La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

Me ne accorgo ogni mattina quando salgo in bici e mi immetto nel traffico, e ogni sera al ritorno.
Ne sono consapevole ogni volta che in montagna affronto un itinerario nuovo, un po' piu' rischioso.
O come ora, nell'imminenza di un viaggio.
Ma ormai sono abituata e non e' paura quella che provo, ma solo un senso di vaga indefinibile inquietudine.
Viviamo vite sospese tra il niente e il nulla.
Ogni tanto ce ne accorgiamo ma subito dopo, come al risveglio da un sogno, la consapevolezza scivola via.
E torna l'oblio, che rende sopportabile vivere.
Ieri su Repubblica.it e' apparsa la galleria fotografica della vincitrice di un concorso di bellezza su internet.
Bella, sensuale, non una dea ma neanche da buttare via, tenendo conto che il concorso si riferisce alla Yakuzia, misconosciuta regione che mi pare tanto tirata fuori dalla scatola del Risiko.
Ma il bello di tutta la storia e' che a elezione avvenuta la vincitrice ha candidamente ammesso di essere un uomo, e ha pure pubblicato le foto della sua trasformazione.
Non so se si tratti di "una di noi" o di un semplice buontempone, sta' di fatto che il ragazzo c'e' portato, e che molte di "noi" farebbero carte false pur di assomigliarci.
Pure io?
Ah no, questo non ve lo dico.

Io, io, io.
Io e quelle come me non facciamo che parlare di noi.
Siamo autoreferenziali, siamo le prime ammiratrici di noi stesse.
Parliamo, parliamo, parliamo: siamo il nostro argomento preferito.
E' umano, e' normale: e' soprattutto noioso.
Contempliamo estatiche il nostro ombelico.
Parliamo tanto e ascoltiamo poco.
Esprimiamo un disagio e nello stesso tempo lo aggraviamo.
Ma darsi una calmata no, eh?

Blocco totale del traffico.
Una citta' migliore e' possibile.

Tagliare via la parte di sfondo che non serve.
Ridimensionare l'immagine, metterla a fuoco.
Aumentare un po' luminosita' e contrasto.
Ecco tutte le elaborazioni a cui sottopongo le mie fotografie.
Mi capita quattro volte l'anno di percorrere la tangenziale nell'ora di punta.
Quelli che se ne fregano dei limiti, specie se sono alla guida di un furgone e "stanno a lavorà".
Quelli che si appiccicano al culo e sfanalano, anche se hai una vettura due metri piu' avanti e -palesemente- c'e' traffico.
Quelli che sorpassano a destra per poi rientrare a sinistra.
Quelli che telefonano.
Quelli che siccome la polizia ha fermato un vecchio camion allora e' giusto creare mezzo chilometro di coda per rallentare e buttare l'occhio.
Quelli che non hanno la minima idea di dove stiano andando, ma devono far presto.
Quelli che credono che una tonnellata e mezza di plastica e lamiere lanciate a piu' di cento chilometri l'ora siano il loro giochino personale.
Quelli che siccome tanto resteranno anonimi si sfogano pigiando il pedale -gia' visti su internet, occhio e croce-.
Insomma i peggiori comportamenti della peggio gente.
Saro' intollerante, ma qui c'e' qualcosa che non funziona.

No, davvero: e adesso?

L'idrogeno e' l'elemento piu' abbondante dell'universo. Se ne trova in quantita' nelle stelle, nelle nebulose, nello spazio interstellare. Sulla terra e' presente soprattutto nella molecola che lega due atomi d'idrogeno a uno d'ossigeno: l'acqua.
Ci dicono che l'idrogeno sara' la soluzione del futuro al problema della mobilita', che l'auto a idrogeno soppiantera' quella a petrolio. Ci dicono che non inquina, che la combustione e' pulita, che e' efficiente.
Quello che non dicono e' che non esistono i giacimenti di idrogeno, e che l'idrogeno non e' una fonte di energia, ma solo un modo per trasportarla e renderla disponibile. Per estrarre idrogeno dall'acqua tramite il processo di idrolisi serve energia, la stessa che -perdite a parte- verra' restituita dall'idrogeno una volta nel motore.
E non dicono che estrarre idrogeno dall'acqua e' antieconomico, e che il modo attualmente piu' utilizzato per produrlo e' partire dai composti a base di idrogeno e carbonio, cioe' gli idrocarburi, cioe' il petrolio.
Non dicono che gli stessi che oggi ci vendono il petrolio domani ci venderanno l'idrogeno, ottenuto da fonti fossili non rinnovabili.
E' il concetto di mobilita' che va rivisto, non basta cambiare tecnologia.

C'e' una differenza fondamentale tra noi e i cuccioli di stambecco della fotografia: la loro sopravvivenza non dipende da una risorsa la cui disponibilita' e' limitata e si va esaurendo.
La loro alimentazione dipende dalla presenza di sole, acqua e vegetali, che sono risorse rinnovabili. Il loro numero e' regolato proprio dalla disponibilita' di questi elementi.
La nostra alimentazione dipende invece dalla disponibilita' di petrolio, che serve a produrre i fertilizzanti, a muovere le macchine agricole, a trasformare e distribuire il cibo, e la spaventosa crescita della nostra popolazione si basa proprio sulla facile reperibilita' di questa risorsa, che non e' rinnovabile.
Il petrolio non serve solo per muovere le automobili: serve a produrre cibo.
Senza, si muore di fame.
Pensateci, la prossima volta che farete il pieno alla macchina.

Capita, girando sulle community di travestiti, transgender e transessuali, di assistere a situazioni cosi' penose da sembrar ridicole.
Di solito comincia una che si lamenta e dice di soffrire perche' non puo' -per vari motivi- viver da donna. Ne arriva allora un'altra, che dice di soffrire di piu'. Ne arriva quindi una terza, che contende alle altre due il primato della disgrazia. Sembra che facciano a gara: vince chi sta peggio.
Il gran premio della sfiga, il trofeo della disperazione: il master della lagna.
Non fanno che lamentarsi: della loro vita, del mondo, degli altri, e chissa' se cercano compassione, supporto o solo un momento da protagoniste.
Di sicuro questi siparietti dopo un po' vengono a noia, specie per una come me che 'ste cose non le ha mai capite.
Al punto che, da qualche tempo, non le leggo neanche piu'.

Cielo nuvoloso, possibili deboli precipitazioni.
Con un tempo cosi' una volta mi sarei annoiata a morte.
Adesso invece so cosa fare.

Puo' succedere una mattina d'estate di lasciarsi alle spalle la citta', e dopo una lunga camminata raggiungere un lago sui monti.
Puo' capitare, li' giunta, di fermarsi ad ammirare il panorama e pensare a quanto di bello si e' lasciato a valle, e a quanto sia piacevole star li' a tornarci col pensiero.
La mia vita al femminile, i miei vestiti, i trucchi, le cose che ho sempre desiderato e che adesso ho.
E' una bella sensazione di completezza e pace, che ben s'adatta alla bellezza del luogo che mi ospita.
Una sensazione di destino compiuto, di vita ben spesa.
Di innegabile, manifesta, evidente felicita'.

Il risparmio energetico e' una fonte d'energia.
Rimpiazzare le lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo e' un buon investimento.
Senza dimenticare pero' che la maggior parte del consumo energetico di una casa se ne va in riscaldamento e produzione di acqua calda.
In ogni caso anche solo una lampadina in meno fa gia' qualcosa.
E certe emozioni s'apprezzano di piu' al buio.
Oggi.

Sei li' che vivi tranquillo la tua vita, e a un certo punto ti trovano il petrolio sotto casa. "Che bello, siamo ricchi!". No, manco per il cazzo: *sono* ricchi.
Ti cacciano di casa -bisogna trivellare- e ti espropriano dei tuoi campi: ci devono passare oleodotti e infrastrutture. In breve pero' i tubi cominciano a perdere, le pozze d'acqua si ricoprono di una pellicola d'olio, la terra dei campi diventa sterile.
Non hai di che mangiare, vai a stare in una bidonville. E t'incazzi da morire, quando vedi quanti soldi stanno facendo i politici locali e i loro soci stranieri.
Protesti con le buone: non serve a nulla.
Passi alle cattive: arriva l'esercito.
Dopo anni cominci a sabotare gli impianti, a rapire i tecnici che ci lavorano: il mondo allora si accorge di te, del tuo Paese.
Qualcuno scrive della tua storia su internet, qualcuno simpatizza.
Alla maggioranza pero' non importa nulla, hanno cose piu' importanti a cui pensare. Tipo portare il figlio a scuola usando il petrolio che ha rovinato la tua vita.
Si perche' in Nigeria non c'e' solo la Shell, ma c'e' anche l'ENI: Ente Nazionale Idrocarburi.
La padrona dell'AGIP, tanto per dirne una.
La piu' grande multinazionale italiana in campo petrolifero.
E' colpa nostra se quella gente sta' cosi'.
Nostra.

Lo so che le donne sono un'altra cosa, ma gia' cosi' m'accontento.
E poi non e' niente male essere uomo il resto del tempo.

Il pianeta si riscalda: ecco le prove.

Ma come si sta meglio sani.
Si torna al lavoro, alla vita di sempre.
Ma con cautela, pian piano, per evitare altri malanni.
Mi dispiacerebbe assai, morir guarita.

Dopo una settimana di assenza causa malattia torno a casa "mia" e ritrovo i miei oggetti, i miei luoghi, i profumi quelli no, che ancora non li sento.
Apro l'armadio e resto incantata.
E' il mio solito armadio coi vestiti, le calze, le borsette, le parrucche e tutto quanto ma oggi mi pare diverso. Non sono ancora abituata a possederne uno e ritrovarlo qui, oggi, indiscutibilmente mio e a disposizione mi fa un effetto strano.
Io che per anni ho nascosto un vestito e un po' di intimo in un borsone, e basta.
E' proprio vero che chi vuol fare trova sempre modo, e chi non vuol fare trova sempre una scusa.

Bart e Milhouse vestiti da donna?
Be' ma stanno solo giocando.
Pero' anch'io ho cominciato cosi'.
Ah, quanti ricordi.

La moneta nell'immagine e' un cash cinese coniato sotto il regno di Tao Kuang, in un periodo di tempo che va dal 1821 al 1850. Come tutte le monete antiche cinesi presenta un foro quadrato che era utilizzato per farci passare uno spago che le tenesse tutte insieme.
I tre fori circolari sono invece stati praticati in un secondo tempo, quando la moneta venne a far parte di un qualche monile.
Ne venni in possesso anni fa in una remota oasi del sud del Marocco, barattandola con vari generi di prima necessita'. Di per se' non ha un gran valore: e' un pezzo abbastanza comune.
Me la immagino capitata li' seguendo antiche piste carovaniere, temerarie rotte commerciali, passando per citta' che profumavano di spezie e porti con navi sempre pronte a partire. Vite di una volta, sapori odori colori e genti che ormai da troppo tempo non ci sono piu'.
Immagino le moltitudini che il denaro ha messo in moto, la cupidigia, la bramosia, la sete di ricchezze, e i rischi le paure gli affanni le vittorie e le sconfitte, le vite, le morti per questi tondini di metallo: cinesi arabi europei africani americani russi o inglesi che fossero.
Oggetti che da soli non ti sfamano se hai fame, non ti dissetano se hai sete. Che non ti scaldano quando hai freddo ne' ti riparano dalle intemperie. Che non ti guariscono dalle malattie, che non ti abbracciano quando sei solo, che non ti consolano quando stai per morire.
Buoni al piu' per farci un buco e appenderseli al collo, altro che a dar senso a una vita.