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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


martedì, 31 gennaio 2006

Raccontare qualcosa

A distanza di un anno dal giorno in cui parlai alla mia compagna di Anna e' tempo di bilanci.

E' stato un anno vissuto intensamente, non c'e' dubbio. L'improvvisa disponibilita' di tempo e opportunita' da dedicare alla mia parte femminile non ha tuttavia prodotto in me il desiderio di avere di piu', e quindi di passare "dall'altra parte". Il "sistema" composto da Anna e Marco si e' autolimitato, raggiungendo un punto di equilibrio nel quale Marco continua la sua vita di sempre, e Anna ha i suoi spazi per manifestarsi e vivere.

Anna ha le sue amicizie e i suoi luoghi, virtuali o reali che siano, e un'esistenza indipendente senza che questo voglia dire che la mia personalita' e' sdoppiata. Le due persone sono in realta' una sola, e chi le vede persone distinte si ferma alle apparenze e ai vestiti. Le numerose opportunita' d'incontri a scopo sessuale -novita' assoluta nella mia vita!- sono state in maggioranza trascurate, e le rarissime volte che qualcosa e' successo non me ne sono pentita perche' ero con le persone giuste. Ancora, chi immagina che mi sia pesato il farne a meno si ferma alle apparenze e agli stereotipi: non ho alcun rimpianto e sono convinta di essermi comportata secondo la mia natura.

Il passare del tempo toglie smalto a tutto, e Anna non fa eccezione. L'eccitazione, l'euforia, l'entusiasmo dei primi tempi ha lasciato il posto a un modo piu' tranquillo e  "normale" di vivere questa parte di me. Questo probabilmente significa che presto cerchero' altri modi per spostare un po' piu' in la' i miei limiti.

Se guardo al passato infatti vedo chiaramente un filo che unisce tutte le esperienze che ho vissuto, un comune denominatore in grado di legare salite in montagna, incontri sul ring, mari di sabbia e uscite in tacchi e minigonna.

La voglia di esplorare, di capire, di spostare il limite un po' piu' in la' per poter essere me stesso o me stessa, indifferentemente.
Perche' la vita e' una sola, e sarebbe un peccato sprecarla.

Si dice che chi arriva a cinquant'anni senza aver nulla da raccontare non ha vissuto davvero.

Ho ancora dieci anni prima di arrivarci, ma mi sento tranquilla.

postato da: Anna73 alle ore 09:12 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 29 gennaio 2006

Topoliggnia

Chi immagina il set delle mie fotografie come una specie di paese dei balocchi per travestiti, ammiratori e affini, potrebbe andare incontro a una grossa delusione leggendo quanto sto per scrivere. Si', perche' lungi dall'essere luogo di sogni proibiti ed eccitanti incontri, la stanza dove scatto le foto altro non e' che quella della mia compagna, fatte salve le volte che mi trovo in qualche albergo e le faccio li'.

Anche tutto cio' che intorno al set ruota deluderebbe le aspettative dei piu', cominciando dalla Liggnia (affettuoso diminutivo per la Daniela) spesso in pigiamone felpato modello antistupro -le foto si fanno di sera, e d'inverno la sera fa freddo- per continuare col cane che, indifferente alle esigenze di scena, scorrazza di qua' e di la' finendo a volte nell'inquadratura.

Ieri sera pero' abbiamo raggiunto il massimo.

La Daniela abita in campagna, e la cosa presenta vantaggi e svantaggi. Uno degli svantaggi e' che puo' capitare che qualche animaletto si stufi di starsene al freddo nella legnaia e voglia trasferirsi al caldo nella casetta -caldo relativo, perche' spesso anche li' si gela- .
E cosi' ieri sera e' capitato che un topolino -piccolo, innocuo, anche simpatico volendo- si sia intrufolato nella stanzetta, e abbia fatto l'errore di farsi vedere.

E cosi' ancora una volta ho capito che io, con la maggior parte delle donne "vere", ho poco da spartire.

Anzi, mi viene ancora da ridere pensando al mio povero amore in piedi su una sedia dopo aver visto l'innocuo topino, mentre io -che credevo che le donne si rifugiassero sulle sedie per sfuggire ai topi solo nei cartoni animati- mi piegavo in due dalle risate con fare assai poco consono ai delicati indumenti che avevo indosso.

Ripresami, ho cercato di tranquillizzare alla meglio la povera creatura -non il topo, la Daniela- e dopo averla convinta che non era il caso di passare la notte a far turni di guardia davanti al rifugio del topastro, siamo riuscite a finire di far le foto e anche ad andare a dormire.

Stamane abbiamo messo le trappole, e ora siamo in fiduciosa attesa.

Quanto al topo, spero per lui che sia gia' salpato per altri lidi.

postato da: Anna73 alle ore 22:26 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 27 gennaio 2006

Mugugni

La voce gira gia' da un paio di giorni, ma solo stamane i giornali ne danno conferma.

Vladimir Luxuria, una drag queen nota piu' che altro per la sua attivita' nel campo dello spettacolo, si presentera' alle prossime elezioni nelle liste di Rifondazione Comunista.

Senza andare troppo per il sottile cavillando tra innumerevoli e pretestuosi distinguo, diciamo pure che Vladimir e' una persona messa ne' piu' ne meno che come me: un uomo che si veste da donna.

Pur non conoscendola di persona ricordo di aver letto qualcosa sul suo sito tempo fa (sorry, non ho l'indirizzo: cercatevelo) e l'impressione che ne ebbi fu quella di una persona istruita, di buona cultura e di notevole coraggio.

Questo e' quanto so di lei e tanto mi basta a farle gli auguri, riservandomi semmai di ritornare tra qualche tempo in caso di avvenuta elezione a verificare cosa avra' -o non avra'- fatto.

Quello che mi infastidisce non poco e' il coro di mugugni da parte di persone che condividono la nostra condizione e che probabilmente non la conoscono granche' meglio di me, che si e' prontamente levato appena si e' diffusa la notizia.

Cominciando con i "Ma quella li'?!" "Ma cosa volete che ci rappresenti" "Tse', una col suo passato!" e continuando con i "Potevano sceglier meglio" e i "Tanto non serve a nulla", per finire con gli immancabili "Lo fa per interesse" e "Fara' piu' male che bene".

E' comprensibile che non tutti pensino che la politica possa fare qualcosa di buono per noi, e in parte si puo' anche essere d'accordo sul fatto che una persona con trascorsi piu' adamantini dei suoi sarebbe stata meno criticabile, ma certa gente che trincia giudizi "a priori" m'infastidisce da sempre, e mi fa pensare che piu' che un giudizio di merito esprima la sua delusione per non essere stata consultata, considerata, o addirittura candidata al posto suo.

Per quanto mi riguarda le auguro buona fortuna, nella speranza che vada oltre l'aver fatto guadagnare per un giorno le prime pagine dei giornali alle persone che vivono la nostra condizione.

E' il silenzio il nostro peggior nemico: finche' si parla di noi a me sta bene.

postato da: Anna73 alle ore 10:46 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Quattroperquattro

Spalare la neve, recita un vecchio adagio, e' un lavoro inutile: tanto prima o poi se ne va via da sola.

Io aggiungerei che lasciarne un po' sulle strade puo' essere interessante, perche' se si accetta un inevitabile rallentamento del traffico senza farne un dramma puo' essere una buona occasione per osservare il comportamento altrui.

Intanto vanno tutti pianissimo. Anche quelli che il giorno prima bruciavano i semafori, ignoravano le linee d'arresto e sorpassavano zigzagando nel traffico si calmano, appena sentono il posteriore della vettura che pendolando di qua e di la' gli fa capire che no, oggi non e' il caso.

Poi riscoprono l'indiscutibile valore della distanza di sicurezza, concetto perlopiu' ignorato ma che torna in mente appena si sente che la macchina va' un po' dove le pare, anche se si sta frenando.

Infine, e questa e' la chicca piu' gustosa, i SUV si rivelano per quello che sono per davvero: dei giocattoloni inutili e costosi, guidati perlopiu' da gente convinta che un fondo a bassa aderenza sia quello che riveste le pentole che non attaccano.

Gomme spropositatamente larghe, trazione integrale che se non e' automatica resta disinserita perche' nessuno ricorda piu' che c'e' e, nel caso, dove sia il pulsante per attivarla, palesano come questi veicoli siano normalmente condotti da gente che avrebbe fatto meglio a ripiegare su una tranquilla berlina.

Ma tant'e': nella citta' delle olimpiadi invernali, in cui sarebbe lecito supporre una certa confidenza degli autoctoni con la neve, ci si ritrova in coda come dappertutto, a guardare divertiti la neve che scende e il ritardo che si accumula.

Pazienza: prima o poi arrivero' a destinazione pure io.

Inshallah.

postato da: Anna73 alle ore 09:08 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 26 gennaio 2006

Guarda... guarda...

Non so da voi, ma qui nevica.

Nevica sui tetti, sui rami spogli degli alberi, sui davanzali. Nevica sull'erba del giardino che si vede dalla mia finestra, sulle panchine, sull'abete, sul roseto.

Nevica sulle colline poco lontane, sui boschi, sui prati e sui pendii. Nevica sui monti, sulle rocce, sugli strapiombi, sulle cenge, sulle pareti e sulle cime.

"Era ora, era ora, chesenocomesifa, povere olimpiadi senza la neve, poveri noi, che figura ci facciamo, che pena, che tristezza quei prati gialli con la striscia bianca artificiale in mezzo, che figura, che figura!"

Ma non nevica per le olimpiadi, per le televisioni, per gli atleti, per il CIO, no.

Nevica perche' un milione di bambini affacciati alle finestre degli uffici, alle porte dei negozi, alle soglie delle fabbriche possano sorridere, e dimentichi per un attimo dei problemi, del traffico, delle code e del freddo possano incantarsi e perdersi a guardare.

"Guarda, guarda come viene..."

postato da: Anna73 alle ore 14:21 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Sisters at work

Capita ogni tanto che qualcuno mi scriva dicendomi che ha in mente di avviare delle attivita' in qualche modo legate al nostro mondo, e cioe' alla realta' transgender.

Dopo aver scartato le persone che utilizzano questa motivazione solo come pretesto per contattarmi, ne rimangono comunque alcune che hanno intenzioni serie e forti motivazioni.

A dire il vero pure io ho pensato a una simile possibilita', sebbene non abbia in mente di cambiare mestiere ne' vita, e mi sono resa conto che le opportunita' per metter su' attivita' anche molto redditizie non mancherebbero, ad aver voglia di investire e di rischiare.

Basti pensare a quanto grande sia la richiesta di prodotti e servizi, e a quanto ristretta sia l'offerta. Piano, piano: con "servizi" non intendo quello che alcuni avranno gia' immaginato, ma servizi seri volti a risolvere alcuni dei problemi piu' diffusi tra la nostra categoria.

Parlo di shopping, uscite, trucco e quant'altro possa mettere in difficolta' una qualunque di noi che sia agli inizi o che semplicemente non abbia il coraggio di far da se'.

E' ovvio che a queste cose hanno gia' pensato in tanti: non sono un genio del marketing e non ho mai avuto idee particolarmente originali, pero' e' anche ovvio che vuoi per limiti imposti dalla nostra legislazione, vuoi per il particolare contesto, vuoi per la mancanza di persone disposte a rischiare, di attivita' come quelle di cui parlo io non ne ho ancora viste, almeno in Italia.

Pero' qualcosa mi dice che la situazione attuale non durera' a lungo, e che forse qualcosa sta per cambiare.

Staremo a vedere.

postato da: Anna73 alle ore 09:12 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 25 gennaio 2006

Cosa scrivo, cosa leggono

Mai provata la sensazione che alcuni non abbiano capito quello che avete scritto? Io si, mi capita spesso quando leggo la posta.
Ho provato a immaginare il modo in cui viene letto un mio tipico intervento di presentazione su un sito qualunque, e a chiedermi cosa e quanto di questo messaggio venga effettivamente compreso da alcune persone che leggono un po' superficialmente.
Ecco il risultato.

Quello che scrivo:

"Ciao, sono Anna. Abito a Torino, e sono una ragazza particolare. La mia particolarita' sta' nel fatto che non sono donna dalla nascita, ma che vivo normalmente da maschio ed ho una vita parallela in cui mi piace vestirmi e comportarmi da donna. Ho sentito quest'esigenza fin dai primi anni di vita, ma solo da poco piu' di un anno riesco a esprimerla come desidero.

Mi piace vestirmi, fare acquisti, conoscere nuovi amici e uscire. Ho un sito internet sul quale ho pubblicato alcune foto e un blog che aggiorno quasi quotidianamente, mi piace scrivere di me e delle mie sensazioni.

Sono alta -forse troppo-, bionda e slanciata. Il mio look e' un misto di classico e moderno senza eccessi, rarissimi sono gli ammiccamenti al genere fetish, preferendo un look si' sexy, ma comunque indossabile da una qualsiasi ragazza senza che debba sentirsene imbarazzata.

Sentimentalmente sono legata a una donna, con la quale ho una relazione che dura da quasi dieci anni. Non cerco avventure, ne' contatti a scopo sessuale. E' rarissimo che accetti di conoscere di persona qualcuno che mi scrive, e ancor piu' raro che succeda qualcosa, quindi inutile provarci!

Saro' lieta invece di rispondere a richieste di contatti via internet per instaurare nuovi rapporti d'amicizia nel virtuale.
Un bacio, a presto!"

Quello che leggono:

"Ciao, sono Anna. Bla, bla, Torino, bla, bla, bla travestito bla bla fin dai primi anni di vita bla, bla, bla desidero bla, bla, bla nuovi amici bla, bla, bla sito internet, foto bla, bla, bla bionda, slanciata bla, bla, bla look fetish bla, bla, bla  sexy.

Bla, bla, bla relazione bla cerco avventure bla, bla, bla conoscere di persona bla, bla provarci!

Bla, bla, bla   contatti via internet bla, bla rapporti virtuali bla, bla, bla bacio presto!"

Quello che capiscono:

"Sono qui: provaci!"

postato da: Anna73 alle ore 08:43 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 24 gennaio 2006

Corte virtuale

Su internet spesso si arriva per caso, ma per decidere di restarci non limitandosi a leggere ma rendendosi visibili al resto del mondo ci sono sempre dei motivi, consci o inconsci che siano.

Uno di questi motivi e' senza dubbio la speranza, a volte neanche tanto nascosta, di poter contattare molte persone e accrescere cosi' il giro delle proprie conoscenze.

Quello che la vita reale ha sempre negato sembra essere finalmente a portata di mano, e spesso basta aprire una pagina personale, un blog o una community per poter aspirare a qualche briciola di popolarita'.

Si tratta pero' di una popolarita' annacquata, spesso acquisita grazie a gente messa piu' o meno come noi.

Ti-linko-se-mi-linki, ti-commento-se-mi-commenti, mi-iscrivo-se-ti-iscrivi, ti-voto-se-mi-voti, queste alcune tra le transizioni mai dichiarate ma spesso sottointese nella maggior parte dei rapporti sulla rete. La caccia ai complimenti, all'effimera notorieta' di una foto in home page, alle pacche virtuali sulle spalle spingono le persone a inscenare rapporti in cui i ruoli sono predefiniti, e il dialogo scarseggia.

Eppure non si dovrebbe mai dimenticare che il dialogo e' fatto di una parte che parla e una che ascolta, che i ruoli ogni tanto vanno scambiati se no dopo un po' il dialogo cessa di esistere, e che ascoltare non basta: bisogna anche sforzarsi di capire. E, soprattutto, che al di la' della chiacchiera bisogna aver qualcosa da dire, per aspirare a durare.

Ma tant'e': per chi dalla vita ha avuto poco anche la notorieta' a buon mercato offerta dal sentirsi re o regine di una corte virtuale aiuta a campare, salvo poi accorgersi che una volta spento il computer e' tutta un'altra musica.

La solita.

postato da: Anna73 alle ore 10:00 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 23 gennaio 2006

Cosi' fan tutte

A volte puo' succedere che chi si batte disperatamente contro una visione del mondo che considera ingiusta e limitante finisca inconsapevolmente per legittimarla e rafforzarla con le proprie azioni.

E' il caso di tante ragazze come me che, non sentendosi del tutto a proprio agio nel rivestire il ruolo maschile, decidono di cambiare la propria vita assumendo a tempo pieno il ruolo femminile, con o senza sottoporsi a interventi chirurgici e cure ormonali.

Parlando di interventi chirurgici, esiste una legge in Italia che regolamenta questo genere di transizione -e anche la transizione inversa, quella cioe' da donna a uomo- e questa legge impone che il cambio di sesso sia l'ultimo passo di un lungo percorso, volto soprattutto a verificare le motivazioni dei candidati.

Quello che il legislatore e i suoi consulenti sapevano infatti molto bene e' che non basta sentirsi a meraviglia una volta calate nella parte femminile per decidere che quello e' cio' che vogliamo fare tutta la vita. Puo' anche essere che il passare "dall'altra parte" non risolva il problema della disforia di genere, ma anzi lo acutizzi.

Cio' che manca in generale e' una visione un po' piu' articolata del problema. Se da una parte e' vero che i sessi sono due, dall'altra e' anche vero che i generi sono molteplici e che tra i due poli esistono infinite sfumature. Ci si puo' illudere che il passaggio da un polo all'altro risolva il problema del disagio, ma questo vale solo per una ristretta percentuale di casi. Per la maggioranza l'unico modo per vivere felici sarebbe trovare un'adeguata collocazione a meta' strada tra i due generi, e vivere alternandoli instaurando un equilibrio tra i due estremi.

Questo e' quello che molti psicologi sanno e raccomandano, e tra loro anche gente motivata che conosce bene il proprio mestiere.

La stessa cosa e' invece ignorata da molte delle persone che vivono il disagio della disforia, e pensano che il cambio di sesso o di vita risolverebbe tutti i loro problemi senza neanche interrogarsi se questo sarebbe davvero quello di cui hanno bisogno, o se invece sarebbe solo un modo per conformarsi a quello che fanno e pensano gli altri.

Un modo per dar ragione a chi pensa che i generi siano solo due, e che tutto quello che non e' bianco debba per forza essere nero.

postato da: Anna73 alle ore 09:06 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 20 gennaio 2006

Da me a te

Una delle mie idiosincrasie piu' curiose e inesplicabili e' sempre stata quella nei confronti del canto.

Quando tanti anni fa uscivo con le compagnie numerose, con cui tutti a un certo punto della vita abbiamo avuto a che fare, c'era spesso chi portava la chitarra e si cantava insieme. Meglio: tutti cantavano, tranne io.

Non perche' volessi fare quella antipatica che non socializza, perche' per il resto mi comportavo normalmente e mi divertivo come tutti, ma cantare proprio no: non mi riusciva.

Non so bene cosa mi trattenesse dal farlo, dicevo di essere stonata ma era una scusa: sono intonata piu' o meno come tutti e comunque la voce puo' essere educata con l'esercizio, e a cantare tanto per farlo si puo' imparare anche senza andare a scuola.

No, mi scattava proprio qualcosa in testa per cui avrebbero anche potuto picchiarmi, ma non avrei cantato una strofa: mai.

I motivi di questo comportamento mi sono sempre rimasti oscuri -non che ci abbia mai perso molto tempo, del resto- ma stamattina mentre andando al lavoro cantavo "Da me a te" in compagnia della voce di Baglioni mi e' tornato in mente com'ero, e come sono.

E mi e' sembrato di capire che il canto e' una forma di espressione di se' stessi, dei propri stati d'animo, delle proprie emozioni: non solo un modo per esprimerli, ma anche un modo per condividerli.
E allora forse ho capito cosa mi tratteneva dal cantare anni fa, e cosa invece mi spinge a farlo oggi.

Ho imparato a esprimermi.
Ho imparato a non vergognarmi di quello che provo, e pur con tutti i limiti che mi sono propri ho imparato a mostrarmi agli altri.
Ho imparato a condividere, e sono felice di averlo fatto.

Cosi' felice, che mi viene da cantare.

postato da: Anna73 alle ore 08:44 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 19 gennaio 2006

Il convitato di pietra

"Convitato di pietra" e' una locuzione presa a prestito dall'opera "Don Giovanni", che indica una persona assente la cui presenza incombe sui presenti. Una persona a cui tutti pensano ma che nessuno osa nominare direttamente. (Da Google.it...)

Una persona puo' scrivere un blog per i motivi piu' disparati.

Per parlare dei suoi hobby -che so, la pesca, la bicicletta, la lettura-, per discutere di sport con gli amici, per fare critica televisiva e cinematografica, per parlare di attualita'. Puo' anche decidere di parlare delle sue vicende sentimentali, dei suoi stati d'animo, della sua famiglia e del suo lavoro.

Chiunque puo' parlare di qualunque cosa, e difficilmente gli sara' fatto notare che non parla mai di sesso.

Chiunque, tranne io o in generale una ragazza messa come me.

Il sesso e quanto ad esso correlato incombe su questo blog come un convitato di pietra. Tutti si aspettano che prima o poi ne parli, e se non ne parlo si domandano perche': quasi come se fosse non dico un obbligo, ma una consuetudine, una regola, una cosa scontata.

Fin dagli inizi scrissi che non ne avrei parlato, ma siccome non lo ripeto ogni giorno la gente spesso si interroga, e non capisce.

Non capisce che ho una sessualita' come tutti gli altri, che non e' un'ossessione ma nemmeno e' trascurata, che la vivo nella mia intimita' -come gran parte della gente, del resto- e che come molte altre persone non ne parlo per un motivo forse patetico e desueto, ma che per me e' sempre valido: pudore.

Mi dispiace per chi pensa che la vita di una ragazza come me debba per forza essere una girandola di incontri e avventure, convincimento che certa letteratura hard suggerisce e consolida: cosi' non e'.

Delusi?

Se si', allora state leggendo le pagine sbagliate.

Ma siete ancora in tempo a rimediare.

postato da: Anna73 alle ore 08:47 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 18 gennaio 2006

Pasta abrasiva

Avere una controparte femminile permette di scoprire un sacco di cose interessanti. Una di queste e' che buona parte dei prodotti per la cura del viso usati dalle donne cominciano a esistere anche in versione maschile. Le creme e i gel esfolianti, ad esempio, stanno facendo la loro comparsa sugli scaffali dei supermercati con indosso livree stile dopobarba che assicurano una pelle piu' tonica e fresca, mentre alle donne le stesse sostanze ammiccano da sempre in confezioni dai toni pastello o sfumati, promettendo carnagioni luminose e delicate.

Il principio e' lo stesso della pasta che si usa per togliere i graffi dalla carrozzeria delle auto, o dei dentifrici che promettono denti smacchiati e sbiancati. Tramite una leggera azione abrasiva si rimuovono le cellule superficiali della pelle, donandole un aspetto piu' luminoso, pulito e levigato. Cose che le donne fanno da sempre vengono presentate agli uomini come grandi novita' e gli uomini -a giudicare dai vuoti negli scaffali- apprezzano e comprano.

Stesso successo pare riscuotano le creme idratanti, ma li' non so granche' delle versioni maschili in quanto io uso quella che da sempre usa la mia compagna, che viene venduta in un delicato barattolino molto femminile e contiene -come tutte le creme del resto- soprattutto glicerina, piu' qualche curioso eccipiente.

Si scoprono davvero un sacco di cose a far la donna anche solo part-time, incluso il fatto che il trucco sta decisamente meglio se la pelle sottostante e' stata ben levigata e poi idratata con una buona crema che faccia da base.

Applicazione dopo applicazione, strato dopo strato, la pelle del viso diventa davvero piu' luminosa, al punto che si prova quasi una punta di rimpianto nel pensare che i prodotti esfolianti non esistono anche in una versione che agisca sull'anima.

Li' si che sarebbe bello poter rimuovere un po' di strati superficiali fatti di certezze presunte, abitudini radicate e comportamenti standardizzati.

Tanto per scoprire che, strato dopo strato, si puo' finalmente tornare a sognare.

E, chissa', magari anche a vivere.

postato da: Anna73 alle ore 08:41 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 17 gennaio 2006

Non ci manca nulla

Un'amica con le mie stesse inclinazioni tempo fa mi disse che spesso in un maschio che desideri essere donna c'e' una componente di masochismo, perche' abbandona una posizione di privilegio per andare verso una condizione subordinata.

Ebbene, sono convinta che sotto sotto ci sia del vero.

Le donne al giorno d'oggi nel nostro contesto sociale sono relativamente emancipate, e nonostante cio' continuano a subire violenze e discriminazioni da parte degli uomini. Spesso lavorano di piu' per guadagnare meno, il posto di lavoro e' tutt'altro che sicuro e basta una gravidanza per essere licenziate. La loro vita e' difficile e faticosa, sia che si svolga all'interno di una famiglia con figli e marito a cui badare, sia che venga vissuta al singolare, con tutto il carico di incertezza e solitudine che questo comporta.

Vengono ancora spesso giudicate in base al loro aspetto, per cui una donna che sia giovane, piacente e magari anche un po' disinibita avra' in genere vita piu' facile di una matura signora non proprio bellissima, e magari con qualche chilo di troppo. La professionalita' raramente e' uno dei primi parametri che vengono presi in considerazione nel valutarle, e la loro rappresentanza a livello politico e dirigenziale e' insignificante rispetto a quella dei colleghi maschi, e spesso ottenuta con maggior fatica.

Questo nella nostra societa' occidentale del ventunesimo secolo, delle altre societa' e degli altri tempi meglio non parlare neppure, visto che la condizione di subordinazione ha imposto e ancora oggi impone loro abusi, violenze, mutilazioni, ignoranza, lavori gravosi al limite del bestiale e in genere una vita assai povera di soddisfazioni.

Eppure se si pensa a una donna e' piu' facile che venga in mente la modella da copertina o l'attrice da telefilm che non la contadina cinese, la nomade subsahariana o la ragazzina che fruga tra le montagne di rifiuti alla periferia di Manila.

Donna e' anche questo, anzi se stiamo a guardare i numeri e' soprattutto questo, eppure chi vorrebbe essere una donna come loro?

Nessuno, ovvio.

E' per questo forse che quando vedo dei giovani maschi occidentali che dalla vita hanno avuto molto lamentarsi di non essere nati donne mi prende un po' di vergogna, per me e per loro.

Abbiamo avuto molto piu' di quanto la maggior parte delle donne nate su questo pianeta avra' mai, e ci lamentiamo per non aver avuto tutto.

Senza accorgerci che, in realta', non ci manca nulla.

postato da: Anna73 alle ore 08:40 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 16 gennaio 2006

Una sola bandiera

Le rivoluzioni impongono sempre un radicale cambio di costumi, e perche' questo avvenga e' necessario che ci sia un nutrito seguito popolare.

Che il seguito -quando c'e'- ci sia per convenienza, per conformismo o piu' spesso per conservare il proprio quieto vivere e' assai probabile, specie in un Paese come l'Italia in cui i fermenti rivoluzionari sono sempre stati stemperati e annacquati da considerazioni familistiche ("tengo famiglia", innanzitutto).

Tuttavia quando gli obiettivi sono di principio e la convenienza non e' immediata, come nel caso della tutela delle minoranze -della quale tendenzialmente importa soprattutto agli appartenenti alle minoranze stesse- gli animi si raffreddano alquanto e raramente si va oltre le generiche dichiarazioni di buona volonta'.

Ne sanno qualcosa i gay, che pur avendo una nutrita rappresentanza televisiva -cosa che al giorno d'oggi conta piu' di una rappresentanza in parlamento- vivono ancora la loro sessualita' perlopiu' di nascosto dai colleghi, dagli amici, dalla mamma.

Sembra dunque che la causa delle persone T* sia destinata a restare nel dimenticatoio sociale ancora per un po', visto che le persone interessate ancora non si sono messe d'accordo neanche sul nome da dare al movimento, cosa che invece i gay hanno gia' fatto da anni.

Che si tratti di travestiti, transessuali, transgender, crossdresser, t-girl, t-boy, m-to-f, f-to-m, pre-operazione,  post-operazione, con o senza ormoni , sarebbe opportuno quantomeno tacitare per un po' le differenze e presentarsi sotto una bandiera comune.

Tanto per dare a un mondo svogliato la possibilita' di capirci qualcosa, mica per altro.

postato da: Anna73 alle ore 08:40 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
sabato, 14 gennaio 2006

Parlare di noi

In questo periodo stanno nascendo nel panorama internet italiano numerosi siti dedicati alla disforia di genere.

Non si tratta di siti "statici" con contenuti a sola lettura, ma di comunita' vere e proprie nelle quali e' possibile inserirsi e interagire con gli altri iscritti per mezzo di messaggi, forum dedicati e chatroom.
Comunita' di questo genere esistono da anni, il salto di qualita' di questi ultimi tempi e' dato dal fatto che i nuovi siti consentono un'interazione molto piu' immediata e veloce con gli altri iscritti, interazione che in precedenza era affidata essenzialmente alla pubblicazione di messaggi in una bacheca, con tempi di risposta dell'ordine delle ore, se non dei giorni.

L'iniziativa e' lodevole, e va senza dubbio incoraggiata. Poiche' le cose esistono in misura di quanto se ne parla, cominciare a parlare di disforia di genere e di cosa essa significhi per chi la vive e' senza dubbio un buon modo per portare alla luce un fenomeno che e' sempre esistito, ma che e' stato quasi sempre misconosciuto e lasciato a margine del contesto sociale.

Se da una parte e' vero che nei nuovi siti abbondano le vecchie conoscenze -e non potrebbe che essere cosi', visto che spesso fanno parte dei promotori e degli ideatori- e' anche vero dall'altra che sempre nuove persone bussano alle porte della comunita', ciascuna col suo carico di disagio, esperienze, dubbi esistenziali.

Cio' che piu' impressiona e' che l'eta' media delle "new entry" si sta rapidamente abbassando, per cui non e' raro trovarsi a conversare on line con ragazze di vent'anni.

Indubbiamente prendere coscienza della propria condizione e trovare supporto cosi' presto non puo' che avere effetti benefici, quantomeno perche' si puo' trarre vantaggio dall'esperienza altrui e cercare soluzioni e modi di vivere che siano compatibili con la propria -vera- personalita'.

Anche se l'evoluzione in campo sociale non sempre coincide con un aumento del livello di accettazione e comprensione nei confronti delle minoranze, ma anzi a volte porta a chiusure in senso conservatore, non vedo alternative al farci conoscere meglio e, possibilmente, apprezzare.

Non siamo quelle che la gente ha sempre creduto che fossimo.

Non tutte, almeno.

postato da: Anna73 alle ore 10:21 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 13 gennaio 2006

Qualcosa da dire

Ammettiamolo: l'immagine non sara' tutto, ma aiuta tantissimo nello stabilire relazioni sociali.

La sezione piu' visitata del mio sito e' -ovviamente- quella con le fotografie, e la cosa non mi sorprende ne' mi scandalizza. L'immagine e' fruibile in tempi ridottissimi, basta un'occhiata per leggerla e ricavarne un'impressione: tutto il contrario delle parole scritte, che vanno lette spendendoci del tempo.

Ma le immagini non sono tutte uguali.

Tra le centinaia di foto che ho scattato negli ultimi mesi solo una ridottissima percentuale e' stata pubblicata su internet, e questo per un motivo molto semplice: ho pubblicato solo le immagini che in qualche modo "parlavano".

C'e' nel complicato meccanismo della percezione una parte che si accende -e non sempre- davanti a un'immagine che comunica qualcosa. Puo' essere una posa azzeccata, un vestito appropriato, un'espressione riuscita. Nel gergo televisivo si dice che talune immagini "bucano" lo schermo, io preferisco dire che "parlano".

E parlando comunicano cose di me di cui forse neppure io stessa mi rendo conto, al punto che a volte resto stupita quando gli altri mi raccontano cosa hanno visto.

Cosi' come non si puo' scrivere senza idee, non si possono creare immagini senza aver qualcosa da comunicare.

Suilla qualita' si potra' discutere, sul soggetto ancora di piu', ma credo che le mie foto siano accumunate da una medesima caratteristica.

Hanno tutte qualcosa da dire.

postato da: Anna73 alle ore 09:46 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 12 gennaio 2006

Due cucchiaini

A un avaro in punto di morte venne chiesto se avesse un ultimo desiderio.

"Si, vorrei un caffe', ma mi raccomando con due cucchiaini di zucchero."

Ebbe il suo caffe': "Che buono!".

Uno dei presenti chiese perche' avesse insistito sul fatto di avere due cucchiaini di zucchero.

"Io sono stato avaro tutta la vita" rispose "per cui quando ero in casa il caffe' lo prendevo con un cucchiaino di zucchero, e quando ero fuori lo prendevo con tre. Ma a me piace con due."

Quando facciamo qualcosa per il nostro piacere dovremmo ricordare che quella cosa restera' piacevole finche' non diventera' un'abitudine, o peggio ancora un obbligo. E' facile strafare all'inizio, quando si scopre che esiste qualcosa che ci piace cosi' tanto da non poterne fare a meno, il difficile e' trovare una giusta misura per far si' che la felicita' che ne deriva possa durare a lungo.

Nel mio caso le spinte interiori a vivere al femminile sono forti, ma mi rendo conto che se decidessi di affrontare un cambiamento cosi' radicale della mia vita perderei la cosa piu' preziosa che ho guadagnato in questi ultimi tempi, e cioe' la felicita' di poter essere Anna come e quando voglio, senza obblighi ne' doveri.

Quindi mi pongo dei limiti, e non ne soffro perche' so che sono l'unico argine possibile per poter trattenere tanta felicita'.

L'unico modo per poter continuare a zuccherare il caffe' con due cucchiaini, senza che l'averne usato uno solo negli anni passati mi spinga a volerne mettere tre per recuperare.

postato da: Anna73 alle ore 09:32 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 11 gennaio 2006

A portata di click

Una volta si diceva che la donna ideale dovesse essere signora in pubblico, brava in cucina e molto disinibita a letto.

In realta' non si diceva proprio "molto disinibita", ma vi risparmio il termine originale tanto con un po' di fantasia potete arrivarci benissimo da soli.

Internet e' una buona metafora del mondo con le sue piazze, i suoi salotti buoni, le sue camere da letto e i suoi lupanari. E' cosi' accurata, come metafora, che viene spontaneo comportarsi come se ci si trovasse davvero nel mondo reale, dimenticando che le differenze saranno si' sottili, ma ci sono.

Capita quindi che molte ragazze come me, volenterose di applicare alla lettera il vecchio adagio, facciano le signore nei salotti buoni per poi diventare improvvisamente "molto disinibite" non appena si varcano i confini della camera da letto. Delle doti culinarie non saprei dire, ma presumo che nessuna sia mai morta di fame, almeno non in senso letterale.

Quello che dovrebbe far riflettere pero' e' che nel mondo reale di solito la camera da letto non confina col salotto buono, ed e' quindi possibile sostenere la parte di signorina a modo per poi scatenarsi in privato senza che nessuno trovi da ridire.

Su intenet le cose non vanno esattamente cosi', e spesso tra il letto e il tavolo apparecchiato coi biscottini intercorre solo l'effimera distanza di un click.

Puo' dunque succedere che chi si trovi invitato a sorseggiare il te' delle cinque possa buttare un occhio indiscreto nella camera da letto, e sentirsi ingiustamente escluso dalla festa che si tiene di la'.

E magari puo' anche succedere che si risenta, e protesti a gran voce.

Con buona pace di chi credeva che cambiare sito fosse la stessa cosa che cambiare stanza.

Mentre in realta' bastava un click per essere raggiunte sul piu' bello.

postato da: Anna73 alle ore 20:09 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Non sei sola

Urnotalone e' un gioco di parole.

Si pronuncia "You're not alone", che vuol dire "Tu non sei solo". O "sola", con quel tanto di indeterminazione che la lingua inglese consente, al contrario dell'italiano.

Urnotalone e' probabilmente la piu' grande community internet per ragazze come me e relativi amici, ammiratori, simpatizzanti.

Solo di persone registrate, con tanto di foto del viso in bella evidenza -niente mascherine, niente sfocature, niente foto per adulti- ce ne sono piu' di undicimila.

Mi sono registrata ieri sera, dopo che un'amica mi ha dato l'indirizzo, ho caricato alcune foto, compilato il profilo coi miei dati e l'indirizzo del mio sito internet e poi me ne sono dimenticata per un po'.

Dopo un'ora gli accessi del mio sito si erano messi a correre, e stamane alle sette erano letteralmente esplosi: piu' di 600 visite in otto ore. Non sto parlando di 600 pagine servite: parlo di 600 visite da indirizzi distinti, corrispondenti ad altrettante persone.
Per quanto la cosa possa essere normale in una community cosi' numerosa, e' comunque inaspettata per una come me che 600 visite le totalizzava se andava bene in un mese.

Sono sinceramente impressionata, e sto aggiungendo in fretta e furia qualche pagina in inglese al sito.
Forse piu' tardi faro' anche un post in inglese.

Vi diro', la cosa che mi ha impressionato di piu' non e' tanto il fatto di non esser sola, che quello lo sapevo gia', no.

E' che non pensavo che fossimo cosi' tante.

postato da: Anna73 alle ore 09:15 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 10 gennaio 2006

L'altra meta' di me

Una breve nota di servizio per segnalare l'inizio di una collaborazione.

A partire da oggi alcuni post apparsi su questo blog verranno riportati sul forum di un altro sito, preceduti da alcune righe di commento da parte mia.

La sezione del forum in cui troveranno posto si intitola "L'altra meta' di me".

Il sito in questione e' accessibile tramite registrazione e non costa nulla. Chi vuole accedere necessita solamente di un indirizzo di posta elettronica valido, e nessuno gli chiedera' dati personali ne' gli inviera' spam nella casella di posta. Visto che mi e' sembrato uno dei pochi siti italiani seri dedicati alla nostra realta' ho accettato di buon grado di pubblicare interventi sul loro forum.

Per quale motivo dunque dovreste andare a registrarvi e leggere di la' interventi che avete gia' letto di qua?

Semplice.

Perche' di la' chi vuole puo' commentare, a differenza di quello che succede qui.

Perche' di la' ogni tanto pubblico delle foto che qui non pubblico (nessuna vietata ai minori, inutile illudersi).

Perche' di la' a volte mi si trova in chat, e puo' essere l'occasione per scambiare due parole.

Se la cosa vi interessa, eccovi l'indirizzo: http://www.italian-tgirl.org

postato da: Anna73 alle ore 10:50 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia