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Anna73

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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


giovedì, 30 giugno 2005

Le curve di internet

La curva di Gauss e' una figura molto utilizzata dagli statistici. La sua forma a campana ben si presta infatti a visualizzare concetti matematici come la distribuzione delle probabilita' relative a un evento, che sono massime in un certo punto  - la parte superiore della campana - e descrescono piu' o meno rapidamente man mano che ci si sposta.
Curiosamente la medesima curva puo' essere utilizzata - con le dovute variazioni - anche per descrivere l'andamento dei contatti interpersonali via internet. Capita infatti abbastanza spesso che nelle fasi iniziali in cui si contatta una persona il numero di messaggi scambiati giornalmente tenda a crescere in modo assai rapido, a volte fulmineo. In rarissimi casi puo' anche capitare che la reciproca conoscenza valichi i confini del virtuale, e produca incontri nel mondo reale.
Ma la curva di Gauss e' sempre in agguato, e il punto di massimo prima o poi viene raggiunto. Allora i contatti cominciano a diventare piu' radi, gli incontri saltano, le differenze si evidenziano fino a sfociare - tranne rarissimi casi - in un reciproco allontanamento.

Perche'?

Perche' internet ci da' si' la possibilita' di raggiungere piu' persone, ma non ci rende migliori.
Non ci rende socievoli se siamo sempre stati dei solitari, ne' ci rende disponibili nei confronti degli altri se la nostra unica preoccupazione siamo sempre stati noi stessi.
Puo' esaltare le affinita' ma non elimina le differenze, anzi col tempo le esaspera.
In apparenza ci offre piu' opportunita', ma nella sostanza non cambia il modo che abbiamo di giocarcele.

Ci da' l'illusione di stare in mezzo agli altri ma nello schermo del computer, se lo guarderemo abbastanza a lungo, alla fine vedremo riflessa solo la nostra immagine.

postato da: Anna73 alle ore 08:59 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 28 giugno 2005

Archeologia dell'anima

Ho sempre pensato che la mia disforia di genere fosse qualcosa di innato, con precise quanto a me ignote cause organiche.
Nel tentativo di giustificare ai miei occhi i miei stessi comportamenti mi sono sempre detta che questi erano necessari, e cioe' che le cose stavano cosi' perche' non potevano stare in nessun altro modo.
Questa teoria rendeva conto abbastanza bene del mio modo di essere, e quantomeno gli attribuiva una certa coerenza.
Ma e' una teoria che comincio a intuire incompleta, e che non mi soddisfa piu'.
Qua e la' la costruzione scricchiola, e ci sono delle situazioni e dei comportamenti che non trovano collocazione al suo interno.
Mi rendo conto che non tutto puo' essere razionalmente spiegato, tuttavia la sensazione che i conti non tornino a volte e' forte.
Forse la mia disforia altro non e' che la fuga da un ruolo per il quale mi sento inadeguata, verso un ruolo che rischia di attagliarsi ancor meno alla mia personalita'.
Forse la realta' e' che non amo il ruolo di maschio, pur non riuscendo a far completamente mio quello di femmina.
Resto a meta' strada, in una terra di nessuno nella quale si addentrano in pochi perche' in pochi sono disposti a uscire dagli schemi cosi' rassicuranti e consolidati dei dualismi che contrappongono i maschi alle femmine.
Sto continuando a fuggire da qualcosa, e non so da cosa.
Strato dopo strato continuo a scavare in me stessa, e non sempre quello che viene alla luce e' quello che mi aspettavo di trovare.

Sta scritto nel Tao-te-Ching: "Sappi di essere maschio, e mantieniti femmina".
Quinto secolo avanti Cristo: duemilacinquecento anni fa.

A saper da dove cominciare, non sarebbe una cattiva idea.

postato da: Anna73 alle ore 09:07 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 27 giugno 2005

Paure

Una tosse da raffreddamento che stenta a guarire.
Un neo che mi sembra diverso da com'era un mese fa.
Una sensazione di leggera vertigine che ogni tanto mi assale.
La naturale spossatezza di chi dorme troppo poco, e per giunta male perche' fa caldo.

Mi capita a volte, raramente per fortuna, di preoccuparmi di tutte queste cose. Una sorta di attacco di ipocondria di origine ansiosa, come di origine ansiosa e' la preoccupazione che ne scaturisce.
Ne sono cosciente, ma posso farci poco per contrastarla. E' come andare a dormire la sera prima tranquilla e beata e svegliarmi il mattino dopo con una sensazione di disagio e preoccupazione.
Dovrei andare dal medico.
Gia'...e cosa gli racconto? Che ho preso freddo e mi e' venuto mal di gola? Che quel neo forse non c'era - e guarda caso "neo" vuol dire nuovo, cioe' una cosa che prima non c'era, ed ora c'e' - ?
O gli racconto invece che ogni tanto vengo colta dall'ansia, e tutto mi preoccupa e mi mette paura come se dovessi morire domani?
Forse l'unica e' aspettare che passi, e che un'altra notte di sonno mi permetta di voltare ancora una volta pagina, di risvegliarmi serena e tranquilla come sempre.
Forse pero' e' meglio se stasera ci vado davvero dal medico per farmi dare un'occhiata: l'ansia richiede i suoi riti, per essere sedata.

Massi' dai ci vado: qualcosa gli raccontero'.
Speriamo non ci sia coda.

postato da: Anna73 alle ore 11:29 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 24 giugno 2005

Once again

Stasera si esce.
Oggi sono a casa, e ho potuto prepararmi con calma.
Mi sono depilata con cura, con attenzione, impiegandoci tutto il tempo necessario.
Ho scelto vestito, intimo, accessori.
Tutto nel borsone che contiene buona parte del mondo di Anna, cioe' del mio.
Un mondo che oramai si espande, e insinua ramificazioni negli armadi di Daniela, nei miei, negli scatoloni che tengo riposti in garage, pieni di vestiti e scarpe invernali che attendono che torni la loro stagione.
Stanotte non dormiro', la passero' en femme con Daniela e con tante amiche in quel di Milano, e sara' una notte in cui ci sara' solo Anna.

Ero impaziente di uscire ancora, ancora una volta.
Di nuovo si compira' il rito: l'arrivo a destinazione, la preparazione, l'uscita in pubblico, le ore che volano, il ritorno alle prime luci dell'alba.
E' poco lo so, ma al tempo stesso e' tanto: me l'avessero detto solo un anno fa non ci avrei creduto, ed ora invece sembra poco, stazione intermedia di un paesaggio visto da un treno in corsa.
Quasi un'uscita a settimana negli ultimi sei mesi: tantissimo almeno da un certo punto di vista, pochissimo se il punto di vista e' quello di chi ci vorrebbe vivere sempre, come una donna.
Ma i sogni e' meglio che rimangano tali, perche' la realta' e' quasi sempre peggiore di loro: banale, scialba, deludente.
E allora lasciate che sogni.

Once again.
Ancora una volta.

postato da: Anna73 alle ore 14:50 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 23 giugno 2005

Vento d'estate

Correre dietro a un sogno, sempre e comunque.

Mentre cambiano le stagioni e arriva l'estate, col suo vento caldo che mi investe quando esco dal fresco abitacolo dell'auto.
Mentre cambia il mio sguardo sul mondo, la sua prospettiva, la sua profondita'.
Mentre mi rendo conto che non e' finita qui, ma sono solo all'inizio.
Donna dentro: in quanti me l'hanno detto dopo aver letto queste ed altre pagine.
In cosi' tanti che quasi ci credo, e mi domando se non ci sia un fondo di verita'.
Donna fuori, immortalata in una foto o vissuta lo spazio di una serata, frammento di realta' o patetica illusione.
Dubbi, tanti, almeno quante le speranze.

Ma correre dietro a un sogno, sempre e comunque.

Il sogno di poter essere me stessa fuori dagli schemi degli altri, vivendo la vita con quella passione che la rende vera, oltre che unica.
Senza pensare troppo a domani.
Senza pensare a come dovrei essere,
anzi
 cercando di capire come vorrei essere.
Sono giorni che non torneranno.

I giorni in cui correvo dietro a un sogno.
Un sogno di nome Anna.

postato da: Anna73 alle ore 09:55 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 22 giugno 2005

Identita' virtuali

Per una ragazza come me fare outing su internet costa poco, e soprattutto non e' per nulla rischioso.
E' sufficiente registrarsi su una chat con un nickname femminile, procurarsi un'adeguata casella di posta - fornendo dati falsi - e cominciare a interagire con gli altri con la propria nuova identita'.
Scrivere di se' al femminile - dire parlare sarebbe eccessivo - puo' fare all'inizio un effetto strano, ma ci si abitua presto.
Le piu' coraggiose o intraprendenti potranno anche decidere di pubblicare delle foto, quasi sempre col viso coperto o tagliato via dall'inquadratura: molte si fermano qui.
Accontentarsi di un outing virtuale puo' sembrare riduttivo, ma e' tutto cio' che molte si possono permettere.
Pubblicare foto col viso scoperto, e soprattutto uscire ed esporsi di persona, e' un sogno che per molte restera' sempre tale.
Ho notato che la maggior parte delle amiche che frequento durante le uscite le trovo assai poco su internet. Puo' essere un caso, ma mi porta a credere che una volta entrate nella dimensione reale quella virtuale perda d'interesse e venga vista per quello che in effetti e': un'utile strumento, piuttosto che un improbabile fine.
Io che sono cosi' presente su internet pur uscendo spesso rappresento un'eccezione, ma se dovessi scegliere tra virtuale e reale sceglierei senza dubbio la dimensione reale.
La virtualita' eccessiva rischia di diventare un surrogato di vita, l'unico sfogo concesso a chi ha smesso da tempo di cercare una soluzione ai suoi problemi, e si illude di trovare gratis in un mondo che non c'e' quello che il mondo reale concede solo al prezzo di un po' di coraggio e qualche rischio.

Ma un rischio reale, appunto: non virtuale.

postato da: Anna73 alle ore 09:07 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 21 giugno 2005

Quello che vogliono gli altri

"Non ne posso piu': devo sempre fare quello che vogliono gli altri..."

Non e' una lamentela mia, ma della mia compagna.
In effetti non ha tutti i torti, presa com'e' tra una madre esigente e anziana - e con quella naturale propensione a "rompere" che l'eta' accentua ma non crea dal nulla - e una compagna come me, piu' intenta ad esplorare la sua nuova dimensione che a dare ascolto alle sue rimostranze.
E poi come se non bastasse c'e' pure il lavoro, i parenti - la poverina non ha ancora tagliato i ponti come ho invece fatto io, e dubito lo fara' mai - e tutto quanto il resto.
Ha ragione, non c'e' dubbio: deve fare sempre quello che vogliono gli altri.
Il fatto e' che non e' l'unica, purtroppo.
A ben pensarci tutti noi, sebbene in misura diversa, siamo tenuti a fare quello che vogliono gli altri, con risultati a volte disastrosi sulle nostre vite.
Viviamo come vogliono gli altri, spesso in funzione di loro.
Temiamo la solitudine come se fosse il peggiore dei mali, e per timore di restar soli scendiamo a compromessi spesso umilianti, forse perche' la liberta' ci pesa, come diceva Fromm, e la fuggiamo.
Forse perche' pensiamo di guadagnare meriti se facciamo quanto ci viene imposto.
Forse perche' ci manca solo un po' di coraggio, e dopotutto si vive bene anche cosi', sentendosi grandi di quella grandezza latente che Svevo attribuiva a Zeno.

Sta di fatto che e' cosi' comodo giustificare la rinuncia a noi stessi adducendo mille scuse, pretesti, giustificazioni che vedono "gli altri" sul banco degli imputati.

Ma chi saranno mai, questi "altri"?

A saperlo, ne farei volentieri parte.

postato da: Anna73 alle ore 09:12 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 19 giugno 2005

Apparenze

Sembra il mare, e invece e' un lago.
Sembra che stia per parlare, e invece tace.
Sembra una donna, e invece e' un uomo.

Ma nell'istante in cui il flash illumina la scena
il lago puo' diventare mare,
l'immobilita' puo' diventare movimento,
 Marco puo' diventare Anna.

Per la durata di un attimo, ma fissato per sempre,
tutto quello che la realta' nega,
il sogno permette.

postato da: Anna73 alle ore 22:39 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
sabato, 18 giugno 2005

Under my skin

I’ve got you under my skin
I’ve got you deep in the heart of me
So deep in my heart, that you’re really a part of me
I’ve got you under my skin

I’ve tried so not to give in
I’ve said to myself this affair never will go so well
But why should I try to resist, when baby will I know so well
That I’ve got you under my skin

I’d sacrifice anything come what might
For the sake of having you near
In spite of a warning voice that comes in the night
And repeats, repeats in my ear

Don’t you know you fool, you never can win
Use your mentality, wake up to reality
But each time I do, just the thought of you
Makes me stop before I begin
’cause I’ve got you under my skin

postato da: Anna73 alle ore 12:28 | link | commenti
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Un punto nel blu

Vorrei ritrovare i silenzi carichi di stelle delle notti di giugno che ci videro insieme, in compagnia del crepitare del fuoco.
Vorrei risentire i battiti del cuore che mi accompagnano tranquilli mentre l'aria si fa rarefatta, e la roccia cede il posto alla neve.
Vorrei risentire la crosta gelata che scricchiola sotto i ramponi, mentre l'alba tinge di rosa le pareti ghiacciate.

Ma soprattutto vorrei ritrovare la voce del vento, che mi ha sempre parlato di luoghi e tempi lontani in cui, al solo volerlo, mi sarei potuta perdere.

Voglio ritrovarmi per come ero, per cercare di stringere un patto tra il presente e il passato e farli convivere, perche' Anna non sia un gradino, una rottura, un salto nel vuoto ma piuttosto un'evoluzione, una conseguenza, una crescita.
E per farlo devo tornare la' dove tutto ebbe inizio, ad ascoltare ancora quel soffio che mi parla di tempi e luoghi remoti.
La' dove trovai il coraggio di essere uomo, presupposto indispensabile affinche' potessi trovare la forza di essere donna.

La' dove la prospettiva della fine mi fece capire che in realta' non c'era mai stato inizio.

Dove le parole sono superflue e posso perdermi nella luce abbagliante di una giornata estiva, accarezzata dal vento.

postato da: Anna73 alle ore 11:55 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 17 giugno 2005

Tutto qui?

A volte la gente con cui vengo in contatto per farmi un complimento mi dice che sono proprio una donna.

Si', una donna.

Non nego che la cosa mi lusinghi, ma mi guardo bene dal crederci.
Ho sempre considerato le donne come creature complesse e difficili da decifrare, e la loro diversita' rispetto ai maschi che me le rendeva impossibili da capire ha sempre e comunque aggiunto molto al fascino che esercitavano su di me.
Ora che ho la possibilita' di sbirciare il mondo dal punto di vista di una donna alcuni aspetti apparentemente inspiegabili del loro comportamento trovano ampia giustificazione, ma il mistero sul resto rimane.

E meno male.

Sarebbe davvero triste se mai dovessi scoprire che per diventare una donna e' sufficiente fare la donna: no, questo puo' forse bastare agli occhi degli altri, ma non ai miei.
Continuero' a fare la donna perche' questa e' la mia natura, ma grande sarebbe il mio stupore se un giorno dovessi scoprire di esserlo diventata per davvero, almeno nell'anima perche' il corpo ha i suoi limiti.
Sarebbe la delusione di chi scopre che un viaggio lungo e difficile verso terre misteriose alla fine si conclude sulla porta di casa, e mentre fissa incredulo il suo nome sul campanello si domanda: "Tutto qui?"

No, per fortuna non e' tutto qui.
C'e' molto, molto di piu'.

postato da: Anna73 alle ore 11:54 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 16 giugno 2005

Carattere

Ho passato una vita a mentire.
Mentivo agli altri quando recitavo un ruolo non mio, quello di maschio normale, sicuro di se', realizzato.
Quando passavo davanti alle vetrine dei negozi di vestiti e non le degnavo di uno sguardo, e invece avrei speso ore ad ammirarle con occhi sognanti. 
O le vetrine dei negozi di intimo, o di scarpe.
Mentivo le poche volte che avevo il coraggio di entrare e dicevo che no, non era per me, era per un regalo.
E ancora quando con gli amici a fine serata si andava a vedere le trans che battevano e si rideva e si scherzava - battute pesanti e volgari - mentre io sarei rimasta ore a parlarci, a chiedere il perche', il percome, e come si sentivano, cosa facevano, come vivevano, cosa voleva dire essere cosi'...
Quando guardavo le donne desiderandole, si', ma anche invidiandole perche' non potevo essere come loro.
Ho mentito cosi' tanto agli altri da averne fatto un modo di vivere, di pensare, di essere.

Ed ho mentito a me stessa, molto di piu'.
Quando mi convicevo che trovata la donna giusta sarebbe passato tutto.
Quando pensavo che quel mio strano modo di agire e vivere fosse tutto sommato un trascurabile aspetto del mio carattere, destinato a sparire col tempo.
Quando mi guardavo allo specchio e pensavo che dopotutto era solo un gioco.
Quando fuggendo da me stessa mi illudevo di cercarmi.

Ho mentito perche' non sarei stata accettata ma derisa, allontanata, emarginata: ho mentito perche' avevo paura.
Ma ora
 scopro che in parte avevo torto, e che chi vede le mie foto spesso invece di deridere apprezza. Solo che ogni tanto qualcuno mi muove un appunto, e mi domanda come mai spesso ho quell'espressione triste, e sorrido poco, e negli occhi ho quello sguardo severo, quasi di rimprovero, di sfida.
E mi verrebbe da rispondere: "Passate voi trent'anni a mentire, a nascondervi, e vediamo se alla fine vi scappera' da ridere".

Ma poi mi trattengo, e mentendo di nuovo rispondo: "Chissa'...carattere..."

postato da: Anna73 alle ore 09:22 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 15 giugno 2005

I muri di carta

Fin dalla prima infanzia alla domanda "chi sei?" ci viene insegnato a rispondere con un ruolo. Siamo figli di qualcuno, fratelli, amici, compagni, maschi, femmine, parenti, alunni e quant'altro. Abbiamo un nome, certo, ma che vuol dire? La necessita' stessa di associarlo a un cognome rivela quanto misera sia l'informazione che il nome porta con se', ai fini di identificarci agli occhi degli altri e di noi stessi. Durante tutto il nostro percorso vitale passiamo di ruolo in ruolo, a volte abbandonando quelli vecchi per quelli nuovi, a volte semplicemente sovrapponendoli, stratificandoli. Siamo via via studenti, ragazzi o ragazze di qualcuno, mariti, mogli, genitori, impiegati di qualche azienda o professionisti, operai o contabili, meccanici o musicisti, scrittori o commessi, qualsiasi cosa facciamo contribuisce a identificarci, al punto che i nostri ruoli diventano un sostegno per meglio orientarci nella nostra esistenza.

I ruoli ci sono cari perche' ci consentono di dare una risposta alla domanda "chi sei?", al punto che chi non ne ha nessuno spesso soffre, e ne vorrebbe qualcuno.
I ruoli riempiono un vuoto, e simulano un senso.
Nell'infinita' dello spazio e del tempo che ci circonda creano un microscopico ambiente che ci e' familiare, nel quale ci possiamo sentire a nostro agio. Hanno l'effetto di una tenda nel deserto, di una barca nell'oceano: in qualche modo ci preservano e ci evitano di venire in contatto con l'immensita' che c'e' la' fuori, ci consentono di non vivere con lo sguardo fisso all'infinito ma puntato sui dettagli del presente, del contingente, dell'immediato.

Ci creano intorno una casa per l'anima.

Ma quando capita che la nostra identita' si ritrovi messa in discussione, perche' ci scopriamo diversi da quello che avevamo sempre creduto, puo' succedere che i muri della casa si incrinino, e si aprano delle fessure. Allora potremmo accorgerci che i muri che credevamo solidi sono in realta' di carta, e basta la pressione di un dito a bucarli.

Obbligati a guardare fuori ritroviamo l'oceano, il deserto, l'infinito, e il vento ci riporta la domanda cui ormai non sappiamo piu' come rispondere: "Chi sei?"

Ma non c'e' risposta stavolta.
Solo il soffio del vento.

postato da: Anna73 alle ore 08:58 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 14 giugno 2005

Certezze

Avere delle certezze nella vita e', entro certi limiti, un fatto positivo. Il limite oltre il quale diventa negativo e' dato dal numero, che non deve essere eccessivo, e dalla disponibilita' a discuterle senza farne per forza un dogma.
Una delle certezze piu' ambite e' l'avere le idee chiare su cosa si vuole dalla vita.
La categoria degli indecisi in questo campo non ha mai goduto di molta fortuna, tanto che in certa letteratura fa addirittura il paio con quella dei perditempo, cui viene sempre chiesto per principio di astenersi da qualunque cosa.

Chiarirsi le idee su cosa si vuole dalla vita e' quindi una delle prime decisioni che ci viene chiesto di prendere, e per facilitarci la scelta il mondo offre una grande varieta' di modelli preconfezionati, risparmiandoci cosi' il disturbo e la fatica di confezionarcene uno in proprio.
Generalmente questi modelli ricoprono l'intero arco vitale con una parabola abbastanza standardizzata, che comprende voci fisse come "studio", "lavoro", "famiglia" e temporanei diversivi che vanno sotto il nome di "viaggi", "vacanze", "hobby", "sesso", "trasgressione"...e questo solo per fare un esempio che si adatti al modo di vivere della nostra parte di mondo.

Molta gente si identifica a tal punto nei modelli proposti da acquisire la certezza di sapere con precisione che cosa vuole dalla vita. Eppure capita sempre piu' spesso che una volta ottenuto quello che si voleva arrivi come un senso di delusione, di insoddisfazione, di inspiegabile vuoto.

Forse perche', piu' che affrettarsi a decidere cosa si voleva, sarebbe stato meglio spendere del tempo a cercare di capire di cosa si aveva realmente bisogno.

E stupirsi, una volta constatato quanto le due cose differissero tra loro.

postato da: Anna73 alle ore 08:23 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 13 giugno 2005

Overflow

Con questo termine tecnico, intraducibile in italiano, gli anglosassoni indicano l'incapacita' di chi ha compiuto una certa operazione di comprenderne appieno il risultato, perche' questo va al di la' delle sue capacita' di calcolo, di comprensione, a volte anche di immaginazione.
Stessa cosa e' capitata a me quando, a fronte di un'operazione tutto sommato semplice come la partecipazione a una festa, mi sono ritrovata a dover vivere e gestire una quantita' di contatti umani di molto superiore alle mie - ahime' gia' scarse - capacita'.

Persone alle quali avrei voluto dedicare ore intere le ho dovute liquidare con un semplice saluto, tante erano, e ho dovuto cercare di concentrare in un abbraccio e in qualche bacio tutte le cose che avrei voluto dir loro, perche' non potevo fare a meno di dedicarmi ad altre che sapevo avrei avuto ancor meno occasioni di vedere. Il tutto mi ha lasciato sul momento un po' di amaro per la mia evidente incapacita' di dedicare del tempo a tutti, e il giorno successivo un senso di frustrazione per quella che mi sembrava l'ennesima occasione sprecata.

Eppure piu' di cosi' non potevo fare.

Ancora una volta me ne sono tornata a casa portando in un angolino della memoria delle immagini, delle sensazioni, dei ricordi.
Un bagno finalmente di marmi e ottoni in cui potermi cambiare e preparare con una luce decente.
Il volto di un'amica vista per la prima volta da maschietto, che a momenti non la riconoscevo eppure era lei, e come mi e' dispiaciuto vederla cosi', io che l'avevo sempre vista femmina.
Un'altra amica che mi porta le sue poesie, e le accompagna con una dedica, e mi guarda facendomi capire che ci sarabbe cosi' tanto da dire, e cosi' poco tempo per parlare.
Un paio di occhi dolcissimi che mi guardano a pochi centimetri dai miei, e due labbra - morbidissime - sotto di loro.
La mia giacchina bianca lasciata cadere sulla superficie morbida e accogliente di un lettino all'aperto.
La sensazione che quando bisogna concentrare tutto nello spazio di pochi attimi sia inevitabile perdere qualcosa, e il rimorso per quello che non e' stato, stemperato dal ricordo di quanto tutto sia stato dolce, spontaneo, voluto.

E adesso sono di nuovo qui, nel luogo in cui tutto ha avuto inizio, davanti allo schermo di un computer collegato a internet.
Mentre mi domando se sia stato un bene o un male, e non so darmi una risposta perche' la risposta va' al di la' delle mie capacita' di comprensione, razionalizzazione, calcolo.
Perche' l'overflow non e' solo un concetto matematico, ma un modo che la vita a volte adotta per cercare di farci recuperare il tempo perduto, nel tentativo estremo e vano di comprimere in un istante quello che andrebbe vissuto - e capito - in tempi ben piu' lunghi.

Un tentativo vano, appunto, perche' tutto quel che resta nell'immediato e' una sconsolante, mesta, irrinunciabile, dolcissima sensazione di vuoto.

postato da: Anna73 alle ore 09:00 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 10 giugno 2005

As time goes by

"You must remember this
a kiss is still a kiss
a sight is just a sight,
the fundamental things apply
as time goes by..."

Qualcuno avra' riconosciuto le parole, molti riconoscerebbero la musica: era il 1931, e il film era "Casablanca".
Ne e' passato di tempo da allora, ne sono successe di cose, e quante volte e' cambiato il mondo...

Stasera partecipero' a una festa nei pressi di Bologna, e ne sto vivendo l'attesa e i preparativi.
Non si tratta di una festa qualunque: l'ambientazione e' quella di una grande villa con un ampio parco intorno, spazi arredati con gusto ed eleganza, lontano da occhi indiscreti per poter vivere l'illusione di una normalita' che stenta ad arrivare, ma che tenta un po' tutte le ragazze come me.
La festa sara' preceduta da una cena nel medesimo luogo, cena alla quale prendero' parte. Poi mi immagino una notte sotto le stelle alternando passeggiate a soggiorni tra le mura, in compagnia di amiche che con me condividono molto, e di amici che forse vorrebbero condividere di piu'.
Chi si immagina il nostro mondo come un ambiente volgare o morboso resterebbe stupito nel constatare quanto questa supposizione sia in realta' lontana dal vero, e quanto prevalga invece la voglia di essere come tutti gli altri o meglio, date le circostanze, come tutte le altre.

Perche' nonostante il contesto le cose fondamentali rimangono le stesse, e sono la voglia di stare insieme, di guardarsi negli occhi, di camminare mano nella mano sotto un cielo stellato: di baciarsi, se e' il caso.

Perche' un bacio e' sempre un bacio.
Nonostante tutto.

postato da: Anna73 alle ore 09:16 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 09 giugno 2005

Barba & capelli

A volte mi soffermo a pensare alla sequenza di azioni che da Marco mi portano a diventare Anna, e scopro delle cose curiose.

La prima e' che, almeno inizialmente, Anna sembra essere ottenuta da Marco per sottrazione, cioe' togliendo delle cose. Tralasciando le facili battute che tirano in ballo i caratteri sessuali primari - che ovviamente non vengono modificati - per diventare Anna e' stato ed e' tuttora necessario rimuovere un po' di cosette, a cominciare dai peli. E' impressionante la quantita' di peli che mi sono tolta in questi mesi, ed altrettanto impressionante e' la velocita' con cui vengono rimpiazzati da quelli nuovi. E non ci sono solo i peli del corpo, ma anche quelli del viso: la barba che va rasata con cura e nascosta sotto il fondotinta, e le sopracciglia che vanno depilate e curate.
Una versione di me depilata nel modo giusto gia' si avvicina ad Anna, ma la differenza fondamentale la fanno i capelli. Ho spesso notato come non siano tanto i vestiti, il trucco e gli accessori a far apparire una donna allo specchio, quanto i capelli. E' nel momento in cui indosso la parrucca che si compie la trasformazione, anche se sono ancora vestita da uomo, o se non sono vestita affatto.

Tutto il resto aiuta ma non e' fondamentale, e quindi in teoria l'Anna che vedete nelle foto non e' che un Marco depilato e con un diverso taglio di capelli, con la differenza tra i due ridotta davvero ai minimi termini.
Basta poco ad Anna per diventare la "bella copia" di Marco e q
uesto, ovviamente, mi da' da pensare.

E molto, anche.

postato da: Anna73 alle ore 08:38 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 08 giugno 2005

Dei mezzi e del fine

Travestirsi da donna non e' affatto difficile: basta comprare dei vestiti, delle scarpe, dei trucchi, una parrucca e usarli.
Vedere la propria immagine trasformata allo specchio puo' suscitare reazioni diverse: alcuni si eccitano, altri si sentono a loro agio, altri ancora si sentono ridicoli.
Non tutti siamo uguali, per fortuna.
Se la femminilita' di un capo, di un trucco, di una parrucca fosse misurabile con un numero non sarebbe facile mettere d'accordo tutti su come attribuire il punteggio. Certo e' abbastanza facile ottenere consensi unanimi sulla maggiore femminilita' della gonna rispetto ai pantaloni, un po' meno della calza rispetto al collant, e diventa decisamente difficile decidere se sia piu' femminile un trucco leggero piuttosto che uno pesante.
Il senso di una simile attribuzione tuttavia e' discutibile, perche' la visione da cui scaturisce e' quella di chi confonde il mezzo col fine, e dimentica che una donna sa essere femminile anche - a volte soprattutto - se nuda e struccata.
I mezzi sono importanti per esprimere, rivelare e mettere in risalto qualcosa che deve gia' essere in noi, evidenziando un lato della nostra personalita' che abitualmente non possiamo manifestare.

E questi mezzi vanno usati in modo appropriato, senza esagerare, per non correre il rischio di apparire, piu' che delle donne, delle improbabili caricature.

Utili, al piu', per eccitarsi da soli davanti a uno specchio.

postato da: Anna73 alle ore 11:15 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 07 giugno 2005

Istanti

Una serata, un'uscita en femme, una cena.
Eventi spesso attesi a lungo, immaginati e preparati nella fantasia e poi vissuti in fretta, troppo in fretta.
Ore ed ore che passano veloci lasciando nella maggior parte dei casi tracce labili nella memoria, per cui a distanza di tempo ci si chiede cosa possa essere successo quel giorno, quella volta.
Piu' un evento si allontana nel tempo piu' sembra che non sia successo "niente", quando e' invece evidente che qualcosa deve pur averle riempite, quelle ore.
La mia vita e quella di molti altri e' fatta cosi': sempre in attesa di qualcosa, del prossimo evento che immaginiamo straordinario e che, una volta vissuto, consumato, archiviato sara' ne' piu' ne meno che come gli altri.

Pero' qualcosa resta.
E si tratta di immagini, sensazioni, pensieri.
La sensazione di un vestito che mi fascia, lo sguardo di un'amica che mi osserva compiaciuta, un bacio scambiato mentre da lontano si sente rotolare il rombo di un tuono.
La convinzione che in un mare di attese e quotidiane banalita' si possano trovare isole che danno un senso, e contribuiscono a scrivere la storia di una vita.

Qualcosa che rimane a distanza di anni, anche se cosi', sul momento, ci sono sembrati solamente istanti.

postato da: Anna73 alle ore 08:50 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 05 giugno 2005

Scontrini

04/06/05 - 09:18 - 50 euro.
Un distributore Agip nel Torinese, gasolio per arrivare a Desenzano del Garda e tornare, avanzandone un po' per il resto della settimana.
04/06/05 - 17:02 - 29 euro.
Via Maestra calzature e pelletterie, Desenzano del Garda, borsetta da sera argentata da accompagnare ai sandali del medesimo colore.
04/06/05 - 18:37 - 109 euro.
Tacco Matto sas, decolte' nere con cinghietto alla caviglia e tacco di 2 (due) centimetri; le cercavo da una vita e adesso le ho.
05/06/05 - 04:21 - 38 euro.
Ingresso per due al Desigual di Lonato, pagamento all'uscita.
05/06/05 - 10:42 - 75 euro.
Albergo di Desenzano, pernottamento e prima colazione per due.
05/06/05 - 14:35 - 14 euro.
Vestitino nero elasticizzato aderente che mi sta da dio, oltretutto a prezzo modico, impossibile da lasciare li'.

L'elenco non e' completo: mancano altre voci che non ho conteggiato; il totale fatelo voi: io mi spaventerei e preferisco astenermi.
Tutto questo per far vivere Anna lo spazio di una notte, per provare sensazioni e stati d'animo che solo cosi' posso provare, per essere finalmente me stessa fuori dalle mura di una stanza.

Ma non posso continuare cosi', non posso lavorare solo per far vivere Anna.

Non posso.
Non posso?

Ma se e' la cosa piu' bella che abbia mai fatto!

Posso, posso....
Grazie a Dio, posso.

postato da: Anna73 alle ore 21:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia