La perfezione non e' di questo mondo.
La felicita', a volte, sí.
"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."

Cammino su un tappeto di foglie, e penso.
Le donne hanno momenti di felicita' incomprensibili alla maggior parte degli uomini.
Te ne accorgi quando togli le scarpe coi tacchi dopo averle indossate tutta la sera, specie quando sono nuove.
I vestiti delle donne sembrano fatti apposta per essere scomodi, per rendere difficili i movimenti, per far diventare vulnerabili.
Le scarpe alte ti impediscono di correre, le gonne strette ti obbligano a far passi corti, le calze rischiano di strapparsi se appena si impigliano da qualche parte.
Cose che gli uomini difficilmente capiscono, finche' non le provano.
Guardo avanti la strada illuminata dai lampioni, e' notte.
Se fossi una donna mi sentirei a disagio qui.
Che triste e' diventato il mio quartiere.
Non serve che un luogo sia davvero pericoloso per percepirlo come tale.
Basta che sia freddo.
Non e' un mondo per essere donne, questo.
Non qui, non ora.

Carina questa vignetta.
In effetti il riciclaggio delle materie prime, pur essendo una buona pratica, sul fronte della riduzione delle emissioni in atmosfera incide assai meno della nostra dissennata politica dei trasporti.
Per cui la prossima volta che vi sentirete buoni perche' fate la raccolta differenziata pensate a quanto piu' buoni potreste diventare se differenziaste anche i vostri mezzi di trasporto.
Che dite, non e' di moda esser buoni?
In effetti in tanti posti la raccolta differenziata si fa perche' e' stata resa obbligatoria.
Comunque se volete vedere altre vignette, le trovate QUI.

Per qualcuno e' una ferita in mezzo ai campi.
Per altri e' un luogo di lavoro, da percorrere piu' volte al giorno o da rappezzare quando si aprono le buche.
Per qualcuno e' una rottura di palle, e in genere sono quelli che ci abitano vicino.
Per questi sono cavalcavia da percorrere ogni volta che la devono attraversare, una trincea che divide posti vicini per renderne altri meno lontani.
Per qualcuno di loro e' stata la casa da buttar giu', il campo espropriato, e questi di solito non l'amano molto.
Per la maggioranza e' solo un biglietto da ritirare e poi via sperando che non ci sia coda.
E per molti e' coda di chilometri, specie ad agosto o nei week-end.
Per qualcuno e' una pista sulla quale gareggiare senza che ci sia un premio in palio.
Per alcuni di loro e' stata l'ultima cosa che hanno visto.
In effetti come pista e' un po' carente, un po' troppo affollata.
Tutta questa gente che va piano, che intralcia.
Non come nella pubblicita', in cui la strada e' sempre libera.
Che frustrazione.
Che fastidio.

"Beve!"
"Lascialo fare, e' affar suo."
Quando con la macchina investira' qualcuno che conosci, o magari proprio te, sara' anche affare tuo.
"Si droga!"
"E allora? Affari suoi!"
Quando a causa sua e di quelli come lui avrai gli spacciatori sotto casa, sara' anche affare tuo.
"Passa col rosso!"
"E allora?"
Allora il giorno che ti mettera' sotto sulle strisce la cosa ti tocchera'.
"Non ha pagato il biglietto dell'autobus!"
"E mica lavoro per l'azienda dei trasporti io!"
Ma un giorno dovrai pagare anche per lui, anzi forse lo stai gia' facendo.
"Guarda hanno scippato quella donna!"
"Fatti gli affari tuoi, non cercar grane."
Il giorno che scipperanno te o tua moglie saranno le grane a cercare te.
"Un altro morto di mafia!"
"Finche' si ammazzano tra di loro..."
Le pallottole vaganti non ti chiedono se sei mafioso prima di colpirti, pero'.
"Ha speso cinquecento euro per un paio di jeans stracciati fatti in Cina, ma con un marchio famoso!"
"E allora? Son soldi suoi!"
Peccato che quei soldi vadano ad arricchire aziende che hanno tolto o stanno togliendo lavoro agli italiani, incoraggiandole a continuare.
"Guarda che schifo di aria, che puzza!"
"Tira su il finestrino, metti il ricircolo, accendi il condizionatore."
Forse che quella roba non esce anche dal tuo tubo di scarico?
Farti gli affari tuoi, illuderti che tanto a te non tocchera' mai non e' un modo saggio di agire.
Prima o poi potrebbe toccare a te, e allora sarebbe troppo tardi.
Le azioni degli altri non sono mai una cosa che non ci riguarda.
Sono affari nostri, prima o poi.
Perche' siamo tutti sulla stessa barca.

Quindici anni fa, quando ebbi il mio primo lavoro fisso, mia madre inizio' a insistere perche' mi comprassi una casa.
Non perche' andassi a vivere per conto mio, ma perche' entrassi in possesso di un appartamento accendendo un mutuo per acquistarlo e probabilmente anche per arredarlo.
Non lo feci, e ad ora non ne sono pentita.
La casa, quando ne ebbi necessita', la affittai gia' ammobiliata.
E' convinzione diffusa che i soldi dell'affitto siano soldi buttati via, ma io non sono d'accordo.
Pagare l'affitto e' come acquistare un servizio: do' dei soldi in cambio di qualcosa.
Nel momento in cui l'appartamento non mi serve o non mi piace piu' me ne vado, e se l'ho affittato ammobiliato non devo neppure organizzare un trasloco.
Se avessi comprato un appartamento quindici anni fa mi sarei trovata per alcune decine di anni a pagare un mutuo, avrei acquistato dei mobili, ma soprattutto mi sarei creata un vincolo.
Io non voglio avere vincoli, tantomeno nei confronti di un luogo, di un oggetto.
Ora una casa me la potrei comprare anche senza mutuo, visto come va il mercato immobiliare, ma non mi interessa comunque.
L'idea di investire tutti quei soldi per un appartamento -una casa isolata non me la potrei permettere- magari con vicini invadenti o rumorosi non m'attira.
Continuero' a spender soldi per l'affitto e non saranno buttati, perche' alla fine mi ci compro qualcosa di piu' importante di quattro mura.
La liberta' di restare, o di andarmene come e quando voglio.

Forse qualcuno ricordera' le immagini della grande crisi del 1929, quelle in cui si vedevano i cosiddetti "uomini sandwich" che si guadagnavano qualche soldo portando a spasso due cartelloni pubblicitari uno appeso davanti e uno dietro.
Oggi, sempre in tempi di crisi ma nemmeno paragonabili a quelli di ottant'anni fa, li ho rivisti.
Piazzati in prossimita' di un incrocio trafficato, quando scatta il rosso fanno avanti e indietro sul filo della linea d'arresto per mostrare il cartellone alle auto ferme.
Vanno avanti cosi' fino a che non scatta il verde, che dopo un po' sanno prevedere cosi' bene che si tolgono dalla strada giusto un attimo prima.
E' un'idea forse non originalissima, ma indicativa dei tempi che viviamo.
Da una parte un sacco di gente che spreca soldi in carburante stando ferma in coda -e non mi si dica che lo fanno per necessita': se non li avessero non li sprecherebbero- mentre dall'altra il poveraccio di turno che cerca di guadagnare qualche euro stando al freddo e respirando gas di scarico.
La forbice tra chi ha e chi non ha che diventa sempre piu' ampia, si direbbe.
Ma c'e' anche un messaggio positivo in tutto questo, ed e' che per una volta la pubblicita' serve davvero a qualcosa.
Rende piu' difficile passare col rosso.

Se non mangi i dolci forse non e' perche' non ti piacciono, ma perche' hai paura d'ingrassare.
Se in una piovosa domenica d'autunno prendi la bici ed esci lo stesso a fare un giro forse non vuol dire che hai la passione della bici: vuol dire che non stai bene a casa tua.
Se decidi usare internet per buona parte dei tuoi contatti sociali forse non e' per allargare i tuoi orizzonti, ma perche' ti infastidisce o ti pesa il contatto diretto.
Se ti lamenti per qualcosa ma non fai nulla per porvi rimedio, forse il problema non e' la cosa di cui ti lamenti ma il fatto che lamentarti ti piace.
Se a un certo punto della tua vita decidi di metter su' famiglia a qualsiasi costo e con chi capita forse non e' per amore nei confronti di qualcuno, ma perche' non stai bene per conto tuo e hai paura del futuro.
Se cerchi di giustificare le tue azioni forse e' perche' temi il giudizio altrui.
Quante cose si fanno senza sapere esattamente il perche'?
E quante invece non si fanno per timore del giudizio altrui?
Che peso, gli altri.
Ci fosse un modo per liberarsene.

Ci sono tanti modi per complicarsi la vita.
Se sei un uomo a cui piace vestire da donna gia' non parti avvantaggiato.
Se poi in casa desideri indossare sempre qualcosa di femminile le cose si complicano, perche' e' ovvio che qualcuno potrebbe suonare alla porta o che potresti aver bisogno d'uscire sul balcone, cosa che con parrucca bionda e completino rosa darebbe un po' nell'occhio.
Infine se tutte queste cose le vuoi fare non vivendo da solo ma con moglie e figli allora meriti davvero un riconoscimento, perche' come sei riuscito a complicarti la vita tu difficilmente riuscirebbe qualcun altro.
Ecco io son queste le cose che non capisco.
Ma la gente ci pensa, alle conseguenze delle proprie azioni?
Ovvio che no.
E purtroppo non solo quando si tratta di decidere se vestirsi da donna o meno.

(foto da Ciclistica.it)
Bella vero?
Altroche' se e' bella, e giovane, e sorridente.
Dev'essere proprio una ragazza simpatica, oltre che bella.
Chissa' quanti amici avra', quanti ammiratori, quanti spasimanti.
Eh, beata gioventu'.
Beh, sapete che vi dico?
Scordatevela.
***
Capita a volte che un collega scherzosamente mi dica, sapendo che vengo al lavoro in bici, che un giorno o l'altro mi stirera' con la macchina.
Nessuno che mi dica mai "mi compro una pistola e ti sparo in faccia", mentre a volte capita che qualcuno -scherzando si capisce- dica che mi investira'.
Io non capisco bene perche' dire che mi investiranno e' spiritoso e dire che mi spareranno in faccia non sta bene e non si fa, in fondo l'effetto e' quasi lo stesso, la premeditazione pure.
E' quasi come se i morti ammazzati sulla strada fossero meno morti di quelli uccisi in altra maniera, come se ci fosse una zona franca, una terra di nessuno in cui puoi uccidere senza dovertene assumere la responsabilita', basta che tu dica che non l'hai fatto apposta, che non hai visto, che non volevi.
Eppure i morti son sempre morti, e fa poca differenza se sono stati investiti da un proiettile di una tonnellata o centrati da uno da dieci grammi.
Le parole dicono molto sui pensieri di chi le pronuncia, e la zona franca esiste eccome nelle teste della gente.
I morti sulle strade son diversi dagli altri, sono davvero meno morti.
Sono percepiti come qualcosa di inevitabile, qualcosa che capita -sempre agli altri beninteso-, qualcosa che "succede".
Il pericolo non sono le strade dissestate, le auto potenti, il buio o la pioggia.
Il pericolo sta nel fatto che per la maggioranza delle persone e' "normale" che la gente muoia sulle strade, e chi muore li' e' meno morto che altrove.
***
Guardatela negli occhi, anche se li tiene socchiusi.
Guardatele il sorriso, anche se e' un po' nascosto dalla sciarpa.
Guardate la posa, adagiata sulla neve.
Guardatela bene, perche' e' morta.
Morta per davvero, sulla strada, in bicicletta, investita da un taxi che non ha neppure frenato, che non l'ha neppure vista.
E poi chiedetevi se davvero avete il coraggio di pensare che la sua morte e' solo un numero, una statistica, una di quelle cose che succedono.
Perche' il vostro essere umani potrebbe anche dipendere dalle risposte che vi darete, e da come cambieranno i vostri comportamenti di conseguenza.
Vi ho detto di scordarvela, poco fa, ma voi non datemi retta.
Ricordatela.
Non aspettate che ci sia qualcuno che vi obblighi ad andar piano, a fare attenzione, ad assumervi le vostre responsabilita' quando guidate perche' tanto nessuno lo fara'.
Cominciate voi a farlo, uno per volta, uno per uno.
I morti sulle strade hanno sempre un volto, un nome e un cognome, cosi' come i loro assassini.
Fate in modo che non siano mai i vostri.

Nel gioco della vita ogni tanto bisogno giocare a qualcos'altro.
Quella di avere una vita segreta, nascosta a tutti o quasi, e' un'esigenza assai comune e questo lo insegnano le cronache dei giornali, quando le "vite segrete" vengono scoperte, o la propria esperienza, quando si decide di viverne una.
Il fascino delle cose proibite, inconfessabili, "peccaminose" direbbe qualcuno e' sempre stato forte.
E' un fascino che in buona parte deriva dalla proibizione e dal doverle fare di nascosto da tutti.
Far cose di nascosto, celare a tutti parti anche importanti della propria vita e' un modo per crearsi degli spazi personali, per fuggire dal quotidiano, per sentirsi in qualche modo "completi".
Ecco voi vedete un tranquillo impiegato che sta scrivendo al computer, ma stasera indossero' un vestito elegante, i tacchi alti, saro' bionda e -auspicabilmente- sexy.
La sensazione di poterla fare agli altri, di mostrare solo parte di se', di avere qualcosa in piu' di quel che si vede garantisce una via di fuga dalla realta'.
"Quella cosa" in piu' verso la quale si fugge non e' la realta', ma una comoda scorciatoia per fingere di non appartenervi completamente.
Con un po' di trasgressione -purche' sana- si risolvono molti problemi esistenziali e si tengono insieme i pezzi di vite che altrimenti rischierebbero di esplodere.
Ma la trasgressione funziona solo se e' segreta.
Se coinvolgete mogli, parenti e amici allora non vale piu': diventa vita.
E poi siete daccapo, e bisogna trovare qualcos'altro.

Ci sono dettagli, particolari, sfumature dell'abbigliamento femminile che apprezzi solo con la stagione fredda.
Una gonna lunga, un paio di calze coprenti, un golfino che ti avvolge le spalle, sono cose che danno un senso di tepore e morbidezza che un uomo difficilmente puo' capire se non lo prova.
Stasera poi mi vedo bella, e mi sento a mio agio.
Quella parrucca vecchia che avevo portato a sistemare e che all'inizio non mi piaceva perche' era troppo gonfia, stando mesi sulla testina s'e' sgonfiata e oggi mi piace come sta.
Forse anche il viso riposato e il trucco giusto mi aiutano a vedermi diversa.
Sono momenti piacevoli in cui per esser felice mi e' sufficiente trovarmi qui, stare bene, sentirmi a mio agio.
Tutto questo sarebbe peccato per qualcuno, ma non per me, non oggi.
La coscienza e' a posto: su di me non ho mentito a nessuno per cui potesse fare una qualche differenza.
E sto bene cosi'.

Gli anni scorsi nell'imminenza di halloween mi ponevo il problema di dove andare a trascorrere la serata.
Quest'anno no, non ci sto proprio pensando.
Sara' che mi sembra di vivere piu' che l'autunno un prolungamento dell'estate con queste temperature miti, le piogge rare, i cieli spesso azzurri.
Neanche il ritorno all'ora solare e' servito a farmi capire che si va verso l'inverno.
In realta' pero' m'importa poco di uscire la sera ed ho ancora una gran voglia di luce, di sole, di giornate all'aria aperta e in questo il clima mi favorisce.
Ma poi se voglio uscire una sera vestita da donna mica devo aspettare per forza halloween.
No no quest'anno niente feste, niente zucche ne' vestiti neri.
Lascio ad altre il piacere di uscire vestite da streghe.

Anna e la bici.
Due passioni in qualche modo contrastanti: difficile trovare tempo per l'una senza sottrarlo all'altra.
Anna esce di sera e va a dormire tardi, mentre per la bici bisogna alzarsi presto dopo aver dormito a sufficienza.
E cosi' bisogna scegliere, e in questo periodo la bici ha spesso la meglio ma come dicevo son periodi, le parti prima o poi s'invertiranno.
E' bello quand'e' cosi', quando la vita e' piena di cose gradite, quando l'unico imbarazzo e' scegliere tra alternative ugualmente piacevoli.
E' bello quando la domanda che ci si pone non e' cosa fare ma come riuscire a fare tutto.
Due passioni, un cuore solo.
Si vive bene, cosi'.

Ci sono mattine che mi alzo e vorrei vivere la giornata cosi', magari con un bel tailleur e un paio di scarpe col tacco.
Non so da cosa dipenda: forse dai sogni fatti durante la notte, che pero' spesso non ricordo.
Forse dipende da qualche piccolo, impercettibile squilibrio di un bilancio ormonale che oscilla col passare del tempo seguendo un suo preciso -ma segreto- andamento.
E' uno di quei tanti, innumerevoli fenomeni casuali che creano quella sequenza di eventi, sensazioni, pensieri che e' la vita.
Ma non importa: oggi non indossero' alcun tailleur, ne' scarpa col tacco.
Le cose che non si possono fare sono preziose, perche' danno un senso a tutto il resto.
Chi puo' fare tutto non ha piu' scopo, e prima o poi s'annoia o impazzisce.
Un sogno che si realizza una volta ogni tanto rimane tale.
Uno che s'avvera per sempre, no.

Mi sveglio, apro gli occhi e le vedo li' al fondo del letto.
La prima cosa che mi ricordo e' quanto ti son costate.
Due euro.
Proprio cosi': due euro a patto di prenderne cinque paia, tutte diverse ovviamente.
Vabe' son cinesi, le metterai una volta o due, ma due euro.
Io se trovassi le scarpe del mio numero a due euro il paio ne avrei la casa piena.
Com'e' possibile vendere un paio di scarpe a due euro?
Dai qualche centesimo a chi le fabbrica, compri le materie prime in quantita' e qualita' tali da pagarle pochissimo, carichi tutto su una nave portacontainer che viaggia a prezzo di costo ed eccole qua, le scarpe a due euro.
Fatte in Cina, ma col marchio italiano.
Finche' i cinesi trattavano solo con le aziende italiane e offrivano loro manufatti e manodopera a prezzi irrisori garantendo margini di guardagno elevatissimi andava tutto bene.
Adesso che i cinesi vendono direttamente alla gente le stesse cose, magari a meno, le aziende italiane gridano alla concorrenza sleale, chiedono sussidi, minacciano chiusure.
Prima andava tutto bene, ora non piu'.
C'e' qualcosa di profondamente sbagliato, iniquo, disumano in questo modo di fare economia.
Eppure le scarpe a due euro le vorrei anch'io, se solo ci fosse il numero.

"Vedi laggiu', dove la strada ora curva a sinistra, ecco tanti anni fa tirava dritto e passava su questo ponte sul quale ci troviamo ora."
"Quanti anni fa?"
"Mah, saranno una trentina credo."
E' una piccola variante che ha tagliato fuori tre, quattrocento metri di strada e un ponte troppo stretto per il traffico dell'epoca,a maggior ragione per quello attuale.
Qui si puo' vedere cosa succederebbe se di colpo le auto sparissero dalle strade, e con esse la manutenzione costante che l'usura di milioni di passaggi richiede.
L'asfalto si crepa, l'erba nasce negli interstizi e li allarga.
Le radici delle piante alzano la superficie della strada da sotto, mentre arbusti sempre piu' grandi approfittano delle spaccature nel manto stradale.
Le chiome degli alberi si allargano e tendono a chiudere lo spazio tra i bordi.
Trent'anni non sono bastati a cancellare tutto, ma sono stati sufficienti a mostrare che la vegetazione e' tranquillamente in grado di riprendersi gli spazi che le sono stati sottratti, a meno di una costante opera di manutenzione da parte degli uomini.
Le strade degli antichi romani duravano molto piu' delle nostre: e' vero che non ci passavano i TIR e le costruivano migliaia di schiavi invece di dieci operai con un po' di macchinari, ma i materiali erano piu' adatti a resistere al passare degli anni.
Le nostre strade invece sono tutto sommato temporanee, e questo in fondo e' un bene.
Si puo' tramandare di meglio alle future generazioni, che un mondo d'asfalto e cemento.

Se per un uomo vestirsi da donna fosse "figo", se invece che essere deriso e insultato quando lo fa venisse apprezzato e incoraggiato, avremmo le strade piene di uomini vestiti da donna.
Probabilmente molte donne incoraggerebbero mariti, compagni, fratelli e amici a farlo.
Poiche' invece le cose vanno altrimenti, e un uomo che si vesta da donna viene generalmente disprezzato assai piu' che un drogato o un assassino, ecco che chi lo fa si vergogna a farsi scoprire.
Le riviste di gossip ogni tanto pubblicano servizi di personaggi che confessano di essere dediti all'alcool o alla droga, come se sotto sotto fosse un punto d'onore.
Ce ne fosse uno -i gay no, quelli non valgono- che ammettesse mai di vestirsi da donna con soddisfazione.
Il tabu' intorno a questo tipo di comportamenti e' cosi' forte che e' piu' facile solidarizzare con un tossicodipendente o un assassino -quante lettere ricevono in carcere quelli piu' famosi?- che con un travestito.
Solo che il travestito, a differenza di tossici e assassini, non ha fatto male a nessuno.
E allora cos'e', nel suo comportamento, che disturba tanto?
Gli uomini spesso delle donne hanno paura, e per questo cercano di metterle in condizione di non nuocere segregandole socialmente e facendole vivere in una condizione d'inferiorita'.
Ma non possono segregare quella che ognuno di loro volente o nolente si porta dentro.
Forse e' per questo che s'arrabbiano tanto con chi gli ricorda che c'e'.

Provate a mettere un'auto di recente produzione in un garage di quarant'anni fa.
Difficile, eh?
Entrare entra, ma dov'e' finito tutto quello spazio che permetteva scendere comodamente, girare intorno alla vettura, magari fare qualche lavoretto sul motore?
La risposta e' semplice: e' finito nell'auto.
Le auto di oggi non sono solo piu' sicure e -relativamente- meno inquinanti: sono anche piu' grandi a parita' di segmento.
E piu' pesanti.
Nessuno si chiede perche' a fronte di motori sempre piu' efficienti i consumi in km/litro siano rimasti pressoche' gli stessi, quando non siano addirittura peggiorati?
Di nuovo la risposta e' ovvia: per spostare piu' ferro serve piu' benzina.
Ho detto ferro perche' la media delle persone trasportate per auto si aggira intorno a uno virgola qualcosa, quindi per spostare un omino - o una donnina - di sessanta/settanta chili si muovono allegramente qualcosa come mille - millecinquecento chili di ferro, plastica, gomma, vetro e via dicendo, e per farlo servono benzina o gasolio in quantita'.
Non e' un modo molto efficiente per spostarsi: sara' comodo, ma non e' efficiente.
Si occupano spazi urbani (pubblici, tra l'altro) con veicoli privati sempre piu' grandi, si avvelena l'aria, si produce rumore e ogni tanto si uccidono delle persone in quelle occasioni che leggi un po' troppo permissive chiamano "incidenti", ma che spesso assumono i connotati di veri e propri omicidi, al punto che se volessi liberarmi di qualcuno non mi comprerei una pistola ma mi limiterei a investirlo con l'auto: riisultato garantito e rischi penali minimi (basta non aver bevuto prima, per dire).
E quindi?
Continueremo a guidare auto sempre piu' grandi?
Torneremo alla bianchina del ragionier Fantozzi?
Fa piu' male essere investiti dalla bianchina a quaranta all'ora o dalla punto a ottanta perche' tanto e' silenziosa e non ti rendi conto che stai andando veloce?
Bisognerebbe chiederlo a chi c'e' passato.
Peccato pero' che siano morti tutti.

"Quando ero piccola solo pochi contadini avevano il trattore, e chi l'aveva dopo aver lavorato i suoi campi andava a fare quelli degli altri, che per questo lo pagavano o coi soldi o con una parte del raccolto."
Mi racconti di come andavano le cose una volta, ma anche io ho ricordi abbastanza precisi.
"Era cosi' anche per le automobili: le avevano in pochi e si usavano solo in caso di effettiva necessita', soprattutto la domenica."
L'espressione ormai dimenticata "guidatore della domenica" dovrebbe dirla lunga in proposito.
"La televisione idem, si andava a vederla da chi l'aveva perche' era una rarita'."
No come oggi, eh?
Poi le cose son cambiate, ed e' arrivato il benessere.
Un trattore per ogni contadino, una vettura in ogni garage, un televisore per stanza e insieme a tutti questi oggetti la sensazione di essere diventati indipendenti dagli altri.
Ma e' poi vero che siamo diventati indipendenti dagli altri? No: si e' solo disgregato il senso di comunita' che una volta c'era anche grazie a questa rete di interdipendenze, e che ora non c'e' piu'.
Abbiamo l'illusione che bastino i soldi a renderci indipendenti e autonomi, ma i soldi servono solo ad acquistare beni e servizi prodotti dagli altri, con la significativa differenza che ormai questi "altri" non li conosciamo piu' e quindi niente soldi significa niente beni, niente servizi, in una parola niente solidarieta'.
Pensiamo di essere autonomi ma in realta' dipendiamo piu' di prima e non da una comunita' ma da un oggetto sempre piu' astratto: senza il tramite del denaro siamo infatti del tutto insufficienti a noi stessi.
Possiamo comprare un sacco di cose coi soldi: beni di consumo, servizi ed ovviamente cibo, ma non possiamo rimediare al loro piu' ovvio difetto.
Quello di non poterli mangiare, il giorno in cui non valessero piu' nulla.

"Ci sono cose ritenute da tutti impossibili, finche' non arriva qualcuno che non sa che lo sono e le fa."
Nel 1931 si pensava che salire la parete nord del Cervino fosse una di quelle imprese impossibili, finche' dalla svizzera non arrivarono -in bicicletta, guarda caso- i fratelli Franz e Toni Schmid che la salirono per la prima volta.
Tornando nel piccolo, in un contesto quotidiano, sono tante le cose che si pensa non siano possibili finche' qualcuno non ci dimostra che lo sono.
Ad esempio prendere la bici per andare a fare la spesa al mercato e' possibile, basta avere dei cestini capienti e una buona catena -meglio due- per legarla al palo.
E' possibile farlo anche se e' autunno e fa freddo, purche' ci si copra bene.
In tutti i casi in cui si fa qualcosa che gli altri reputano impossibile o poco assennato gioca un ruolo importante la motivazione.
Io non ho nessuna intenzione di andare a salire la nord del Cervino: me ne manca la motivazione ma se in passato -ora no, non piu'- l'avessi avuta ci avrei provato, cominciando magari con qualcosa di piu' facile.
Ho invece la motivazione per andare in giro in bici anche d'inverno, anche quando nevica, e infatti lo faccio.
Sono tante le cose apparentemente impossibili che si fanno se c'e' la motivazione per farle.
Chi ha buone motivazioni non si ferma davanti a nulla, e trova sempre un modo per fare quel che vuole.
Chi non le ha se e' onesto -innanzitutto con se' stesso- ammettera' di non averle, di non esser capace.
Se non lo e' trovera' un sacco di scuse e dira' che quella cosa li' e' "impossibile": che nessuno puo' farla.
Impossibile solo perche' non la puo' fare lui.