La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."
Era il titolo di un film, se ben ricordo, in cui si trattava di montagna, di scalate, di cime da conquistare tutte nel giro di quattro giorni, che alla fine valevano un’estate intera.
Ma quante cose possono accadere, in quattro giorni?
Negli ultimi quattro giorni mi e’ successo di sentirmi donna quando una donna mi ha regalato la mia prima rosa, accompagnandola con un sorriso e un abbraccio per darmi il benvenuto in un mondo – il suo – che avevo sempre potuto guardare solo da fuori.
Mi e’ successo di sentirmi femmina, quando un uomo dal sorriso dolce e dai modi gentili dopo una corte lunga e delicata ha sciolto le ultime resistenze di un’Anna tornata ragazzina, rubandole il suo primo bacio cui ne sarebbero seguiti altri, tanti altri non piu’ rubati ma concessi, anzi, voluti.
Mi e’ capitato anche di sentirmi un po’ troppo maschio con una sorellina remissiva e sensuale, e qui non vado oltre anche se molto ci sarebbe da dire, e ricordare.
E sempre, sempre, sempre con accanto quegli occhi verdi, quelli che anche ora mi stanno guardando, mentre il vento disegna le sue onde sull’erba del costone montuoso davanti a noi.
Gli occhi dell’unica donna che abbia mai amato, la donna che mi e’ stata accanto in questi quattro giorni – sempre – e che non smette mai di stupirmi per il suo modo istintivo e profondo di amarmi.
Quella che sa farmi sentire vento ed erba, sole e nuvola, cielo e terra.
O, piu’ semplicemente, uomo.
In tempi di talk e reality show che tutto perdonano tranne la banalita' di una vita normale, l'essere trasgressivi rischia di passare da atteggiamento di rottura a motivo di distinzione. Specie quando la trasgressione viene consumata al riparo di scelte di vita che poco hanno di alternativo e molto di rassicurante, consentendo continui ammiccamenti al pubblico nel tentativo di strapparne il benevolo consenso.
Sono sempre di piu' coloro i quali cercano nella trasgressione l'ultimo rifugio da un mondo che, lungi dall'essere stato da loro cambiato, li ha invece rapidamente omologati, assimilati, e se li sta lentamente digerendo.
La prima a darmi della trasgressiva fu una trans che, notando una certa mancanza di coerenza tra il mio vestitino nero e le mie preferenze sessuali, decise che me ne andavo in giro cosi' "per trasgredire".
Ma trasgredire a ben pensarci vuol dire infrangere regole, e io le regole le ho sempre rispettate.
A cominciare dalle piu' banali: non passare col rosso - neanche a piedi - non disturbare il vicinato, non lasciare la bottiglia di birra vuota sulla panchina dei giardini.
Cosi' quando esco en femme vorrei passare il piu' possibile inosservata, perche' non cerco tanto l'eccitazione di sentirmi diversa e alternativa, quanto la rassicurante sensazione di essere una donna in mezzo alle altre.
Un desiderio interiore che chiede di essere soddisfatto indipendentemente dagli altri e da cosa possono pensare, ma che inevitabilmente mi porta a essere vista come persona trasgressiva.
Anche se la cosa piu' trasgressiva che abbia fatto ultimamente, almeno a giudicare dalle reazioni che ha suscitato, sembra sia stata l'aprire un blog senza dare la possibilita' di commentarlo.
La trasgressione su internet va di moda.
Se il mondo fosse veramente come la rete ce lo dipinge ci sarebbe di che preoccuparsi, vista la frequenza con cui si trasgredisce sul web.
Da preoccuparsi o rallegrarsi, a seconda dei punti di vista, perche' se la gente trasgredisse veramente nella vita reale cosi' come trasgredisce online il mondo sarebbe forse piu' caotico, ma di certo piu' interessante e meno grigio.
Il brivido di sentirsi unici e diversi rende il gioco affascinante, mentre l'anonimato e la mancanza di controlli lo rendono privo di rischi.
Ma nella vita reale le cose cambiano.
Anni fa un certo Longanesi propose di sostituire la bandiera nazionale con un drappo recante la scritta "tengo famiglia": la proposta e' ancora attuale, nonostante gli anni passati.
Quanti sono i trasgressori internettiani che nel mondo reale giungono a ben piu' miti consigli, proprio perche' "tengono famiglia"?
E, tra questi, quante le sorelline?
A giudicare da quanto poche ne vedo in giro, troppe.
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Questo sul riepilogo di splinder: molto bene.
Ultimi 7 giorni: 2 uscite / 1 sacco di novita' e premesse per il futuro.
Questo sul riepilogo della mia vita: ancora meglio.
Da oggi basta commenti, basta polemiche e discussioni: da oggi io scrivo e voi leggete, se vi va.
Se vi troverete d'accordo con me ne saro' lieta, se sarete in disaccordo non fa nulla: ci sono abituata.
In entrambi i casi non preoccupatevi di farmelo sapere, quello che scrivo lo scrivo soprattutto per me, non per farne argomento di discussione.
Forse quelle come me potranno trovare nei miei scritti tracce da seguire o varianti di percorsi gia' intrapresi.
Deja vu' cosi' forti da appannare gli occhi, o prospettive cosi' attraenti da inquietare l'anima.
Ne parleremo in privato, se sara' il caso, perche' l'argomento non e' di quelli da discutere in pubblico.
Per quanto riguarda il blog, da oggi si cambia.
Si parlera' di disforia di genere e solo di quello: di come questa parola possa cambiare una vita e renderla a volte migliore, ma spesso piu' difficile.
Il resto non mi interessa.
Siete avvisati.
Ieri pomeriggio qualcuno avra' pensato che fossi ammattita.
In effetti il post di ieri si discosta parecchio dai post ai quali vi ho abituati, per quanto pensieri come quelli che ho espresso non siano affatto inusuali e ricorrano spesso nel corso delle mie giornate.
Vorrei pero' spendere stamane qualche parola in piu' per chiarire il senso di quanto scritto ieri, con buona pace di coloro i quali si aspettavano post piu' "leggeri": potete sempre dare la colpa al tempo piovoso, che mi spinge a riflessioni che di leggero spesso hanno poco...
Il potere, dunque.
Ieri a seguito di una discussione dai toni vivaci - forse troppo, in alcuni momenti - mi sono interrogata su cosa spinga una donna a spendere tempo, soldi e impegno per "mettersi carina", spesso col solo scopo di uscire e suscitare sguardi di ammirazione senza che la cosa debba per forza sfociare in un incontro o in una nuova relazione.
Come spesso capita si parte da una riflessione all'apparenza semplice per cercare di trarne conclusioni di carattere piu' generale - qualcosa di simile al metodo induttivo tanto caro ai matematici - ed ecco le conclusioni alle quali sono arrivata io, con una doverosa premessa che e' in realta' una definizione.
Definizione di potere: possibilita' di influenzare i comportamenti altrui e indirizzarli secondo la nostra volonta'.
Se prendete per buona questa definizione ne possono scaturire tutta una serie di interessanti conseguenze. Intanto che di mezzi per esercitare il potere ce ne sono tanti, anche se alla fine il risultato e' sostanzialmente il medesimo: si possono usare - banalmente - i soldi, oppure le parole, i comportamenti, la propria fisicita', le proprie conoscenze, oppure fare leva sugli altrui sentimenti nei nostri confronti, o ancora sfruttare i legami di parentela. Insomma, tanti mezzi per ottenere un unico risultato, che e' poi far fare agli altri quello che vogliamo noi.
Poiche' ciascuno tende di solito ad utilizzare quello che gia' si ritrova in casa - costa meno che acquisire caratteristiche non in nostro possesso - va da se' che buona parte delle donne (ma anche un discreto numero di uomini) si trovino presto a scoprire di possedere uno di questi mezzi per esercitare un potere sugli altri, e cioe' la propria fisicita'.
Naturalmente non e' detto che tutte possano trarre vantaggio dalla propria fisicita' (purtroppo alcune donne non sono granche' da questo punto di vista) e neanche che tutte quelle che sono in possesso di questa caratteristica decidano di coltivarla e sfruttarla, ma un certo numero di donne prima o poi nella vita lo fa, se non altro per provare a vederne l'effetto.
E molte di queste, giustamente, ci prendono gusto.
Si potrebbe obiettare che io di queste cose ne so poco, che conosco poco le donne e che in definitiva la mia opinione conta relativamente, ma chi mi contestasse queste mancanze farebbe il grave errore di dimenticare che io nei panni di una donna mi ci ritrovo spesso, e che ho potuto osservare quanto cambi l'atteggiamento degli altri nei miei confronti quando mi presento come tale.
Quando cominciai a pubblicare le prime foto su internet mi resi conto di piacere, e contestualmente mi resi conto che avevo acquisito un potere sugli uomini. Non su tutti, ovvio, ma c'erano uomini che pur di incontrarmi sarebbero stati disposti a fare cose che mai e poi mai avrebbero fatto per incontrare la mia controparte maschile.
Inutile sogghignare e dar di gomito al vicino: non sono nata ieri e so benissimo a cosa sarebbe stato finalizzato un eventuale incontro, ma il punto non e' questo: il punto e' che avevo acquisito un potere su di loro, e il solo fatto di possederlo mi gratificava e mi faceva sentire importante.
Da questo punto di vista mi sentivo e mi sento assai vicina a quelle donne che fanno sfoggio della propria fisicita' e la esaltano con vestiti e trucchi appropriati, traendone poi soddisfazioni e vantaggi a livello psicologico nel momento in cui si relazionano con gli altri.
Gia', perche' la chiave di tutto e' il relazionarsi con gli altri.
Che senso ha truccarsi, vestirsi, mettersi carine se poi non si esce e non ci si fa vedere? Poco, proprio poco.
Tutte queste cose acquisiscono senso nel momento in cui ci relazioniamo con gli altri e ne traiamo delle reazioni - feedback - positivi. Tant'e' che se una viene sistematicamente ignorata col tempo le passera' la voglia di uscire tutta "tirata", e cerchera' altri sistemi per esercitare un potere sugli altri.
Ma perche' questo insistere sul potere? Cos'ha di cosi' importante questa proprieta' che le persone posseggono in misura diversa, e in base alla quale vengono valutate?
Semplice: il potere che possediamo ci mette in relazione col resto del mondo, e simula un senso laddove un senso non c'e' o e' difficile da trovare: da' un senso all'esistenza.
Non ci credete?
Allora immaginate un anno nel deserto, da soli, o naufraghi solitari sull'isola .
Soli con voi stessi.
Nessuno con cui parlare, nessuno con cui intessere relazioni sociali e gerarchiche, niente di niente.
Per la gran parte un incubo, per una minoranza una brutta esperienza, per pochissimi l'occasione di una vita per interrogarsi sul significato dell'esistenza e dello stare al mondo.
Per tutti la comprensione di quanto in realta' le nostre vite dipendano dagli altri e dal potere che riusciamo a esercitare su di essi nel momento in cui entriamo in relazione.
Con ogni mezzo, lecito o illecito, morale o immorale, subdolo o alla luce del sole, purche' potere sia.
E, di conseguenza, ci sia un senso.
Anna
Il potere e' tutto.
Esercito un potere su di te, quando ti incanto con le mie parole.
Mi inebrio del mio potere, quando mi vesto sexy ed ammiccante, e mi lascio guardare.
Godo del mio potere, quando sottomettendomi ti lego a me con femminile astuzia.
Mi gratifico quando col potere della ragione ti strappo un consenso,
e se non basta ricorro ai sentimenti, alla pancia, alle emozioni.
Adoro il potere che esercito sugli altri, con ogni mezzo possibile:
Il potere dei soldi.
Il potere del sesso.
Il potere dell'intelletto.
Il potere della fede.
Quello dell'amore.
Quello della patria potesta' e quello filiale.
Quello della forza bruta e quello delle armi.
Quello di chi grida piu' forte, di chi sgomita, di chi non ha piu' argomenti.
Purche' potere sia.
Perche' col mio potere mi relaziono agli altri, e gli altri a me col loro.
Perche' col mio potere sopravvivo, e so chi sono.
Perche' il potere e' inutile solo quando manca l'altro,
e allora e' isola deserta, landa desolata, sahara dell'anima.
Perche' senza il mio potere sono nuda, inconsistente, insensata,
sola con me stessa di fronte al vuoto dell'esistenza.
E questo mi fa paura.
Vabbe'...era meglio parlar di shopping.
Dannata dualita'...
Anna
Marco e le donne, Anna e le donne.
A volte penso a quello che e' stato il mio rapporto con le donne negli anni, e lo faccio sempre piu' spesso spinta dalla necessita' di trovare motivi, conferme, spiegazioni al mio comportamento attuale. Oggi vorrei provare a pensarci "a voce alta", nel tentativo di ordinare un po' i pensieri e rendervene partecipi. Cominciamo dall'inizio, allora...
Tanto per cominciare, le donne mi sono sempre piaciute.
Non ho mai, dico mai considerato seriamente la possibilita' di una relazione con un uomo, al di la' di qualche fantasia che pure ho avuto ma che non ha prodotto alcun effetto sul piano pratico. Quindi ho sempre rivolto la mia attenzione verso le donne, come qualche ortodosso benpensante potrebbe immaginare che sia "giusto". Il problema e' che di donne ne ho sempre avute poche, anzi pochissime.
Intendiamoci: il problema non e' mai stato tanto l'aspetto quanto il modo di porsi. Chi ha visto le mie foto - necessariamente en femme - potrebbe farne una questione di gusti, ma difficilmente potrebbe attribuirmi quella bruttezza repellente che di suo e' in grado di troncare sul nascere qualsiasi tentativo di approcciare l'altro sesso. Anzi.
Quindi il problema e' sempre stato un problema, per cosi' dire, di "marketing".
Diciamo la verita': nella maggior parte dei casi e tranne qualche notevole eccezione dalle donne bisogna farsi in qualche modo notare. La scelta del modo in cui farlo e' soggettiva, e rientra nell'ambito delle caratteristiche personali di ognuno, ma in qualche modo bisogna farsi notare: bisogna proporsi.
Io non sono mai stata, da maschietto, il tipo che si fa notare. Parlo poco, e nelle compagnie che contano piu' di tre persone mi azzittisco quasi del tutto: non chiedetemene il motivo, e' come un interruttore che scatta e chiude tutto. Non sono mai stata un tipo competitivo e non ho mai provato soddisfazione o piacere nel pormi - a forza - al centro dell'attenzione. Allo stesso modo sono sempre stata assai restia a propormi, anche nel privato, a chicchessia, eppure non mi considero timida.
Non ho mai avuto il cosiddetto "chiodo fisso" che porta molti maschietti ad agire - anche su internet - come se il sesso fosse l'unico o il piu' importante dei loro pensieri, anzi del sesso ho fatto a meno per lunghi periodi - non per scelta, certo, ma perche' non avevo nessuna per farlo - e direi che sono sopravvissuta lo stesso. D'altra parte ho sempre provato verso le donne sentimenti ambivalenti, quasi in contrasto tra di loro.
Da una parte le invidiavo, in modo sincero e profondo, per come sono, per la liberta' di espressione che hanno, per il modo di vestire, per il ruolo che per nascita si sono ritrovate a ricoprire. Naturalmente questi sentimenti scaturivano da un'analisi piuttosto superficiale della condizione femminile, e quando si e' trattato di trarre vantaggi dal mio status di maschietto - ad esempio sul lavoro - sono stata ben felice di non essere una donna. Dicevo: le invidiavo da una parte, dall'altra ne ero e ne sono attratta, ma rarissimamente mi proponevo o facevo il primo passo, e comunque mai in modo insistente o sfacciato. Questo ovviamente mi ha portata, nel tempo, ad avere pochissime esperienze, almeno in confronto ai miei coetanei piu' intraprendenti.
Le cose tuttavia non smettevano di complicarsi neanche dopo aver stabilito un rapporto, perche' sorgevano prima o poi tutta una serie di problemi: il piu' importante, quello dell'eventuale famiglia da mettere su'.
Gia'.
Nella maggior parte dei casi una donna giovane e in buona salute prima o poi un pensierino ce lo fara' bene, al mettere su' casa e famiglia, e' una cosa del tutto naturale e giusta, il problema e' che io sono sempre stata di idee opposte per i motivi che ben sapete. Non ho mai pensato seriamente al matrimonio, perche' avrebbe significato da una parte mentire a me stessa e a lei, dall'altra andarmi a mettere in una condizione che non ho mai realmente desiderato. Peggio ancora se poi fossero nati dei figli: avrei mentito anche a loro e, ancora una volta, se non li volevo perche' farli?
I rapporti duravano quindi quel tanto che bastava a "lei" per accorgersi che non avevo le cosiddette "serie intenzioni", e regolarmente nel momento in cui la ragazza realizzava la cosa il rapporto finiva e io tornavo sola.
Sola si', ma libera.
Eh, si...la liberta' ha un prezzo, che spesso include la solitudine. Ma libera di far che, poi? Di cercare un'altra storia che ripercorresse piu' o meno fedelmente i passi della precedente? Non sarebbe stata una buona idea, e infatti col tempo me ne feci una ragione e smisi di cercare, anche perche' avevo capito che il problema di fondo era la mia condizione, quella dualita' che da una parte sarebbe stata in futuro uno dei miei punti di forza, ma che al momento non faceva che crearmi problemi.
Realizzai, tanto per parafrasare Fromm, che non volevo tanto avere una donna, quanto piuttosto essere una donna, con tutte le conseguenze sul piano pratico e comportamentale che questa consapevolezza portava con se'.
Eppure la cosa non mi tornava: avessi davvero voluto essere una donna avrei dovuto cominciare a pensare seriamente a una relazione con un maschio, cosa che invece mi rifiutavo e mi rifiuto di fare, ancorche' non abbia alcun pregiudizio nei confronti di chi invece lo fa.
E allora? Cosa volevo? Cosa voglio? Cosa cercavo e cerco nel rapporto con una donna?
Non penserete mica che abbia delle risposte a queste domande, vero?
Infatti non le ho.
Ma, a differenza di quanto succedeva in passato, questa consapevolezza ha smesso di turbarmi perche' ho capito che posso vivere bene anche cosi'. Certo pesa l'assenza di una progettualita' di lungo termine, fatta di famiglia, figli, eventualmente nipoti, ma onestamente non ho mai pensato di volere per davvero queste cose, e almeno ho sempre avuto il coraggio e l'onesta' di rinunciarvi se non altro per coerenza con i miei sentimenti.
Il futuro e' incerto per tutti, per me forse un pochino di piu', ma tanto ormai ci ho fatto l'abitudine, e il bel periodo che sto vivendo mi ha ridato fiducia: dopotutto a volte le cose possono anche migliorare.
Quindi mi fido, e tiro avanti.
Giorno per giorno.
Anna
Bello essere di nuovo qui.
Una salita gia' percorsa decine di volte, in altri tempi semplice allenamento per salite piu' lunghe, eppure non priva di quel suo fascino che ti fa gia' respirare, o almeno intuire, l'aria di quote piu' alte.
Una giornata di sole, con le correnti termiche che cominciano a soffiare lungo i fianchi della montagna e a portar su' le nebbie che col passare delle ore diventeranno forse nuvole, ma per ora il cielo e' azzurro e il sole splende.
L'erba nuova si mischia a quella dell'anno scorso in un alternarsi di verde e giallo, e le ampie macchie di rododendri non sono ancora fiorite, neanche ci sono i germogli, perche' quest'anno la primavera tarda.
Lo zaino leggero si appoggia sulle mie spalle mentre salgo con passo regolare, a tratti veloce - e non credevo di andar cosi' bene, che era tanto tempo che non salivo piu' - lungo il sentiero che mi portera' prima al colle, poi alla cima.
Vento, nuvole, nebbie.
Il cuore che batte e segna il tempo di un mantra silenzioso che solo io posso sentire.
Ieri sera ero Anna, oggi sono Marco.
O - meglio - ieri sera Marco guardava Anna ammirato in uno specchio, oggi Anna si lascia portare ad ammirare i panorami che conosce da sempre, e che ama da una vita.
Lontano da tutto, per una volta.
Lontano da un mondo di gente che sgomita, alza la voce, compete e concorre per poche risorse.
I trenta metri quadri venduti a peso d'oro di un minuscolo appartamento, i tre metri lineari di una corsia autostradale.
Il tempo e i servizi di qualcuno che come loro compete, e come loro sgomita.
I brandelli di un mondo sempre piu' sfruttato e umiliato, al punto che anche qui si vedono i resti di passate scorrerie, e il cemento qua e la' occhieggia sulle pendici dei monti.
Una corsa insensata a un altrettanto insensato sviluppo, che per essere accettabile deve sempre avere il segno piu' davanti, dimenticando che le risorse sono tante si', ma non infinite.
Vorrei potermene tirar fuori, ma non posso: anche io sono parte del gioco, anche io competo, anche io concorro.
Non ho scelta.
Ma mi e' rimasta la liberta', quella si', di pormi domande e nutrire dubbi.
Specie quando ritorno qui, in questi posti che per me e' un po' come andare in chiesa, mentre ormai al colle osservo i giochi delle nebbie mosse dalle correnti ascensionali.
Marco, Anna.
Chi sono?
Qui e oggi non ho piu' dubbi.
Sono io.

Alcune foto scattate oggi...

Creste & Nevai

Nebbie

Monti a perdita d'occhio

Contrafforti rocciosi
...a domani...
Oggi siamo qui.
No, non nei prati, neanche sulle colline: piu' su'.
Niente telefono, niente internet, niente di niente.
E sara' un ritorno, dopo tanto tempo.

Dov'e' la vita?
Domanda inusuale, che merita un'immediata spiegazione o rischia di non essere capita, quindi non perdo tempo in preamboli e mi spiego meglio.
La mia vita e' stata ed e' una vita tutto somato "normale", per quanto questo aggettivo si presti a piu' interpretazioni. Forse "banale" sarebbe piu' appropriato, ma porta con se quel tanto di avvilente che in tutta sincerita' non mi sento - per ora - di attribuire a un gioco che e' ancora in parte da giocare.
Un'infanzia "normale", studi portati a termine un po' tardi ma senza mai mollare e arrivando a conseguire un'utile e "spendibile" laurea tecnica, una gioventu' che dietro di se' ha lasciato poco, un luminoso futuro ormai dietro le spalle. Niente di che', fin qui tutto nella norma. Ho sempre cercato di tenere gli occhi aperti sul resto del mondo, ed ho spesso viaggiato - non tantissimo, che quando si viaggia a proprie spese si tende ad esser parchi - sia per vacanza che per lavoro - in questo caso senza badare a spese ma in luoghi spesso tutt'altro che ameni -.
Giunta che fui alle soglie degli "anta", che ancora devo varcare ma oramai sento vicine, la mia vita cambio', anzi e' cambiata, perche' di passato prossimo si tratta, ed ecco Anna diventare padrona della scena, con tutto quello che ne consegue.
Non che Anna non ci fosse mai stata, beninteso, Anna sono io da quando avevo quattro anni, ma l'Anna che conoscete voi e' relativamente recente ed anche per me e' ancora tutta da scoprire.
Dicevo, una vita tutto sommato normale, se non fosse per quell'assenza di matrimonio e conseguenti figli che non ho mai voluto per ragioni mie, di coerenza con quello che sentivo di essere, ed anche perche', a dirla tutta, non me ne e' mai importato granche'.
In tutti quegli anni ho sempre avuto la sensazione che la vita, quella "vera" e propriamente detta, fosse altrove e che la mia non fosse altro che la risultante di un insieme di circostanze - luogo e famiglia di nascita, educazione, ambiente - che per puro caso l'avevano fatta diventare quello che era: una vita noiosa e sempre uguale a se' stessa, con quel minimo di variabilita' che la rendeva sopportabile lasciandola comunque del tutto ordinaria.
Mancanza di coraggio, di determinazione, di "spinte" interiori, pigrizia: difetti che ho sempre avuto in misura piu' o meno rilevante, e che mi hanno fatto sprecare - letteralmente - un sacco di tempo.
Ciononostante avevo, appunto, la netta percezione che quella vita dai confini cosi' angusti fosse piu' un surrogato che non, come dicono gli anglofoni, "the real thing", la "cosa" vera. Sensazione che in certi momenti diventava cosi' forte da essere quasi dolorosa, ma c'era poco da fare: passava da sola, dopo un po'.
La nascita di Anna ha fatto cambiare molte cose, e per un po' mi ha illusa che la mia vita stesse davvero diventando qualcosa di eccezionale: ricevevo e ricevo commenti ammirati, lettere d'amore - mica scherzo - , complimenti e lunghe confessioni da parte di persone che avrebbero voluto essere come me. Tutta gente, a pensarci bene, che probabilmente credeva e crede che la mia vita sia qualcosa di assolutamente spettacolare e vorticoso, senza un attimo di respiro e continuamente ricca di soddisfazioni, nuove conoscenze, serate memorabili e, perche' no, sesso in abbondanza.
E invece no: la mia vita continua a svolgersi nella piu' desolante ordinarieta' . La camera da rassettare, la polvere da togliere, la spesa da fare, la macchina da portare a fare il tagliando, l'ICI da pagare e la dichiarazione dei redditi che incombe. La madre di Daniela che "rompe" - e grazie a Dio che non e' mia suocera e non siamo parenti - , un vetro della porta del garage da sostituire, un carrello della spesa da riempire piu' di generi alimentari e scatolette per il cane che di cosmetici e calze velate.
Una riunione di lavoro pallosa, l'ennesimo riassetto societario, la prossima ristrutturazione che lascera' tutto come prima e le tende di casa da lavare perche' oramai e' primavera inoltrata e i termosifoni sono spenti. Tutto, tutto, tutto esattamente come prima, se non fosse per qualche uscita en femme, per seicento megabyte di foto da novembre a maggio, per un'infinita' di pensieri e riflessioni consegnati alla memoria collettiva della Rete.
In uno scenario come questo leggere i racconti che Franca sta pubblicando e' un po' come riaffacciarsi a quella finestra per scoprire che, nonostante tutto, la vita continua ad essere irrimediabilmente "altrove", e che difficilmente mi trovero' mai a vivere le stesse situazioni, le stesse emozioni, le stesse incredibili circostanze. Ho detto difficilmente, non "sicuramente", perche' comunque un minimo di speranza ce l'ho ancora, anche se con il passare degli anni si affievolisce sempre piu'.
E allora ancora una volta torno a chiedermi: ma dove sta' la vita?
Eh...bella domanda.
Ditemelo voi, se lo sapete.
Anna
Eau de toilette, eau de parfum, pour femme, pour homme: le etichette dei profumi parlano quasi sempre francese.
E il profumo, francese o meno che sia, e' senza dubbio una delle caratteristiche piu' gradevoli di una donna a livello percettivo: non ne migliora l'aspetto, non la fa sembrare piu' slanciata o piu' giovane, non da luminosita' alla pelle del suo viso ma viene comunque percepito, registrato, valutato, apprezzato da chiunque abbia a che fare con lei. Puo' piacere o non piacere, essere stato utilizzato in quantita' eccessiva o insufficiente, ma non si puo' non notarlo se la distanza che ci separa da lei e' abbastanza ridotta. Non tutte le donne lo usano, e tra quelle che lo usano non tutte lo usano sempre, ma quasi tutte ne hanno uno che preferiscono e che in qualche modo rispecchia i loro gusti e la loro personalita'.
E' una componente discreta ma importante che concorre a formare, anzi a completare, l'immagine di una donna affascinante che ha cura di se', eppure nonostante cio' sono poche le ragazze come me che ne indossano uno quando escono, almeno per quello che ho potuto vedere - anzi, "sentire" - io.
Dal punto di vista della sorellina "media" il profumo ha un brutto difetto e una grave mancanza. La grave mancanza e' che non si vede da lontano, ne' in fotografia. Questa considerazione, associata a quanto puo' rimanere di maschile buonsenso in una che se ne esce la sera truccata e vestita da donna, la porta a considerare il profumo superfluo e pertanto evitabile.
Ma non sarebbe tanto questo a pregiudicarne l'uso, se non fosse per il brutto difetto, e cioe' che il profumo persiste.
Eh si', il profumo non se ne va via a fine serata con lo struccante, bisognerebbe fare una doccia e a volte non basta neanche quella per essere sicuri che mogli dubbiose e compagne insospettite non sentano l'estranea fragranza, attibuendola magari a una sconosciuta, temibile concorrente. Quindi si rinuncia, e si fa a meno di qualcosa che non e' indispensabile, ma sicuramente gradevole per se' e per gli altri.
Ed e' un vero peccato.
A questo punto sarete curiosi di sapere se io uso un profumo, e se si' quale. La risposta e' affermativa: ne ho uno, e non mi risparmio certo nell'uso. Se mi chiedete quale, vi rispondero' che e' il mio, quello che uso da sempre, da quando avevo - credo - diciassette, diciotto anni. Si tratta di un profumo maschile non recentissimo, che viene utilizzato molto spesso anche dalle donne - guarda caso - e che in qualche modo rende conto della mia sostanziale, intima ambiguita'.
E' Eau Sauvage, di Dior.
Ne sto provando anche altri, a dire il vero, piu' dolci, floreali e femminili, ma alla fine torno sempre su Eau Sauvage, o al limite su Opium, di Saint Laurent, che male non e' neanche lui seppure sappia un po' tanto di borotalco.
Questo perche' un profumo e' un po' come un vestito: puo' star bene, puo' star male. A parte il riflettere personalita' e gusti, alla base di tutto c'e' anche una questione meramente chimica, che poi e' il modo in cui il profumo si sposa con la nostra pelle e genera una profumazione risultante che puo' essere piu' o meno gradevole. I profumi femminili stanno sicuramente meglio alle donne, proprio perche' sono stati realizzati per questo scopo, avendo in mente le caratteristiche olfattive della pelle femminile. Questo di sicuro non mi impedisce di uscire una sera indossando uno Chanel n.5, ma di sicuro il suo effetto sulla mia pelle sara' ben diverso da quello che ha sulla pelle di Daniela che - tra l'altro -, lo usa da sempre e ne e' entusiasta.
Quindi la scelta di un profumo richiede tempo, e successive approssimazioni per trovare quello giusto: insomma non e' facile come scegliere un rossetto o un ombretto, e di sicuro e' una scelta che una volta fatta ci accompagnera' per un po' di tempo, se non altro perche' i profumi sono costosi, come tutto del resto.
Ma se poi non ci sono delle valide motivazioni, perche' rinunciare?
Anna
Puo' capitare che un mercoledi' pomeriggio all'uscita dall'ufficio ci si rechi all'appuntamento con un'amica conosciuta tramite internet, per fare un po' di shopping e chiacchierare un po'. Puo' anche succedere che non sia la prima volta che ci si vede - ricordate l'acquisto della cipria? Ecco... - e che il rapporto di amicizia e complicita' si stia rafforzando, senza che ci sia alcun bisogno di nasconderlo alla mia compagna, che infatti e' al corrente di tutto.
Ed ecco, quando si pensa di avere davanti una persona tutto sommato nota, che questa comincia a dire cose che nulla c'entrano col personaggio che pensavamo di conoscere, e che anzi lo contraddicono in modo palese. Puo' capitare di sentirsi dire che tutto sommato sarebbe preferibile se io fossi un maschietto che ha scoperto "il trucco" - curioso gioco di parole - per agganciare genetiche con lo scopo - curioso anche questo - di farci cose ne' piu' ne meno che gli altri maschi. Puo' succedere di sentirsi proporre un luogo appartato li' vicino, e la possibilita' di raggiungerlo al piu' presto proprio per dare libero sfogo a quelli che, almeno secondo la mia interlocutrice, sarebbero i miei giusti, naturali desideri .
Tutto questo in aperto contrasto con l'idea che mi ero fatta della mia amica, al punto che stavo cominciando ad essere io sospettosa che le sue preferenze fossero ben diverse da quelle che mi aveva dichiarato, e che le piacessero i maschietti molto piu' di quanto non mi avesse fatto credere.
Che fare?
Ovvio: essere me stessa, anche a costo di rovinare tutto e troncare sul nascere quella che mi sembrava essere una bella amicizia: rifiutare l'offerta, respingere i sospetti, ripetere quello che ho sempre detto e cioe' che mi piacciono si' le donne, ma Anna non e' un trucco, una maschera, un espediente per agganciarle meglio e poi darle in pasto a Marco.
E a questo punto dopo aver insistito, rifiutato, declinato, puo' succedere di ricevere un bel sorriso, ampio e luminoso, e sentirsi dire con sollievo misto a stupore: "ma allora sei proprio una donna!".
Ma perche'...cos'ho detto finora?
No, dico... cosa li avrei scritti a fare tutti questi post in cui descrivo il mio vissuto, le mie sensazioni, i miei pensieri al femminile? A che scopo raccontare sul mio sito la storia di una vita in bilico tra i due generi, per quale motivo affrontare il rischio di parlare apertamente con la mia compagna?
"Ma allora sei proprio una donna..."
Ma certo...anzi no, non una donna "vera", che questo non ho mai preteso di esserlo, ma neanche un bluff, un trucco, una finzione a scopo "ore liete".
Ma poi ho capito, e le ho sorriso anch'io: mi aveva messa alla prova.
Lo aveva fatto perche' purtroppo il sospetto era ed e' lecito, e lei in qualche modo doveva capire con chi aveva a che fare: io al suo posto avrei fatto la stessa cosa.
E allora mi ha spiegato tutto, che il luogo appartato in realta' non esiste, o meglio c'e' ma non e' utilizzabile per "certe cose", e che le vado benissimo cosi' come sono, lungi dal desiderare un comportamento diverso.
E brava...
Dispiace solo che il sospetto avesse ragione d'essere, cosi' come probabilmente qualcuno dei miei lettori ne nutrira' uno simile, perche' no. A quelli che ancora non dovessero essere convinti che non c'e' trucco, non c'e' inganno, un consiglio mi permetterei di darlo.
Rileggersi i miei post, a partire dal primo.
Eh, lo so, ci vuole tempo.
Ci vuole molto piu' tempo ad accertare una verita' complessa, che a nutrire un sospetto gratuito.
E non me ne voglia la mia amica: con lei ci siamo gia' chiarite ieri, ed ora siamo piu' amiche di prima.
Ciao cara...un bacio.
Anna
Avete mai pensato a cosa significhi, all'atto pratico e da un punto di vista economico, essere una ragazza come me?
Bene, ve lo dico io: vuol dire spendere un sacco di soldi, almeno all'inizio.
In genere si comincia con poco: un po' di intimo, qualche trucco e se proprio va bene - raramente - una parrucca e un paio di scarpe.
I primi acquisti si possono fare ovunque, ma abbastanza spesso si fanno nei sex shop, che lungi dal vendere esclusivamente audiovisivi, coadiuvanti ed oggettistica varia hanno capito che il mercato dell'abbigliamento "tira". E rende.
Gia'.
In genere nei sex shop troverete articoli intimi abbastanza estremi, ma difficilmente troverete di meglio che in un buon negozio di intimo, dove pero' spenderete quasi sicuramente di meno. Il problema dei sex shop infatti sono i prezzi alti e la qualita' non eccelsa degli articoli in vendita, anche se ogni tanto qualcosa di buono si trova. Stesso discorso vale per le scarpe, introvabili nei numeri grandi, delle quali in genere i sex shop - almeno alcuni - sono abbastanza forniti, ma si tratta di modelli molto estremi che nessuna donna "seria" si sognerebbe mai di mettere per uscire di casa.
Poi col passare del tempo ci si rende conto che l'intimo e' una gran cosa, ma non basta, specie se si vuole uscire: bisogna comperare dei vestiti.
Dove si comprano i vestiti?
Gran bella domanda questa, bisognerebbe chiederlo a una donna, e la risposta sarebbe sempre diversa a seconda della donna a cui chiedete. I vestiti si comprano nei negozi, nei grandi magazzini, nei mercatini rionali: ovunque la fantasia, il passaparola, l'intuizione possano condurvi. E si cominciano a capire molte cose delle donne, cercando i vestiti. Intanto che la moda esiste, e che se volete una gonna bianca nell'anno in cui va di moda il nero ve la potete tranquillamente scordare. Se poi volete il corto quando va di moda la longuette, beh, auguri.
Poi capirete che *ha senso* passare un'intera giornata a cercare un vestito per uscire la sera stessa, percorrendo chilometri a piedi e fermandosi pensierose davanti alle vetrine piu' ammiccanti. Capirete anche quel senso di disperazione e frustrazione che si prova quando il vestito appena acquistato (ed ovviamente non provato) non cade bene, o semplicemente non vi piace piu' una volta indossato. Insomma capirete che il tempo dedicato allo shopping per una donna non e' mero passatempo in cui trascinare lo sfortunato compagno di turno, ma esigenza quasi vitale per poter uscire piacendosi e sentendosi a suo agio.
Ovviamente la cosa ha un costo, sia in temini di tempo che in termini economici.
Il tempo continuerete a spenderlo allegramente - ma diventera' un piacere farlo - mentre per il conto economico scoprirete prima o poi i vostri negozietti, i vostri banchi al mercato, i vostri grandi magazzini in cui potrete trovare quello che cercate senza dissanguarvi ogni volta, come avrete regolarmente fatto agli inizi.
Rispetto alle donne tuttavia per una come me sorge un ulteriore problema: dove mettere tutta la roba acquistata?
Se la vostra donna - ne avete una, vero? - sa e vi supporta potrete usare l'armadio di casa, o il suo nel caso non viviate assieme, ma non fatevi illusioni: il suo sara' gia' strapieno e i vostri vestiti non verranno visti di buon occhio ("Dove la metto tutta questa roba?!").
La sistemazione piu' verosimile sara' qualche borsone, qualche scatolone in cui riporre il tutto, e in cui alcuni articoli che mettete meno finiranno per restare per sempre.
Ovviamente nel frattempo dovrete continuare a vestire anche il maschietto che portate in scena tutti i giorni, e quindi alla fine del mese vi renderete conto che avrete speso il doppio, a volte anche di piu'.
Ma volete mettere?
C'e' gente che spende migliaia di euro negli hobby piu' strani e disparati, noi almeno facciamo una cosa sensata: diamo libera espressione a noi stesse, alla nostra femminilita', al nostro essere.
Beh...libera...almeno ci proviamo.
Di sicuro ci investiamo parecchio...
Anna
Va meglio, ma ho un sacco di cose da fare stamattina.
Cose rimandate a lungo, troppo a lungo richiedono ormai la mia attenzione, o meglio quella di Marco, e quindi devo starmene zitta e buona finche' non avro' finito. I vestiti costano, i trucchi anche: guadagnamoceli.
A dopo, spero.
Anna
Oggi sono triste, e ho voglia di piangere.
Ma proprio tanto.
Roba da lasciar la scrivania vuota per andare a chiudersi in bagno, e li' soggiornare singhiozzante sperando di non essere notata da nessuno, specie a quest'ora in cui - qui - siamo ancora pochi.
Una tristezza senza motivo apparente, che sembra quasi aver sbagliato fermata nel momento in cui ha deciso di farmi visita, ed ora si trattiene, si sofferma, non va piu' via.
Un'immotivata, ingiustificata, insensata angoscia che suona quasi come una bestemmia per me che ho tutto, o almeno tutto quello che si potrebbe desiderare in una condizione come la mia: sto bene, non ho problemi economici ne' di salute, ho la possibilita' di esprimermi per quello che sono e sono amata ed amo a mia volta. Ho tanti amici, virtuali e reali, che mi apprezzano e mi fanno sentire stimata, accettata, benvoluta, sto conoscendo persone meravigliose e tutto va per il meglio, sto vivendo - forse - i miei anni migliori.
Eppure...
Si potrebbe cercare di inquadrare - e giustificare - il fenomeno nell'ambito di un quadro piu' ampio che tenga conto delle immediate circostanze: e' lunedi', ho appena passato un bel fine settimana, non mi va tanto di tornare al lavoro e - guarda caso - oggi devo pure fare un lavoro rimandato a lungo che non so neanche da dove cominciare a fare. Il fine settimana e' passato in fretta - troppo - e mi ritrovo qui, un po' depressa e un po' annoiata, con la prospettiva di una nuova settimana, ma non e' questo, non puo' essere questo, questa al massimo puo' essere una circostanza a favore ma non causa profonda, non motivo primario.
Certo pesa il passato, la consapevolezza di aver sprecato tanto tempo - quanto! - che non tornera' piu', e il trovarmi in ritardo sulla tabella di marcia di una vita, la mia, che fino a ieri pensavo instradata su binari tutto sommato sicuri e conosciuti e che invece ho scoperto da poco essere tutt'altro.
Pesano i vent'anni di Anna mai vissuti che non torneranno, e i trenta, pesano le cose non fatte e che oramai non si faranno piu', pesano le scelte di una vita che male non e', ma che il sospetto che avrebbe potuto essere di gran lunga migliore tende a ingrigire un po'. Pesa tutto quello che non sono mai stata, e il progressivo, inarrestabile, ineluttabile impoverimento di potenzialita' e prospettive che il passare del tempo comporta. Ma, ancora una volta, non e' solo questo - non puo' essere solo questo - .
Chissa' che non sia la mia identita' che si va perdendo in questo gioco complesso, affascinante e rischioso che sto giocando, chissa' che non sia la mia anima che reclama a gran voce un ritorno a quegli anni passati che il filtro del tempo fa apparire sereni quando magari erano solo un po' noiosi. Chissa' che non sia solo voglia di smettere una buona volta di essere una maledetta eccezione e anelare invece a una vita quieta e ordinaria fatta di una casa, di figli da mandare a scuola e di spese all'ipermercato il sabato mattina, di parenti cui far visita il pomeriggio della domenica e di una moglie da portare a cena fuori una volta ogni tanto. Eppure il pensiero di questa vita mi inorridisce, mi spaventa, mi respinge e non perche' questa vita sia male di per se', ma perche' non sarebbe la mia. La mia e' quella che sto vivendo, o almeno credo di farlo, e questo lo so, lo sento, ne sono sicura. E allora perche' tutta questa tristezza improvvisa? Forse che ne sia essa stessa una componente ineludibile? Quale il motivo, se c'e'?
Il motivo c'e', ci sara', forse lo conosco ma non voglio ammetterlo, forse credo di conoscerlo, chissa'.
L'effetto invece e' chiaro: sono triste, e mi viene da piangere.
Passera', ovvio, passera'. Non puo' non passare, perche' a un certo punto entreranno in gioco tutti quei meccanismi di autodifesa della psiche che mi faranno dimenticare, soprassedere, pensare ad altro, ed io tornero' a sorridere e a illudermi come se niente fosse.
Restera' pero' nel profondo quel senso di malinconia, di rassegnazione, di consapevolezza di quanto sia vano tutto quello che posso fare, pensare, dire, scrivere. Una sensazione di profonda ed essenziale inutilita', inconsistenza, vanita' appunto, la consapevolezza che tutto andra' perduto, disperso e dimenticato, e che Anna o non Anna restera' ben poco di tutto questo tormento, di queste emozioni, di questa felicita'.
Ma non ci posso fare nulla, anzi una cosa la posso fare e la faccio: piango, appunto.
E - per una volta - lasciatemelo fare, che ne ho bisogno.
Anna
Puo' essere spiacevole dover abbandonare la camera del motel a mezzogiorno, specie se il motel e' il piu' confortevole e carino che abbia mai visto, e se si e' andati a dormire alle cinque e mezza di mattina dopo una notte passata en femme in una discoteca a 280 chilometri da casa.
Il dipiacere puo' essere tuttavia mitigato, una volta tirati i pesanti tendaggi, dalla scoperta che fuori e' una bellissima e calda giornata di sole, una di quelle la cui alba ci avrebbe verosimilmente sorpresi, in tempi che paiono lontani, in una tendina piantata su qualche monte sperduto.
E allora si puo' decidere, vista la disponibilita' del pomeriggio, di passarlo facendo i turisti sulle rive del lago di Garda, a Desenzano, presso quello stesso lago che tante volte Daniela mi aveva chiesto di vedere quando passavamo di li' diretti verso le Dolomiti ed io no, niente, mai una volta che mi fossi fermata.
Un lago che e' finalmente un lago vero, e non un laghetto alpino raggiunto dopo ore di marcia, utile piu' per ricavarne un po' d'acqua da bere e accamparsi sulle sue rive che non per prendere il sole sulle spiaggette sassose.
E quindi eccoci, spaesati turisti, sul lungolago della cittadina mentre guardo incuriosita i passanti cercando in loro le facce di ieri sera, e chiedendomi se qualcuno, vedendo Daniela, potrebbe immaginare chi io sia in realta' e riconoscere nell'anonimo maschietto la bionda ammirata la sera prima.
Sarebbe divertente se succedesse, mi scopro a pensare senza alcun timore ne' vergogna, mentre fotografo un cigno che si e' avvicinato alla riva e che con la sua presenza mi riporta alla mente quella favola in cui l'anatroccolo, dopo aver tanto sofferto, diventava cigno e tutti vivevano felici e contenti. Un favola a senso unico, medito, mentre la mia e' a due sensi, perche' io dopo essere stata cigno regolarmente torno anatroccolo.
Sono un cigno part-time.
Che poi... anatroccolo... mica tanto, dai.
Non sono male neanche cosi'.
Anna

Ve lo ricordate l'epilady?
Sono sicura di si'.
Ebbene sono passate circa due settimane da quando ho fatto i peli delle gambe con l'epilady. La prima settimana sono stata stupita dal fatto che i peli non stessero ricrescendo, la seconda ho cominciato a fare qualche piccolo "ripasso" sempre con l'epilady per togliere quei pochi peli che spuntavano. Pochi davvero, troppo pochi.
La cosa strana era che in un certo qual modo i peli me li "sentivo" addosso, ma quando passavo l'infernale macchinetta non sentivo tirare, come se non ce ne fossero affatto. Tenete presente che per necessita' ho dovuto fare questo lavoro in bagno al mattino presto, in condizioni di illuminazione non certo ottimali.
Stamane, sabato, mi sono presa un po' di tempo per curare le gambe, e in un bagno finalmente ben illuminato dalla luce del sole mi sono messa li' a cercar di capire che fine avessero fatto i miei peli.
Ebbene, c'erano tutti, ma ho fatto una scoperta agghiacciante.
Ho un miliardo di peli incarnati.
Non sto scherzando: sono tutti li' che mi guardano ghignanti da sotto quel mezzo millimetro di pelle, quasi a dirmi "prendici, se ci riesci". E sono tanti, tantissimi, troppi.
Ecco perche' l'epilady non riusciva a pinzarli: erano sottopelle.
Quando iniziai a depilarmi le gambe e il petto, a novembre del 2004, scelsi la soluzione piu' immediata, quella che avevo in casa: la lametta. E, devo dire, con la lametta non venivano male. Ci voleva tempo e ricrescevano abbastanza in fretta, ma per una che si vestiva una volta a settimana non era quel gran problema. L'unico fastidio era che nel ricrescere pungevano un po', ma era un fastidio sopportabile considerata l'eccezionalita' del periodo che stavo vivendo. Col tempo pero' le cose cambiarono, intanto perche' presi a vestirmi piu' di frequente, e poi perche' vai a sapere come cominciai a tagliarmi tantissimo, prima sul petto, poi sulle gambe. Era ora di provare un altro sistema.
Di andare dall'estetista neanche a parlarne, intanto per i costi elevati, poi perche' ci vuole tempo, infine perche' comunque per fare la ceretta era necessario lasciar ricrescere un po' i peli ed io non volevo. Dovevo sperimentare qualche sistema alternativo.
Provai le strisce depilatorie, ma erano assai poco efficaci. Provai la ceretta a caldo, idem. Provai l'epilady, e mi fece un male cane, specie sul petto.
Provai un rasoio elettrico: funzionicchiava, ma il giorno dopo era tutto da rifare, un po' come farsi la barba.
Per un certo periodo ho sospettato seriamente che una delle funzioni primarie del mio corpo fosse produrre peli.
Non sopravvivere, non mangiare, bere, spostarsi, pensare, riprodursi no: produrre peli.
Poi due settimane fa credevo di aver risolto il problema: ok, per un giorno o due ero rimasta un po' rossa, ma i peli erano spariti.
E, stamane, la terribile scoperta.
Per cercare di rimediare ho fatto i peli con la lametta stamattina. Poi durante la doccia ho passato la spugna di crine, quella che gratta. Lo so che avrei dovuto farlo prima e piu' spesso, lo so. Ora me ne ricordero'. Ovviamente con la lametta mi sono tagliata in modo vergognoso ed ora ho le gambe con la pelle che tira, prude, sanguina e mi ricorda ad ogni istante che ho un problema da risolvere.
Come se non bastasse queste cose le ho dovute fare in semi clandestinita', perche' mio padre, che prima di prendere in mano uno straccio per la polvere di solito aspetta che ce ne sia un centimetro dappertutto, stamane ha deciso che e' giorno di pulizie e quindi me lo ritrovo col suo straccetto in mano ad ogni angolo. Lui ovviamente non sa - ancora - che mi depilo: lo sapra' quando sara' ora di mettere i pantaloncini corti. Pero' dico io: sono a casa *un* mattino la settimana, dico uno solo... l'aspirapolvere lo potresti anche passare quando non ci sono, no?
Evabbe', cosi' i problemi sono diventati due: il secondo e' che devo trovar casa, perche' comincia a pesarmi un po' l'abitare qui.
Pensiamo ai peli va', che e' meglio...
E intanto stasera usciro' per la decima volta dalla mia prima uscita di febbraio... tanti auguri!!!
Anna
SEPHORA
Sotto la scritta luminosa le due complici si scambiano le ultime battute prima di entrare nel negozio.
"Allora ricorda: cipria, in polvere, neutra."
"OK, ci penso io."
"E mi raccomando, tranquilla."
"Non temere."
Entrano con aria qualunque, una coppia qualunque di clienti qualunque, e cominciano a girare tra gli espositori.
C'e' di tutto: rossetti, matite per labbra, per occhi, ombretti, mascara, eyeliner, correttori, terre, gloss, lucidalabbra, fard, fondotinta. E poi creme idratanti, da giorno, da notte, latte detergente, tonico, prodotti per il bagno, per la doccia, per i capelli. Profumi, un'apoteosi di profumi, da uomo, da donna, unisex. E ancora pennelli, pennellini, piumini, spugnette, smalti, lacche, pettini, spazzole, piegaciglia e pettinini per pettinarle, borse, borsine, bustine per il trucco.
C'e' tutto, meno la cipria.
Sconfitte si guardano, si interrogano con gli occhi prima, con le parole poi, infine si rassegnano e fanno quel che avrebbero dovuto fare da subito: cercano una commessa.
In giro non se ne vedono, e allora ripiegano sulla cassa, fanno un po' di coda, poi lei, la genetica, quella che ha titolo e natali giusti per farlo chiede del prezioso, colorato, impalpabile, introvabile cosmetico.
"Ah, si, la cipria...ma quella compatta?"
"Si", fa la genetica.
"Nooooo" correggo io, mentre la guardo interrogativa e sembro dirle "ma come...mezz'ora fuori a spiegartelo e mi vai a chiedere la cipria compatta? Quella in polvere mi serve: pol-ve-re!"
Lei si corregge, abbozza, mi guarda e poi la guarda, si dispiace ma rimedia "Ah, si, in polvere!"
"Neutra" aggiungo io, che si sa mai.
Raggiungiamo un espositore gia' visto ma non capito, e la commessa ne estrae un oggettino che somiglia in modo sorprendente a un salino a sezione quadrata, pieno di cipria ovviamente in polvere.
Tre tonalita' ci sono, tre tonalita'.
E allora deve per forza arrivare la domanda tanto attesa, quella che sapevamo sarebbe giunta ma per la quale non siamo ovviamente preparate: "Che carnagione?"
Ah... ci guardiamo.. la tua? Naaaa... la tua non e' la mia, poi non mi andrebbe... la mia? Allora tanto vale, se volevo dire che era per me ci venivo da sola...
"E' per un regalo?" ci viene in soccorso la gentile fanciulla che ha colto il nostro evidente imbarazzo.
"Ah, si'...si e' per un regalo" "Ecco, si...un regalo...".
Lei lascia cadere un po' di cipria sul suo polso, ci fa vedere le diverse tonalita', ad occhio ne scelgo una che mi sembra la piu' appropriata via di mezzo. Ma intanto mi viene il dubbio...mica ci rifilera' il salino? Oddio ma quanta ce ne sara' li dentro? Ah, no...il salino e' solo il campione di prova, che stupida!
"Questa, questa va bene".
Apre lo sportello sotto l'espositore, fruga un po', cerca, sposta, ne estrae un'elegantissima confezione che contiene un'ancor piu' elegante contenitore che solo a vederlo mi comunica l'idea di essere costoso assai. E infatti trenta euro sono il prezzo che mi tocca pagare per venirne in possesso, ma vuoi mettere...e' cosi' bello! E poi pare che dentro ci sia pure la cipria!
Pago alla cassa, stessa commessa.
"Serve il pacco regalo?"
"No, grazie."
Sguardo sorpreso, forse un sopracciglio inarcato.
Ok dai, andiamo, e' andata bene cosi', e tu sei una compagna deliziosa per andare a far shopping insieme.
La prossima volta pero' parlo io.
Anna
"Genetica" e' il termine che usiamo "tra noi" per indicare una donna che e' donna dalla nascita. In altre parole una donna "vera", cioe' con i cromosomi giusti per poter appartenere al genere femminile. Non me ne vogliano le sorelline che sono avviate verso la transizione o che l'hanno gia' compiuta, e che spesso nulla hanno da invidiare alle genetiche in quanto a femminilita' e appeal: il fatto e' che genetiche si nasce e, almeno allo stato attuale delle conoscenze in campo biologico, non c'e' modo di diventarlo.
Il riferimento ai geni in effetti non e' casuale, in quanto la struttura genetica di un individuo ne rappresenta l'essenza da un punto di vista biologico, e questa specie di "firma" e' destinata a non subire alterazioni durante tutto il cammino dell'esistenza, quindi ben si presta ad identificare la categoria delle donne che sono nate tali.
"Genetica" non e' un termine di uso comune, e infatti la prima volta che mi trovai ad usarlo con Daniela dovetti farle piu' o meno la spiegazione che ho appena fatto a voi. Da allora lo usiamo correntemente, e spesso quando vediamo una donna un po' mascolina ci guardiamo e: "che dici, genetica o sorellina?". Gia'...perche' da quando Daniela "sa" tende a vedere sorelline un po' dappertutto, nella commessa del negozio dai modi un po' "cosi'", nella ragazza dai tratti un po' decisi e un po' troppo alta, nell'automobilista dall'aria un po' ambigua che le si ferma accanto al semaforo. Cosi' "genetica" e' diventato un termine di uso corrente nei nostri discorsi, anche se dobbiamo fare attenzione a non usarlo in modo troppo disinvolto perche' resta comunque un'espressione da "addetti ai lavori", con tutto quello che ne consegue.
Bene: personalmente adoro le genetiche.
Di piu': mi piacciono cosi' tanto che la mia compagna e' una di loro.
La cosa potrebbe sembrare tutto sommato normale, le preferenze sono preferenze e ognuno ha le sue, ma a volte mi sono interrogata su quanto questa mia preferenza sia in aperta contraddizione col mio comportamento. Non che la cosa mi crei dei problemi, beninteso, ma ogni tanto a scopo puramente speculativo mi sono posta delle domande.
Intanto mi sono chiesta se questo mio modo di essere non potrebbe essere inteso come un sistema per avere maggior successo con le genetiche stesse.
Fermi, fermi, fermi... non rumoreggiate, state buoni e lasciatemi continuare.
Lo so che sembra strano, ma sto conoscendo molte piu' genetiche adesso di quante ne conoscessi da maschietto, non solo: sto instaurando con loro dei rapporti molto belli che mi sarei solo potuta sognare in modalita' maschile. Non chiedetemi il perche', io so solo dirvi che succede. Forse perche' le donne sono curiose, forse perche' una persona come me le affascina, forse perche' come donna non sembro male e a molte di loro la cosa non dispiace: non ne ho idea, pero' funziona cosi'.
La cosa non dispiace neanche a me ovviamente, perche' al di la' di possibili storie sentimentali - ne ho gia' una, ricordate? Beh io si, me lo ricordo - ad avere a che fare con le genetiche c'e' solo da imparare.
Per una come me, curiosa del mondo femminile al punto da volerne fare parte, avere delle amiche e poterle osservare nei loro comportamenti e nel loro modo di essere e' sicuramente un modo importante per riuscire a migliorare. Hanno un bel dire quelli che mi dicono piu' femminile delle donne "vere": tutte balle, non date loro ascolto.
Quello che hanno in mente e' un'idea abbastanza distorta ed esteriore di femminilita', basata piu' su cosa si indossa e come si agisce in certe situazioni che su come si e' per davvero. Le poche volte che mi sono illusa di essere davvero "femmina" mi e' bastato dare un'occhiata a Daniela per cambiare idea. Questo perche' la femminilita', lungi dal poter essere definita in poche parole, e' la risultante di un insieme infinito di fattori, ciascuno importante e unico, e non e' qualcosa che si possa improvvisare. Soprattutto e' qualcosa che va vissuto, e a lungo, e la mia esperienza in merito e' ancora troppo limitata e superficiale perche' possa illudermi di poter dire la mia. Quindi meglio stare brava e imparare da chi donna lo e' veramente, e da una vita.
Ma e' poi possibile imparare?
Ne dubito... ci sono aspetti della femminilita' che probabilmente non capiro' mai, ci sono mondi interiori il cui accesso mi sara' sempre negato, perche' fanno parte di un sentire troppo lontano dal mio e troppo diverso. Ci sono cose che non possono essere capite ma vanno provate, e vissute. C'e' tutto un universo sul quale potro' al massimo dare una sbirciata, ma difficilmente potro' farne parte a pieno titolo. Questo perche' la mia natura, mi piaccia o no, e' un'altra: indefinita, intermedia, interstiziale se volete, una natura che in qualche modo fa da ponte tra due mondi che hanno pochi punti di contatto, quello dei maschi e quello delle femmine. Eppure a questa natura non rinuncerei mai, perche' e' particolare, singolare, affascinante: e' la mia, e oramai ci sono cosi' affezionata che se rinascessi vorrei rinascere tal quale.
So che non potro' mai essere una genetica, e neanche saro' mai una donna "vera", indipendentemente dai geni. Per intanto mi accontento di essere viva, e non solo in senso biologico, che gia' e' tantissimo, ma soprattutto in senso spirituale, intellettuale, emotivo. Poi per quanto riguarda le donne, quelle genetiche, quelle vere, quelle alla cui categoria mi piacerebbe tanto appartenere, beh, non mi resta che fare quello che in fondo ho sempre fatto, al punto da voler essere come loro.
Amarle.
Anna