso finisco li'.
Le vite che vanno in una sola direzione senza cambiare mai non fanno per me: ho bisogno di sentirmi libera.
Uno zaino con tutto il necessario e una nuova valle da esplorare: la vita puo' riservare ancora sorprese, purche' le si dia la possibilita' di farlo.