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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


sabato, 31 dicembre 2005

Una nuova vita

Per alcune ragazze come me la femminilita' sembra essere una cosa che si compra.

Gonne lunghe, gonne corte. Semplici o lavorate, lineari o svasate in fondo, pieghettate di seta e preziosi filati o ruvide di cotone consumato ad arte prima ancora di essere indossato. Pantaloni, elasticizzati e aderenti o larghi e comodi, lunghi alla caviglia o fermi sul ginocchio, larghi in fondo o bassi in vita. E maglie, magliette, camicette, golfini, twin set, top, giacchine, bolerini, coprispalle, bluse e canotte.

E scarpe, sandali, decolte', tacco alto-basso-medio, fatte a punta o fatte tonde, stivali alti e aderenti o bassi e comodi, ed eleganti e raffinate o sportive e di tendenza, in pelle, in plastica, in cuoio, con e senza il cinghietto, da cinque euro o da duecento, purche' tante, diverse e possibilmente comode.

E intimo soprattutto, nero, bianco, rosso, beige, fantasia, e reggiseni, reggicalze, mutandine semplici o in pizzo, calze, collant, francesine, -gambaletti no, che solo le piu' coraggiose o pratiche osano- e bustini, guepire, sottovesti trasparenti, in raso, in cotone, in seta.

E trucchi, quanti mioddio! Fondotinta compatti, cremosi, in stick, copribarba, ombretti, smalti, matite, matitoni, lucidalabbra -creme idratanti? Forse chissa', ma a che serve?- profumi se va bene e rossetti, correttori, fard, terra, cipria e mascara.

E parrucche, varie, numerose, castane, bionde, nere, corte, medie, lunghe, mosse o lisce, coi ricci o senza, colla fascia o con le meche, ma tante da non saper quale indossare e se sia meglio quella, o quell'altra, o quell'altra ancora vista in vetrina ma non ancora comprata, ma la prossima settimana forse, chissa'.

E vestiti infine, eleganti o informali, sexy e aderenti o morbidi su curve forse troppo maschili o addirittura assenti, neri, grigi, rossi, rosa, bianchi a volte anche se, si sa, fa' un po' sposa, lunghi o corti, in sintetico, in cotone, in seta, da far invidia a una donna vera in quanto a varieta' e assortimento.

Un tripudio di accessori, vestiario, oggetti acquistati per vedersi, sentirsi, immaginarsi, convincersi, specchiarsi al femminile.

Guardaroba interi, scaffali di scarpe, profumerie al completo.

Un sogno.

E non saper dove tenerli, perche' la moglie, la mamma, la fidanzata li potrebbero trovare.

A volte piu' che un nuovo paio di scarpe servirebbe una nuova vita.

Ma quella non e' in vendita, purtroppo.

postato da: Anna73 alle ore 14:52 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 29 dicembre 2005

E' andata

E cosi' e' andata.

Passato il momento dei bilanci, della malinconia, della commozione e dei ricordi, espletato il liberatorio rito del pianto - quanto, solitario, segreto e in cosi' poco tempo - , ritrovata una parvenza di equilibrio che mi consenta di presentarmi al mondo sto uscendo, esco, sono uscita.

Perche' i bilanci sono sempre severi, e gia' chiuderli in pareggio e' difficile, figurarsi in attivo.

Perche' il ricordo da carezza dell'anima puo' diventare veleno, se vi si indugia troppo e troppo intensamente.

Perche' il pianto scioglie le tensioni e rende gli occhi lucidi, ma se poi nessuno ci guarda dentro e' stato due volte inutile.

Perche' e' malsano cercare, rovistare, spolverare nella penombra dei ricordi, quando fuori splende il sole e tutto ci invita a uscire.

E cosi' sono uscita, e ho trovato in una giornata limpida gli occhi e l'abbraccio di un'amica.
In una serata d'inverno spazzata dal vento ho trovato il sorriso di quella straordinaria creatura che e' la mia compagna.
Nella calda atmosfera di un locale ho trovato amici vecchi e nuovi.

E ho capito.

Ho capito che ogni tanto bisogna si' guardare indietro, perche' e' importante ricordare da dove veniamo, e quanta fatica e quanta strada ci sono volute per arrivare fin qui.
Ma ho anche capito che poi lo sguardo deve tornare avanti, per non dimenticare dove siamo diretti.

Ognuno a modo suo, ognuno col suo passo.
A volte insieme, piu' spesso soli.
Ma avanti, sempre.

In mancanza di un senso, a volte basta una direzione.

Avanti.

postato da: Anna73 alle ore 11:53 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 27 dicembre 2005

Gli stessi occhi

Una gonna nera stretta, una camicetta bianca leggermente aperta.

Sullo sfondo, sfocate, le luci di un locale o forse di un ballo all'aperto in una notte d'estate.
Un bel sorriso, il rossetto dato con cura e gli occhi appena truccati.
Uno scatto rubato, si vede che non sei in posa, ma uno scatto ben riuscito.
Hai ancora i capelli neri in quella foto, e folti.

Sorridi.

Gli stessi occhi, la stessa bocca, lo stesso sguardo.
I capelli quelli no, perche' i miei li ho voluti biondi, ma il resto e' cosi' simile da lasciare sgomenti.

A distanza di cinquant'anni ti ritrovo nelle mie foto, e mi domando cosa avresti pensato vedendole.

Volevi un maschietto a tutti i costi, e hai avuto me.
Il destino e' ironico a volte, e si diverte alle spalle di chi crede di averla spuntata.
Cosi' fino all'ultimo sei stata convinta di averlo avuto, il tuo maschietto, ed e' stato meglio cosi', per tutti.

Sono passati piu' di due anni da quando te ne sei andata, anche se in realta' non c'eri piu' da almeno altri due, scivolata via un giorno dopo l'altro lungo un cammino che non ammette ritorno.
Ed e' passato poco piu' di un anno da quando io ho cominciato a prendermi un po' di quella vita che mi era sempre stata negata.

Il maschietto c'e' ancora, ma adesso ci sono anch'io.
Sono sempre io, anzi forse solo adesso lo sono compiutamente.

Chissa' cosa avresti detto, chissa' cosa avresti pensato: meglio non saperlo mai.

Eppure ogni tanto me lo chiedo, quando mi capita davanti quel vecchio album con la tua fotografia.

Domani compiro' gli anni: il mio compleanno "vero", quello col quale sono registrata all'anagrafe con il nome che tu mi desti tanti anni fa.
Un compleanno importante, di quelli con lo zero come seconda cifra.

Chissa' cosa avresti detto, chissa'.

Gli stessi occhi.
La stessa bocca.
Lo stesso sguardo.


E un nome, cosi' simile al tuo.

postato da: Anna73 alle ore 23:19 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Uomo avvisato...

I piu' assidui visitatori del mio sito avranno notato che da ieri e' cambiata la home page, e che invece del solito messaggio di benvenuto ora viene presentato quello che gli anglofoni chiamerebbero un "disclaimer", cioe' una sorta di scarico di responsabilita'.

Piu' in dettaglio si avvertono i visitatori che nel sito non troveranno immagini "hard", ne' alcun riferimento alla pornografia. Gia' che c'ero ho pure pensato bene di avvisare che il sito non e' una sorta di spot tramite il quale desidero promuovere incontri finalizzati al sesso, ne' uno strumento che intendo usare per ampliare il giro delle mie frequentazioni erotiche.

Potra' sembrare esagerata come iniziativa, ma se dopo un anno mi sono decisa a mettere questo avviso vuol dire che avevo i miei buoni motivi.

Vediamo di capirci meglio.

Non sono una bacchettona, ne' una sessuofoba. Non sono una di quelle che "se la tirano" e se incontro la persona giusta puo' anche succedere che si vada al di la' di una formale amicizia. Ho una sessualita' forse atipica -ma chi puo' dire che la sua sia "normale"?- ma sicuramente viva e vegeta, per cui non mi scandalizzo se qualcuno vedendomi puo' provare un qualche desiderio nei miei confronti.

No, il punto non e' questo ma un altro.

Il punto e' che molte ragazze come me usano il web principalmente come strumento per garantirsi un costante ricambio di partner, e questo puo' anche starmi bene perche' alla fine ognuno e' libero di fare quello che vuole. Quello che non mi sta bene e' che la gente pensi che io faccia la stessa cosa gestendo un sito in cui non vi e' il minimo riferimento alla possibilita' di incontri, e in cui le immagini pubblicate non contengono alcun invito piu' o meno esplicito a contattarmi nella speranza di poter "approfondire".

Questo malinteso di fondo ha portato molti a scrivermi nel corso di questi mesi, e a tutti ho risposto -beh, quasi a tutti, quelli che hanno inviato foto "eloquenti" sono ancora li' che aspettano- che no, grazie, non era il caso. Il problema e' che qualcuno c'e' rimasto male, e allora tanto per avere la coscienza a posto ho reso esplicito quello che prima era implicito pubblicando, appunto, l'avviso in home page.

A questo punto non credo che i messaggi smetteranno di arrivare, ma almeno nessuno potra' dire che non sapeva, che non aveva capito, che immaginava che le cose stessero diversamente.

O forse qualcuno cadra' ancora dalle nuvole perche', mi dira', del sito non ha letto nulla: l'unica cosa che ha guardato sono le foto.

postato da: Anna73 alle ore 10:44 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 26 dicembre 2005

'A cazzimma

Il napoletano e' una lingua che non conosco, essendo io originaria del profondo nord-ovest e di abitudini e costumi pervicacemente sabaudi.

Al napoletano devo pero' riconoscere la capacita' di saper esprimere in modo folgorante concetti complessi, spesso con l'uso di una sola parola. Se ad esempio si vuole indicare una persona sempre arrabbiata, rancorosa nei confronti del mondo e sempre desiderosa di primeggiare, si dice che questa "tene 'a cazzimma".

La femminilita' e' un concetto assai complesso, e presenta innumerevoli sfaccettature. Esistono pero' dei valori che alla femminilita' sono tradizionalmente associati: la bellezza, la dolcezza d'animo, la sensibilita', la tenerezza e via dicendo.

Non tutte le donne li possiedono e non tutte li possiedono in egual misura, perche' non esistono due donne identiche.

Se da una parte e' vero che purtroppo non tutte le donne sono fisicamente belle e attraenti, e' pur vero che la situazione peggiora di molto se alla mancanza di bellezza fisica si aggiunge un animo rancoroso, duro e tutt'altro che gentile.
Chi invece sappia compensare le carenze fisiche con un animo sereno restera' si' brutta, ma ne guadagnera' in fascino e vivra' un miglior rapporto con gli altri, oltre che con se' stessa.

Al contrario una donna bella ma di animo freddo e scostante potra' magari essere desiderata, ma difficilmente verra' amata e comunque vivra' una vita assai poco serena perche' "'a cazzimma" spesso porta a rodersi segretamente il fegato per futili motivi.

Se poi una non e' donna dalla nascita ma vorrebbe tanto esserlo almeno per il resto dei suoi giorni, dovrebbe aver ben presente che non ci sono ormoni, chirurghi o terapie che sappiano donare all'animo quel particolare tocco di femminilita' che non e' poi cosi' difficile da ottenere, a patto che lo si voglia davvero. Chi affida le sue pretese di femminilita' soltanto alla sua immagine potra' sicuramente diventare una bella donna, ma difficilmente sara' una donna serena.

I motivi per provare disprezzo, disillusione e astio nei confronti del mondo sono tanti purtroppo -e le ragazze come me di solito ne hanno di piu' della media- ma agli occhi degli altri spesso i motivi sono invisibili, mentre visibilissimi risultano il rancore, il cinismo e l'acidita' che ne sono conseguenza.

'A cazzimma, insomma.

postato da: Anna73 alle ore 14:39 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 25 dicembre 2005

Il regalo piu' bello

Vorrei che ogni mattina fosse Natale.

Non perche' non si va al lavoro, no, perche' il mio lavoro mi piace e dopo un po' mi mancherebbe e finirei con l'annoiarmi.

Neanche perche' si dorme un po' di piu', anche se ammetto che la cosa e' piacevole.

Non per i regali, che la gioia di consegnarli e' gia' stata ampiamente controbilanciata dallo stress di andarli ad acquistare tra la folla impazzita e il traffico isterico dei giorni precedenti.

Non per la ricorrenza religiosa, che ormai e' piu' rituale che sentita.

Non per lo stare in famiglia, che per una come me che ci sta tutto l'anno non e' che sia poi quella gran novita'.

Neanche per quell'atmosfera che - sforzandosi un po' - si puo' immaginare di percepire, no, o per i ricordi d'infanzia che questo giorno evoca assieme a un po' d'inevitabile malinconia.

No, non vorrei che ogni mattina fosse Natale per nessuna di queste ragioni.

Vorrei che ogni mattina fosse Natale perche' stamane ho aperto gli occhi in un mondo come piace a me.

Il corso davanti a casa deserto come neanche a ferragosto.

I vicini di casa come non ci fossero.

L'atmosfera sospesa e la calma pressoche' assoluta che a volte neanche in montagna riesco a percepire.

Mi sono svegliata in un mondo tranquillo, una volta l'anno.

Tra poco le macchine riprenderanno a correre nel corso, la bambina del piano di sotto ricomincera' a urlare e riprendera' il trepestio di tacchi al piano superiore. La magia sara' infranta e chissa' quando tornera'.

Ma il mio regalo per oggi l'ho avuto, ed e' stato il piu' bello che potessi ricevere.

Un po' di silenzio, almeno una volta l'anno.

postato da: Anna73 alle ore 10:59 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
sabato, 24 dicembre 2005

Signorina, permette una foto?

Il mondo, si sa, e' pieno di gente altruista.

Di piu': trabocca di persone disposte a fare qualcosa che altri si farebbero pagare profumatamente, senza volere nulla in cambio.

Un rimarchevole esempio di questa benemerita categoria di buoni samaritani e' offerto dai fotografi, professionisti o dilettanti che siano.
Praticamente tutti maschi e con un locale discreto e appartato nel quale potrebbero - in via eccezionale e solo perche' sono io, ma soprattutto senza che la sottoscritta abbia chiesto loro nulla - farmi servizi fotografici finalmente degni della mia sfolgorante bellezza, ottenendo foto di gran lunga migliori di quelle misere immagini dilettantesche che ogni tanto pubblico in rete.

Non importa che le mie modeste fotografie siano tutto sommato correttamente esposte, inquadrate e illuminate, no, no: e' la componente artistica quella che manca, quella che "solo loro" saprebbero aggiungere apportando cosi' il tocco di classe e l'impronta professionale che farebbero fare alle mie immagini un importante salto di qualita'.

E io, stupida, che continuo a rifiutare.

Devo essere davvero presuntuosa e forse anche un po' acida se mi ostino a preferire delle immagini che sembrano piu' dei santini da oratorio a ritratti degni delle copertine di giornali come Max. Ah, se soltanto mi decidessi ad aprire gli occhi!

Cosa ci sara' mai di male nell'appartarmi per alcune ore con un maschietto sola in casa sua o nel suo studio, nel lasciare che mi fotografi in alta risoluzione regalandogli decine se non centinaia di immagini di tutti quei minuti particolari che nelle mie foto mi sono sempre preoccupata di celare affinche' non diventassero pubblici. E quale vantaggio potra' mai trarre lui dall'osservarmi mentre mi cambio, mi metto in posa, mi sistemo come una modella impacciata alla sua prima esperienza ("la spallina lasciala cadere, ecco ora scopriti un po' li', un po' di piu', un po' di piu'...dai tesoro mica stiamo giocando!").

Dovrei anzi apprezzare lo spirito di sacrificio, la buona volonta', lo slancio sincero che porta un professionista a perdere tempo con me all'insaputa di moglie e figli, correndo percio' rischi non trascurabili col solo intento di regalare a me (!) delle immagini finalmente all'altezza di cotanto fascino.

Ah, che stupida che sono, che prevenuta, che acida.

In un mondo in cui tutti mi vogliono bene e fanno tutto per me solo perche' sto loro simpatica, perche' continuo a essere cosi' sospettosa e prevenuta?

Perche'?

Lo so io, il perche': so io.

E le foto continuo a farmele da sola, grazie.

postato da: Anna73 alle ore 10:20 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 23 dicembre 2005

Non ci sono parole

Non ci sono parole per esprimere quello che provo.

Quel groviglio inestricabile di emozioni, ricordi, sensazioni e affetti che e' diventata la mia vita: quel bellissimo, inestricabile groviglio.

Non ci sono parole per spiegare, descrivere, comunicare quello che sento: la gratitudine, la riconoscenza, lo stupore per un destino che e' stato fin troppo buono con me.

Il sospetto - inevitabile - che da qualche parte si debba nascondere la fregatura, e la speranza che almeno per una volta non ci sia.

La commozione, la tenerezza, l'emozione che suscita in me l'affetto di cosi' tante persone, e il timore di non riuscire a ricambiare, dedicare tempo, attenzioni, attimi di vita.

La felicita' non la si esprime a parole: la si vive e basta.

Eppure a tutte le persone che l'hanno resa possibile almeno un grazie lo devo.

Sono felice, ed e' anche merito vostro.

Grazie.

postato da: Anna73 alle ore 21:55 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 22 dicembre 2005

Ansia

Alcune ragazze ricevono in regalo dalla mamma un bel paio di tette. Io le tette non le ho potute avere in quanto maschio, in compenso mi sono beccata una genetica predisposizione all'ansia nelle sue piu' disparate manifestazioni.

Spiegare cosa sia l'ansia a chi non ne abbia mai sofferto non e' facile, ma ci provero' lo stesso.

L'ansia propriamente detta non e' una generica sensazione di agitazione o di preoccupazione. Non significa assumere atteggiamenti apprensivi o vedere pericoli ovunque. L'ansia e' un disturbo che da' sintomi fisici tipici di malattie ben piu' gravi, che quasi mai vengono riconosciuti al loro primo insorgere come manifestazioni ansiose.

La prima volta che ebbi a che fare con l'ansia risale a dieci anni fa. Senza apparente motivo una bella mattina, mentre ero sul lavoro, provai una sensazione di oppressione al petto, e di soffocamento in gola. I battiti del cuore accelerarono, le estremita' cominciarono a formicolare: avevo la precisa sensazione di stare avendo un infarto, e che sarei morta di li' a poco. Il medico del pronto soccorso presso il quale accorsi preoccupatissima capi' quasi subito di cosa si trattava, visto che i miei parametri fisici non mostravano alterazioni degne di nota.

Una modesta dose di ansiolitici - benzodiazepine nella fattispecie - risolse sul momento la situazione, ma quello che mi fecero capire subito fu che non sarebbe bastata una pillola ogni tanto a cancellare il problema dalla mia vita.

Secondo alcuni l'ansia non e' una malattia di per se', ma un sintomo. E' un campanello d'allarme che potrebbe essere scatenato da processi piu' nascosti e difficilmente identificabili della psiche. Conflitti irrisolti, disagio esistenziale, atavici e inconfessati timori: l'ansia affonda le sue radici nel profondo e non sempre e' possibile seguirle. La' dove i processi fisici e chimici si fondono coi moti dell'anima forse si trova la soluzione al problema, ma non c'e' medico o psichiatra che ci possa accompagnare fino a quel punto.

Sebbene esistano dei farmaci che curano i sintomi (gli ansiolitici, appunto) la soluzione non passa attraverso un trattamento farmacologico ma puo' venire solo dall'interno, questo almeno allo stato corrente delle conoscenze mediche.

In altre parole chi ce l'ha se la tiene, e ringrazi ancora che non si tratta di nulla di grave, dopotutto.

Io in questi anni ho imparato a controllare l'ansia, e posso dire di aver capito come riconoscerne i principali sintomi e come non farmi prendere dal panico, nel vero senso della parola, quando si scatenano.

Ma l'ansia e' una bestia furba, e come la lava di un vulcano che non trova piu' lo sfogo abituale sta scavando altre vie per venire in superficie, cambiando i sintomi e le manifestazioni. Oramai ha capito che non ci casco piu' con la storia dell'infarto, e allora ci prova con le vertigini.

Ma non mi frega neanche stavolta.

Sono piu' furba di lei, io.

Si, si...

postato da: Anna73 alle ore 08:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 21 dicembre 2005

Competizione

Uno degli aspetti del mondo maschile che mi e' sempre piaciuto meno e' la competitivita'.

La necessita' di alcuni di dimostrare di essere meglio degli altri qualunque sia il contesto, si tratti di sport, lavoro, hobby o scelte di vita  l'ho sempre subita a malincuore, spesso tentando di far finta di niente.
Non nego di essermi lasciata trascinare a volte, ma non ho difficolta' ad ammettere che e' stato un errore perche' il gioco e' sostanzialmente fine a se' stesso.

E io ne so piu' di te.
E sono migliore.
E corro piu' veloce.
E sono piu' furbo.
E guadagno di piu'.
E la mia donna e' piu' bella / giovane / elegante della tua.
E la mia macchina e' piu' veloce.
E la mia casa e' piu' grande.

Potrei continuare a lungo: i terreni sui quali si svolge la competizione maschile sono i piu' disparati e spesso anche i piu' futili.
Speravo in tutta sincerita' di trovare un diverso atteggiamento in campo femminile, una competizione si' presente ma meno esasperata, e invece sbagliavo.
Vero e' che la maggior parte delle donne che conosco io sono in realta' degli uomini, e quindi non deve sorprendere che i comportamenti siano simili, ma anche le donne "vere" non scherzano affatto in quanto a competizione.
A prescindere dal sesso delle persone pare che la volonta' di affermare se' stessi sia diffusa in modo trasversale, avendo probabilmente anche a che fare con spinte di carattere evoluzionistico, cioe' con la necessita' di tramandare ai posteri i propri geni e via dicendo.

Non mi resta che consolarmi con le parole senza tempo di Lao-Tzu, che alcune migliaia di anni fa gia' affermava che "ogni creatura reputa nobile se', e vili le altre". Dategli torto...

E, comunque, io scrivo meglio.
Nientemeno.

postato da: Anna73 alle ore 09:12 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 20 dicembre 2005

La donna che non sono

Se c'e' una cosa che non mi riesce e che mi mette a disagio e' tentare di farmi passare per quello che non sono. Me li ricordo bene gli esami ai quali mi presentavo senza aver studiato a sufficienza, e la sensazione di fastidio che provavo quando mi rendevo conto che avrei fatto meglio a stare a casa. Piu' avanti negli anni mi sarebbe capitato di presentarmi a concorsi e colloqui dei quali avrei fatto volentieri a meno, in quanto la mia presenza li' non aveva alcun senso se non quello di "provarci comunque, si sa mai che vada bene".
Ovviamente non ando' mai bene, e la volta in cui il lavoro lo trovai fu perche' avevo le qualita' giuste per ottenerlo.
Spacciarmi per quello che non sono mi ha sempre messo a disagio qualunque fosse il contesto in cui avveniva, e la mia vita "al femminile" non fa certo eccezione.

C'e' chi fa del passare per donna in pubblico una vera e propria ossessione, e si emoziona ogni volta che qualcuno la chiama "signora". C'e' chi si impegna, si adopera, si auto-convince al solo scopo di avere la sensazione di essere stata presa per quello che in definitiva non e'.
Chi non e' sufficientemente credibile di persona ripiega sulle fotografie, e se neanche le fotografie sono quel granche' tenta l'estrema risorsa che internet mette a disposizione: la bugia online.

Non e' raro che si finisca a chattare tra maschi che si fingono donne senza che se lo siano reciprocamente detto, e la cosa puo' avere dei risvolti comici.

Io se quando vado in giro mi chiamano "signora" abbozzo e cerco di capire se l'interlocutore si rende conto che signora non sono. Se ne ho la certezza - e ce l'ho sempre perche' bisognerebbe essere proprio ciechi e sordi per non capire - allora mi sta bene, perche' per quanto possa essere inappropriato il genere femminile e' pur sempre meglio di quello maschile.

Ma se mi capitasse mai di trovare qualcuno che con convinzione mi da' della signora cercherei comunque di farglielo capire che tale non sono: donne saranno le altre.

Io sono io.

postato da: Anna73 alle ore 11:06 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 19 dicembre 2005

Vite irrisolte

Le vite irrisolte sono quelle di chi si adegua e pensa che, in fondo, se tutti fanno cosi' ci sara' pure un motivo.
Sono le vite di chi si accontenta di un modello preconfezionato perche' non osa chiedersi cosa lo renderebbe davvero felice, oppure sospetta di saperlo ma ne ha paura.

Sono quelle vite che pur presentando spesso tutti gli ingredienti della felicita' non riescono ad amalgamarli in modo da raggiungerla. Una bella famiglia, una bella casa, un lavoro soddisfacente e la serenita' economica non sono sufficienti, quasi mai.

Questo perche' la felicita' non e' qualcosa che viene da fuori, ma da dentro. Non e' una conquista fatta a scapito di qualcun altro, ma un processo durante il quale trasformiamo noi stessi e ci rendiamo conto di quali siano le nostre reali esigenze. Vite irrisolte sono quelle di chi ha smesso da tempo di interrogarsi su cosa potrebbe renderlo felice, e se la prende con gli altri che gli rubano una pretesa felicita': "Ah, se non fossi sposato!", "Ah, non fosse per il lavoro!", "Ah, non avessi la responsabilita' dei figli!". Quello che troppo spesso si tende a dimenticare e' che al di la' delle differenze in partenza, tutti chi piu' chi meno viviamo le vite che ci siamo costruiti. Nessuno ci ha obbligati a sposarci, metter su' casa, fare un certo lavoro e mettere al mondo dei figli.

Vite irrisolte sono quelle di chi pensa che dopotutto non valga la pena sbattersi tanto per cercare di essere felice, e crede che la vita sia "tutta qui", relegata a quel microcosmo di affetti e abitudini che si e' creato e del quale e' progressivamente diventato schiavo, quando fuori c'e' tutto un mondo di cui intuisce l'esistenza, ma che non ha il coraggio di affrontare. E' irrisolta la vita di chi non ha piu' il coraggio di mettersi in gioco, o non l'ha mai avuto, di chi crede di possedere delle certezze e in virtu' di queste di sapere cosa gli riservera' il futuro.

Di chi non si stupisce piu', non si meraviglia, di chi crede di sapere tutto e invece non ha mai saputo nulla, a cominciare da cosa lo renderebbe felice per davvero. Di chi si adatta, di chi fa buon viso a cattivo gioco, di chi vorrebbe ma non puo', e non si accorge che invece e' solo volendo che potrebbe.

Di chi non riconosce l'errore, figurarsi il rimedio.

Di chi non cerca piu' soluzioni, ma solo colpevoli.

postato da: Anna73 alle ore 08:55 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 18 dicembre 2005

Buonanotte

Buonanotte a questi occhi che ammiccano dall'altra parte dello schermo.
Buonanotte a queste labbra che mi sorridono appena.
Buonanotte a questa luna che splende in un cielo increspato dal vento, e che stanotte tace e non mi parla.
Buonanotte a questa gonna di panno, a questo golfino verde, a questi capelli biondi appoggiati sulla testina bianca di polistirolo.
Buonanotte ai vestiti che per una volta dormono distesi in un armadio invece di star piegati in un borsone.
Dolce notte a questo piccolo mondo di trucchi, scarpe, braccialetti, collane, calze, reggiseni e profumi.
Buonanotte al cagnolino sotto il letto, a te mia stella che non mi lasci in pace neppure quando scrivo, e anche ad Anna che e' appena andata via lasciandoci qui noi tre da soli.
Buonanotte alle luci di Torino che da qui si intravedono appena, e ai monti coi loro pendii innevati di chiaro di luna battuti dal vento.
Buonanotte ai rami degli abeti addobbati e spenti, e allo strascico di costellazioni che la notte porta con se' nel suo incedere verso il mattino.
Buonanotte a una pashmina di seta rosa, che porta ancora il suo profumo.

E a una foto di carta, che me la ricorda ogni giorno.

Buonanotte.

postato da: Anna73 alle ore 00:37 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 16 dicembre 2005

La logica delle strisce pedonali

Ci sono comportamenti che sono sotto gli occhi di tutti, ma che vengono riconosciuti quasi da nessuno.

Uno di questi e' ben illustrato dalla metafora delle strisce pedonali.
Fateci caso: se vi trovate alla guida della vostra macchina in un contesto in cui le strisce pedonali non vengono generalmente rispettate non le rispetterete neppure voi. Addurrete a giustificazione del vostro comportamento i motivi piu' disparati ("Non si ferma nessuno!" - "Se mi fermo rischio che mi tamponino!" - "Vabbe' chessaramai...").
Ritrovandovi pedoni nello stesso contesto pero' prenderete questo comportamento come la negazione di un vostro sacrosanto diritto, e vi troverete a inveire - mentalmente o verbalmente, poco importa - nei confronti degli automobilisti che non vi fanno passare.

Ma allora queste strisce pedonali sono da rispettare o no?

Senza scomodare complicati sdoppiamenti di personalita' per giustificare l'evidente contraddizione, la spiegazione arriva se valutiamo il tutto nell'ottica di un comportamento che chiamero' comportamento dell' "Io ho ragione, a prescindere."

Questo comportamento e' quello tipico di chi interpreta il mondo in modo decisamente personale, ponendosene al centro in una posizione in cui regole, comportamenti propri, altrui e fatti della vita in generale vengono di volta in volta interpretati in modo da conservare il proprio primato.

Uno dei motivi per cui certe discussioni sui forum internet o nelle community tendono a sfinire i partecipanti e' proprio l' "Io ho ragione, a prescindere", che porta a volte ad assumere posizioni e atteggiamenti che spesso di congruente con la realta' hanno ben poco, e molto invece devono alla necessita' di dimostrare a tutti i costi di aver ragione.

In uno scenario come questo ogni tentativo di discussione e convincimento non fa che rafforzare le opposte posizioni, col rischio che alla fine nessuno abbia ragione e tutti si trovino su posizioni indifendibili a meno di non voler negare l'evidenza, cosa che -ahime'- accade piu' spesso di quanto non si immagini.

In un contesto in cui e' diventato troppo facile discutere forse bisognerebbe tornare a pesare le parole e riscoprire il valore del silenzio.
Anche perche' e' inutile star tanto a discutere.

Io ho ragione, a prescindere.

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categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 15 dicembre 2005

Giardino zen

I giardini zen sono composizioni di pietra, ghiaia, sabbia e sassolini. La loro creazione segue regole antiche, e c'e' chi crede che in essi si celino messaggi o rivelazioni che sono le menti piu' attente e illuminate possono cogliere dopo averli lungamente osservati.

Il mio giardino zen di oggi pomeriggio non e' fatto di sassi, ma di numeri. Mi sto perdendo nell'apparente, caotico disordine di un file visualizzato in formato esadecimale, e nel tentativo di carpirne i segreti la mia mente comincia a vagare sempre piu' lontana dallo scopo originale, seguendo le sue strade e offrendomi sprazzi di ricordi e anticipazioni di quello che, forse, sara'...

0x416E : una pashmina lunga e ancora un po' ruvida perche' nuova avvolta intorno al collo, a proteggerlo dal freddo umido di una notte di nebbia. Mille modi di portare un capo semplice e antico, ne conoscessi due sarei contenta. C'e' qualcuno in sala che sa come si porta una pashmina? Nel caso me lo faccia sapere, la mia mailbox attende fiduciosa.

0x6E61 : Un vestito nero che mi segna forse troppo, un paio di tacchi forse troppo alti, un'immagine allo specchio che forse e' la mia. No forse: e' la mia. Perdermi in un'estatica contemplazione di me stessa, e sentirmi subito dopo un po' in colpa perche' no, non sta bene, non si fa, diomio dove andremo a finire se continuiamo cosi'...

0x5365 : Il telefonino dimenticato a casa, il borsone sul sedile della macchina, un'insopportabile sensazione di disordine, io di solito cosi' ordinata costretta a cambiarmi mezza a casa, mezza in garage, mezza in macchina, mezza... ho finito le meta' prima di aver finito di cambiarmi, ma ora mi guardo nello specchietto retrovisore e mi ritrovo, si', sono io, sono sempre io, non male il trucco -oddio per quel che si puo' fare in queste condizioni- e adesso che ho finito che faccio? Le 22:10, mostruoso anticipo.

0x7474 : Come fai a conoscermi cosi' bene? Hai letto di me su internet? Ah si, il sito, il blog. Io di te non so nulla e tu sai cose di me che un tempo non avrei mai avuto il coraggio di dire a nessuno. Speriamo bene, ma sono poi sicura che sia il caso di divulgare cosi' tanto? E se invece fosse il caso di smettere, di tacere, di non scriver piu' se non di superficie, lasciando sottointeso e mai esplicito il profondo? Ci penso, ci penso ma non trovo risposta che non sia "no, continua". "No, continua..."

0x616E : Bella, bella, bella. Ma quanto sei bella amica mia, ma come fai? Non un particolare fuori posto, non un dettaglio che stoni. Ti guardo come si guarderebbe un quadro, un'opera d'arte. Non per possederti, ma per ammirarti e trovare ispirazione, che poi tanto come sono sono e da migliorare ormai e' rimasto poco. Cosi' sono, cosi' resto...me ne faro' una ragione, col tempo.

0x7461 : Un viale di Milano, uno stralcio di futuro che mi si presenta, un ristorante, una cena. Andare, non andare, chi ci sara', cosa si fara', come e con chi andare. E se ci vado, e se non ci vado, e insomma quant'e' difficile decidere anche una cosa cosi' semplice. Sono stufa di dover prendere decisioni, vorrei qualcuno che le prendesse al posto mio anche se so che non resisterei perche' non posso essere diversamente da come sono. Sempre a me decidere, sempre a me pianificare, sempre a me la responsabilita'. E basta, per una volta almeno...

0x7472 : Bisogno di semplicita', due vite sono tante da gestire, in certi momenti troppe. Semplificare, ottimizzare, integrare. Non un "business plan" ma un "life plan", qualcosa che mi renda meno faticosa questa continua alternanza, qualcosa che invece di centrifugarmi continuamente da un estremo all'altro integri e armonizzi. La cosa piu' naturale, ma non per questo la piu' facile.

0x652E : Dalla matrice di numeri e cifre emerge un messaggio dal senso compiuto, il mio nome codificato in caratteri ASCII e quindi trasposto in esadecimale, il mio giardino zen fatto non di pietre, sabbia e sassolini ma di numeri che ai piu' non dicono nulla. C'e' sempre un senso in tutte le cose che facciamo, quasi mai evidente se cerchiamo quello vero, intimo, assoluto, mentre quello a buon mercato e' sempre pronto a farsi trovare.

C'e' sempre un senso, ma quasi mai ce n'e' bisogno.

postato da: Anna73 alle ore 15:10 | link | commenti
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Ma che sonno...

Uscire in settimana e far tardi non e' cosa per me, decisamente.

Intanto perche' e' inutile pensare di dormire di piu' al mattino solo perche' si e' presa mezza giornata di ferie: l'orologio biologico fa suonare lo stesso la sveglia, e ci si ritrova con gli occhi sbarrati appena piu' tardi del solito.

Poi perche' anche volendo bisognerebbe far dormire anche gli altri, a cominciare dai solerti operatori addetti all'igiene ambientale, che nonostante il cambio di nome fanno lo stesso casino di quando si chiamavano semplicemente netturbini, per finire coi miei detestabili vicini di casa, che ovviamente nulla sanno delle mie attivita' notturne con conseguenti necessita' di recupero.

Comunque eccomi qui: un po' sbattuta (il primo che pensa male...no, vabbe', non ne ho la forza: pensate un po' quel che vi pare) ma pur sempre scrivente.

Sto bene, ho conosciuto delle persone interessanti e carine - specie una nuova amica che se mi sta leggendo capira' che mi riferisco a lei - e la serata e' passata in modo piacevole.
Pero' adesso per un po' basta uscite in settimana, non ne ho piu' l'eta' ammesso che l'abbia mai avuta.
La cosa seccante e' che oggi mi tocchera' pure lavorare un po'.

Beh oddio, seccante: non e' poi cosi' male dai.

A dopo, forse.

postato da: Anna73 alle ore 09:49 | link | commenti
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mercoledì, 14 dicembre 2005

Quelli che Messenger...

E' un rapporto di amore/odio quello che lega i navigatori internet ai vari programmi di instant messaging, i cosiddetti "messenger". Chi li detesta e chi non ne puo' fare a meno, ma tutti prima o poi si trovano ad averci a che fare. Ecco alcune categorie -in alcune delle quali mi riconosco- con le quali ho avuto a che fare da qualche mese a questa parte...

***

Quelli che ti cercano per dirti "ciao" e poi si aspettano che sia tu a tenere la conversazione.

Quelli che fanno passare cinque minuti tra un messaggio e il successivo e tu non sai se e' perche' stanno facendo altro o se e' solo perche' hanno un cattivo rapporto con la tastiera.

Quelli che il cattivo rapporto con la tastiera ce l'hanno e tu ti chiedi inutilmente cosa possano aver voluto dire nel loro ultimoincomprensibilemessaggio.

Quelli che piuttosto di perder tempo a rileggere sono disposti a rischiare di passare per semianalfabeti.

Quelli che semianalfabeti lo sono per davvero.

Quelli che la prima riga scrivono "Anni?", la seconda "Da dove?" e la terza "Incontri?", concludendo poi con "OK, ciao" dopo che gli hai risposto di no.

Quelli che gli cade continuamente la connessione e non riesci a capire se lo fanno apposta per non darti retta.

Quelli che ti bombardano di icone animate, al punto che per disperazione finisci per non visualizzarle piu'.

Quelli che ogni trenta secondi cambiano l'immagine personale, e ti chiedi come facciano a farlo seguendo in contemporanea la conversazione.

Quelli che sembrano in agguato e appena entri ti sono addosso, finche' non decidi di bloccarli per stare finalmente in pace.

Quelli che tengono tutti i loro contatti bloccati, e di volta in volta sbloccano solo quelli con cui vogliono parlare.

Quelli che parlano solo loro, e tu ti limiti ogni tanto a riaprire la finestra e leggere le ultime dieci righe.

Quelli che mettono i fiorellini, i cuoricini e le stelline nel nome che appare nella tua finestra dei contatti, e tu sobbalzi ogni volta che qualcuno passa dietro di te perche' temi che si sappia in giro con che razza di gente chatti.

Quelli con i quali la conversazione e' in sospeso da mesi, e ti domandi se siano ancora vivi.

Quelli che non hanno nulla da dire, ma ci mettono lo stesso un sacco di tempo a dirtelo.

Quelli che piuttosto che farsi vedere in faccia si fanno vedere mentre scopano (a volto coperto, ovvio)

Quelli che il sistema dice che hanno la cam, ma non ne hanno mai posseduta una e se ce l'hanno e' rotta.

Quelli che se non hai la cam allora non val la pena di perder tempo con te.

Quelli che se non ti mandano almeno mezzo giga di foto, filmati e musica non sono contenti.

Quelli che a un certo punto ti dicono "sapessi cosa ho fatto con le tue foto", e tu mentre li blocchi per sempre pensi che e' meglio non indagare oltre.

Quelli che su messenger non li avrai mai, perche' gia' il fatto che ti abbiano chiesto di andarci non depone a loro favore.

Quelli che quando ripeschi il loro indirizzo ti chiedi chi possano essere, e nel dubbio preferisci non contattarli.

Quelli che ti prendono sul serio, troppo sul serio, e tu hai un bel metter su' faccine sorridenti: niente... continuano a prenderti sul serio.

Quelli che ti aggiungono ai contatti e poi per un mese non si fanno vivi, e tu ti chiedi cosa ti hanno aggiunto a fare.

Quelli che senza chiederti che ne pensi invitano altre persone nella vostra conversazione, e guarda caso invitano proprio quelli con cui non volevi parlare e che stai evitando da mesi.

Quelli che entra la moglie nella stanza e loro si tranciano le dita nel notebook mentre lo chiudono di scatto.

Quelli che sono uomini, ma si fanno passare per donne.

Quelle che donne lo sono per davvero, ma il dubbio ti viene lo stesso.

Quelli che ti scrivono che sei stupenda e vorrebbero essere li' con te in questo preciso istante, e tu intanto che leggi ti gratti la barba e ti domandi che faccia farebbero.

Quelli che alla domanda "Ci sei?" invariabilmente rispondono "No, ci faccio!".

Quelli che lasciano il PC acceso tutto il giorno ma non ci sono mai.

Quelli che continuano a conversare con te finche' non si presenta un contatto piu' appetibile, e non appena questo accade ti mollano li' e magari hanno pure la faccia tosta di dirti il vero motivo.

Quelli che per principio non accettano contatti via messenger.

Quelli che su messenger ci passano buona parte della giornata in ufficio, finche' non gli si apre una finestra con scritto "Ciao CARA!" in caratteri rosa mentre sono davanti al PC col loro capo.

Quelli che senza vanno in crisi d'astinenza.

E quelli.

E poi quelli.

E poi ancora quelli...

postato da: Anna73 alle ore 08:49 | link | commenti
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martedì, 13 dicembre 2005

Piazzisti di se' stessi

Sono una ragazza all'antica.

Non mi piace l'approccio diretto, il contatto immediato, l' "eta', gusti, incontri?" alla seconda riga di conversazione, l'andar di fretta di chi punta sul numero piu' che sulle persone.
Non amo chi si propone facendoti capire che non ha tempo da perdere, che se ti va si combina se no saluti, grazie tante, avanti un'altra.

A dire il vero non cerco neanche occasioni d'incontro, semmai di dialogo, di confronto, di amicizia ma di incontro no, proprio no.

Non mi piacciono i piazzisti di se' stessi, quelli che ti mettono il piede nella porta e ti attaccano pezze chilometriche solo per capire se ti andrebbe o meno di far cose con loro.
A questo punto meglio quelli espliciti, almeno perdo meno tempo.
Come quelli che gia' nelle foto che espongono ti fanno capire cosa vogliono, e se poi gli chiedi una foto con un sorriso quella no, non ce l'hanno, guarda te, guarda caso.

Eh, sai, la privacy.

Saro' all'antica, vero, ma resto dell'idea che se qualcuno ha davvero qualcosa da dirmi puo' anche investire dieci minuti a scrivermi un messaggio di posta elettronica, che e' piu' discreto, meno invadente, e non richiede che risponda nel momento stesso in cui lo ricevo.

Per questi e altri motivi ho smesso da tempo di accettare contatti diretti via messenger, e ogni volta che appare la finestrella che perentoriamente mi chiede un consenso o un diniego non ho dubbi sul da farsi: negare il consenso e via.

Un altro nick che va ad aggiungersi al mucchio di quelli che ci hanno provato, ma non hanno trovato nessuno in casa.

Insomma: siete avvertiti.

postato da: Anna73 alle ore 08:39 | link | commenti
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lunedì, 12 dicembre 2005

Senza guida

Una decina d'anni fa, quando appena iniziavo a frequentare la montagna, mi ritrovai a partecipare a una camminata nei dintorni di Cervinia organizzata dalla pro loco, con l'accompagnamento di alcune guide professioniste.

Durante una sosta il gruppetto fece molte domande alle guide, e la piu' frequente era se fosse poi cosi' difficile salire sul Cervino. Una delle guide, che evidentemente si era sentito rivolgere quella domanda gia' innumerevoli volte, rispose lapidario sfoderando un ironico understatement: "Il Cervino e' li': basta andare".

Che "basti andare" e' evidente, meno evidente ma sottointeso e' che nel corso degli anni numerose persone che -per l'appunto- stavano "andando" siano "saltate giu'" rimettendoci la pelle, vuoi per imperizia propria o altrui, vuoi per fatalita', vuoi per meteo avverso. Ma tant'e': il mestiere di quella guida era appunto accompagnare la gente la' dove in realta' per lui era sufficiente "andare", e la sua risposta suonava un po' come un "fate un po' voi, certo se volete star tranquilli andateci con la guida".

Avere una guida da' sicurezza non solo in montagna ma anche in altri contesti, incluso il mio.
Per uscire en femme dopotutto basta vestirsi, aprire la porta di casa e uscire: basta andare, appunto.
Ci si puo' affidare a qualcuno le prime volte, tanto per evitare errori madornali e prendere coraggio, ma alla fine la forza e le motivazioni non devono arrivare dall'esterno, ma dall'inteno.

Sara' per questo che mentre guido verso Torino, per la prima volta sola dopo dieci mesi di uscite con Daniela, mi sento senza guida ma allo stesso tempo tranquilla. Daniela tornera' e le uscite da sola resteranno un evento raro, tuttavia ora so che si possono fare, e che la sua compagnia non e' una necessita', ma una scelta.

Basta andare, vero, ma c'e' modo e modo.

postato da: Anna73 alle ore 09:20 | link | commenti
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venerdì, 09 dicembre 2005

Foto, che passione!...

Le ragazze come me hanno spesso un rapporto di amore-odio con le proprie fotografie.
Chi le adora come un feticcio, chi le considera una mera necessita', chi ne fa volentieri a meno.
Le categorie sono tante, nel seguito ho cercato di elencare quelle piu' comuni.
Ma ce ne sarebbero molte di piu'...oh se ce ne sarebbero...
 
***
 
 
Quelle che "no cara, guarda a me delle foto non importa nulla" e il giorno in cui ne pubblicano una capisci che hanno passato la notte a ritoccarla col Photoshop perche' una pelle cosi' non ce l'ha neppure un neonato.

Quelle che l'ultima foto da maschio se la sono fatta il giorno della prima comunione, ma che da femmina hanno gli album strapieni.

Quelle che si sono fatte fare le foto dal fotografo professionista, e ti chiedi come l'avranno pagato e soprattutto se gli avra' fatto lo scontrino.

Quelle di prima, che se le guardi meglio ti domandi se e' proprio vero che il fotografo e' "professionista".

Quelle che hanno quattro-foto-quattro e vanno avanti per anni a pubblicare sempre le stesse, finche' non si consumano i pixel.

Quelle che appena si comprano un anellino nuovo si fanno un intero servizio fotografico con la scusa di fartelo vedere.

Quelle che "la foto mi serve solo da mettere sugli annunci", e quando la vedi capisci che si', piu' che li' non la possono mettere.

Quelle di prima che quando guardi bene la foto ti domandi che razza di gente possa rispondere all'annuncio.

Quelle che al posto del viso hanno un buco nero, ma sullo sfondo si nota benissimo il divano di casa e la foto con moglie e figli.

Quelle che non capisci bene da che parte stia il viso, ma di sicuro non e' quello con la riga verticale in mezzo.

Quelle che "no cara, io non pubblico foto perche' voglio tutelare la mia privacy", e poi te le ritrovi en femme al ristorante, al cinema, al centro commerciale...

Quelle che per salire sui tacchi c'e' voluta la scala, e la testa e' rimasta tagliata fuori dall'inquadratura perche' i tacchi sono troppo alti.

Quelle che se la loro nuova foto non rimane almeno ventiquattro ore in home page s'incazzano e la ripostano a oltranza, magari con la scusa di cambiargli titolo.

Quelle che le foto le hanno, ma non sono capaci a postarle.

Quelle che "non ho foto, ma se venissi tu a farmele..."

Quelle che se ci vai fai di tutto meno che le foto.

Quelle che in foto non sorridono mai, e che il giorno che le vedi sorridere dal vivo capisci che tutto sommato fanno bene.

Quelle che "sai com'e', io non mi so truccare" e tu pensi "si, ma hai un bel coraggio a farti vedere cosi'..."

Quelle che "da quando ho fatto le foto sono leggermente ingrassata", e poi le vedi dal vivo e capisci che "leggermente ingrassata" e' un eufemismo.

Quelle che hanno solo le foto fatte durante le feste e gli eventi mondani, perche' loro "escono".

Quelle che nelle foto durante le feste vengono malissimo, e potessero le brucerebbero dopo aver chiesto i danni al fotografo.

Quelle che "la foto e' un modo per identificarti con la tua immagine femminile" e girano con la loro foto en femme appiccicata sulla carta d'identita'.

Quelle che poi un carabiniere con la luna storta gli fa un mazzo cosi' perche' la carta d'identita' stava bene com'era *prima*.

Quelle che appena fanno una foto passabile la postano su quindici siti e passano la giornata ad aspettare i commenti.

Quelle che le foto non le hanno: si servono direttamente su internet scegliendo quelle che gli piacciono e spacciandole per proprie.

Quelle che s'incazzano, perche' gli rubano le foto.

Quelle che "le mie foto sono quelle di una donna", e ti domandi quale donna potrebbe mai volere delle foto cosi'.

Quelle che tu "posso farti una foto?" e loro "Ma si', certo, fammela cosi' al naturale" e in dieci millisecondi assumono una posa che manco la Schiffer dei tempi d'oro.

Quelle che "l'importante non e' come appari, ma come sei dentro", e poi pubblicano foto che farebbero arrossire un ginecologo (o un andrologo, fate voi...)

Quelle che cambiano i vestiti e le scarpe ma le foto sono sempre le stesse.

Quelle che la pecetta non la mettono sul viso, ma fra le gambe e comunque capisci che nel farlo hanno fatto uno sforzo.

Quelle che sui siti per bene pubblicano foto caste e pure, e poi te le ritrovi nei siti per adulti mentre si fanno cani e porci.

Quelle che "con la digitale ci so fare", ma poi in tutte le foto hanno gli occhi rossi per il flash.

Quelle che alla richiesta di nuove foto ti fanno scaricare cinquanta mega di file zippati dicendoti che "sono solo quelle piu' carucce..."

Quelle che "ah, magari potessi fare foto come le tue!", e tu passi ore a spiegargli come fare e poi loro non ci provano nemmeno.

Quelle che con i pantaloni non si farebbero fotografare mai, perche' fanno troppo "maschile".

Quelle che hanno foto solo da sedute perche' sono troppo alte, o solo in piedi perche' sono troppo basse, o solo seminude perche' sono troppo...

Quelle che "Sai, in questa mi hanno presa per genetica", e tu ti chiedi se l'hanno fatta vedere a una talpa.


E poi quelle...

E quelle...

E quelle...
postato da: Anna73 alle ore 09:36 | link | commenti
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