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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


sabato, 30 luglio 2005

Tango Down

Oggi invece di un post ho scritto un racconto breve, e l'ho pubblicato sul mio sito.
Questo e' il link:

Tango Down

Buona lettura.

postato da: Anna73 alle ore 14:07 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 29 luglio 2005

Asociale

L'avrete capito.

Gia' il fatto che questo blog non si possa commentare da' una qualche indicazione sulla mia disponibilita' a intrattenere rapporti sociali e a confrontarmi con gli altri.
Disponibilita' in genere assai ridotta, che diventa nulla in periodi come questo in cui l'unico desiderio che ho e' riempire lo zaino con un po' di viveri e indumenti, agganciare sacco e materassino ai cinghietti esterni e sparire per qualche giorno nella solitudine dei monti.
Conosco posti neanche tanto lontani da Torino dove e' molto difficile incontrare qualcuno: di piu', e' quasi impossibile.
Niente tenda: anche la piu' leggera sarebbe d'impaccio. Si dorme benissimo sotto le stelle, e in caso di pioggia numerosi bivacchi e alpeggi abbandonati si prestano a offrire riparo.
Niente cellulare: non prenderebbe, e poi non voglio telefonare a nessuno.
Niente compagni: voglio star sola.
Voglio tornare in quello stato d'animo grazie al quale quando si incontra una persona sconosciuta la si saluta volentieri.
Che dite... che e' pericoloso? Che non si va per monti da soli? Che non si dorme all'aperto? Che l'imprevisto e' sempre in agguato e il rischio inutile?
Lo so: cosi' come so che queste preoccupazioni sono eccessive e infondate.
E' un gioco, questo, che ho gia' giocato in passato: ne conosco le regole, i limiti, i rischi.
E so che la controparte, cioe' l'ambiente, e' severa ma fondamentalmente onesta.

Dote rara, di questi tempi.

postato da: Anna73 alle ore 09:07 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 28 luglio 2005

Leonardo

Quest'uomo scrive come io avrei sempre voluto saper scrivere, e non ci sono mai riuscita.
Da tempo leggo le sue pagine, ed ora le propongo anche a voi.

Cliccate sul cielo stellato, e troverete i suoi racconti.

http://www.4dmatrix.it/VOYAGER/index.htm

postato da: Anna73 alle ore 12:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Tutto-Nulla

Da giovane studiai anch'io poesia, calligrafia, sapienza confuciana.
A comporre versi stavo diventando cosi' bravo e lodato dai maestri, che pensai:
"Se non smetto subito, diventero' un singolo poeta, non un tutto-nulla".
E non ho piu' tracciato un segno sulla carta.

(da: "Il primo libro di Li-Po", di Vittorio Saltini)

Mi e' facile trovare in queste parole una metafora della mia vita. Ho spesso iniziato a fare qualcosa, di qualunque cosa si trattasse, ottenendo grandi risultati all'inizio che lasciavano presagire un futuro ricco di sviluppi e prospettive. A un certo punto pero', invariabilmente, qualcosa in me si spezzava e il tutto iniziava un declino piu' o meno rapido fino a sparire.
Non ho mai capito quale fosse la vera ragione di questo comportamento.
E' facile ottenere risultati notevoli all'inizio di qualcosa perche' non si affrontano i veri problemi, quelli che per essere risolti richiedono studio, applicazione, impegno e pazienza. All'inizio tutto e' facile e non e' raro fare passi da gigante, ma e' una situazione che non puo' durare in eterno, e infatti appena ci si scontra coi propri limiti l'entusiasmo va a scemare, e sorgono i dubbi.
E' successo col lavoro, e' successo con lo sport, coi viaggi, con l'alpinismo, con il karate, con il ciclismo, sta succedendo anche con Anna.
La spinta iniziale si affievolisce, e quando il carburante delle proprie motivazioni diventa l'unica risorsa disponibile per continuare, allora il cammino rallenta, e a volte si ferma.
Ad ogni scelta corrisponde una riduzione delle proprie potenzialita': se scelgo di fare l'alpinista non faro' il corridore, se scelgo di studiare l'elettronica difficilmente avro' un futuro da letterato. Essere un tutto-nulla spesso significa non prendere decisioni che andrebbero prese, e rimandare sine die la soluzione dei propri problemi esistenziali.
Ma vuol dire anche non essere "solo" qualcosa, ma mantenersi potenzialmente "tutto".
Non un alpinista, non un viaggiatore, non un karateka, non un marito, non un padre, non un uomo, non una donna.
Nulla.

O tutto, a seconda.

postato da: Anna73 alle ore 08:22 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 27 luglio 2005

Ah...questi uomini!

Ecco un divertente scambio di battute avvenuto ieri sera su un non meglio identificato messenger, che pubblico dopo aver chiesto e ottenuto il permesso dal mio interlocutore e averne cambiato il nickname...

...
Anna: guarda... e' un momento terribile...
bubu: ma parli sul serio? Sei vittima di un momento di crisi totale?
Anna: sono in crisi pazzesca...sto perdendo il concorso, ci sono online delle foto che non mi piacciono, forse ho addirittura messo su' un chilo e dovro' andare a correre piu' spesso...disastro...
bubu: mamma mia che ansia!
Anna: inoltre stasera devo andare a ritirare l'esito del test di gravidanza....
Anna: preoccupatissima io...
bubu: test di gravidanza?
Anna: si...sigh...
bubu: cioe'?
Anna: per vedere se sono incinta...
bubu: ma cosa stai dicendo.....il caldo ti da' alla testa
Anna: magari fosse il caldo...
Anna: e' che NON MI ARRIVANO!!!
bubu: ?
bubu: ho un po' di confusione
Anna: perche'?
bubu: potresti spiegarti meglio?
Anna: non mi arrivano le mie cose, ergo temo di essere incinta...
bubu: scusa ma come fai ad essere incinta
Anna: perche'?
bubu: sai allora che penso che tra me e te sia stato tutto un equivoco
Anna: spiegati...
bubu: ero convinto che fossi trav
Anna: si, lo sono....
bubu: ??
bubu: non capisco piu niente...
 
- Hai appena ricevuto un trillo da bubu. -
 
Anna: ma dove sta il problema...oh...forse comincio a capire...tu vuoi dire che siccome sono un uomo non posso restare incinta vero?!
bubu: esatto!!
bubu: sbaglio?
Anna: aaaaahhhhh...ecco perche' l'infermiera mi guardava strano quando le ho portato le urine....vuoi dire?!
Anna: azzarola... ho buttato via i soldi del test....
bubu: scemotta
Anna: ghghgh...credulone...
bubu: in qualche modo ti dovrai scusare di questo...
Anna: scusa...

Ma se le bevono proprio tutte eh? 

postato da: Anna73 alle ore 08:31 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 26 luglio 2005

L'aiola

In un mondo alle prese con ben altri problemi puo' far sorridere che ci sia qualcuno disposto a investire tempo ed energie per ottenere un piazzamento in un concorso di bellezza per T-girl su internet.
Il sorriso potrebbe pero' svanire qualora si accertasse che tempo ed energie sono investiti con modalita' non del tutto corrette, e che la piazza in palio e' in realta' un posto che non e' neppure il primo.
Ma tant'e': a voler dare un'occhiata meno superficiale a come va il mondo ci si accorge che la sproporzione tra mezzi e obiettivi e' assai frequente: gli esempi abbondano sulle pagine dei giornali, e non solo in quelle di cronaca.
L'istinto a competere, a emergere e distinguersi dalla massa - in senso positivo o negativo, poco importa - e' forte e radicato in ognuno di noi, e puo' generare con la stessa facilita' personaggi illustri come efferati criminali. L'anonimato e' la piu' crudele delle condanne in un'epoca in cui per esistere e' necessario almeno un passaggio mediatico nella vita, e poco conta che il passaggio avvenga davanti alla platea ristretta di un sito dedicato a un fenomeno sconosciuto ai piu'.
L'importante al solito e' apparire e - se possibile - primeggiare.

Non sto cercando di tirarmi fuori dal quadro che ho appena dipinto, anzi ammetto che pure io ne faccio parte e sono tessera del mosaico: mi piace pero'  ogni tanto uscirne un attimo, per dare un'occhiata da fuori.
Un'occhiata che mi rivela quanto sia a volte triste e misera quella che, riferendosi al nostro mondo, Dante chiamo'  "l'aiola che ci fa tanto feroci".

Un'aiola che, a ben vedere, spesso non e' neppure fiorita.

postato da: Anna73 alle ore 11:13 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 25 luglio 2005

Seconda: si', no, forse...

Bene: la prima fase del concorso di bellezza sul sito di cui vi parlavo la settimana scorsa si e' conclusa.
Adesso ho la certezza che prima non arrivero', perche' la vincitrice e' gia' stata proclamata con una settimana d'anticipo visto il vero e proprio plebiscito che le e' stato tributato.

Ora, per quanto possa sembrare stucchevole da parte mia e forse pure un tantino prevedibile, sono contenta per lei.
Sono contenta intanto perche' se lo merita, e poi perche' ha tutte le caratteristiche che faranno di lei la rappresentante ideale del sito in questione: e' simpatica, spigliata, molto bella e si sa esibire - sa ballare, cantare, mettersi in mostra - e tutto cio' fa di lei la miss ideale.

Quindi complimenti a Klezya - questo il suo nome - , in tutta sincerita'.

Purtroppo pero' non e' finita: bisogna definire le posizioni dalla seconda alla settima, e c'e' una seconda votazione in corso proprio per questo motivo. Non che l'arrivare seconda sia poi quella soddisfazione, ma tant'e': meglio che terza, che a sua volta e' meglio che quarta e cosi' via.
Quindi per me comincia una settimana di estenuanti porta-a-porta per racimolare voti.

Votate, votate, votate...

Si, vabbe'...
Basta che non mi prendiate troppo sul serio...
Ci sono cose piu' importanti nella vita.
L'importante e' partecipare.
Dopotutto e' solo un gioco.
E' andata bene cosi'.
La vita continua.

Come no.
Smetto, che il mio nasino e' gia' abbastanza lungo di suo...

postato da: Anna73 alle ore 09:36 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 22 luglio 2005

Stranamore

Non per me, ma per una cara amica.

***


Si puo' assistere al piu' bel tramonto sul mare, e distogliere lo sguardo.
Tenere in mano il piu' bello dei fiori, e lasciarlo cadere.
Avere accanto una persona che ci ama, e fingere di non vederla.

Quando non siamo in pace con noi stessi, quando la vita sembra volerci dare solo tristezza, ansia, disagio, difficilmente riusciamo a vedere quanto di bello ci circonda, tanto siamo ripiegati su di noi, sui nostri problemi, sulle nostre paure.
Eppure non sarebbe difficile cercare un po' di sollievo proprio nella bellezza malinconica di un tramonto, nel profumo appena accennato di un fiore, nello sguardo sincero di chi ci ama.
Il difficile e' dimenticare per un attimo se' stessi, per lasciare la porta aperta agli altri.

E' un piccolo sforzo, ma puo' dare grandi risultati.
A volte lasciarsi amare e' il primo passo per imparare ad amare di nuovo, per ritrovare tra le braccia di chi ci ama un po' di quello che credevamo perduto.
Per scoprire quanto possa essere dolce e a suo modo commovente asciugarle una lacrima, stringerla ancora una volta e sussurrarle in un orecchio "grazie, Chicca".

E' un piccolo sforzo, ma puo' dare tanto.

Anche se quel "grazie" appena sussurrato dovesse suonare come "addio".

postato da: Anna73 alle ore 13:57 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Inguardabile

Sabato scorso ero al Desigual, e un amico mi ha fatto delle foto. Poi, con calma, me le ha mandate in mail - formato francobollo, ma tant'e', magari non voleva intasarmi la casella di posta - .
Le ho guardate: non ce n'e' una che mi piaccia.
Saro' troppo esigente con me stessa, o piu' probabilmente non saro' abituata a farmi sorprendere in pose "naturali e spontanee", ma non ne ha azzeccata una. E dire che non e' un cattivo fotografo: e' proprio la modella che stavolta non era in giornata.
Non mi piace come mi stanno i capelli, non mi piace l'espressione, non mi piace la posa. Neanche il vestito me lo vedo poi cosi' bene e le calze (a rete stretta) sono troppo chiare e si notano tantissimo. Insomma non ce n'e' una che vada bene, e se dal vivo appaio davvero cosi' mi sorprende che ci sia gente che - forse per mera educazione, forse per compassione - ancora mi faccia i complimenti di tanto in tanto.

La percezione che si ha di se' e' generalmente assai diversa da quella che di noi hanno gli altri. E' un po' come quando si sente la propria voce registrata: a volte non la riconosciamo, eppure e' proprio quella la voce che gli altri sentono. Stessa cosa accade con le espressioni e la mimica facciale: quello che a noi puo' sembrare un ampio sorriso gli altri lo vedono come appena accennato, e magari interpretano come triste un' espressione che per noi e' semplicemente neutra o assorta.
Gran parte dell'abilita' di un attore sta proprio nel saper produrre esattamente l'espressione che ha in mente, e non e' una cosa innata in tutti: la gran parte deve studiare sodo per riuscirci. Gli altri si devono accontentare di un'approssimazione, che spesso produce risultati del tutto diversi da quelli attesi.
Raramente sono triste, ma ci sono persone che continuano a vedermi tale solo perche' non mi profondo in sorrisi smaglianti - che peraltro mi riescono malissimo - e in evidenti manifestazioni di felicita'. Purtroppo gran parte della nostra comunicazione non verbale passa attraverso le espressioni del viso, che spesso vengono interpretate in modo errato o non del tutto corretto.
E' gia' abbastanza difficile interpretare la parte di una donna, ad esser sinceri, ma interpretare la parte dell'oca va al di la' delle mie possibilita' attuali.

Ma non temete: ci sto lavorando.

postato da: Anna73 alle ore 09:17 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 21 luglio 2005

Lo specchio digitale

Lo stesso sito che mi sta dando la piccola delusione di arrivare seconda al concorso fotografico mi ha regalato la soddisfazione di vedermi assegnare una rubrica che tratta di fotografia. Non fotografia generica, beninteso, ma la fotografia intesa come l'arte di ritrarre le ragazze come me facendole sembrare, auspicabilmente, delle donne.
Il titolo della rubrica e' "Lo specchio digitale".
Non nego che la cosa mi intrighi, e cosi' oggi invece del post per il blog ho scritto il primo articolo per la rubrica. Tuttavia, poiche' una volta riletto non mi e' sembrato male, con un'ardita operazione di riciclaggio ve lo propongo anche qui a mo' di post, ottimizzando in tal modo gli sforzi e, come si suol dire, "facendo sinergia".
Cosa non si farebbe pur di non lavorare...

***

Quando circa vent'anni fa vidi le prime immagini di sorelline - allora si chiamavano "travestiti in privato" - avevo in mano un giornaletto di dubbia moralita' e stavo leggendo la pagina degli annunci.
Piccoli peccati di gioventu', sbirciate cui non sarebbe seguito nulla di concreto data la mia assoluta timidezza, la giovane eta' e la naturale ritrosia.
Pero' intanto sbirciavo, e osservavo.
Le foto erano le classiche immagini da polaroid, con l'immancabile tratto di pennarello nero che copriva gli occhi, anzi spesso tutto il viso. Camere d'albergo, di abitazioni private, raramente esterni: quasi tutti di notte questi ultimi. Particolari anatomici e nudita' "come da foto" servivano a rafforzare il testo dell'annuncio, sempre e comunque di natura sessuale ed esplicita.
La qualita' delle immagini era scadente, ma d'altra parte la funzione che dovevano assolvere non era suscitare l'ammirazione del pubblico quanto piuttosto solleticarne i bassi istinti, e devo dire che alcune riuscivano particolarmente bene in quest'intento.
La scelta della polaroid era pressoche' obbligata, perche' portare immagini come quelle a sviluppare dal fotografo era impensabile: gli unici che lo potevano fare erano i fotografi stessi e i pochi che si dilettavano di svilupo e stampa casalinghi, quasi sempre in bianco e nero. Con la polaroid invece era tutto piu' facile, lo sviluppo immediato e la qualita'...beh la qualita' era quello che era.
Foto di sorelline veramente femminili e soprattutto completamente vestite non ne ricordo, ma tant'e': forse ero io che compravo i giornali sbagliati.

Iniziai a vedere foto veramente carine e curate solo una decina d'anni dopo - ed erano ormai gli anni '90 - quando su internet cominciarono ad apparire i primi siti personali di alcune sorelline. Quasi tutte straniere, quasi tutte appartenenti al mondo anglosassone: inglesi o americane. Quasi tutte dotate di fotocamere digitali, delle quali alcune elogiavano l'estrema praticita', comodita' e, soprattutto, discrezione: niente sviluppo, niente fotografo, niente imbarazzi.
Restai sorpresa quando visitai questi siti perche' la maggior parte non aveva contenuti espliciti, anzi. Le immagini che contenevano erano spesso le immagini che una donna avrebbe voluto nel suo album fotografico. Pose studiate, trucchi accurati, vestiti scelti con gusto e ambientazioni eleganti erano non dico la regola, ma neanche una rarita' in quelle immagini.
Moltissime mostravano il viso e gli occhi, mentre le colleghe italiane ancora affezionate al supporto cartaceo dei giornali si limitavano a mostrare si e no le gambe e i fondoschiena.
Da noi siti di questo genere sarebbero apparsi solo alcuni anni dopo, dapprima con tutte le foto a viso coperto, poi pian piano anche le italiane avrebbero iniziato a mostrare gli occhi e i lineamenti.

Mai avrei immaginato che sarei stata una di loro, e che un giorno avrei pubblicato immagini simili.

Ma andiamo con ordine.
La cosa che mi colpi' di quelle immagini era la femminilita' che esprimevano. Che fossero belle o brutte, quelle ragazze ci tenevano a trasmettere un messaggio che pressapoco diceva: "faccio queste foto per vedermi come quella donna che sento di essere, e non per promuovere incontri a sfondo sessuale".
Molte di loro erano sposate, alcune avevano messo al corrente di tutto la loro compagna.
Ecco: queste per me erano delle novita' assolute, che cominciavano a proiettare un po' di luce su un mondo che fino allora, di luci, ne aveva mostrate poche.
Passarono gli anni e arrivammo ai giorni nostri che - mioddio! come passa il tempo - coincidono piu' o meno coi primi anni del nuovo millennio.
Quando iniziai a farmi foto la prima domanda che mi posi fu cosa volessi comunicare a chi quelle foto le avrebbe guardate. Femminilita'? Certo... Sensualita'? Magari... Classe? Eh...ad avercene... Eleganza? Mah... e da dove si comincia?
Gia': la prima domanda da porsi non e' tanto con che fotocamera, con quali programmi di elaborazione, con che attezzatura realizzeremo le foto, ma cosa vogliamo comunicare.
La scelta di tutto il resto dipendera' anche da questo: l'attrezzatura potra' essere di qualita' migliore o peggiore a seconda degli obiettivi che ci porremo.
Per realizzare foto "da annuncio" possono bastare un telefonino o una webcam, ma se vorrete foto non dico artistiche ma quantomeno presentabili una fotocamera sara' d'obbligo.
La stessa scelta dei luoghi sara' dettata dal tipo di immagini che si vuole ottenere: se la scena ha la sua importanza sara' necessario trovare il "set" adeguato, se viceversa la taglieremo col fotoritocco qualunque posto andra' bene.
Una foto in intimo a figura intera la si potra' realizzare senza passare ore per negozi a scegliere un vestito, mentre un primo piano richiedera' magari che si spenda un po' di tempo - e denaro - nella scelta dei trucchi piu' appropriati e degli accessori.
Insomma...bisogna fare delle scelte, a seconda di cosa si vuole ottenere.
La mia scelta e' stata quella di ispirarmi a quelle ragazze che avevano colpito la mia fantasia anni addietro, e di realizzare le foto che una donna avrebbe voluto nel suo album.
Niente foto ose', niente immagini esplicite, niente nudita' esposte o atteggiamenti osceni ma foto a figura intera curate e, auspicabilmente, piacevoli da guardare.

Semplicemente le foto di una donna: le foto di Anna.

Le mie.

postato da: Anna73 alle ore 14:37 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 20 luglio 2005

Bilancio

E' proprio vero che ce n'e' sempre una.

Me l'avessero detto un anno fa, tutto quello che avrei fatto, non ci avrei mai creduto.
Eppure e' successo.
A novembre dell'anno scorso ho pubblicato le mie prime foto su internet, le mie prime foto en femme.
Ho ricevuto i primi commenti, lusinghieri devo dire, e ho continuato anche per questo.
Ho continuato a farmi foto, oramai saranno piu' di un migliaio, ho continuato a comprare trucchi, vestiti, scarpe.
Ho conosciuto grazie a internet tante altre persone come me, cosi' come ho conosciuto tante persone che come me non sono, ma apprezzano il mio modo di essere.
Ho passato centinaia di ore sulle chat e sui messenger a parlare, e centinaia di ore scrivendo mail, racconti e post su come mi sentivo, sulla mia storia e sul periodo che stavo vivendo.
Ho trovato quasi sempre comprensione, affetto, condivisione.
A fine gennaio ho trovato il coraggio di fare l'impensabile, e ho detto tutto alla mia compagna. La sua reazione, dopo il primo smarrimento, e' andata al di la' delle mie piu' rosee previsioni, e con lei al mio fianco ho iniziato a uscire.
Decine di uscite da febbraio a luglio: locali, discoteche, feste.
Decine e decine di persone che avevo conosciuto solo su internet hanno assunto un'identita', una fisicita', un volto.
Alcune di loro sono le persone che avrei sempre desiderato incontrare.
Le mie foto sono migliorate in modo costante, in alcune di esse stento io stessa a riconoscermi, e la maggior parte delle persone guardandole mi prenderebbe per donna dalla nascita.
Ho suscitato ammirazione, complimenti, interesse.
Ho avuto tutto quello che, me l'avessero detto solo un anno fa, non avrei mai creduto.

Eppure ce n'e' sempre una, penso mentre con un pizzico di delusione prendo atto che al concorso fotografico cui sto partecipando arrivero' con ogni probabilita' seconda. E dire che non avrei neanche voluto vincere, quindi fossi anche arrivata prima avrei avuto un altro motivo per dispiacermi.


Ce n'e' sempre una.
Ma il bilancio per ora lo chiudo in attivo.
Largamente in attivo.

Per ora.

postato da: Anna73 alle ore 13:59 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 19 luglio 2005

Gruppi

Prendete due persone e fatele vivere insieme per un po', nel frattempo fatevi un giro e dopo un tempo lungo a piacere tornate a vedere come va'. Se saranno ancora insieme quasi sicuramente ce ne sara' una che comanda e l'altra che si adatta. Non sto parlando di riduzione in schiavitu', naturalmente, ma di normale rapporto tra una personalita' dominante e una remissiva. Molti matrimoni e convivenze si reggono proprio sul fatto che una parte cede, si adatta e sopporta la parte dominante.
Sempre piu' difficile: prendete piu' persone e fatele interagire tra loro nel tempo. Non necessariamente dovete farle convivere, ma fate passare loro del tempo insieme, fisicamente se possibile, se no anche su internet. Tornate dopo il solito giro, e se il gruppo esiste ancora con ogni probabilita' troverete al suo interno una gerarchia.
Stabilire gerarchie e rapporti di forza e' un comportamento che ha radici antichissime, e che ci riporta direttamente ai primati arboricoli dai quali discendiamo. E' un comportamento che ha una precisa valenza se visto in chiave evoluzionistica, in cui tutto e' finalizzato alla sopravvivenza e alla perpetrazione della specie, ma che visto attraverso il filtro della cultura e dei principi astratti puo' sollevare piu' di qualche perplessita'.
E' un comportamento trasversale, che alligna sia nelle squadre di praticanti di wargame - dove e' quasi atteso e ampiamente giustificato - sia nei gruppi di crossdresser e travestiti su internet, dove a ben pensarci avrebbe assai poche ragioni d'esistere.
Personalmente ho avuto modo di venire piu' volte in contatto con simili strutture, e tutte le volte me ne sono ritratta disgustata.
Non amo le gerarchie, di qualunque genere siano, ne' amo il gioco di equilibri e rapporti di forza che in queste entita' si viene a creare.
Sono sempre stata una solitaria, ai limiti della misantropia, e non ho mai accettato di buon grado le regole degli altri. Il mio stesso modo di essere si discosta notevolmente dalle regole comuni.
Amo le persone, quelle si', ma avulse dal contesto, prese singolarmente, senza il rumore di fondo che le strutture sociali regolarmente apportano sotto forma di chiacchiera, vocio, pettegolezzo a volte.
In assenza di queste fonti di disturbo, a volte e' sorprendente quanto ci sia da dirsi.

E da imparare.

postato da: Anna73 alle ore 14:56 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

L'aiutino

La notizia e' stata riportata ieri da alcuni quotidiani on-line e, se non fosse per il leggero anticipo,  la si potrebbe catalogare come la prima delle tante boutade giornalistiche d'agosto.
Pare - pare, appunto - che nel periodo immediatamente precedente la morte di un individuo il suo inconscio cerchi in qualche maniera di riappacificarlo con se' stesso, utilizzando come strumento di comunicazione i sogni. Vite irrisolte, conflitti esistenziali e dubbi mai affrontati troverebbero risposte se non attendibili quantomeno credibili, aiutando in questo modo a chiudere il bilancio di una vita ormai al termine.
E' una situazione che mi ricorda i tempi in cui, ancora studentessa, mi riducevo a studiare per davvero solo negli ultimi giorni prima dell'esame, quando oramai di tempo ne era rimasto poco.
Col tempo ho poi capito che non era quello il modo migliore per affrontare le prove: quando si pone un problema, rimandarne la soluzione non e' mai una buona idea. Nonostante cio' la pigrizia mi e' rimasta, e spesso mi ritrovo in ritardo sulle cose da fare. Ma sui problemi dell'esistenza mi sono sempre impegnata non tanto per trovare una soluzione - compito arduo, questo - quanto per cercare almeno di capirne l'enunciato.
Ho sempre cercato di immaginare quale poteva essere la mia strada, quali le mie inclinazioni, quali le mie reali necessita': non so se sono riuscita a capirci davvero qualcosa, ma almeno ci ho provato e mi sono comportata di conseguenza.
Il fatto che ora stia vivendo un periodo felice dovrebbe darmi qualche indicazione sulla bonta' delle mie intuizioni, anche se non mi illudo perche' la strada e' ancora - auspicabilmente - lunga.

Non so se e quando arrivera' anche per me quell'ultimo sogno, ne' al momento mi sento avvolta da foschi presagi, ma quando avverra' vorrei almeno non dover provare la sensazione di essere in ritardo. Che mi parli con la voce di un uomo o con quella di una donna, vorrei che il mio inconscio mi dicesse che si', quel che si poteva fare e' stato fatto e per il resto pazienza, che nessuno e' perfetto.

Nel frattempo pero' e' meglio darsi da fare, senza aspettare che a risolvere tutto arrivi un estremo, ambiguo, improbabile aiutino.

postato da: Anna73 alle ore 08:41 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 18 luglio 2005

La borsa dei sogni

La clandestinita' assume le forme piu' svariate, e nel mio caso spesso assume le sembianze di un borsone.
Non vivendo sola ne' con la mia compagna devo tenere nascoste le mie cose all'interno di un borsone e di vari scatoloni, quando non addirittura nell'armadio della compagna suddetta che, comprensiva, mi subaffitta i pochi spazi ancora disponibili.
Nel mio borsone, a saper guardare, si trova l'essenza del mondo di Anna.
Una busta per la biancheria intima - niente di troppo ose', per carita' - contenente calze, mutandine, reggiseni, e una busta per i vestiti che uso di piu' e che porto sempre con me.
Scarpe (attualmente due paia di sandali e due paia chiuse, di cui un paio col tacco basso), una parrucca (ovvio, no?), trucchi in abbondanza, profumi e un sacchettino con varia bigiotteria, che l'oro e' meglio indossarlo solo quando si fanno fotografie, si sa mai.
Cavalletto per macchina fotografica e fotocamera digitale completano la dotazione, che viene di volta in volta integrata dal pc portatile, che pero' viaggia a parte nella sua borsa dedicata.
Il tutto in un borsone che, a occhio, sara' settanta / ottanta centimetri di lunghezza per trenta circa di altezza: non enorme ma neanche minuscolo.
Nel bagagliaio della macchina occupa il suo posto, cosi' come nell'armadio di casa, e a guardarlo spesso mi viene da pensare che il mondo di Anna, almeno nella sua parte visibile, sia in gran parte contenuto li'.


Da qualche parte in passato lessi che e' veramente libero solo chi puo' portare con se' tutto quello che possiede.
Secondo questa definizione Anna e' sicuramente libera, perche' tutto - o quasi - quello che posside trova posto in un borsone che puo' essere agevolmente trasportato.
Da altri punti di vista invece e' decisamente piu' vincolata, ma questo e' un altro discorso.

I sogni restano comunque liberi.
Anche se a volte tocca riporli nello spazio angusto di un borsone.

postato da: Anna73 alle ore 08:47 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 15 luglio 2005

Uomini veri

Non li noti in mezzo alla gente, nascosti dietro il muro di una vita qualunque.
Non li riconosci quando ti sfilano accanto nella folla, o li accosti nel traffico.
Spesso con donne al loro fianco, e figli al seguito.
Altre volte soli: per vocazione, necessita', o abitudine.

Sempre in compagnia di un segreto.
Sempre controcorrente, contro tutto e tutti.
Contro il giudizio degli altri, contro le consuetudini.
Contro le regole, contro le convenzioni.
Contro chi li vorrebbe omologati, integrati, spenti.
Contro chi li vorrebbe uguali agli altri anche se non lo sono.
Contro un mondo che apertamente li disprezza, ma inconfessabilmente li ama.
Con la paura di essere scoperti, col terrore di perdere tutto.
Con l'equilibrio precario di chi e' in bilico tra tutto e nulla, e teme entrambi.
Divisi tra la gioia di ammirarsi allo specchio, e il timore di farsi vedere.

Eppure li trovi, spinti dalla consapevolezza.
Quella di non essere colpevoli.
Quella di seguire la propria natura.
Quella di essere se' stessi a dispetto degli altri.
Quella di aver avuto a volte il coraggio di condividere, di mostrarsi, di aprirsi.
Quella di seguire la propria via a costo di sacrifici, compromessi, rinunce.
Non vivono una vita, ma due.
Non amano la notte, ma non hanno alternative.
Non sono solitari, ma spesso sono soli.

Non sono gli unici, ma sono unici.

Anzi... uniche.

postato da: Anna73 alle ore 09:06 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 14 luglio 2005

Concorsi

Alla fine ho ceduto.

Ho aspettato fino all'ultimo, sperando di riuscire a resistere, ma non ce l'ho fatta.
Avevo preparato una foto da spedire a un concorso di bellezza per ragazze come me che si sta tenendo su un
sito internet: ogni sera la guardavo, ogni sera la mettevo via dicendomi che no, non era il caso.
Che queste cose non fanno per me.
Che avrei dovuto essere superiore, e non farmi coinvolgere.
Che dopotutto non c'era alcun motivo razionale che giustificasse la mia partecipazione.

Tutto inutile: alle 20:30 di mercoledi' 13 luglio, a due giorni dalla chiusura delle iscrizioni, ho spedito la mia foto.

Decisione niente affatto impulsiva, visto che la stavo maturando da giorni, quanto piuttosto volta a soddisfare quel tanto di vanita' - sarei tentata di dire femminile - che mi porto dentro. E cosi' e' andata, e dopo aver detto a mezzo mondo che non avrei partecipato ecco la mia foto allineata con tutte le altre: bell'esempio di coerenza, ma tant'e'.
Ora comincia il periodo peggiore, quello in cui si ricevono commenti e poi voti, che andranno a decidere la classifica, e da dove mi trovo ora non posso accedere al sito in questione per controllare la situazione, motivo per cui mi sento gia' in astinenza.
Speriamo che finisca presto.

La concorrenza e' tanta e agguerrita: non mi rimane che augurarmi, sportivamente, che vinca la migliore.

Anzi, no... speriamo di no.

postato da: Anna73 alle ore 08:44 | link | commenti
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mercoledì, 13 luglio 2005

Miriam

E cosi' se n'e' andata.
La ragazza con la maglietta verde che in foto sorrideva vicino a un'amica se n'e' andata, portata via dalla bomba sull'autobus giovedi' scorso, a Londra. Chissa' perche' la sua immagine mi aveva colpita, e speravo che fosse ancora viva.

La commozione, il dolore e la partecipazione seguono percorsi strani, a volte oscuri e contorti.
Nello stesso giorno in cui ventiquattro - ventiquattro! - bambini muoiono a Baghdad per lo scoppio di un'autobomba, nello stesso giorno in cui centocinquanta - centocinquanta! - persone muoiono in Pakistan in un incidente ferroviario, io apro la pagina di un quotidiano online, vedo la sua foto non piu' tra quelle dei dispersi ma tra quelle dei morti, e mi commuovo.

Forse mi commuovo perche' la sento vicina, simile a me per cultura, formazione, background, come dicono gli inglesi.
Forse le vittime di quegli altri attentati, di quelle altre disgrazie sono altre anch'esse, e le sento lontane, come se non mi toccassero.
Ma se fosse cosi' dovrei provare la stessa tristezza per le altre vittime inglesi, e invece no, mi dispiace, ma onestamente cosi' non e'.
Forse perche' era una ragazza giovane e carina, ma ce n'erano anche altre, purtroppo, quel giorno.
Forse perche' quella foto mi ha comunicato molto piu' su di lei che non un nome su una lista di dispersi.
Forse perche' sorrideva alla vita, ed era felice.

O forse perche' siamo qui per caso, e per caso ce ne andiamo.

E fa male, saperlo.

postato da: Anna73 alle ore 16:43 | link | commenti
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Amori a meta'

Per una ragazza come me, il cui aspetto sia anche soltanto passabile, non e' per nulla difficile trovare ammiratori e, all'occorrenza, amanti.
Si trovano piu' facilmente uomini o sorelline, ma anche le donne genetiche non sono rare. Se i propri gusti sono sufficientemente tolleranti - si e', per cosi' dire, "di bocca buona" - non e' difficile cambiare uno o piu' partner a settimana.
Senza doversi per forza abbandonare alla prostituzione e ai suoi ambienti e' assai facile trovare su internet o nei locali qualcuno da portare a letto, o da cui farsi portare, a seconda.
Il discorso si complica un po' se si cerca una relazione stabile e duratura con una persona, perche' la gran parte dei partner che troveremo saranno gia' impegnati o comunque ci considereranno alla stregua di un giocattolo da usare un po', e poi buttare via.
Quelli che accetteranno un coinvolgimento sentimentale in gran parte porranno comunque un'ultima, determinante condizione: quella di relazionarsi solo ed esclusivamente con la nostra parte femminile, e spesso la nostra parte maschile non la vorranno neanche vedere.
Per quanto questa situazione possa essere tollerata, si viene a creare un rapporto incompleto, in cui una parte ama ad una ben precisa condizione. Non c'e' accettazione completa, e senza questa difficilmente ci puo' essere amore.
Quando in rari, rarissimi casi si trova una persona disposta ad accettarci per come siamo, e ad amare sia il nostro lato maschile che femminile, allora bisognerebbe pensarci bene prima di lasciarla andar via, perche' occasioni simili non si presentano spesso.
La liberta' di poter essere se' stesse ma anche se' stessi con una persona che ci ama in entrambi i modi regala sensazioni e sicurezze di cui spesso abbiamo disperatamente bisogno, senza che ce ne rendiamo neanche conto.
Ci fa sentire accettate, amate, capite e crea un rapporto di complicita' e intesa che difficilmente si trova nelle coppie "normali".
La condivisione di un segreto cosi' importante avvicina all'altro, e rende il rapporto piu' saldo e profondo.
Ma sono casi rari, ripeto, rarissimi.

In un mondo di amori a meta', un amore vero e completo e' la cosa piu' bella e preziosa che ci sia.

Cosi' bella, che spesso fa paura.

postato da: Anna73 alle ore 08:44 | link | commenti
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martedì, 12 luglio 2005

Parole

In quella rappresentazione apparentemente interminabile ma a posteriori brevissima che e' la vita si e' tentati, a volte, di cercare un perche' per i nostri comportamenti. La smania di sapere - prima ancora che di capire - quali siano le ragioni che ci hanno portati a comportarci in un certo modo e ad essere come siamo prima o poi tocca tutti quanti.
Si cercano motivazioni sociali, culturali, a volte anche organiche per rendere conto di comportamenti, emozioni e stili di vita che a volte ci sconcertano, specie quando li sentiamo nostri o vorremmo che lo fossero. La strada per una definitiva accettazione di se' puo' passare anche per un'adeguata giustificazione di se' stessi, in virtu' della quale il nostro modo di essere e apparire ci possa sembrare, se non accettabile, quantomeno motivato. E allora ci si ritrova a scavare tra le pieghe del passato in cerca dell'evento, della circostanza, della causa primaria cui ricondurre tutto quello che di noi ci pare alieno, strano, anormale. Si cerca il capro espiatorio che di volta in volta puo' assumere le sembianze di una madre, di un padre, di un compagno di scuola, di qualche milligrammo di ormone in piu' o in meno.
Si cerca una giustificazione alla nostra pretesa anormalita', senza pensare che il concetto di anormalita' esiste solo in rapporto all'idea di "normalita'" da cui si discosta, e che quest'ultima e' quanto di piu' sfuggente, mutevole e meno definito ci possa essere.
Non e' un male cercare cause, effetti, motivi e giustificazioni se questo puo' portarci a vivere meglio, purche' non ci si fermi alle parole che esprimono questi concetti ma si cerchi di vedere oltre. Perche' e' indubbio che alla fine della nostra ricerca tutto quello che avremo trovato saranno parole.
Parole che in alcuni casi avranno tolto un po' di poesia alla nostra esistenza, portando la luce della razionalita' in quegli angoli nascosti che ci erano tanto cari proprio perche'  oscuri, misteriosi, solo nostri.
Parole che, lungi dall'essere punto d'arrivo, dovrebbero servire a ricordarci che l'importante non e' tanto sapere, quanto sentire.
Non giustificarsi, ma accettarsi.

Non interrogarsi, ma vivere.

postato da: Anna73 alle ore 08:41 | link | commenti
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lunedì, 11 luglio 2005

Don't feed the troll

In origine erano personaggi delle saghe nordiche, piccoli dispettosi folletti che rendevano difficile la vita ai protagonisti della storia senza peraltro rappresentare mai una vera e propria minaccia. Con l'avvento di internet "troll" e' diventato sinonimo di utente attaccabrighe, litigioso, che fa della provocazione e dell'insulto la ragione della propria presenza in rete.
Ben nascosti dietro un anonimato impenetrabile, non di rado con identita' multiple, i moderni troll infestano chat, gruppi usenet e messaggerie, mettendo in atto tutta una serie di comportamenti atti a provocare litigi infiniti, godendo poi nel vedere il risultato delle loro azioni.
Le tecniche sono le piu' disparate: si va dagli insulti diretti - prerogativa dei troll meno scafati - alle provocazioni atte a suscitare una risposta violenta della vittima prescelta, la quale reazione consentira' al troll di giocare la parte dell'aggredito in un continuo gioco al rialzo senza vinti ne' vincitori.
Spesso timido e con difficolta' di relazione nel mondo reale, sovente con qualche frustrazione conscia o inconscia da sfogare, quasi mai stupido e gretto ma anzi spesso istruito e di buona cultura, il troll trova su internet il terreno ideale per sfogare le proprie tensioni interiori con comportamenti che mai avrebbe il coraggio di tenere nella vita di tutti i giorni.
Le vittime di turno spesso si lasciano trasportare e rispondono rabbiosamente alle provocazioni, non rendendosi conto che in questo modo fanno il gioco dell'aggressore, e spesso l'unica vera vittima di queste dispute e' la convivenza civile nelle varie chat e messaggerie affette da questa piaga, il cui clima finisce col deteriorarsi ed i cui utenti finiscono con l'allontanarsi definitivamente in cerca di lidi migliori.

In assenza di metodi piu' incisivi, l'unico sistema efficace per contrastare un troll resta ignorarne le provocazioni. Anche se puo' sembrare spesso difficile da tenere, questo e' l'unico comportamento che permetta di allontanarlo. Qualunque altra azione, incluse le minacce fisiche, verbali, gli allontanamenti forzati e le pubbliche denunce non fara' altro che rafforzarne la presenza, rendendone sempre piu' difficile l'allontanamento.

Vistosi ignorato e privato del suo principale nutrimento, il troll finira' letteralmente col morire di fame.
Per chi vive di parole, e' il silenzio la peggiore delle punizioni.

postato da: Anna73 alle ore 08:32 | link | commenti
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