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"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


giovedì, 31 marzo 2005

Incontri sul web

"Richiesta di sottoscrizione da parte di xyz@splinder.it : accettare?"

Yes

xyz   : Ciao Anna
Anna: Ciao....chi sei?
xyz   : Sono Tizio...sai e' la prima volta che uso la chat...ho visto per caso il tuo blog e ti ho chiamata
Anna: Ciao Tizio...che gentile...e cosa ti porta qui?
xyz   : Mah...niente...volevo fare quattro chiacchiere...
Anna: Ah, bene...e cosa ti e' piaciuto del mio blog?
xyz   : Beh...ho dato solo un'occhiata veloce...
Anna: Ah...ma di un po' tu conosci la mia situazione..sai chi sono, vero?
xyz   : Ehm..adesso vado a leggere

...cinque minuti di silenzio...

xyz   : Ah..pero'...beh...complimenti...
Anna: Grazie!
xyz   : Beh adesso devo andare...non mi trovo tanto con questa chat...
Anna: Si, in effetti nemmeno io...
xyz   : Ciao
Anna: Ciao ciao...

Morale: mi fa piacere se mi contattate, ma prima di cercarmi in chat almeno leggete il blog...non limitatevi a guardare la foto......

Anna

P.S.: vale anche per i messaggi privati...inutile che mi scriviate per chiedermi "Cos'e' una TGirl..."

postato da: Anna73 alle ore 13:24 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Due parole sul look

Il buongusto, questo sconosciuto...
Appunto.

Una delle cose che mi piacciono meno delle "altre" e' il modo in cui si vestono. Nonostante non manchino "sorelline" che ispirano il loro guardaroba alle mode correnti o ai capi classici come piu' o meno fanno tutte le donne, esiste una discreta percentuale di amiche il cui guardaroba farebbe rizzare i capelli in testa a qualsiasi donna normale.

Credetemi, ci si trova di tutto: dall'abitino leopardato formato francobollo alla mini ascellare, da vestitini scollatissimi che sembrano fatti esclusivamente di paillettes e lustrini a tutine aderenti che lasciano pochissimo, anzi nulla all'immaginazione. Il cassetto dell'intimo e' un trionfo di pizzi, trasparenze, bustini, corsetti, guepiere e reggicalze che forse neanche una dama del '700 avrebbe ritenuto pratici. Non parliamo poi della scarpiera, che spesso andrebbe fatta su misura per contenere improbabili scarpe con tacchi da 15 cm e zeppe che piu' che in un locale notturno sarebbero utili a Venezia in un giorno di acqua alta.
Insomma: roba che una donna "vera" manco a carnevale si sognerebbe di indossare per uscire di casa, e che le stesse "professioniste" indossano con parsimonia e solo nelle grandi occasioni.
Ora ci si potrebbe chiedere cosa sia che spinge una persona che tutto sommato dovrebbe cercare la verosimiglianza nei confronti del sesso femminile a conciarsi come se fosse appena uscita dal set di "Priscilla la regina del deserto"...Gran bella domanda: sappiate che me la sono posta anch'io.

L'idea che mi sono fatta e' che il tutto derivi da una concezione distorta ed estremizzata di cosa sia la "femminilita'". Posto che la risposta a questa domanda e' ardua, e che definire cosa sia la femminilita' e' probabilmente impossibile, forse facciamo prima a dire cosa non lo e'.
A mio avviso (e da qui in avanti tutto quello che diro' prendetelo come opinione puramente personale e quindi discutibile e confutabile) la "femminilita'" non e' qualcosa che "si indossa", ma qualcosa che nei limiti del possibile e pur con tutte le limitazioni del caso bisogna interpretare, o meglio "vivere".
Non e' una cosa che si misura con i centimetri dei tacchi o con la misura del seno (e ne ho viste alcune veramente imbarazzanti, che Jessica Rabbit al confronto e' piatta), ne' con i grammi (a volte verrebbe da dire chili) di colori e pigmenti spennellati sul faccino.
Non e' una cosa che se si indossa il reggicalze o al limite l'autoreggente c'e', e che se si mette il collant sparisce d'incanto, ne' una cosa che richiede per forza di presentarsi vestite in pelle o peggio ancora in leopardato (eh, si, il leopardato non mi va giu', l'avrete capito).
Essere femminili secondo me vuol dire soprattutto essere verosimili.
Una verosimiglianza che va cercata osservando le donne, e cercando di capire come si vestono, si truccano, ma soprattutto si comportano.
Gia'.
Come si comportano, che se volete la chiave e' tutta li'.
Quello che gli uomini apprezzano di "noi", che e' quello che piu' volte mi sono sentita dire, e' che siamo "femminili" come le donne di oggi non sanno piu' essere. Questo deriva da un fraintendimento su cosa sia la femminilita', o meglio deriva dal fatto che gli uomini hanno una loro idea di femminilita' in testa, che spesso nulla ha a che vedere con la femminilita' "vera".
Avrete gia' capito dove voglio andare a parare.
Se nell'immaginario erotico di molti uomini la donna ideale e' quella che sembra uscita da un film trash degli anni '70/'80, ecco che chi si trovi a proporre quel modello di femmminilita' ne incontrera' quasi sicuramente i favori (ok, si tratta di uomini, ma se piace il genere...).
Al contrario le donne "vere", quelle che hanno una reputazione e soprattutto un nome, cognome e indirizzo "pubblici", giustamente ben si guardano dal conciarsi in modi che non solo sarebbero imbarazzanti, ma finirebbero per farle passare per..ehm..avete capito.
Dunque se da una parte l'anonimato consente a molte "sorelline" di presentarsi in modi assolutamente improbabili (e a volte pure ridicoli, lasciatemelo dire), dall'altra questo modo di fare le allontana inesorabilmente dalla possibilita' di essere verosimili e di correre il "rischio" di essere prese per delle donne.
D'altra parte e' tutto un gioco, no?
Eh, mica tanto, perche' poi quelle come me per cui 10 cm di tacchi sono gia' troppi e la gonna se e' sopra il ginocchio si porta solo col collant, che se no l'autoreggente si vede (e comunque e' scomodo) va a finire che si devono scontrare con questi stereotipi e fare il possibile per allontanarsene con tutti i mezzi, ad esempio scrivendo lunghi post sul loro blog...

A proposito...domani sera saro' in un locale in cui e' prevista una sfilata di moda per "noi" (inutile sogghignare, pare strano anche a me ma la cosa mi incuriosisce e quindi ci vado).
Ho gia' paura di quello che potro' trovare, ma speriamo bene.
Al limite ci si fa quattro risate.

Anna

postato da: Anna73 alle ore 09:07 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 30 marzo 2005

Quale coraggio?

Alcuni di voi commentando i post di ieri, e poi anche in privato, mi hanno detto che ci vuole del coraggio per uscire cosi' allo scoperto.
Indubbiamente e' cosi', ma va tenuto conto che io sono qui comunque in forma anonima, nel senso che dai post e' pressoche' impossibile risalire alla mia "vera" identita' e che nella foto che ho pubblicato probabilmente non mi riconoscerebbe neanche mia madre.
Credo che l' "uscire allo scoperto" fosse riferito all'uscire in pubblico, situazione che mi espone a qualche rischio in piu' specie perche' sono sempre accompagnata dalla mia donna la quale, per forza di cose, e' riconoscibile.

Per evitare di correre rischi troppo grossi (cioe' rischiare di essere riconosciuta) basta applicare una semplice regoletta, tanto banale quanto spesso disattesa: non "uscire" nella propria citta' o nelle immediate vicinanze.
Sembra una comune regola di buonsenso, eppure conosco "sorelline" ( oramai sapete di chi parlo quando uso questo temine )  che per necessita' "escono" in locali a pochi chilometri da casa, prendendosi dei rischi dei quali potrebbero forse fare a meno.
Ma si sa: uscire e' una droga, e ciascuna si adatta alle proprie possibilita'.
Quali sono i rischi che si corrono ad "uscire"?
Beh...ovvio: il rischio maggiore e' quello di incontrare qualcuno che ci conosca "da maschi": questa e' sicuramente la peggiore delle disgrazie, perche' da quel momento vivremo nell'angoscia. "Mi avra' riconosciuta?...Lo dira' in giro?....Che succedera' adesso?".
Gia'...
Nonostante formalmente non si faccia nulla di male ad uscire "en femme" (espressione francese intraducibile, in pratica significa uscire vestendo i panni femminili) e' chiaro che quantomeno si rischia la propria reputazione di padre esemplare, marito devoto, serio professionista e quant'altro saremo riuscite a dare a bere al resto del mondo negli ultimi anni.
Inoltre esiste una legge di controversa interpretazione che "proibirebbe" di andarsene in giro "mascherati" (sic!) in modo da rendersi irriconoscibili...e in caso di controlli da parte della polizia o dei carabinieri sareste nelle mani dell'agente di turno e del suo umore di quella sera. So di amiche che sono state fermate e lasciate andare...altre hanno dovuto soffrire un po' di piu', ma sostanzialmente nessuna e' stata messa in prigione per essere uscita "en femme" e questo, lasciatemelo dire, e' gia' qualcosa.

Insomma...lo si voglia ammettere o meno qualche rischio c'e', quindi la prossima domanda potrebbe essere : "ma chi te lo fa fare?"
Eh...bravi...quanto tempo ho per rispondere?
Chi me lo faccia fare francamente non lo so, pero' so che lo faccio, e il farlo mi fa stare bene.
Credo che far vivere Anna, perche' di questo si tratta alla fine, sia la risposta ad un bisogno interiore che viene da lontano, probabilmente dalla primissima infanzia, un bisogno che in qualche modo devo soddisfare per poter vivere serenamente la mia esistenza.
Uscire mi fa star bene, mi da' delle conferme sul fatto che posso essere sufficientemente femminile non dico da passare per donna, ma quantomeno da fare la mia bella figura in un locale. Mi fa provare sensazioni, stati d'animo e vivere situazioni che ho sempre sognato senza mai poterle vivere, ma questo e' difficile da spiegare a chi non provi quello che provo io.
Mi offre uno scorcio, un punto di vista su quell'altra meta' del mondo (o del cielo?) verso la quale provo una curiosita' infinita, e un'infinita attrazione.
Diciamo che e' un modo per realizzare un sogno, per provare a cercare di capire come tutto sarebbe stato diverso se invece di essere nata maschio fossi nata femmina.
Che poi, intendiamoci, so bene che io posso essere una discreta imitazione, ma le donne, quelle "vere", sono tutt'altra cosa.
Me ne accorgo quando sono con la mia: le sue sensazioni, il suo modo di pensare, le sue emozioni sono diversi dai miei, perche' lei *e'* una donna, mentre io appunto sono qualcosa che a una donna somiglia, ma che non lo e' fino in fondo.
Ciononostante non mi faccio troppi problemi, ed accetto volentieri di essere una donna un pochino "atipica" nell'animo pur di mantenere un buon livello di verosimiglianza almeno esteriore...anche se non devo essere io a dirmi se sono o meno verosimile, ma gli altri, cioe' voi.
Di sicuro Anna e il suo mondo stanno rendendo la mia vita un'esperienza fantastica, hanno rivoluzionato e cambiato in meglio il rapporto con la mia compagna e mi stanno regalando emozioni indimenticabili. Mi stanno dando la possibilita' di esprimermi per quello che sono, cioe' sia uomo che donna, come del resto siamo tutti, lo si voglia ammettere oppure no: mi stanno dando la possibilita' di essere finalmente me stessa.
A questo punto, e di fronte a tanto, la risposta alla domanda "chi te lo fa fare?" potrebbe essere semplicemente:  "E perche' no?"
Gia'...perche' no?

Anna

postato da: Anna73 alle ore 08:51 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
martedì, 29 marzo 2005

Vantaggi & svantaggi

Un breve elenco di pro e contro l'andarsene in giro con una gonna e una parrucca...

Quando vado in giro come Anna il mondo si accorge che esisto, e diventa improvvisamente gentile nei miei confronti quando invece prima, da maschietto, mi ignorava. Il problema e' che tutte queste attenzioni sono sempre finalizzate a un unico scopo...

Posso finalmente entrare nei bagni delle donne, realizzando cosi' un vecchio sogno proibito di molti maschietti. Purtroppo, visti i locali che frequento, raramente nei bagni delle donne trovo delle donne...

Sempre a proposito dei bagni delle donne, nel caso in cui siano davvero malridotti posso sempre avvalermi di una prerogativa tipicamente maschile...e farla in piedi.

Quando vado a fare acquisti (ci vado sempre vestita da uomo) posso intrattenermi a lungo con le commesse, che quasi sempre sono ben felici di dare una mano a uno "sprovveduto" maschietto che sta facendo acquisti per la "fidanzata"...lo svantaggio e' che finisco sempre con lo spendere un sacco di soldi...

La rubrica del mio telefonino e' piena di nomi femminili, e farei un figurone con chiunque dovesse dare una sbirciata. Disgraziatamente l'unico numero che corrisponda ad una donna "vera" e' quello della mia compagna...

Stesso dicasi per la posta elettronica, ma qui va anche peggio perche' la mia compagna non c'e': non ha internet.

Parlare e scrivere al femminile mi piace e mi gratifica...solo che a volte devo sforzarmi di non concludere delle mail di lavoro con la dicitura "Baci, Anna..."

Grazie ad Anna ho conosciuto un sacco di gente interessante e con molti di loro ho stretto legami di amicizia, spesso anche al di la' del virtuale...lo svantaggio in questo caso non c'e', e sono felice di aver finalmente incontrato le persone che cercavo da una vita.

Come Anna mi posso esprimere in modo molto piu' spontaneo e senza dover continuamente porre filtri tra i miei pensieri e le mie parole...anche qui direi che svantaggi non ce ne sono, mi piace essere cosi'...

Andare in giro con la gonna e un paio di calze e' una bella esperienza, specie con le temperature miti della primavera. Il problema e' che le calze si rompono con una facilita' impressionante...e costano pure care...

Camminare sui tacchi non e' difficile come puo' sembrare, anzi dopo un po' diventa piacevole e quasi divertente...questo se lo si fa una o due volte la settimana: di piu' non credo reggerei...

Sempre a proposito dei tacchi: sono molto sexy e femminili, ma se una e' gia' alta di suo meglio sarebbe evitare...ci pensero'...sob...

Avere una compagna che "sa" e che ha la mia stessa taglia mi consente di poter accedere al suo guardaroba per prendere delle cose in prestito. Lo svantaggio e' che lei spesso si arrabbia non tanto perche' gliele prendo, quanto perche' stanno meglio a me che a lei...

I prestiti sono quasi sempre a senso unico...e questo perche' a lei le cose che compro per me stanno quasi sempre male...

La possibilita' di farmi prestare catenine braccialetti e quant'altro mi permette di risparmiare un bel po' di soldi, specie quando si parla di oro...ma in ogni caso gli orecchini non li posso mettere perche' non ho i buchi, e gli anelli mi stanno sempre piccoli...

...non parliamo poi delle scarpe...lei ha il 38, io il 43 e questo chiude il discorso...


Alla fine comunque, il poter essere Anna per me e' l'esperienza piu' coinvolgente, totale ed emozionante che abbia mai vissuto...e dire che di cose in vita mia ne ho fatte...ma belle come questa mai.
I piccoli svantaggi che ne derivano sono poca cosa in confronto all'unico, vero vantaggio che ne ricavo: quello di poter essere finalmente me stessa.
E non e' poco, credetemi.

Ah...dimenticavo...

Baci, Anna

postato da: Anna73 alle ore 11:43 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Sorelline

"Sorelline" e' la parola che "tra di noi" usiamo per indicarci. Dico subito a scanso d'equivoci che non mi e' mai piaciuta, e che non la uso volentieri perche' mi sembra un modo frivolo per descrivere situazioni che spesso di frivolo hanno ben poco, anzi a volte sono terribilmente serie. Tuttavia poiche' il termine e' di uso comune, almeno all'interno della nostra mica tanto ristretta cerchia, ve lo riporto affinche' non cadiate dalle nuvole nel momento in cui doveste leggerlo.

Chi sono, dunque, le "sorelline"?
Bella domanda...
C'e' di tutto nella categoria, e per quanto viste da lontano tutte tendano a fondersi nello stereotipo molto abusato e alquanto falso del "gay vestito da donna" (inutile girarci intorno, il sentire comune e' spesso questo) ad uno sguardo meno distratto la categoria puo' riservare piu' di una sorpresa.
Intanto spopolano letteralmente i padri di famiglia, spesso buoni mariti e genitori irreprensibili.
Ma come...non si era appena detto che...?
Ecco, appunto.
Per strano che possa sembrare moltissime "sorelline" si sono sposate e hanno avuto figli, nei confronti dei quali si comportano ne' piu' ne meno che come gli altri padri, cioe' a volte bene, a volte male, a volte assenti...
Altre, me inclusa, pur non essendosi sposate hanno una relazione stabile con una persona appartenente all'altro sesso, una cosiddetta "donna genetica", cosiddetta appunto per distinguerla dalle donne che "genetiche" non sono.
Ovviamente come in tutte le categorie c'e' una discreta percentuale di gay, ma sono convinta che se andassimo  a vedere i numeri troveremmo una percentuale in tutto simile a quella che si riscontra in categorie molto meno "sospette", quali ad esempio i medici, i commercialisti, i tranvieri e cosi' via...
Ecco quindi che viene a mancare uno dei pochi punti che credevamo di poter dare per scontati, e cioe' che chi come me ama vivere "al femminile" debba per forza essere anche omosessuale.
Non siete convinti? Beh, non vi preoccupate: all'inizio sembrava strano anche a me, poi ci si fa l'abitudine.
Ma allora se manca la motivazione sessuale verrebbe da chiedersi "perche' "...e di nuovo si finisce su un terreno minato nel quale preferirei non addentrarmi, almeno per ora...
Sta di fatto che il fenomeno non solo e' relativamente diffuso (e per una "sorellina" che esce e si fa vedere ce ne sono decine che non usciranno mai dalle quattro mura di casa) ma sembra essere anche a senso unico.
Rare, anzi rarissime sono infatti le donne che si vestono da uomo...o no?
Beh...pensiamoci bene...una donna coi capelli corti...sempre coi pantaloni e le scarpe basse...magari vestita in modo sportivo e "poco femminile"...e chi ci fa piu' caso? Quante ne avete incontrate stamane venendo al lavoro? Quante sono le vostre colleghe che con le scuse piu' varie hanno adottato questo modo di vestire? Eh, gia'...un uomo che si vesta da donna si nota immediatamente, mentre una donna che si veste da uomo e' oramai una cosa talmente comune, "normale" direi, che in pratica nessuno ci fa piu' caso...miracoli dell'emancipazione...
Di fatto questo contribuisce a far percepire il fenomeno come "a senso unico" appunto, mentre non lo e' affatto e la linea di confine che separa i due sessi e i loro comportamenti e' piu' sfumata di quanto si sarebbe disposti a credere.
Il fenomeno poi e' talmente vario che spesso vengono notate (e ricordate) solo le sue manifestazioni piu' estreme. Sono pronta a scommettere che ciascuno di voi se deve pensare a una "sorellina" la immagina vestita in modo provocante, esageratamente femminile, quasi come una "professionista" che si accinga a girare una scena di un film non proprio casto...e invece no, non e' sempre cosi'.
Le regole del buon gusto, per quanto ultimamente stiano passando un brutto momento in generale, si applicano anche a noi, e molte sono quelle (me inclusa) che cercano ne' piu' ne meno che di vestirsi come una "normale" donna della loro eta'.
Insomma...il fenomeno e' vario, articolato, complesso e difficilmente riassumibile nelle righe di un post, motivo per cui ci tornero' sopra in futuro magari per entrare piu' nei dettagli di qualche suo aspetto.
Per oggi direi che basta cosi'...sono quasi sicura che ne sapete di piu' ora di quando avete iniziato a leggere il post.
Buona giornata...

Anna

postato da: Anna73 alle ore 07:37 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
domenica, 27 marzo 2005

Ora legale

Dodicieventotto, ora legale.
La luce di una lampada sul tavolo, fuori un cielo grigio e piovoso. La mia borsetta appoggiata sul tavolino, vicino alle chiavi della macchina. Vestiti, intimo calze e scarpe miei e di Daniela sparsi in giro per la stanza. La macchina parcheggiata qui fuori, davanti all'ingresso della camera del motel. Jamie Cullum che canta "What a difference" dagli altopralanti incorporati del mio portatile.
"What a difference, a day made....twenty four little hours...both the sun and the flowers where there used to be rain".
Siamo sveglie da poco...stamane siamo andate a dormire alle 7.45, dopo una notte passata al Desigual e una prima colazione consumata in un autogrill della Milano-Venezia assieme alle amiche che tornavano verso Milano.
Noi abbiamo dormito qui, al motel, perche' la strada per Torino e' lunga e la percorreremo domani, con comodo.

Ancora una volta fuori, ancora una volta "uscire".

Ne parlavo stamane con Debora, un'amica che e' venuta con noi fino all'autogrill e che poi ha proseguito con le altre verso Milano: uscire, uscire, uscire.

Perche' e' bello, uscire.
Perche' si vedono posti, si conosce gente, si fanno amicizie.
Ci si diverte, si va a ballare, si va a cena, si va a far colazione all'autogrill.
Cose che fanno tutti, certo, ma che declinate al femminile assumono un'attrattiva irresistibile che porta a volerle ripetere ancora, ancora e ancora.
Un'amica dice che uscire e' come una droga: credo che abbia ragione.

Ieri sera al momento di uscire ero tesa, agitata e impaurita. Eppure si trattava solo di salire in macchina con Daniela alla guida, uscire dal parcheggio del motel, percorrere poco meno di un chilometro, entrare in discoteca. La sbarra del cancello che non si apre automaticamente, Daniela che deve scendere e andare a chiedere al portiere di notte di aprire. Uscire dalla macchina una volta a destinazione, attraversare la strada, entrare.
Stare meglio una volta dentro, quasi essere a casa.
La serata che vola via, anche per l'ora che ci viene sottratta dal cambio d'orario.
Infine la colazione in un luogo "pubblico", per quanto gia' sperimentato, provato, garantito: "dai, vieni, puoi fidarti, e' un posto tranquillo"...
Qualche perplessita' da parte mia, poi ok, andiamo, che tanto siamo qui...
Poche ore di sonno, quel che basta per svegliarsi con la sensazione che ancora una volta tutto e' passato e che bisognera' ricominciare daccapo, raccogliere le calze sparse in giro, le scarpe, l'intimo e i vestiti e cancellare dal viso le ultime tracce di trucco, mentre nello specchio si ritrova il solito maschietto.
Uscire, uscire, uscire.
Di nuovo uscire, forse chissa' venerdi' prossimo, forse a cena, e chi puo' dirlo, se si trova un posto per cambiarsi a Milano si potrebbe anche fare...problemi che difficilmente gli "altri", la gente "normale", "voi" immaginate.
Una vita parallela, un mondo parallelo che scorre accanto a quello "normale", a volte lo sfiora, talvolta si compenetrano e allora il tutto assume l'espressione sorpresa stupita e divertita degli avventori di un autogrill che alle cinque e mezza del mattino ci trovano in gruppo a far colazione e non riescono a staccarci gli occhi di dosso...
O lo sguardo sereno ma un po' triste del maschietto che alle dodiciecinquantotto ora legale si guarda nel grande specchio del bagno e cerca negli angoli degli occhi le ultime tracce di matita da rimuovere con cura prima di rivestirsi e magari uscire, anche se da maschi e' un'altra cosa, banale, scontata, ovvia, priva di quel fascino che qualsiasi cosa al femminile sembra esercitare su di me.

Dodiciecinquanove, ora legale: arrivederci Anna.

Buona Pasqua...

Anna

postato da: Anna73 alle ore 12:03 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
venerdì, 25 marzo 2005

Uscire, uscire, uscire! (Seconda parte)

Allora...si diceva dell'uscire...
Uscire vuol dire essenzialmente farsi vedere da altre persone in un luogo piu' o meno pubblico. Uscire senza farsi vedere da nessuno non ha molto senso: l'emozione dell'uscita sta proprio nel farsi vedere dalla gente. Va da se' che uscire richiede un alto livello di confidenza nel proprio aspetto, e comunque un certo tipo di coraggio che si puo' forse acquisire col tempo, ma che non tutte prima o poi hanno.
Uscire non e' una tappa obbligata del percorso: si puo' anche non uscire mai.
Nel momento in cui tuttavia si decide di uscire la prima domanda a cui rispondere e' : "dove" ?
Gia'...dove?
Inutile dire che le uscite piu' difficili sono quelle solitarie e in luoghi pubblici. Gia' in gruppo con altre amiche messe piu' o meno come noi le cose migliorano e ci si sente piu' sicure, ma il luogo pubblico (ristorante, discoteca, centro commerciale...) resta pur sempre lo spauracchio di tutte, e sono pochissime quelle che con sicurezza si avventurano in posti simili, perlopiu' confortate da una presenza che difficilmente solleva dubbi nel prossimo.
Le altre, quelle cioe' che non hanno il coraggio o la bella presenza (o mancano di entrambi) dovranno scegliere delle soluzioni intermedie, piu' "facili".
Le soluzioni facili sono i locali "amichevoli", cioe' luoghi dove la presenza di "ragazze" come noi e' non solo tollerata, ma spesso richiesta e favorita (mi e' capitato a volte di entrarci gratis) perche' attira un folto pubblico di ehm...diciamo cosi'..."estimatori".
E qui cominciano i problemi...gia'...perche' i cosiddetti "estimatori" sono gente che va apposta in certi locali per "provarci", la qual cosa ad alcune fara' anche piacere, ma ad altre (me inclusa) che non provano grande attrazione per i maschietti puo' creare qualche problema.
Personalmente risolvo la questione andandoci con la mia compagna (eh, gia'...) e in questo modo riesco a stare perlopiu' tranquilla.
Il problema di fondo e' che e' profonda e radicata la convinzione che le ragazze come me vogliano manifestare, col loro modo di vestire e di essere, una indiscriminata e generale disponibilita' all'approccio...in altre parole la gente crede che facciamo tutto questo per procurarci avventure sessuali e rapporti occasionali, magari guadagnandoci pure qualcosa, il che sara' anche vero per alcune, ma non certo per la maggioranza (di nuovo, me inclusa). Va da se' che il frequentare certi locali espone al rischio di essere considerate "in un certo modo", ma quando non c'e' alternativa ci si adatta...
Quelli di cui sto parlando sono i famigerati "club prive'"...cioe' luoghi di incontro di persone che nel 99% dei casi ci vanno per fare del sesso...anche se devo dire che di fronte a un rifiuto nessuno ha mai insistito piu' di tanto e non sono mai stata molestata.
Leggermente diverso e' il discorso che riguarda le discoteche (anche qui ce ne sono di "amichevoli") in cui, vuoi per l'ambiente meno raccolto, vuoi per la mancanza di appositi spazi dedicati alle "consumazioni" (non sto parlando del bar...:-D ) e' decisamente piu' difficile che succedano certe cose, anche se le piu' irriducibili troveranno di sicuro modo di dare sfogo alle proprie pulsioni nel buio compiacente del parcheggio...
Io per il momento sono uscita sia in locali "prive'" che in discoteche, sempre insieme alla mia compagna, e forse la prossima settimana faro' un altro piccolo passo avanti: una cena con delle amiche in un ristorante (pure quello, manco a dirlo..."amichevole" !)...
Di sicuro uscire e' una grande emozione, e' qualcosa che sul momento genera paura, timori, dubbi specie le prime volte, ma che ha in se' un fascino e un'attrattiva cui e' davvero difficile resistere....
Beh...sempre che siate come me, che se no la cosa potrebbe dir poco...:-)

Anna

P.S.: Sul mio sito trovate il racconto della mia prima uscita in discoteca...si intitola "Desy"...

postato da: Anna73 alle ore 10:20 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia

Uscire, uscire, uscire! (Prima parte)

Ben ritrovati.
Oggi anticipo un argomento che avrei voluto trattare piu' avanti, ma tant'e', visto che e' diventato per me improvvisamente attuale vorrei parlarne subito con voi.
Partiamo dall'inizio.
Una ragazza come me comincia sempre in privato, tranne rarissimi casi. L'assumere un'identita' femminile attraverso il trucco, i vestiti e quant'altro e' per alcune un'esperienza talmente folgorante da generare una specie di dipendenza e il desiderio di ripetere la cosa. Il vedere allo specchio una persona diversa da quella che siamo abituati a vedere, e il piacersi in questa nuova modalita', e' di solito il primo passo.
Naturalmente a questo primo passo si arriva solo se si hanno in se' delle motivazioni, e qui si dovrebbe tornare al discorso di ieri sul "perche'", ma come saprete se avete letto il post precedente sul "perche'" vorrei astenermi, e almeno per il momento non approfondire.
Dicevo: vediamo allo specchio un'altra persona, e questa persona ci piace.
L'aspetto di questa persona ovviamente puo' cambiare col tempo, man mano che si acquisisce esperienza col trucco, con la scelta dei vestiti, e soprattutto si acquista la prima parrucca.
Gia', puo' far sorridere, ma la chiave di tutto e' proprio li': non c'e' nulla che cambi la fisionomia di una persona come una parrucca in testa. Una parrucca tuttavia non e' facile da reperire...i negozi che le vendono non sono ad ogni angolo di strada, l'articolo in se' e' costoso, bisognerebbe poterla provare...insomma non e' facile acquisirne una, ma qui si entra in un altro argomento, che e' quello dello shopping,e ne parlero' a suo tempo.
Allora dicevo: mi guardo allo specchio e mi piaccio....bene, e adesso?
Adesso potrebbe venirmi voglia di farmi delle fotografie...una volta era una cosa molto complicata, perche' bisognava portare a sviluppare il rullino ("oddio...e se mi vedono...se mi riconoscono...") ma ora come ora con una macchinetta digitale il problema e' risolto.
Ah...la tecnica...!
Quindi ci si fa foto...mica facile eh far foto, ma con pratica, impegno e soprattutto tempo a disposizione i risultati arriveranno, e le foto cominceranno ad essere accettabili...con un po' di fortuna magari qualcuno potrebbe anche scambiarle per quelle di una donna...(si, come no...).
Che me ne faccio delle foto?
Il passo successivo sarebbe farle vedere a qualcuno: escludendo amici, parenti e colleghi, che forse non e' il caso, rimane internet.
Ci sono siti appositi su internet, non ve li sto a descrivere ma per farla breve li' si possono pubblicare le foto e ricevere i commenti di perfetti sconosciuti che non metteranno mai a rischio la nostra privacy.
Tutte queste cose non fanno che rafforzare la propria "identita' femminile" (passatemi il termine) e la propria identificazione con la ragazza che vediamo in fotografia.
Dopo un certo periodo di tempo potremmo arrivare al punto di voler fare il grande passo, e cioe' uscire in pubblico.
IN PUBBLICO??!!!
Si si...avete capito bene...in pubblico...
La cosa vi incuriosisce? Bene..allora non vi perdete la seconda parte del post, che pubblichero' in giornata...(un po' di suspence non guasta... :-) )

Anna

postato da: Anna73 alle ore 07:33 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
giovedì, 24 marzo 2005

L'alba di oggi e' grigia, sospesa, gravida di una pioggia che continua ad annunciarsi ma non arriva mai.
Una notte e' passata, un po' di gente ha letto il mio primo post, qualcuno ha lasciato un commento.
Grazie a tutti, anche a quelli che il commento non l'hanno lasciato perche' magari non volevano o non sapevano cosa scrivere...
Io credo che in molti dopo aver letto il mio primo post sia affiorata una domanda: "Perche'?"
Perche' sono cosi'? Perche' mi comporto in questo modo?
Beh sappiate che me lo sono chiesto pure io negli anni, e spesso anche, e che una risposta definitiva non l'ho ancora trovata.

Ma andiamo con ordine.

Qualcuno potrebbe pensare che voglia diventare una donna a tutti gli effetti, ma questa ipotesi l'ho gia' smentita ieri: non voglio transizionare, sto bene cosi'.
Qualcun altro allora potrebbe pensare che io ricavi una qualche forma di eccitazione sessuale nel vestire i panni dell'altro sesso: anche qui non ci siamo...non lo faccio per questo ne' mi capita di provare eccitazione quando lo faccio...quello si chiama feticismo ed e' una cosa diversa da quella che faccio io.
Potrebbe essere allora voglia di trasgredire? Potrebbe, certo, ma trasgredire significa contrapporsi a delle regole e infrangerle, e quando avevo quattro anni e gia' ero cosi' non e' che avessi poi tutta quella percezione del mondo e delle sue regole, quindi direi che non lo facevo per trasgredire quanto piuttosto perche' era qualcosa di innato.
Puo' darsi che le motivazioni che ho siano un mix di quelle che ho appena enunciato, con in piu' qualcos'altro di cui non ho coscienza, ma francamente ho smesso da tempo di pormi la domanda, e se ora ne sto parlando e' piu' per cercare di soddisfare una vostra legittima curiosita' che non per tentare davvero di darmi una risposta.
In altre parole: ho smesso di chiedermi "perche'" ed ho piuttosto cominciato a chiedermi "come".
Non mi chiedo piu' "perche'" sono cosi', quanto piuttosto "come" posso esprimermi per quello che sono o quantomeno sento di essere.
E qui, l'avrete gia' intuito, cominciano i guai, perche' le possibilita' di esprimersi per una persona come me sono davvero ridotte, e il rischio di suscitare negli altri sentimenti di riprovazione, repulsione e disprezzo e' parecchio elevato. Questo almeno in superficie, che se poi andiamo a vedere come stanno realmente le cose cominciano le sorprese...
Ma direi che per oggi e' sufficiente...mica voglio "bruciarmi" tutti gli argomenti subito...che se no poi di cosa parlo nei prossimi giorni?...:-)

postato da: Anna73 alle ore 07:37 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 23 marzo 2005

Bene, eccoci qua...

Due righe di presentazione mi sembrano doverose, e questo per due motivi: intanto perche' questo e' il mio primo post sul mio primo blog, e poi perche' il fatto di far parte di una categoria di persone abbastanza inconsueta impone che si faccia fin da subito un minimo di chiarezza.

Avrete senza dubbio notato sotto il titolo del blog una parola che ai piu' avra' detto poco, ma che a molti avra' gia' fatto capire tutto: TGirl. E' un termine inglese, un eufemismo se volete, usato per esprimere una dimensione esistenziale complessa e affascinante, anche se non priva di aspetti controversi e talvolta dolorosi. Una "TGirl" e' una donna che non e' geneticamente donna, ma piuttosto, ahime', uomo.
Ah...mi sembra gia' di sentire i primi commenti, di vedere espressioni perplesse, o addirittura di immaginare chi gia' mi incasella in categorie preconfezionate, costruite ad uso e consumo di chi non vuole soffermarsi a capire, ma semplicemente catalogare e passare oltre nella convinzione di aver, se non capito, quantomeno gia' visto, sentito, conosciuto...
E invece no: non sono avviata verso la transizione, e questo mio "outing" telematico non serve a dire a un mondo tutto sommato indifferente che prima o poi ci sara' una donna in piu' e un maschietto in meno, no, perche' la mia condizione e' ancora diversa e tutto sommato rappresenta un'anomalia nell'anomalia, un'eccezione all'eccezione...
Perche'? Semplice...io non desidero transizionare (per i meno "tecnici" : cambiare sesso) perche' sto bene cosi'. Ho una vita da maschietto sicuramente migliorabile, ma ampiamente soddisfacente. Ho una meravigliosa compagna che mi conosce e mi ama in entrambe le modalita', e poi ho una vita "da donna" che per forza di cose deve sottostare a divieti e restrizioni, ma che e' comunque soddisfacente...beh...quasi...ma bisogna pur sapersi accontentare...

Siamo individui, dopotutto, o meglio ancora persone. Ciascuno libero di interpretare a modo suo l'esistenza, e di viverla liberamente...sempre che si rispettino "le regole"...
Regole che sono il frutto di convenzioni, modi di pensare, di comportarsi e di agire che nel tempo sedimentando sono diventati, appunto, "regole". E, lasciatemelo dire, per le persone come me queste regole sono molto restrittive.

Forse questo spazio sul web, nato per rendere interattivo un dialogo che sul mio sito era sostanzialmente monodirezionale, servira' a fare un po' di luce su un mondo che e' poco conosciuto, ma che pure esiste. Lo spero, almeno.

Vi lascio, per oggi, con due utili indicazioni:
La prima e' l'indirizzo del mio sito personale, sul quale potrete trovare la mia storia e alcuni racconti che nel tempo ho scritto e pubblicato: http://anna73.altervista.org
La seconda e' che, contrariamente a quanto alcuni potranno aver pensato, qui non si parlera' di sesso, anche se il tema ha fortemente a che vedere con l'identificazione sessuale. Per parlare di sesso ci sono gruppi e siti appositi, ed internet ne e' piena.
Almeno qui, per favore, asteniamoci.

postato da: Anna73 alle ore 09:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia