Chi sono

Anna73

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

"Le persone cosi' pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano."


giovedì, 02 luglio 2009

Il gioco sempre uguale

Il gioco degli uomini e delle donne si ripete sempre uguale.

Stai da una parte o dall'altra, senza aver avuto possibilita' di scelta, e giochi sempre lo stesso gioco, ripetuto alla nausea.

Puoi provare, se vuoi, se ci riesci, a cambiar campo per un po' e vedere che succede.

Puoi provare, ma ci saranno sempre cose che non capisci.

Eppure.

Giocare un po' da una parte e un po' dall'altra ti fa vedere il gioco da fuori, te lo fa percepire per quel che realmente e'.

Perde molto fascino il gioco degli uomini e delle donne, quando lo vedi da fuori.

Quelli che per la maggior parte degli uomini sono irresistibili richiami di seduzione tu li hai nell'armadio, e gia' questo un po' te li svaluta.

Ma puoi anche sentire quanto di vuoto, di inconsistente, di finto ci sia in una certa idea di donna che deve essere bella, magra, ben truccata e vestita in modo sexy.

E vedi donne che pur di conformarsi almeno in parte a questi canoni dimenticano chi sono.

Vuote, vacue, inesistenti.

Non che certi uomini siano da meno, comunque.

E finisce che ti senti solo, o sola a seconda di cosa stai indossando.

Fuori dal gioco delle parti, e quindi solo.

Non e' un male, in fondo piu' o meno tutti lo sono.

Basta saperlo.

postato da: Anna73 alle ore 11:09 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
mercoledì, 01 luglio 2009

Tempo per cercare

"Tum tum tum tum tum..."

Che rumore fa la moto Guzzi al minimo?

"Tum tum tum tum tum..."

E in marcia?

Lo stesso: aumenta solo la frequenza.

La moto Guzzi, quella col serbatoio bianco e l'aquilotto ricalcato sopra.

Avevi quella moto che all'epoca mi appariva enorme, e poi una Renault 5 beige che ricordo ancora di quelle con la leva del cambio che spuntava dalla plancia, alla francese.

Suonavi l'armonica a bocca e la sapevi suonar bene: no come me che me l'ero fatta comprare ma non sapevo usarla.

E poi avevi il CB, il "baracchino" col quale parlavi con la gente in giro per la vallata.

Non esistevano i cellulari allora, forse il baracchino l'avevi comprato anche per mantenere i contatti col mondo quando andavi in montagna.

Eh si, perche' andavi in montagna, con le corde che spuntavano dallo zaino.

A quei tempi l'arrampicata che andava di moda era quella "artificiale", vale a dire fatta con scalette, ganci e chiodi coi quali ci si aiutava nella progressione. Non erano ancora i tempi dei "grimpeur" francesi e delle loro scarpette leggere, prima con la suola di feltro e poi di gomma liscia: tu e i tuoi amici arrampicavate con gli scarponi pesanti, da montagna.

Eri l'idolo dei bambini della borgata, specie quando raccontavi le tue avventure sui monti.

E avevi dodici anni piu' di me, ventitre' ancora da compiere, quando un sabato di maggio sei andato in montagna, e non sei piu' tornato a casa.

***

Orsiera, Cristalliera, Cassafrera... quanti toponimi che finiscono in "era" dalle nostre parti.

Erano i nomi di un regno incantato del quale apprendevo dai tuoi racconti, grazie ai quali immaginavo queste montagne piene di cristalli di cui ogni tanto portavi a valle qualche esemplare.

Per me, che al massimo accompagnavo mio padre a funghi sotto le fronde dei castagni, quello era un mondo lontano e misterioso, fatto di rocce, di neve, di ghiaccio.

Un mondo che vedevo nelle fotografie che scattavi, del quale venivo a sapere dai tuoi racconti e da quelli dei tuoi amici.

Un mondo lontano, irraggiungibile per me che avevo solo dieci anni.

Orsiera, Cristalliera, Cassafrera...

Picchi del Pagliaio.

***

Ci sono luoghi sui monti che ho sempre evitato.

Vuoi perche' oggettivamente pericolosi, vuoi perche' scomodi da raggiungere, vuoi perche' legati a qualche ricordo spiacevole.

Le montagne di cui avevo appreso dalle tue foto e dai tuoi racconti credo di averle viste quasi tutte, piu' altre che forse tu stesso non facesti in tempo a vedere.

Ma una ancora mi mancava: l'ultima.

E cosi' un giorno di inizio giugno, in una splendida giornata di sole capisco che e' ora di chiuderlo questo cerchio, di dare un senso, una conclusione a questo percorso.

Ci incamminiamo, io la mia compagna e il cane, su' per una china boscosa che poi dirada in un pascolo verdissimo.

Saliamo una cresta fiorita come se fosse stata addobbata per una sposa, chissa' se era cosi' quando ti portarono giu' a braccia, perche' mica c'era l'elicottero, allora.

Raggiungiamo una conca, facciamo sosta e poi continuo a salire per conto mio.

Non ci sono piu' alberi qui, il terreno si fa aspro, i picchi rocciosi alla mia destra si ergono imponenti, corrosi dal tempo, ricchi di fessure, spigoli, diedri.

Mezz'ora di cammino ancora ed ecco, ci sono.

***

Il mondo e' cambiato da quel sabato di maggio di trentatre' anni fa, e' cambiato molto.

Non ci sono piu' le moto Guzzi sulle strade, ne' le Renault 5.

Chi arrampica ora lo fa con le scarpette da aderenza, non piu' con gli scarponi, e qui non viene quasi piu' nessuno.

Ci sono piu' case a fondovalle, tante piu' case: troppe.

E c'e' un mondo parallelo, quello in cui sto scrivendo, che ai tempi dei CB non si poteva neanche immaginare.

C'e' un'armonica a bocca un po' bollata, da qualche parte in cantina.

Ma qui tutto e' rimasto uguale.

Dalle cime innevate che fanno da corona al vallone il disgelo fa scendere ruscelli che diventano un torrente impetuoso laggiu', in fondo.

L'erba cresce sul pendio ripido, le poche genzianelle hanno soppiantato i folti cespugli di rododendro che crescono piu' in basso.

Guardo il diedro sopra la croce di ferro brunito e immagino come puo' essere andata.

Una scarica di pietre, forse smossa dalla stessa corda con la quale ti eri appena calato.

A pochi metri, ironia della sorte, il sentiero, segno che quando e' ora c'e' poco da fare, anche se sei alla fine della gita, anche se tutto finora e' andato bene.

***

Mi ci sono voluti trentatre' anni per arrivare qui, davanti a questa croce di ferro brunito, a questa targa con due date, una foto, una scritta: "Gli amici".

Trentatre' anni e innumerevoli montagne fatte di roccia, di ghiaccio, di nebbie, di sole, di neve, di ruscelli, di coste fiorite e di sassi spaccati dal sole e dagli inverni.

Non e' neanche cosi' lontano da casa, questo luogo.

Non e' lontano nello spazio, almeno non quanto lo e' nel tempo.

E' un angolo della mia infanzia che ritorna, come quando vai in cantina e ritrovi i vecchi giocattoli.

O quando ti giri per strada, perche' senti un rumore che arriva e vedi passare un serbatoio bianco con l'aquilotto sopra.

Lo sguardo spazia su queste cime sempre uguali, su questa bella, tiepida giornata di sole.

Non ho ancora imparato a suonare l'armonica a bocca, ma ho fatto tante altre cose.

Inclusa quella di entrare in quel regno incantato sui monti, trovandolo forse diverso da come lo immaginavo, ma sempre ugualmente bello.

E, no, non ho mai trovato i cristalli che trovavi tu.

Ma spero di avere ancora tempo per cercare, per imparare, per crescere.

Per ricordare.

postato da: Anna73 alle ore 09:16 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 30 giugno 2009

Gli amici degli amici

Toc toc

"Chi e'?"

"Amici!"

Una volta erano gli "amici" a bussare, ma in tempo di internet a bussare sono sempre piu' spesso gli "amici degli amici".

I social network sono fatti apposta per fare nuove amicizie, quindi se tra gli amici dei miei amici vedo qualcuno che m'interessa, perche' non provare a farmelo amico?

In fondo basta cliccare su un link e la richiesta parte da sola.

E quando arriva io la ignoro.

Perche' se tu non ti prendi neppure il tempo di presentarti, di scrivermi due righe, di dirmi perche' dovrei essere tua amica anche in un mondo di relazioni rarefatte come quello virtuale beh...perche' mai dovrei accettare?

Pensi che m'importi qualcosa di avere mille amici invece di trenta?

No che non me ne importa: m'importerebbe invece sapere cos'hai da dirmi.

Ma spesso da dirmi non hai nulla, e quindi perche' insistere.

Forse pensi che il mio profilo abbia dei contenuti visibili solo agli amici...beh non e' cosi'.

Se hai un profilo che mostreresti senza problemi ai tuoi figli o ai tuoi familiari non vedo perche' non potremmo essere amici.

Ma almeno capire il motivo della tua richiesta, ecco.

No: quasi sempre e' chieder troppo.

postato da: Anna73 alle ore 13:41 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 29 giugno 2009

Classe

Chi pensa di averla, non ce l'ha.

Chi crede che basti comprare le cose giuste e sfoggiarle per averla, non ce l'ha.

Chi si chiede come fare ad averla e' ben lontano dal venirne in possesso.

Chi crede che sia un modo di muoversi, di sedersi, di atteggiarsi, di vestirsi non ha ancora ben capito.

Chi crede di averla se una certa persona dice "si: ce l'hai" forse dovrebbe cambiare punti di riferimento.

Chi pensa che sia qualcosa di diverso dall'essere semplicemente se' stessi ha come minimo le idee confuse.

Eppure essere se' stessi non basta, per averla.

La buona educazione non e' sufficiente, a volte neppure necessaria.

Non serve blandire le persone, o essere socievoli con tutti per vedersela attribuire.

E' parente stretta del fascino, ma fa meno vittime.

E' e non e' un sacco di cose.

E' quel che rimane di te quando sei andata via.

E' la sensazione che lasci alle persone.

E' quella cosa per cui gli altri parlano di te dimenticando i tuoi difetti.

Ma e' anche quella a cui rinunci, quando a parlarne sei tu.

postato da: Anna73 alle ore 09:33 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 26 giugno 2009

Fotografie

Ho in mente una scena di un film, "Titanic", in cui giunti quasi alla fine la cinepresa indugia in una lunga carrellata su una galleria di foto che la protagonista porta sempre con se', e che colgono alcuni dei momenti salienti della sua vita.

Dicono che sia abitudine dei vecchi guardare sempre al passato, mentre i giovani dovrebbero invece guardare prevalentemente al futuro.

Sta di fatto che, giovani o vecchi, tutti ci portiamo dietro delle icone, dei personaggi, dei luoghi e delle situazioni legati al nostro passato, che in qualche maniera ce lo ricordano e ce lo fanno sembrare meno lontano.

Come quei vecchi film degli anni '50 che mia madre guardava il pomeriggio della domenica, riconoscendone gli attori, le attrici, con l'immancabile "ecco, questo e' gia' perfino morto" che ogni tanto scandiva la visione del film.

La mia generazione ha avuto innumerevoli icone, forse piu' di tutte le precedenti messe assieme.

Abbiamo rockettari ottuagenari che ancora tengono il palco per un pubblico sempre piu' ingrigito, abbiamo attori, attrici, calciatori, scienziati, cantanti, politici -si', politici- e ogni genere di umanita' la cui sola esistenza in vita in qualche maniera ci da' un senso di continuita' col passato.

Ma, siccome sono tutti esseri umani, ogni tanto capita che le icone muoiano.

Ne nascono di nuove nel frattempo, certo, ma le sentiamo via via piu' estranee tanto piu' invecchiamo e siamo quindi meno partecipi della loro nascita, della loro ascesa, del loro successo.

Attraverso il filtro della memoria il passato ci appare migliore del presente, magari anche solo perche' eravamo piu' giovani, perche' ancora vivevamo in un certo modo.

Poi a un certo punto, spesso senza neanche saper bene perche', abbiamo smesso, e tutto si e' fermato.

Le icone vecchie non sono state piu' sostituite dalle nuove, cosi' come le foto ingiallite dei viaggi di tanti anni fa non potranno mai essere scalzate da quelle della gita a mare col pullman dei pensionati, o da quelle scattate fuori dal ristorante mentre passeggiamo col bastone che ci sorregge.

Si perde contatto, ecco quel che succede.

Resta il passato, restano quelle fotografie allineate sul ripiano della cassettiera della stanza da letto che hanno valore solo piu' per noi e per pochi altri che vedendole ancora possono capire, apprezzare.

Ricordare.

postato da: Anna73 alle ore 11:50 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 25 giugno 2009

La seconda casa

E' un po' come avere due case.

Quando nella prima ti senti a disagio, vuoi perche' i vicini fan casino, vuoi perche' fa troppo caldo o troppo freddo, vuoi perche' i familiari son noiosi, allora puoi sempre rifugiarti nella seconda.

Perche' la cosa funzioni pero' la seconda casa dev'essere sufficientemente lontana dalla prima, onde non doverne condividere gli stessi problemi.

In altre parole non ha senso se la seconda casa e' l'altro appartamento sullo stesso pianerottolo, mentre funziona se si trova ad almeno qualche isolato di distanza.

Ecco: avere due vite e' piu' o meno la stessa cosa.

Quando una qualsiasi delle due ti viene a noia, puoi sempre rifugiarti per un po' nell'altra.

A patto, ovviamente, che siano tra di loro ben separate.

Se no non funziona, anzi e' pure peggio.

postato da: Anna73 alle ore 08:45 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 24 giugno 2009

La deriva

Io non potrei vivere senza lavorare.

Non importa quale tipo di lavoro, certo se piace e da' soddisfazione e' meglio, ma avere un impegno fisso, degli orari, delle scadenze sembra essere l'unico modo per mettere ordine nella mia vita.

Senza questi vincoli il tempo perde significato, si dilata, scorre in modo diverso, ed io derivo.

Derivare vuol dire spegnere il motore, ammainare le vele, lasciarsi cullare dalle onde e, in definitiva, non far piu' nulla.

Limitarsi a soddisfare le esigenze fondamentali: bere, mangiare, dormire e poco altro.

Smettere di organizzare, di prevedere, di preoccuparsi: diventare in un certo qual modo apatica e indolente, rimandare sempre a domani anche quel poco che rimane da fare.

Derivare e' un modo per far si' che il fisico stanco si riprenda, che la mente affaticata si liberi dal superfluo, e una volta che questo accade stupirsi di quanto poco rimanga d'importante.

Ma la deriva non si limita a spegnere il motore del quotidiano: spegne anche quello della creativita', della voglia di fare, di progettare, di immaginarsi diversa e migliore.

E' pericolosa, e se dura piu' di tre giorni gia' rischia di far danno.

Perche' il tempo e' come tutte le altre cose: tanto meno ne hai, tanto piu' vale.

La deriva non puo' durare per sempre.

Anche se non importa dove, da qualche parte bisogna andare.

postato da: Anna73 alle ore 17:15 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 22 giugno 2009

Che cosa ho fatto io per meritare questo?

Un travestito, la sua compagna.
L'amante del travestito, l'amante della sua compagna.

Sei mesi di passione, sesso (poco) e storie intrecciate, complicate, a volte ridicole.
Serate torbide, inganni e piccole menzogne per portare avanti in parallelo due storie che alla fine si somigliano sempre di piu', quella del travestito colla sua amante e quella della sua compagna col suo, al punto che alla fine i due si ritrovano e si ripetono le stesse parole che hanno sentito dagli altri o che hanno detto loro.
Come la frase "non voglio piu' fare l'amore con te che mi piaci troppo e poi m'innamoro" che per alcuni e' solo un ricordo dei tempi del liceo e altri invece se la sentono pronunciare da una che fino a ieri s'e' scopata cani e porci e allora pensano "mannaggia non potevo piacerti un po' meno che mi divertivo di piu'".

Storie parallele con finali simili, come quando lui lascia l'amante perche' e' stufo d'esser tenuto sulla corda in attesa di chissa' che e lei medita di lasciare il suo che sta diventando ormai troppo invasivo e insistente, oltre che noioso.

Il prevedibile lieto fine li vede di nuovo teneramente abbracciati mentre ballano e si scambiano promesse d'amore eterno, con l'immancabile transessuale bionda che passa loro vicino facendo svolazzare la gonna di pizzo.

Ma sara' davvero lieto fine?

O forse non e' che l'ennesimo preludio al prossimo tradimento di una coppia che sa che non si separera' mai e quindi gioca a far finta?

Magari ad Almodovar piacerebbe il copione, ma a me non dispiacerebbe una vita piu' tranquilla.

Cosa avro' mai fatto io, per meritare tutto questo?

postato da: Anna73 alle ore 14:10 | link | commenti (4)
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 19 giugno 2009

Punti di vista

C'e' una persona stupenda, fantastica, della quale nessuno potrebbe fare a meno.

Una persona che ha quasi sempre ragione, e alla quale siamo comunque pronti a perdonare le poche volte che le capita di aver torto.

Lei fa sempre del suo meglio, si comporta onestamente, non e' mai falsa e se sbaglia non l'ha di sicuro fatto apposta.

E' una persona che ogni tanto viene delusa, ferita, rifiutata senza che se lo meriti, e le riesce difficile farsi una ragione di come possa esistere gente che deliberatamente sceglie di fare a meno della sua presenza.

Una persona cosi' tutti dovrebbero amarla, rispettarla, apprezzarla, eppure a volte le tocca incassare dei dolorosissimi "no".

Quanta poca giustizia c'e' al mondo.

Quanta poca onesta'.

E, soprattutto, quanta poca disponibilita' a identificare questa persona con qualcun altro, che non sia noi stessi.

postato da: Anna73 alle ore 09:05 | link | commenti (7)
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 18 giugno 2009

Cadra'

Da qualche parte prima o poi cadra'.

Non importa da che parte, o quando, o perche'.

Cadra'.

Solo una cosa importa.

Non finirci sotto.

postato da: Anna73 alle ore 10:42 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 17 giugno 2009

Sentimenti

Tra i tanti segnali dell'anima che ci ricordano d'esser vivi, provare dei sentimenti e' di sicuro uno dei piu' forti.

Possiamo far vite noiose e ripetitive in cui nulla sembra mai cambiare, ma se d'un tratto scocca la scintilla e iniziamo a provare qualcosa per qualcuno ci dimentichiamo della noia, della routine e di tutte quelle cose che fino a ieri ci pesavano.

E' una bella sensazione quella d'esser vivi, se non fosse che ogni tanto salta su' qualcuno che ci invita alla prudenza, alla moderazione e al controllo.

Perche' i sentimenti, come tutte le forze della natura, hanno un lato distruttivo, alterano lo status quo, comportano mutamenti e i mutamenti spesso fan paura.

Fan paura agli altri, prevalentemente.

Uno degli inviti peggiori che sento e' quello a gestirli, i sentimenti.

I sentimenti non si gestiscono: i sentimenti si vivono.

Se qualcuno ti sta chiedendo di gestirli, con ogni probabilita' quel che vuole e' che tu li reprima.

Basta esser vivi, basta esser felici, basta lasciarsi trasportare: son cose che dan fastidio.

Lo status quo e' importante.

Bisogna smussare, sminuire, controllare, gestire: tornare ad esser morti e percio' prevedibili, docili, controllabili.

Repressi.

E magari anche infelici, che non guasta.

postato da: Anna73 alle ore 08:48 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 16 giugno 2009

No, grazie

Ci sono coppie -si', coppie- che vedono il travone sul web e pensano che potrebbe essere un bel giochino.

Alcune pero' non si limitano a pensarlo: aprono la mail -o quel che e'- e gli scrivono.

In genere fanno qualche complimento, mai troppi che scrivere e' fatica, e poi arrivano al nocciolo della questione: "ci piacerebbe conoscerti, incontrarti e blah blah blah".

Di solito queste proposte arrivano da gente che di se' su internet mostra si e no un paio di gambe con le autoreggenti, o un paio di tette.

Il viso mai, per carita'.

Ma a parte questo il punto e' che c'e travone e travone.

Ci sono quelli per cui fare sesso e' un'attivita' ludica, svincolata da cose tipo sentimenti, tenerezza, emozioni.

Questi sono i sex toy ideali, e beati loro che si divertono cosi'.

Poi ci son quelli come me, che se vanno con una coppia finiscono con l'innamorarsi della lei.

E quelli e' meglio che lascino perdere.

Ma siccome la cosa e' lunga da spiegare e non e' detto che a loro importi saperla, meglio una risposta piu' sintetica e meno dettagliata.

"No, grazie."

postato da: Anna73 alle ore 08:22 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life, disforia
lunedì, 15 giugno 2009

Marketing

Voi siete liberi di non crederci, ma c'e' gente che compra vetture di lusso e poi fatica ad arrivare a fine mese.

Vi sembra paradossale, insensato, ridicolo?

Probabilmente lo e', ma se lo fanno hanno i loro buoni motivi.

I nostri lontani antenati scimmieschi avevano l'abitudine di guadagnarsi un posto di rilievo nel branco e l'attenzione delle femmine battendosi rumorosamente sul petto.

Ci sono alcuni tipi di scimmie che lo fanno tuttora.

Noi ci siamo evoluti e invece di batterci sul petto andiamo in giro su vetture di lusso o motociclette rombanti, ma sempre per gli stessi motivi.

Non e' un caso che certe vetture e certe moto siano disegnate per comunicare l'idea di potenza, aggressivita' e forza muscolare.

Gli uomini del marketing conoscono bene i loro polli e le pulsioni che li spingono ad aprire il portafoglio.

Percio' se in giro c'e' gente cosi' stupida da far debiti pur di spostarsi a bordo di mezzi che li identificano senza ombra di dubbio come dei cafoni beh, perche' lasciare il business ad altri?

In natura nulla e' superfluo, e almeno in questo la societa' umana dalla natura ha copiato.

Motivo per cui, mentre i cafoni s'indebitano, i lavoratori dell'industria automobilistica ringraziano.

postato da: Anna73 alle ore 09:13 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life

Dolce buono

Te ne accorgi, quando la bufera e' passata.

Fino a ieri t'han detto "ti vedo sciupata, dimagrita".

Quando te l'ha detto pure la bilancia hai cominciato a crederci.

Due chili non sono tanti, ma non avevi certo bisogno di perderli.

Consumarsi appresso a una storia sentimentale va anche bene finche' rimane un modo di dire, ma quando si comincia a farlo in modo letterale e' meglio farsi furbi, e correre ai ripari.

Quindi pastasciutta a volonta', doppia razione di dolce e gelatino a concludere, che dopo il dolce ci sta pure bene, e poi fa caldo.

Una bella gita in montagna con lo zaino pieno di cose buone, di quelle in cui non fatichi troppo e in compenso prendi tanto sole.

L'umore migliora, il fisico si riprende.

La vita, pure.

postato da: Anna73 alle ore 08:37 | link | commenti
categorie: my life, riflessioni, life
venerdì, 12 giugno 2009

Heartbreaking

 

Quando smisi di fumare non buttai via il pacchetto.

Quando smisi di fumare lasciai il pacchetto a meta'.

Era sempre li' a disposizione, mezzo pieno e mezzo vuoto, ma non m'interessava piu'.

Avevo vent'anni.

Non ho piu' acceso una sigaretta, da allora.

Ci sono tante cose nella vita che stringono il cuore, lo feriscono, lo spezzano.

La consapevolezza che qualcosa sia per sempre, sia questa un lutto, o un addio, ne e' un esempio.

Le mie storie non finiscono con un botto, ma con un sospiro.

Gli addi mi spezzano il cuore.

E allora faccio finta che non sia finita, e ti parlo ancora un po'.

So che nulla sara' piu' come prima, ma intanto ti scrivo, e tu mi rispondi.

Ti sto tenendo li' come tenevo il pacchetto mezzo vuoto.

Per lenire l'angoscia, per illudermi che basti allungare una mano per tornare ad averti.

So che non e' cosi'.

Ma almeno il cuore non mi si spezza piu'.

Il tempo fara' il resto.

postato da: Anna73 alle ore 18:31 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life
giovedì, 11 giugno 2009

Bella senz'anima (No new mail)

C'e' un che di terribile, di insopportabile, di vessatorio nel passare l'intera giornata davanti a un PC sullo schermo del quale, tra le tante altre cose, potrebbe apparire da un momento all'altro un suo messaggio.

Mi sono domandata spesso in questi due giorni se lei mi scrivera' ancora, e nel caso cosa mi piacerebbe leggere.

Gia': cosa mi piacerebbe leggere se mai mi scrivesse?

Che avevo ragione?

Che mi da' una spiegazione logica, coerente, credibile del suo comportamento, convincente al punto che io capisco di aver sbagliato tutto e, in lacrime, torno tra le sue braccia?

Eh, magari.

Ma le cose raramente vanno cosi'.

Bella senz'anima: quando penso a lei mi viene in mente quella vecchia canzone di Cocciante che ci descrive cosi' bene, noi e milioni di altri come noi.

Ma com'e' possibile pensare che se una non ha avuto la sensibilita' di capire cosa stava succedendo dentro di me in sei mesi possa recuperarla, questa sensibilita', in due giorni?

Come si puo' anche solo ipotizzare che una persona possa cambiare?

Lei e' cosi', non fa cosi': e' fatta cosi'.

La mia mailbox restera' vuota.

E pur vuota mi ripetera' l'unico, desolante messaggio che non avrei mai voluto leggere.

"Avevi ragione, Anna...avevi ragione."

postato da: Anna73 alle ore 09:50 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
mercoledì, 10 giugno 2009

Anticorpi

Odio e rancore.

Questo e' cio' che resta di una storia nata male e finita peggio.

Subito no, subito sento un senso di liberazione, come quando in montagna mi tolgo lo zaino.

Mi ripeto "e' fatta, l'ossessione e' sparita!" e mi consolo pensando che ho fatto la scelta giusta, che anzi sto gia' meglio.

Ma e' vero solo in parte.

Perche' se una storia mi ha toccato profondamente a livello emotivo, allora quello che resta quando finisce non e' sollievo, ma senso di vuoto.

Vuoto che va riempito in qualche modo, e loro sono li' apposta per questo.

Odio e rancore.

Perche' questa persona mi ha fatto prima superare la mia naturale diffidenza nei confronti delle donne, e poi mi ha blandito con le parole, coi gesti, con gli sguardi fino a farmi cedere.

E quando ha visto che ero in suo potere ha cominciato a mentire, a comportarsi in modo inspiegabile, illogico, sbagliato, stridente, contraddittorio.

Quattro giorni e' durata l'illusione: quattro giorni.

In fondo sono fortunata: c'e' gente che ci passa anni in una situazione simile senza riuscire ad affrancarsene.

Io invece ho reagito: magari in modo scomposto, magari in modo esagerato ma ho reagito, e ora ne sono fuori.

Con un gran senso di vuoto che va riempito.

Odio e rancore servono a questo: a riempire il vuoto, a digerirlo, a farlo a pezzettini e infine a dissolverlo.

Sono anticorpi dell'anima, la sua reazione a una ferita ancora fresca.

Chi dice pensa ad altro non capira' mai come mi sento.

Passeranno i giorni, la ferita si chiudera' e l'odio e il rancore diventeranno indifferenza e oblio.

E' il corso naturale delle cose qui, dentro di me.

Ma ci vuole tempo, come e' giusto che sia.

postato da: Anna73 alle ore 08:28 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
martedì, 09 giugno 2009

Palle

Mi puoi prendere in giro su tante cose, ma non sui sentimenti.

Non basta che tu mi dica: "ti voglio bene".

Certo fa piacere sentirselo dire, ma non credere di essertela cavata cosi'.

I sentimenti sono una cosa seria, terribilmente seria.

Sono una cosa che puo' farti toccare il cielo con un dito con la stessa facilita' con la quale puo' farti passare le notti insonni, e le giornate nell'angoscia.

Percio' se tu mi dici che mi vuoi bene ed io ti sorrido, sappi che non e' finita li'.

Ti tengo d'occhio, da oggi.

E se i tuoi comportamenti non mi convincono, se ho dei sospetti che tu mi abbia mentito, se mi sento presa in giro allora non te la faro' passare liscia.

Specialmente se nel frattempo avro' fatto l'errore di volerti bene anch'io.

Mi fara' male, ma non lascero' che tu continui a illudermi, a mentirmi, a usarmi.

Al momento giusto ti mettero' alla prova, ti chiedero' di dimostrarmelo, che mi vuoi bene.

E guarda che non si tratta di aprire il portafoglio, perche' non ho bisogno di soldi, o di regali.

Non si tratta di riempirmi di parole, perche' di parole ne ho quante ne voglio, e a giudicare da come scrivi le so usare anche meglio di te.

Non si tratta di dire, di fare, ma di esserci.

E se tu non ci sei, se non mi dedichi il tuo tempo, se non hai desiderio di stare con me appena puoi e per quel che puoi, allora vai pure per la tua strada.

Tu non hai bisogno di me, ne' io di te.

E, soprattutto, non ti azzardare mai piu' a dirmelo.

Che mi vuoi bene.

postato da: Anna73 alle ore 16:03 | link | commenti (2)
categorie: my life, riflessioni, life

Amore sincero

"Sei la persona piu' importante della mia vita...dopo il cane."

postato da: Anna73 alle ore 08:01 | link | commenti (1)
categorie: my life, riflessioni, life
lunedì, 08 giugno 2009

Male dentro

Fuori il cielo azzurro, le nuvole bianche, la distesa di grano che sfuma negli alberi della boscaglia, laggiu'.

Fuori la calma di vento, la temperatura mite, l'acqua che scorre placida nelle rogge.

Fuori la pace, il corso della natura, i suoi tempi.

Dentro no.

Dentro e' un cielo carico di nubi nere, tempestose.

E' vento che scuote le cime degli alberi, pioggia che strappa le foglie dai rami, grandine che abbatte i frutti a terra.

Dentro e' ansia, disagio, tormento senza estasi che lo possa lenire.

E' ossessione.

Dentro e' attesa che passi: non c'e' altro da fare.

Piegarsi, sperando di non spezzarsi prima che sia finita.

Contando i minuti, le ore, i giorni.

Aspettare.

postato da: Anna73 alle ore 09:17 | link | commenti (3)
categorie: my life, riflessioni, life